26.2.19

Lo show «Adrian» è stato un flop


A parte il fatto che prendere per il culo il pubblico non paga mai, lo show sembra che non lo guarda più nessuno. Mediaset si è reso conto tardi che  Il grande show tv di Adriano Celentano è stato un gigantesco flop, «imbarazzante» per la critica, bocciato dagli ascolti molto al di sotto delle previsioni, adesso viene anche «congelato» alla seconda puntata, a metà delle cinque puntate registrate. Clan e Mediaset comunicano infatti che «per esigenze di salute e di convalescenza di Adriano Celentano» le ulteriori cinque puntate di «Adrian» vengono riprogrammate per settembre/ottobre 2019.

7.2.19

San Gennaro pensaci tu

Dopo aver creduto a Conte, a Giggino e alla Sfera di cristallo, le prime incertezze si fanno strada nell’animo dell’elettore del governo gialloverde… Ma il suo granitico consenso non cambia: resta comunque da consultare il Mago Otelma, l’Oracolo di Delfi, i Tarocchi, I fondi di caffè, gli Sciamani indiani, per poi affidarsi ai tradizionali scongiuri napoletani: “occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio”… Se anche il più potente degli scongiuri, non gli fa intravedere il radioso anno dell’età dell’oro promesso dal Premier… come ultima chance non gli resta che rivolgersi a San Gennaro… 

@enio

20.1.19

Occhio al PIL


La scure non era inattesa ma è ugualmente pesante. Per il 2019 anche la Banca d’Italia taglia fortemente le stime di crescita del Pil dall’1% allo 0,6% con una possibilità di «recessione tecnica» (sebbene nel bollettino la parola non compaia) a fine 2018 a causa di un ultimo trimestre forse negativo dopo che già il terzo si era chiuso col segno meno (-0,2%). La certezza arriverà dall’Istat a fine mese. Le nuove stime dell’istituto guidato da Ignazio Visco sono certo un’ amara medicina per il governo che aveva faticosamente approvato la manovra a fine anno dopo il confronto con la Ue e che stimava un PIL in crescita dell’1% con il vicepremier Luigi Di Maio che aveva anche ipotizzato un «boom economico». E dobbiamo dire che siamo appena a gennaio, chissà andando avanti cosa succederà al PIL. Io mi accontenterei se si chiudesse con un valore intorno allo 0.5% a fine anno, ma io sono un ottimista.


15.1.19

Non erano solo 4 gatti


Non è facile costringere a scendere in piazza pacati signori di mezza età, abituati, nel fine settimana, più al tepore del salotto di casa che al gelo di questo mese di gennaio. Invece il governo, votato in massa proprio da una larga parte di questa classe media (almeno in una componente, e cioè la Lega), è riuscito nell’impossibile. A Torino il popolo dei «capelli grigi» ha manifestato per il «sì» alla Tav. Non erano i quattro gatti che siamo abituati a vedere davanti ai cantieri dell’Alta Velocità e che solo grazie a giornali e televisioni amiche paiono una discreta truppa. No, l’urlo (pacato) contro chi vuole bloccare i cantieri veniva da oltre 30 mila persone. C’è una regola nel marketing, ma che vale anche in altri campi: per ogni persona che palesemente apprezzi o critichi un prodotto, ve ne sono fino a cento che hanno la medesima opinione, ma non prendono alcuna iniziativa per manifestarla. Se la regola è vera, quei trentamila in piazza davano voce ad un popolo composto da milioni di individui. Ora, che il M5S sia contrario alla Tav è risaputo. E la commissione costi-benefici è soltanto una burla di chi pensa che il popolo italiano sia composto da fessi creduloni.

30.12.18

Il vero costo della Finanziaria


Il vero costo della manovra finanziaria, fatta votare ieri dal Senato senza che i senatori potessero nemmeno leggerla, non è il taglio radicale di ogni misura per la crescita e il lavoro, che avrà effetti pesantemente recessivi sul Paese nell’anno che sta per iniziare. Il prezzo maggiore da pagare è l’umiliazione che l’Italia a guida sovranista ha dovuto subire, dopo mesi di inutili insulti e provocazioni nei confronti dell’Europa e degli altri Paesi, costretta a riscrivere da cima a fondo sotto dettatura di Bruxelles una finanziaria che non stava in piedi, gravandola di ingentissimi sacrifici per gli italiani negli anni a venire. Il governo più sovranista (a parole) che la repubblica abbia mai avuto nella sua storia, ha firmato la resa svendendo la sovranità dell’Italia che, d’ora in avanti, sarà trimestralmente controllata dai funzionari europei, non fidandosi più di una classe di governo inconsistente e pericolosa per la sua vuotezza. Non era mai successo che la finanziaria italiana fosse scritta da altri. I precedenti governi discutevano prima con la commissione europea, si confrontavano, trovavano punti d’intesa. E poi scrivevano a Roma la finanziaria. Qui, invece, per mesi abbiamo sparato ad alzo zero sulla Ue giocando a fare i bulli e gridando «me ne frego», facendo schizzare lo spread alle stelle, crollare la borsa, precipitare i titoli di stato. E alla fine, deboli e isolati, abbiamo dovuto correre a Bruxelles in ginocchio, subire le pesanti, inevitabili condizioni, uscendone penalizzati e ridicolizzati per la figura barbina dei soliti italiani fanfaroni e inaffidabili.

3.12.18


L' Italia non fa più figli. Il nostro è il Paese d'Europa con la natalità più bassa. Negli ultimi dieci anni si registrano 120mila nascite in meno l'anno, con un calo drammatico della fecondità: il 22% delle quarantenni non ha alcun figlio. Nel 2017 i bambini nati sono stati 458mila, una media di 1,24 figli per donna, che sale a 1,32 se si calcolano le straniere. I nati non bastano nemmeno a compensare i morti, che sono oltre 600.000 l'anno. Sono questi i dati resi noti settimana scorsa dall'Istat che certificano il pesantissimo declino demografico del nostro Paese, destinato all'estinzione se non vengono attivate immediate e solide politiche familiari volte a favorire la natalità.

@enio