18.5.09

Internet Cafè


Vi ricordate quando il sindaco ci disse, due anni fa, dalle pagine del Messaggero che avrebbe fatto alla ex Pesceria un Internet Cafè dove i cittadini non sarebbero andati lì per ordinate un caffè tramite un computer ma sarebbero andati lì per collegarsi e navigare in rete con un PC. Lui non lo sapeva, ma l'idea niente affatto originale nasceva già vecchia perchè qualcuno aveva già avuto questa idea qualche anno prima che lui fosse eletto e aveva messo quattro o cinque postazioni nel suo bar lungo il corso Marrucino. Per essere avanti con i tempi avrebbe dovuto annunciare e poi attuare una rete WIFI su tutto il territorio della città di Chieti e rendere poi i collegamenti gratuiti a chi, possedendo un PC portatile, standosene seduto sia in Piazza San Giustino come alla Villa Comunale. Lui non ci ha pensato e c'è d'augurarsi che lo faccia il suo successore, anche perchè questo quì, secondo il mio modesto parere, si è giocato tutta la sua credibilità avendo promesso i Filobus a Chieti e dopo due anni questi sono ancora da venire... C'è poco da fare, dicevo, prima o poi forse potremo navigare WIFI in Internet anche dal bar o seduti su una panchina del parco cittadino. Tutte le più grandi città oggi e domani forse anche le piccole come Chieti, usufruiranno di questo stupendo mezzo di comunicazione, la rete, che permette di entrare in contatto con persone al di là dell'emisfero in tempi brevissimi e stando seduti comodamente inviare email o immagini in tempo reale. Oggi però Internet, per molti di noi, è una cosa ancora ­troppo nuova, perché tut­ti si abbia idea di quante ­cose implichi. Per esempio: in tanti tan­tissimi, hanno un sito un diario personale sul Web o anche solo degli ami­ci che parlano di loro su altri siti, forum o blog. Se accade una cosa buffa, divertente o che riteniamo importante, ne parliamo sul Web, pubblicando una foto o un racconto. Ma cosa succede a quello che viene scritto e inserito in Rete? Succede che resta lì per parec­chio tempo, fornendo a chiunque volesse un po' di materiale su di ­noi da consultare a bisogno. Negli Stati Uniti, per esempio, succe­de che chi deve selezionare del­le persone per un lavoro, faccia un salto sul Web per vedere co­sa "si dice" di loro. Se trovano fo­to "compromettenti" o racconti di episodi poco edificanti, ne bocciano la candidatura. A parte il fatto che si potrebbe discutere per parecchio tempo sulla super­ficialità di questo tipo di control­lo(è difficile che in Rete vengano postate delle noiose foto di persone tutte composte e perfetta­mente "pettinate": se qualcuno fi­nisce su Internet è perché ha fatto qualcosa al di fuori dall'ordina­rio), la vera domanda è: quanti di noi hanno pensato a quante pos­sibili implicazioni ha un semplice messaggio che mettiamo su di un forum o in un Blog? Lo stesso meccanismo che può rendere famoso un perfetto sconosciuto nel giro di pochi giorni, è in gra­do di tirare dei pessimi tiri a chi invece, pur non saltando all'onore delle cronache, viene scovato da una semplice ricerca sul Web. Internet è quello che i giornali sono stati nei decenni passati, con la dif­ferenza che un quotidiano è dif­ficile da trovare dopo pochi gior­ni mentre su Internet le informa­zioni vengono di continuo repli­cate, spostate, rinnovate e indiciz­zate per la ricerca. Se qualcuno fi­nisce su Internet, resta lì per anni (o per sempre). Ricordiamocelo quando staremo per pubblicare una foto e, magari, da adesso in poi evitiamo di mettere troppo spesso nomi e cognomi.





4.5.09

Il vino fa buon sangue ?


Scrive San Paolo nelle Lettere a Timoteo, suo discepolo prediletto: «Smetti di bere soltanto acqua, ma fa uso di un po’ di vino a causa dello stomaco e delle tue frequenti indisposizioni». Tutto sta proprio in quel ”po’“ che saggiamente l’Apostolo ricorda nel suo scritto. La giusta dose, diciamo oggi noi. La modica quantità di alcol che, per gli studi clinici, si traduce in un bicchiere di vino al giorno per lei e due bicchieri per lui. Non di più. Anzi, se possibile, di meno. Un sano rapporto con l’alcol comincia proprio da qui, dal “dosaggio” corretto. Ma non basta. Non è, infatti, pensabile poter affidare a quel bicchiere o a quei bicchieri giornalieri la protezione del corpo. E’ vero, come dimostrano anche le ultime ricerche, che il vino (il rosso in particolare) allunga la vita delle cellule, ritarda i processi di invecchiamento e diminuisce il rischio cardiovascolare, ma è pur vero che da solo non è sufficiente per mettersi l’anima in pace. Per sentirsi a posto con la salute. Se, infatti, la pressione continua a restare alta, il colesterolo è oltre il limite di guardia e i chili sono in eccesso, a nulla può il vino lasciato in solitudine a difendere il cuore. L’alcol, dunque, va inserito in uno stile di vita che miri davvero a tutelare l’organismo. Questo vuol dire concedersi e gustare uno o due bicchieri al giorno controllando, però, la bilancia, ascoltando i segnali del fegato, facendo sport. Solo così è possibile dire con tranquillità, e senza essere smentiti dal medico, che «il vino fa buon sangue». E, soprattutto, non danneggia irreversibilmente il fegato. Un organo che si ammala lentamente sotto i “colpi” dell’alcol ma che palesa i suoi danni improvvisamente quando, magari, è troppo tardi per intervenire. Per lungo tempo, nonostante le sollecitazioni alcoliche, il fegato resta silenzioso, continua il suo lavoro. Fino a quando un dolore non rivela che qualcosa non va o le analisi mostrano un quadro davvero preoccupante. Il fegato non è l’unica vittima dell’abuso di alcol. Mi riferisco anche allo stomaco, al pancreas, al cervello. Le gastriti croniche, per esempio, sono un effetto doloroso dell’eccesso. La credenza popolare dice che il vino aiuta a digerire. Attenzione, però: è vero che l’alcol stimola un po’ la secrezione ma, il troppo, può portare anche alle gastro-duodeniti. I danni al sistema nervoso centrale sono sotto gli occhi di tutti. Quello che molti, purtroppo, non sanno è che a rimetterci in modo doloroso sono le donne. Loro, infatti, rispetto agli uomini, hanno una minore capacità enzimatica a livello dello stomaco. Questo, significa che il corpo assorbe più alcol. E, di conseguenza, anche il cervello viene pesantemente sovraccaricato. Le donne se lo ricordino prima di cedere alla lusinga del bicchiere.