27.7.10

Conti pubblici, le favole del Premier!


Cari Tremonti & Berlusconi, vi faccio notare che Guido Carli insegnava che il debito pubblico ha anche e soprattutto un significato sociale e politico. Lo considerava, dopo la casa, la ricchezza principale delle famiglie italiane e una garanzia per la continuità democratica del Paese. Non a caso, lui stesso si adoperò, da ministro, affinché i cittadini risparmiatori acquisissero «un diritto di voto quotidiano sul governo del Paese», voto che si esercitava con la possibilità di investire i risparmi sottoscrivendo titoli emessi da altre nazioni. L'acquisto dei Bot diventava così, di fatto, un atto di fiducia nei confronti dell'Italia. E se la prendeva, lo stesso Carli, con coloro che via via invocavano misure forzose di consolidamento e ristrutturazione del debito, operazioni che considerava possibili solo «in un regime come quello che consentiva il massacro a bastonate in pieno centro di Roma di una persona del valore di Giovanni Amendola». Sembrano passati secoli, molte cose sono cambiate, la lira non c'è più e i Bot, per nostra fortuna, hanno rendimenti molto più bassi di allora e, forse, hanno perso, almeno in parte, quella funzione di «continuità democratica». Altre cose, però, sono rimaste più o meno le stesse. Il debito pubblico, tanto per cominciare, e la «spirale di Sisifo delle ricorrenti manovre di finanza pubblica». Non più tardi di una decina di giorni fa, la Banca d'Italia ha certificato il nuovo record del debito pubblico italiano, che a maggio ha toccato quota 1.827,1 miliardi di euro, aumentando di 15 miliardi rispetto al mese precedente.Solo quest'anno, il valore del debito è salito di 65,8 miliardi, segnando un incremento del 3,7%. Il rapporto debito/Pil ha superato nel 2009 il 115%, e le stime della Commissione europea prevedono un ulteriore incremento del debito pubblico italiano fino al 118,9% del Pil nel 2011.Non sono, peraltro, le più pessimistiche. In pratica, siamo tornati ai livelli precedenti il grande risanamento dei conti pubblici che, negli anni Novanta, accompagnò l'adesione italiana alla moneta unica. Tra il 1994 e il 2007, il rapporto tra debito pubblico e Pil era diminuito di 18 punti percentuali; nell'ultimo biennio, caratterizzato dalla crisi mondiale e dalla conseguente recessione, quello stesso rapporto è aumentato di ben 12 punti (fonte Bankitalia).C'è da fare una sola domanda:"Dove state portando l'Italia?", signor Berlusconi risponda e se no è in grado faccia rispondere a Tremonti. Grazie.

12 commenti:

  1. post perfetto....purtroppo è tutto vero!

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  2. Ma dove perfetto?
    Ti dimentichi "solo" l'11 settembre 2001 e la crisi che stiamo affrontando.

    Ti dimentichi anche che quando governava Prodi a furia di tasse si accumulava un tesoretto che puntualmente veniva sperperato.

    Mi fai venir da ridere.

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  3. @Massimo
    Purtroppo è tutto vero. Chissà se Berlusconi crede veramente a tutto quello che dice a me sembra entrato in un vortice impazzito, per cui dice le peggiori baggianate ed è convinto di aver sempre ragione. Tutto ciò a dispetto della realtà economica per ora mi fermo solamente all'economia senza entrare nel campo della legalità, che forse è meglio! L'unica speranza per l'Italia è una dipartita (politica) alquanto rapida di Berlusconi e dei suoi scagnozzi dalla nostra politica...

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  4. E tu credi che quei due, il gatto e la volpe, sappiano dove stanno portando l'Italia?

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  5. La politica è spesso solo un malaffare...

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  6. Io non capisco, davvero.

    Il problema del debito pubblico non e' il fatto che esista, ce l'hanno tutti. Sono le dimensioni relativamente al PIL.

    Oltre una certa soglia diventi un debitore insolvente/insolvibile, cioe' fallisci. Il fallimento implica una serie di conseguenze, la piu' immediata e' che nessuno ti presta piu' soldi e quindi non sei in grado di fare fronte agli impegni immediati come pagare stipendi e pensioni. Cosa di una certa gravita' considerato che il debito pubblico si compone principalmente degli stipendi degli oltre 3 milioni di impiegati statali.

    Poi, indipendentemente dal governo, mi chiedo quale sia il nocciolo di questo post. Sarebbe per caso l'idea che il debito pubblico e' cosa buona e giusta e quindi continuiamo pure a spendere e spandere?

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  7. Un'altra cosa evidente e' che la famosa "classe politica" e' semplicemente l'espressione del meglio e del peggio del popolo che governa.
    E' illogico aspettarsi la virtu' dai politici di una Nazione di cialtroni e lestofanti.

    La causa prima del debito pubblico italiano e' il sistema di voti in cambio di favori nel quale MILIONI di Italiani hanno le mani in pasta. Non solo i pochi inquisiti periodicamente dalla Magistratura a mo' di capro espiatorio.

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  8. @Lorenzo
    Se guardiamo il solo dato del rapporto debito/Pil, è evidente che sul peggioramento di quel valore pesa la caduta, nell'ultimo biennio, del prodotto interno lordo italiano di 6 punti e mezzo: si è quindi quasi dimezzata, tanto per intenderci, tutta la crescita del decennio precedente. Ma..., c'è un ma: in un periodo più o meno equivalente, tra il 2005 e il 2008, secondo i calcoli di Bankitalia, gli evasori avrebbero dribblato l'Iva per 30 miliardi di euro l'anno, due punti di Pil. Se l'Iva fosse stata regolarmente versata, ha recentemente spiegato il governatore Mario Draghi, l' Italia avrebbe uno dei rapporti debito-Pil più bassi d' Europa. E Tremonti non avrebbe dovuto fare una manovra, toccare le pensioni, bloccare il turn over, tagliare i fondi alle regioni.

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  9. @Massimo

    Purtroppo le uscite dello Stato, al netto della spesa per gli interessi sul debito, sono maggiori delle entrate. Non si risparmia, e se non si risparmia, il debito non può calare.
    Spesso l'avanzo primario viene definito come una sorta di assicurazione per la tenuta dei conti pubblici, soprattutto per un Paese ad altissimo debito (il terzo al mondo) come l'Italia. Bene, noi, oggi, quell'assicurazione non ce l'abbiamo più. È scaduta e non l'abbiamo rinnovata. È evidente che la congiuntura internazionale ci ha messo del suo, ma almeno risparmiamoci lo scaricabarile su chi c'era prima, perché i numeri, che non sono né di destra né di sinistra, raccontano un'altra storia.

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  10. Un'altra cosa che vorrei sapere è in che modo dire "gli altri hanno fatto uguale/peggio" giustifichi un governante. No, perché questa canzone la sento da quando sono nato, cantata da destra e da sinistra.

    Che poi, boh, io sono un normalissimo dipendendente in fascia IRPEF bassa (la più bassa tra quelle applicate) e durante "il Governo della tasse di Prodi" le mie imposte non erano aumentate. In compenso, non avevo mai visto gli avvocati in piazza.

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  11. La spesa pubblica in Italia e' stata usata per tenere insieme la Nazione, consapevoli tutti i governi che l'Italia e' una Nazione artificiale come l'Afganistan.

    Le premesse economiche della spesa pubblica in passato erano quelle del mondo diviso in blocchi dove l'Italia aveva il ruolo della Cina d'Europa, produzioni di merce a basso costo, capacita' di adattarsi, svalutazione della liretta, eccetera.

    Adesso con la globalizzazione l'Italia si trova in svantaggio, non potendo competere col know how di Paesi che hanno investito in rircerca per decenni e coi costi dei Paesi emergenti.

    Ne consegue che rimane l'esigenza della spesa pubblica per tenere insieme l'Italia ma semplicemente non possiamo piu' permetterci i livelli di spesa (in proporzione) che ci potevamo permettere quando la nostra economia cresceva.

    A questo punto, a prescindere da chi governa, il dilemma e' come ridurre la spesa senza fare saltare per aria l'Italia Nazione fasulla.

    Berlusconi di suo e' un venditore, quindi non stupiamoci se le spara grosse o se la fa fuori dal vaso. Cerca di intortare il cliente, come ha fatto per tutta la vita.

    Ma un altro al posto suo comunque avrebbe le stesse carte da giocare. Nei fatti non cambierebbe nulla. A meno che uno creda davvero che l'Italia si possa risollevare investendo nelle tecnologie "verdi", sui "giovani", ecc, gli argomenti tipici dei discorsi di Bersani.

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  12. Sì, come avevo detto, non ho più dubbi.

    TheAtiNik

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