28.11.16

Chieti - Giovinezza, ieri ho compiuto 69 anni


Ieri ho compiuto 69 anni, sono entrato nei 70 e oggi già vorrei ritornare indietro.
Ai sapori degli anni 60, dal palato ai costumi ai comportamenti sociali,
alla ingenuità, ai rapporti veri di amicizia. Le ragazze di quei tempi, tutte
sincere e affidabili; probabilmente abbiamo inseguito il tutto
con molta fretta, senza renderci conto di cosa stavamo facendo.
Il telefonino non lo conoscevamo ed eravamo sempre rintracciabili.
Internet non lo conoscevamo, ma sapevamo quello che ci faceva piacere conoscere e sapere
I soldi? Pochi ma bastavano.
La politica? Avevamo certamente gli ideali.
Dio difficilmente lo si cercava.
L’ansia la depressione lo stress, chi erano questi mostri
La notte si dormiva
Oggi? Ogni notte è un incubo,
al pensiero di svegliarsi e incominciare a consumare di nuovo la VITA.



6.11.16

Chieti - Paese opaco con menti brillanti


La riflessione è impietosa, ma inconfutabile: «C’è un grande collegamento, enorme, tra fuga di cervelli e la corruzione». Non sono le parole di uno dei tanti ragazzi in gamba costretti a scappare all’estero, perché privi di santi in paradiso per trovare lavoro in Italia. Non è neppure il lamento di una delle molte ragazze in media perfino più brave dei maschi al momento degli studi e della laurea, e pure loro spinte a emigrare come i nostri nonni e bisnonni. Ma con un altro tipo di disperazione nell’animo: non più per la fame o la povertà di famiglie e territori, bensì per la chiusura di un sistema indifferente al merito altrui e insensibile al valore del curriculum. Posto che ancora oggi conta di più la telefonata del potente di turno, il favore richiesto dal e al politico, la segnalazione dell’amico giusto per il posto giusto. A lanciare l’allarme sui giovani che se ne vanno disgustati, è Raffaele Cantone, proprio il presidente dell’Autorità nazionale nata per colpire la corruzione. Lui denuncia uno scandalo sottovalutato: stiamo perdendo le intelligenze della meglio gioventù.

@enio

3.11.16

Chieti - Windows XP «pensionato» compie 15 anni

Mentre Microsoft schiaccia l'acceleratore su Windows 10, in vista dell'evento di domani a New York, uno dei suoi sistemi operativi per pc più diffusi oggi compie 15 anni, anche se da "pensionato": è Windows XP, lanciato il 25 ottobre 2001, il cui supporto per la sicurezza è stato sospeso dalla compagnia di Redmond nel 2014. Proprio per favorire l'adozione della nuova generazione del sistema operativo.Secondo le rilevazioni di StatCounter relative a settembre, a due anni dal "pensionamento" forzato Windows XP finalmente comincia a calare considerevolmente anche se comunque resta installato sul 5,46% dei computer nel mondo. Registrato invece il balzo di Windows 10, presente quasi 1 un pc su 4 (24,46%), che sta erodendo quote significative di Windows 7, ancora su oltre il 39% dei computer. Abbandonata già da chrome, da ieri Windows XP non è più supportato neanche da Firefox, che non la versione 48 non si installa più. Anche se Windows XP ha fatto la storia dei computer, per Microsoft ora il futuro si chiama Windows 10, lanciato un anno fa. Secondo le indiscrezioni che circolano in rete domani nell'evento newyorchese l'azienda lo metterà al centro, mostrando le sue potenzialità su dispositivi e computer di altri produttori. Ma non solo. Sono attesi aggiornamenti sull'assistente vocale Cortana e del browser per navigare online Edge. Una sorpresa potrebbe essere un nuovo Surface "all-in-one" dal nome in codice "Cardinal".

@enio

20.10.16

Chieti - Cosa sta succedendo in Italia ?


20 ottobre2016, giovedì, sono quì a Monza per festeggiare i 42 anni di mia figlia e ho scoperto che anche quì ci sono i profughi. Si profughi quelli che trasportano su in pulman, belli e sistemati in case nuove, dei bilocali, in via Asiago 8 a Monza, dove oggi sono proprio i residenti a sentirsi ospiti. Fra gli inquilini di questo palazzo c’è chi ha persino deciso (temporaneamente) di tornare a dormire a casa dei genitori. Nell’edificio color pastello di via Asiago 8/d a Monza, dotato di tutti i confort delle costruzioni moderne di classe A, dai panelli solari alle vasche per la raccolta dell’acqua piovana, i residenti sono arrabbiati con la Prefettura. Fra novembre e dicembre dello scorso anno, 13 appartamenti di 70 metri quadrati invenduti sono stati utilizzati per alloggiare (o stipare, come dicono i residenti) 126 profughi. E da allora, lamentano, “la vita è diventata impossibile”. L’edificio, in totale una quarantina di alloggi, è al confine con Cinisello Balsamo,  stretto fra la tangenziale Nord e l’ultimo tratto della trafficatissima via Borgazzi, ma comunque dotato di un ampio giardino con alberi e di box sotterranei. Insomma, è un bel posto, verde e tranquillo. Ci vivono 12 famiglie, per lo più giovani coppie con figli piccoli, per un totale di 34 persone. Lo squilibrio fra residenti e profughi e fin troppo evidente e sta creando più di un malumore. “Stiamo pagando mutui salatissimi – hanno spiegato i residenti -, ma grazie alla scelta della Prefettura l’immobile si sta deprezzando velocemente. Questa gente bivacca tutto il giorno in giardino, la sera fa casino a fino a tardi, sporca le parti comuni e come se non bastasse ogni tanto fa anche a botte. Noi siamo una trentina di persone, loro quasi 130”. La convivenza è diventata impossibile. Questo credo, continuando le cose così come sono adesso, sarà quello che accadrà nel resto d'Italia.

@enio

16.10.16

Chieti - Visita al castello di Crecchio


Quest'estate siamo andati a visitare il castello di Crecchio. Situato nella campagna alle spalle di Ortona. Le notizie su questo castello sono ancor oggi frammentarie, soprattutto sulla sua origine e sulle sue sistemazioni. E' certo che si sia sviluppato attorno ad una preesistente torre normanna. Nel 1279 si fa riferimento a Crecchio e al suo castello nella "Rassegna dei feudatari d'Abruzzo" ordinata da Carlo I d'Angiò; a quell'epoca il feudo di Crecchio era sotto la giurisdizione di Guglielmo Morello, che risiedeva nel castello. L'intero feudo formava un sistema difensivo perpendicolare alla costa adriatica, con una postazione di avvistamento sul mare necessaria a causa delle frequenti scorrerie piratesche (Turchi, Saraceni ecc.). Si narra che nel '300 il castello ed il feudo fossero retti da un feroce signore, che esercitava il privilegio, in uso a quell'epoca, della "jus primae noctis", e per maggiormente soggiogare la popolazione faceva eseguire le decapitazione di malviventi e dei suoi nemici, proprio sulla sommità della torre normanna.E' risaputo poi che l'8 settembre del 1943; una data che segnò il destino dell'identità di un popolo, una data che inflisse una ferita morale mai rimarginata ad una nazione. Gli eventi di questa data, furono talmente gravi, più della sconfitta di un intera guerra, da minare l'etica di una comunità. In quel triste giorno il Re d'Italia, dopo aver soggiornato quì in fuga da Roma, insieme alla sua corte e ai vertici dello Stato Maggiore, fuggì codardamente lasciando il proprio popolo in balia di un conflitto perso in partenza e una brutta eredità agli italiani, che da quel momento


momento non saranno mai più gli stessi. Quel senso dello Stato e delle istituzioni, ma soprattutto quell'irrompente orgoglio etnico forgiato da una storia che è, la storia, si indebolisce inevitabilmente. Il Castello Ducale di Crecchio è stato il testimone della fuga reale che causò più danni di una guerra; è infatti da questa splendida fortezza che il Re si rifugiò l'ultima notte prima dell'imbarco nel porto di Ortona.


Sarebbe tuttavia non solo riduttivo, ma ingrato ricordare l'edificio di Crecchio solo per le vicende dell'ultima guerra mondiale. Il castello, suggestivo nel suo complesso, mostra facilmente nelle sue linee costruttive la trasformazione subita nei secoli da nucleo prettamente difensivo a organismo architettonico residenziale, costituito com'è da quattro corpi serrati da torri angolari a formare un cortile aperto a loggiato su due lati. La torre primitiva, quella rivolta a nord-est, rappresenta con molta probabilità il corpo originario da dove successivamente, nel tempo, si svilupparono tutte le altre di forma inerenti al periodo di costruzione. Di notevole spessore, la torre si articola in tre piani ed una scala ricavata nelle mura consente di raggiungere il livello più alto, mentre quelle esposte a sud sono costruzioni attribuibili al XV secolo; la torre nord-orientale è invece originaria del secolo XII. Nel giugno del 1943 la fortezza fu seriamente danneggiata dai bombardamenti; oggi, dopo un impegnativo restauro è sede del Museo dell'Abruzzo bizantino e altomedievale.


10.10.16

Chieti - Tanti nostri ragazzi via dall'Italia


 La brutta notizia è una buona notizia: anziché marcire in attesa di un lavoro degno che non arriva, e spesso di un lavoro purché sia, la generazione dei più giovani non se ne sta a guardare. Prende la valigia, che non è più quella di cartone dei nostri poveri ma dignitosi nonni, e se ne va dall’Italia per far vedere al mondo quanto ha imparato in anni di grande, non di rado eccellente, Scuola italiana. È ormai da primato la fuga dei cervelli, ma pure di ragazzi che s’impegnano con geniale perseveranza e decidono, quasi sempre col conforto delle loro famiglie, che non intendono più sottostare a un sistema marcio e irriconoscente verso chi vale. Sono dati impietosi, quelli di «Migrantes», eppur incoraggianti, perché testimoniano che tanti giovani reagiscono e non hanno paura di rischiare all’estero: dei centomila connazionali che l’anno scorso hanno lasciato il Paese, un terzo ha fra i 18 e i 34 anni d’età. E la metà di questi nuovi emigranti ha meno di cinquant’anni. Uno su due, perciò, se ne va negli anni più importanti per se stesso e per l’Italia.


5.10.16

Chieti - Il Parrozzo


 
La vita contadina abruzzese, scandita dal ritmo delle stagioni e, da tempo immemorabile, caratterizzata da piatti realizzati con grande semplicità. Se sulle tavole dei signori si spandeva la fragranza del pane bianco, quello fatto con la farina di grano s'intende, sulla mensa dei contadini si consumava il pane preparato con farina di granoturco che gli conferiva il classico colore giallognolo, di forma emisferica e cotto al forno a legna. Veniva chiamato "pane rozzo", proprio per il suo aspetto scuro e per la sua umile origine. Si deve alla felice intuizione di Luigi D'Amico, agli inizi del secolo scorso, la trasposizione dolciaria di quel pane: il giallo del granturco fu ottenuto con quello delle uova, la forma emisferica rimase inalterata, il colore scuro esterno, segno delle bruciacchiature caratteristiche della cottura nel forno a legna fu ottenuto con una copertura di finissimo cioccolato fondente. Sembra che fu Gabriele d'Annunzio in persona a suggerire il nome di Parrozzo al dolce a lui particolarmente gradito, dedicandogli lettere e sonetti. Ma anche altri artisti abruzzesi, che erano soliti conversare amabilmente nel Ritrovo del Parrozzo, tra una goloseria e l'altra, ne celebrarono la bontà: Luigi Antonelli, commediografo e critico letterario nel 1927 scrisse una "Storia del parrozzo", il ceramista Armando Cermignani realizzò i disegni e i colori della scatola, il maestro Di Jorio musicò la canzone del Parrozzo sul testo dell'umanista Cesare De Titta. 

29.9.16

Chieti - La salute delle piante della mia città


L'assessore al Verde Pubblico della mia città, Raffaele di Felice, dopo il crollo di una pianta su una strada trafficata, per fortuna senza causare danni irreparabili, ha deciso di fare ispezionare da una ditta specializzata la salute delle altre piante della città, per eventualmente abbattere quelle malate e curare le altre se ne ce ne fosse la necessità. Vorrei ricordargli che le piante, ove possibile, vanno conservate o in caso di abbattimento immediatamente ripiantumate.E' risaputo che l'inquinamento atmosferico si combatte aumentando il patrimonio verde della città, con un sapiente utilizzo di piante e arbusti particolarmente adatti all’eliminazione di sostanze nocive. Le piante più adatte a questa funzione depurativa  devono essere rustiche, resistenti alle malattie, avversità e danneggiamenti. Inoltre vanno trattate con le tecniche che devono facilitarne lo sviluppo con il minimo necessario di manutenzione. Ogni pianta ha una sua caratteristica per depuare l’aria inquinata. Ad esempio l’acero è efficace contro l’anidride solforosa così come la quercia.La Robinia contro l’inuinamento da ammoniaca. Piante ritenute utili sono il faggio, il frassino, il cipresso, il platano. Molto utili ed efficaci sono anche gli arbusti tra cui, ad esempio, il glicine.Il verde urbano, caro assessore, va suddiviso in due grandi gruppi: quello di arredo e il verde funzionale.Il primo va distinto in giardini storici, parchi urbani, spazi verdi di quartiere, verde stradale e viali alberati; aiuole spartitraffico.Il verde funzionale si può distinguere in verde sportivo, sanitario, cimiteriale con varie funzioni. C’è quella ecologica, fondamentale per mitigare il degrado e gli impatti prodotti dall’edificazione e dalle attività umane. C’è anche l’altra funzione igienica e sanitaria con l’aumento dell’ossigenazione, la sottrazione dell’anidride carbonica, l’assorbimento degli inquinanti atmosferici e mitigazione dei rumori, oltre alla diminuzione della carica microbiotica, la mitigazione del clima e il consegunte aumento del benerssere psicologico. In conclusione: quando si piantumano alberi (azione comunque sempre positiva) è bene utilizzare le specie più adatte a combattere l’inquinamento atmosferico.


23.9.16

Chieti - La pinna ai piedi del monte

Pennapiedimonte "la Pinna ai piedi del Monte” è un comune della provincia di Chieti con 500 abitanti. Si trova ad un’altezza di 700 metri ed è attraversato dal torrente Avello. Fa parte del parco nazionale della Majella. La “Pinna" che si trova in località Balzolo a 705 m, sembra una donna inginocchiata con la testa abbassata che veglia la tomba del figlio Mercurio, il dio messaggero. La “Pinna” ha i lineamenti enormi di una donna pietrificata che guarda e protegge i figli d'Abruzzo, da qui l'appellativo comunemente usato di "Montagna Madre”. Una leggenda narra che in Frigia (una regione dell’Anatolia) dove adesso si trova Ankara, vivessero delle guerriere titaniche dette "magellane"; tra cui Maja, la più bella delle guerriere.  Durante una battaglia, Mercurio fu ferito e la madre Maja per salvarlo, lo prese e fuggirono insieme, con le altre guerriere, verso il monte Paleno, (era il primo nome della Majella, da Giove Paleno). Questo monte Paleno era ricchissimo di erbe medicinali che avrebbero potuto guarire le ferite di Mercurio. Un’erba risultava miracolosa, ma germogliava sulla cima più alta del monte Paleno, quindi si poteva raccogliere solo dopo la scomparsa della neve. Purtroppo, quando Maja arrivò sul Monte Paleno, c’era tanta neve e la pianta che cercavano non era ancora fiorita. Mercurio morì poco dopo e la madre disperata si lasciò andare ad un inconsolabile pianto. Le sua urla di dolore si udirono per tutta la vallata. Giove commosso da questa straziante scena, volle ricordare il povero figlio di Maja, con una pianta simbolica, il Maggiociondolo, piccolissimo albero con dei fiori gialli a grappolo che nasce nel mese di Maggio sulla Majella. Secondo la leggenda, la Majella deriva dal nome di Maja.  Pennapiedimonte CH, ha tanti sentieri che sono stati utilizzati dai pastori, quando la pastorizia era una attività fiorente, per raggiungere gli stazzi e le grotte. Da un censimento sono state documentate circa 100 grotte, ormai abbandonate e molte sono danneggiate. La Maiella, Montagna Sacra, è stata scelta dagli eremiti per la loro vita ascetica e contemplativa, perché qui trovarono l’ambiente ideale. Costruirono eremi ed abbazie ed a Pennapiedimonte si possono visitare ciò che resta dell’Eremo di Fratanard o Fratanallo, poi usata come grotta pastorale, dove trovarono ospitalità sia le greggi che i monaci e sia l'abbazia medievale di Santa Maria dell'Avella, ormai ridotta allo stato di rudere. La tradizione locale vuole che qui abitarono i monaci. In questa abbazia fu rinvenuta nel 1700, tra le rovine dell'abbazia, una piccola statua di pietra locale della Madonna. Fu prima collocata all'esterno dell'abside della chiesa Parrocchiale di S. Silvestro e San Rocco di Pennapiedimonte, poi, in occasione della Pasqua del 2001, la statua è stata restaurata e riportata all'interno della chiesa parrocchiale in una nicchia dell’abside.


6.9.16

Chieti - Le squallide vignette di Charlie



Le squallide vignette del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, che ironizzano sui cadaveri dei terremotati italiani ridotti a «lasagne», sono la prova provata che non basta la libertà di satira per esprimere pensiero, ma occorrono anche intelligenza e buon gusto. Qualità oggigiorno non così comuni e scontate. Qui non si tratta di dire o no «Je suis Charlie», siamo tutti Charlie Hebdo, come all'indomani della strage di Parigi da parte dei fondamentalisti islamici il mondo libero ha evocato. La satira è libera, punto. E anche, per dirla alla Voltaire, se pure non sono d'accordo e non condivido nulla di quanto detto, il diritto di dirlo va sempre difeso. La satira è libera, ovviamente, dentro il rispetto delle leggi, ma soprattutto dentro il confine invalicabile del rispetto dell'altro. Le vignette sul sisma «all'italiana», penne al sugo di sangue, pasta gratinata e lasagne di corpi fra le macerie, non sono satira ma solo offesa gratuita, meschino sciacallaggio sulla tragedia del terremoto, lugubre repertorio di luoghi comuni (Italia=pasta), nello stesso stile della successiva vignetta «riparatoria»: Italia=mafia. Qui non si tratta di irriverenza, trasgressione ironica, mordace irrisione del conformismo, o sferzata al potere. È solo insulto alle vittime, ai familiari, al popolo italiano colpito da una sciagura immane e ridicolizzato con triti e ritriti stereotipi figli di una presunzione francese di inesistente superiorità culturale. 

@enio

19.8.16

Chieti - Rimettere in moto l’economia


Renzi ha fatto un'altra promessa che mai manterrà agli italiani: la riduzione delle tasse. E' proprio alla frutta o in vista del referendum non sa più come fare a indirizzare gli italiani a votare SI. Ma se invece di rincorrere complicate e costose ricette di riduzione delle tasse il premier si ricordasse e mantenesse un’altra importante promessa forse sarebbe a metà dell’opera. Ieri la Cgia di Mestre ha ricordato che lo Stato continua ad essere un cattivo pagatore ed a non onorare i suoi debiti: lo stock di quelli della pubblica amministrazione nei confronti dei suoi fornitori sfiora i 65 miliardi. Inoltre, il tempo medio per il saldo delle fatture supera i 130 giorni, contro i 45 della media Ue. Poco importa se, esattamente due anni fa, Renzi aveva annunciato che lo Stato avrebbe saldato tutti i debiti accumulati con i privati. Lanciando addirittura una sfida in diretta con Bruno Vespa. Nel frattempo, però, i debiti della pubblica amministrazione sono continuati a crescere. Forse, più che annunciare improbabili tagli delle tasse, è arrivato davvero il momento di pagarli e in fretta. Anche così si può rimettere in moto l’economia.

 

16.8.16

Chieti - La bellezza di un teatro


 Sono stato, durante la settimana Mozartiana, a visitare la mostra tenutasi nel tetro Marrucino e con la mia consorte abbiamo fatto una visita anche all'interno della sala e siamo rimasti estasiati nell'ammirare il bellissimo e suntuoso sipario. Questo come forse già sapete, venne realizzato nel 1875 dal pittore napoletano Giovanni Ponticelli. Il soggetto dell’opera: “II trionfo sui Dalmati Partini di Asinio Pollione” fu suggerito all’artista dall’Amministrazione Comunale di allora. Poiché la storia dei Marrucini non presentava nessuna impresa di rilievo, si pensò di volgere lo sguardo verso un personaggio illustre della città e nessuno lo era più di Caio Asinio Pollione. Prima di essere trasferito a Chieti, il sipario venne esposto per alcuni giorni a Napoli. Entusiastici i commenti di quanti si recarono ad ammirarlo. Il Lauria,poi nel suo opuscolo intitolato “Caio Asinio Pollione e il suo trionfo”, ci offre una descrizione dettagliata dell’opera: “Tutta questa tela di ben 1500 palmi, larga e lunga per 36 può ben dividersi in due distinte parti, lo spettacolo e gli spettatori. Abbraccia la prima il carro trionfale col trionfatore, i sacerdoti, i senatori, i littori e i prigionieri sugli elefanti; stanno nella seconda più che 300 figure di popolo plaudente, una parte sui portici di una elevata basilica, la massima intorno e dietro il carro trionfale ....


10.8.16

Chieti - Svelato il mistero della scritta di Via Porta Pescara


Alcuni giorni orsono, il mio occhio si è soffermato su dei riflessi di luce che provenivano da una lastra metallica posizionata sopra un arredo con fioriere, all’inizio della scalinata che conduce al quartiere di Porta Pescara (Chieti). Ho notato che la lastra era intagliata e con attenzione ho cercato di leggere, ma la frase era purtroppo illeggibile. Con puntiglio, ho scattato diverse foto che ingrandite mi hanno rivelato questa frase: “A voi dunque Patria mia cara, Reina dell’una, e l’altra Prouincia dell’Abruzzo, nobil seggio della terra, bellezza della natura, madre feconda d’Heroi, in ogni parte mirabile. Di sito vaga, di virtù fiorita, d’ogni bene abbondante; à voi, che frà l’altre Città sembrate come frà i metalli l’oro, tra le gemme il piropo, tra fiori la rosa, tra le stelle la Luna, e frà i pianeti il Sole, che splende e fiammeggia senz’altro lume, à voi dico, che dalle vetuste ceneri di Theti prendeste, & ancora ritenete il venerando nome; Offero, e consacro questa mia presente opera…” Ho chiesto a diversi cittadini se ne erano a conoscenza, se avevano visto questa lastra, se avevano capito il suo significato. Nessuno se ne era accorto. Ho fatto le ricerche, ho pubblicato un post su facebook chiedendo notizie al sindaco, nessuna risposta. Il giornalista Mario D’alessandro, però, ha risolto l’arcano! La frase riprodotta su questa lastra metallica è inserita nella dedica dell’Autore, GIROLAMO NICOLINO, nel suo libro


 “HISTORIA DELLA CITTA DI CHIETI

Metropoli delle Provincie d’Abruzzo. Divisa in Tre Libri.
Ne’ quali si fa mentione della sua antichità, e fundatione,
de’ suoi Huomini Illustri in Santità di vita, nelle letere e
nell’armi, della sua Religione, delle vite de’ suoi Vescoui, & Arcivescoui, 
delle sue Chiese, e Monasterij con l’inscrittioni, & epitaffi, che vi
sono, & altre opere pie, che vi si fanno.

La frase citata inizia dal secondo rigo della pagina 3, (non numerata) e seguita con un invito rivolto, nella pagina successiva, Al Benigno Lettore.



Nel corso dei lavori del nuovo arredo urbano, realizzati da un gruppo di architetti su commissione del Comune di Chieti, in Via Porta Pescara, evidentemente non perfetti conoscitori delle regole in materia di iscrizioni pubbliche, non hanno evidenziato la fonte. Eppure Girolamo Nicolino è stato un illustre cittadino, nato a Chieti il 23 gennaio del 1604 ed ivi morto dopo agonia il 5 ottobre del 1665, accoltellato varie volte, mentre tornava a casa, appena uscito dalla chiesa di San Francesco al Corso di Chieti. Fu uno storico, un giurista, sindaco ed assessore della città. Pubblicò diversi libri. Si darà onore a questo cittadino nel sistemare la disattenzione?

Scritto da : Luciano Pellegrini
Le foto sono visibili al link: Porta Pescara

4.8.16

Chieti - E' finita la settimana Mozartiana 2016


La Settimana Mozartiana di Chieti, anche quest'anno è archiviata. Inutile stare a ricordare tutte le vicissitudini che l’hanno preceduta. Domenica scorsa, ultima sera con Mozart, arriva il lieto fine. Perché nonostante le pecche, sono stati tanti gli artisti e i promotori che hanno comunque scelto di mandare in porto il decennale appuntamento.Terminate pure le diverse mostre allestite per l’occasione. E arriva anche la chiusura di “ReFusioni. Un click di parole” alla sala Expo della Camera di Commercio. Un progetto di sperimentazione, un mix di fotografia e poesia, “una contaminazione dell’immediatezza delle immagini con la sinteticità delle parole, due modi di fissare l’attimo, una fusione che dà libero arbitrio alle emozioni”. Monica Conserotti e Andrea Magno sono stati i curatori della mostra e Magno ha collaborato anche per la realizzazione del salotto culturale a Gian Battista Vico. Domenica scorsa protagoniste sono state le sue poesie raccolte nel volume “Sotto Falso Nome”. Alcune di queste sono state lette da un attore del teatro di Chieti Scalo e due sono state cantate e musicate da una catautrice locale. Noi siamo stati alla mostra e ci siamo beati anche delle bellissime poesie esposte su fotografie scattate da valenti fotografi e due di questi li abbiamo incontrato, provenienti da Roma per l'occasione.

2.8.16

Chieti - Gli «sfruttati» erano italiani


Potremmo definirlo un segno della crisi e della globalizzazione insieme; di quel percorso fatto anche di superamento delle barriere protezionistiche e delocalizzazione della produzione che purtroppo sembra portare soprattutto sfruttamento - questo sì senza regole - e ulteriore povertà al posto del benessere sbandierato dai promotori del processo. Come interpretare altrimenti la scoperta dell’ennesimo laboratorio clandestino cinese, attivo in questo caso nella bassa Valcamonica, nel quale i dipendenti più numerosi non erano orientali ma cittadini italiani impiegati in una linea di confezionamento? 

@enio