3.7.09

I Giochi del Mediterraneo 2009


Pescara e l’Abruzzo, in questi giorni sono al centro dell’Europa. Fino al 5 luglio, giorno di chiusura dei Giochi del Mediterraneo, impreziositi sabato, giorno dell'inaugurazione ufficiale, dalla presenza del principe Alberto di Monaco, prima in visita al Villaggio Mediterraneo, poi presente allo stadio Adriatico. La cerimonia di inaugurazione non ha tradito le attese. Imponente, ben orchestrata, gradevole in uno stadio Adriatico profondamente rinnovato e pieno di gente con tribune e curve stracolme, nonostante i prezzi andassero da 15 a 60 auro. Vuoto, solo il settore dei distinti perchè da lì, alle spalle del maxi schermo, non si vedeva granchè. Però col passar del tempo anche quel settore è andato mano a mano riempiendosi. Piena come un uovo la tribuna stampa. Blindata la tribuna delle autorità, dove ha dominato la scena Berlusconi, che si è goduto lo spettacolo insieme al principe di Monaco, agli altri Capi di Stato, al presidente del Senato, Schifani e a Gianni Letta. Mezza città è rimasta bloccata, la zona stadio è addirittura rimasta interdetta anche ai residenti, dal pomeriggio alla sera, chiuso, in oltre, in direzione Pescara, l’asse attrezzato per consentire il transito dei cento pullman che trasportavano gli atleti dal Villaggio di Chieti allo stadio Adriatico. Alle 21 in punto si sono spente le luci ed è iniziato lo show, che sarà costato tanto. Inevitabile pensare che quei soldi potevano essere impiegati meglio alla luce dei tragici eventi che si sono verificati nell’aquilano, ma tant’è: lo spettacolo non si è fermato. I Giochi del resto sono stati intesi anche come momento di ripresa e rilancio per cui hanno ricevuto grandi applausi, al loro ingresso in campo, i giocatori dell’Aquila Rugby seguiti dagli sbandieratori, majorettes e subito dopo dalla bandiera italiana portata da otto, tra Vigili del Fuoco e Croce Rossa. Solita commozione all’inno nazionale e al passaggio delle Frecce Tricolori e in fine per l’ingresso delle squadre partecipanti ai giochi. Portabandiera dell'Italia è stato il pugile Roberto Cammarelle. Poi ancora, i discorsi ufficiali di Pescante, Addadi, Rogge e Schifani e l'ingresso degli otto portatori della Bandiera dei Giochi seguita dalla voce possente e melodiosa di Piero Mazzocchetti e dal giuramento dell’atleta della pallavolista Eleonora Lo Bianco. Dulcis in fundo, l’esibizione di Eros Ramazzotti e i fuochi pirotecnici. Applausi scroscianti e infine tutti a casa. La macchina dei Giochi era partita. A tutt'oggi, a due giorni dalla chiusura dei giochi, le nostre medaglie sono diventate più di CENTO, con ben due record Mondiali. Non si può dire che questi, organizzati in terra d'Abruzzo, non abbiano avuto un meritato successo.




19.6.09

Scuola matrigna


Spiegare, interrogare, dare voti, selezionare, ovvero quella scuola di cinquant´anni fa, quando perlomeno valeva una gran promessa storica: se studi con disciplina avrai un titolo che ti collocherà in modo preciso nella società. Oggi non è più così; gli studenti innanzitutto. Essi non sono motivati dal bisogno di sicurezze materiali, a casa non si sentono dire o studi o vai a lavorare, ma crescendo in una società di maggiori risorse, ciò che li motiva ad un maggiore impegno intellettuale è come il proprio insegnante stimola la curiosità intellettuale stessa. Certo il mestiere dell´insegnante non è facile, ma questo è, e sono gli insegnanti stessi che dovrebbero per primi discutere di se stessi e del proprio ruolo. E allora potrebbero fare molto di più, se opportunamente guidati da un saggio e consapevole preside manager. Voglio raccontare un episodio di cui ho avuto esperienza diretta e che si può sicuramente generalizzare. Mi è capitato di partecipare ad una riunione scolastica indetta appositamente per un ragazzino sveglio e discolo quanto basta, che però non apre un libro. E lì, siamo alle medie, mi sento dire che non è certo il peggiore dei casi, che a quel livello di disinteresse ce ne sono almeno quattro o cinque in ogni classe. Nella scuola mediamente ci sono 20 classi, totale 100 ragazzini, persi per lo studio, tra gli 11 e i 14 anni. Se abbandoniamo il dato frammentato della singola classe, quello per il quale è comodo dire "i soliti asini svogliati", siamo di fronte ad un fenomeno macroscopico, 100 i ragazzini, una dissipazione di risorse umane veramente ingente. Un quinto di ciò che dovrebbe arrivare ai ragazzini, non arriva. Viene farfugliato a discolpa di ciò che non esistono norme e fondi, oggi nella scuola, per indire un lavoro che permetta agli insegnanti di riflettere sulle proprie stesse difficoltà. Amen, allora lasciamo perdere, il resto è cosa nota, la tecnica è : stringere i denti, tirare fino a fine anno e sdoganare comunque i ragazzini, come merce avariata, per non ritrovarseli tra i piedi anche l´anno successivo...


5.6.09

Acquista 33 elmetti su E-bay: truffato

Quando acquistando su Internet, qualcuno ti frega. Un appassionato di cimeli di guerra, un uomo dellalt'Italia ha acquistato all'asta sul sito internet E-bay, 33 elmetti, fedeli repliche della prima guerra mondiale. Purtroppo, dopo aver inviato il denaro alla venditrice, ha atteso invano l'arrivo del pacco e non è più riuscito a contattare la donna che aveva messo l'inserzione in rete. L'uomo, 57 anni, ha quindi deciso di presentare denuncia di truffa, dato che l'importo che aveva sborsato per gli elmetti non era una cifretta di poco conto: ben 800 euro. I carabinieri hanno subito avviato le indagini e sono risaliti al nome della donna che aveva messo all'asta le repliche dei cimeli della prima guerra mondiale: una 48enne napoletana, di professione imprenditrice (stando a quanto da ella dichiarato). La donna è stata denunciata per truffa. L'acquirente si era aggiudicato all'asta on line gli elmetti lo scorso aprile: aveva effettuato il pagamento secondo le modalità concordate, ma dopo due settimane di attesa del pacco con i cimeli e di tentativi andati a vuoto di contattare la venditrice, aveva deciso di rivolgersi ai carabinieri. Gli accertamenti sono durati alcune settimane, giusto il tempo di verificare l'identità della persona che aveva messo in vendita la merce. Non essendo arrivato ancora alcun pacco a casa dell'uomo, nei giorni scorsi la napoletana è stata segnalata alla Procura. La domanda che sorge spontanea e quando e se l'incauto compratore riavrà indietro il mal tolto!


18.5.09

Internet Cafè


Vi ricordate quando il sindaco ci disse, due anni fa, dalle pagine del Messaggero che avrebbe fatto alla ex Pesceria un Internet Cafè dove i cittadini non sarebbero andati lì per ordinate un caffè tramite un computer ma sarebbero andati lì per collegarsi e navigare in rete con un PC. Lui non lo sapeva, ma l'idea niente affatto originale nasceva già vecchia perchè qualcuno aveva già avuto questa idea qualche anno prima che lui fosse eletto e aveva messo quattro o cinque postazioni nel suo bar lungo il corso Marrucino. Per essere avanti con i tempi avrebbe dovuto annunciare e poi attuare una rete WIFI su tutto il territorio della città di Chieti e rendere poi i collegamenti gratuiti a chi, possedendo un PC portatile, standosene seduto sia in Piazza San Giustino come alla Villa Comunale. Lui non ci ha pensato e c'è d'augurarsi che lo faccia il suo successore, anche perchè questo quì, secondo il mio modesto parere, si è giocato tutta la sua credibilità avendo promesso i Filobus a Chieti e dopo due anni questi sono ancora da venire... C'è poco da fare, dicevo, prima o poi forse potremo navigare WIFI in Internet anche dal bar o seduti su una panchina del parco cittadino. Tutte le più grandi città oggi e domani forse anche le piccole come Chieti, usufruiranno di questo stupendo mezzo di comunicazione, la rete, che permette di entrare in contatto con persone al di là dell'emisfero in tempi brevissimi e stando seduti comodamente inviare email o immagini in tempo reale. Oggi però Internet, per molti di noi, è una cosa ancora ­troppo nuova, perché tut­ti si abbia idea di quante ­cose implichi. Per esempio: in tanti tan­tissimi, hanno un sito un diario personale sul Web o anche solo degli ami­ci che parlano di loro su altri siti, forum o blog. Se accade una cosa buffa, divertente o che riteniamo importante, ne parliamo sul Web, pubblicando una foto o un racconto. Ma cosa succede a quello che viene scritto e inserito in Rete? Succede che resta lì per parec­chio tempo, fornendo a chiunque volesse un po' di materiale su di ­noi da consultare a bisogno. Negli Stati Uniti, per esempio, succe­de che chi deve selezionare del­le persone per un lavoro, faccia un salto sul Web per vedere co­sa "si dice" di loro. Se trovano fo­to "compromettenti" o racconti di episodi poco edificanti, ne bocciano la candidatura. A parte il fatto che si potrebbe discutere per parecchio tempo sulla super­ficialità di questo tipo di control­lo(è difficile che in Rete vengano postate delle noiose foto di persone tutte composte e perfetta­mente "pettinate": se qualcuno fi­nisce su Internet è perché ha fatto qualcosa al di fuori dall'ordina­rio), la vera domanda è: quanti di noi hanno pensato a quante pos­sibili implicazioni ha un semplice messaggio che mettiamo su di un forum o in un Blog? Lo stesso meccanismo che può rendere famoso un perfetto sconosciuto nel giro di pochi giorni, è in gra­do di tirare dei pessimi tiri a chi invece, pur non saltando all'onore delle cronache, viene scovato da una semplice ricerca sul Web. Internet è quello che i giornali sono stati nei decenni passati, con la dif­ferenza che un quotidiano è dif­ficile da trovare dopo pochi gior­ni mentre su Internet le informa­zioni vengono di continuo repli­cate, spostate, rinnovate e indiciz­zate per la ricerca. Se qualcuno fi­nisce su Internet, resta lì per anni (o per sempre). Ricordiamocelo quando staremo per pubblicare una foto e, magari, da adesso in poi evitiamo di mettere troppo spesso nomi e cognomi.





4.5.09

Il vino fa buon sangue ?


Scrive San Paolo nelle Lettere a Timoteo, suo discepolo prediletto: «Smetti di bere soltanto acqua, ma fa uso di un po’ di vino a causa dello stomaco e delle tue frequenti indisposizioni». Tutto sta proprio in quel ”po’“ che saggiamente l’Apostolo ricorda nel suo scritto. La giusta dose, diciamo oggi noi. La modica quantità di alcol che, per gli studi clinici, si traduce in un bicchiere di vino al giorno per lei e due bicchieri per lui. Non di più. Anzi, se possibile, di meno. Un sano rapporto con l’alcol comincia proprio da qui, dal “dosaggio” corretto. Ma non basta. Non è, infatti, pensabile poter affidare a quel bicchiere o a quei bicchieri giornalieri la protezione del corpo. E’ vero, come dimostrano anche le ultime ricerche, che il vino (il rosso in particolare) allunga la vita delle cellule, ritarda i processi di invecchiamento e diminuisce il rischio cardiovascolare, ma è pur vero che da solo non è sufficiente per mettersi l’anima in pace. Per sentirsi a posto con la salute. Se, infatti, la pressione continua a restare alta, il colesterolo è oltre il limite di guardia e i chili sono in eccesso, a nulla può il vino lasciato in solitudine a difendere il cuore. L’alcol, dunque, va inserito in uno stile di vita che miri davvero a tutelare l’organismo. Questo vuol dire concedersi e gustare uno o due bicchieri al giorno controllando, però, la bilancia, ascoltando i segnali del fegato, facendo sport. Solo così è possibile dire con tranquillità, e senza essere smentiti dal medico, che «il vino fa buon sangue». E, soprattutto, non danneggia irreversibilmente il fegato. Un organo che si ammala lentamente sotto i “colpi” dell’alcol ma che palesa i suoi danni improvvisamente quando, magari, è troppo tardi per intervenire. Per lungo tempo, nonostante le sollecitazioni alcoliche, il fegato resta silenzioso, continua il suo lavoro. Fino a quando un dolore non rivela che qualcosa non va o le analisi mostrano un quadro davvero preoccupante. Il fegato non è l’unica vittima dell’abuso di alcol. Mi riferisco anche allo stomaco, al pancreas, al cervello. Le gastriti croniche, per esempio, sono un effetto doloroso dell’eccesso. La credenza popolare dice che il vino aiuta a digerire. Attenzione, però: è vero che l’alcol stimola un po’ la secrezione ma, il troppo, può portare anche alle gastro-duodeniti. I danni al sistema nervoso centrale sono sotto gli occhi di tutti. Quello che molti, purtroppo, non sanno è che a rimetterci in modo doloroso sono le donne. Loro, infatti, rispetto agli uomini, hanno una minore capacità enzimatica a livello dello stomaco. Questo, significa che il corpo assorbe più alcol. E, di conseguenza, anche il cervello viene pesantemente sovraccaricato. Le donne se lo ricordino prima di cedere alla lusinga del bicchiere.


20.4.09

Boom di Viagra


Rispetto al passato, " chi non è buono per la regina, non è buono neanche per il re" più maschi si rivolgono ora al medico per affrontare la propria disfunzione erettile. E nella maggior parte dei casi la soluzione si trova, spiega il responsabile dell'ambulatorio di andrologia che afferisce al reparto di urologia dell'ospedale San Raffaele di Segrate (Mi). La soluzione sta nei farmaci che hanno restituito ai maschi adulti delle chanche sessuali. In generale, nel 2008 i consumi di pillole blu sono cresciuti del 10% in farmacia, ma sfugge al controllo gli acquisti via Internet, mentre i disturbi erettili non sono aumentati di pari passo. Ma come sono i maschi italiani a letto? L'unico dato certo è l'impennata di farmaci utilizzati per migliorare le performance sessuali, nell'intento di contrastare i deficit erettivi. Sul versante della patologia , mediamente la disfunzione erettile riguarda il 12 per cento della popolazione, spiega l'andrologo. Naturalmente lo spartiacque è l'età. Da zero a trent'anni, la problematica delle disfunzioni erettili riguarda solo persone affette da grosse patologie e giovani che hanno riportato danni erettili in conseguenza di traumatismi. Poi la patologia cresce per arrivare a superare il 40 per cento, nella fascia d'età compresa tra i 45 ed i 65 anni. Come sempre le visite andrologiche sono da consigliare, soprattutto agli ultracinquantenni che dovranno associare la visita anche al controllo dello stato della prostata, il cui tumore è in costante crescita. Bisogna dire subito che resteranno delusi, almeno in parte, da questa visita tutti i maschi che hanno aspettative di immediato recupero della virilità perduta. Oggi disponiamo di diversi farmaci assolutamente efficaci nel senso che se usati in modo appropriato ripristinano all'occorrenza la funzionalità sessuale. Ma il problema è un altro: il più delle volte la disfunzione erettile è solo il sintomo di una malattia, e ha notevoli possibilità di sparire soltanto rimuovendo la causa che l'ha generata. Esiste un rapporto strettissimo tra disfunzioni sessuali e problemi cardiovascolari. Recenti ricerche hanno messo in evidenza come la comparsa di disturbi dell'erezione sia indice di un elevato rischio di infarto nei successivi due o tre anni. Questo cambiamento di approccio medico, dall'organo alla persona, consente oggi più di ieri di curare la disfunzione erettile agendo sugli stili di vita, magari insistendo molto sulla dieta Mediterranea. La pasta al pomodoro, le minestre, frutta e verdura tutti i giorni, rendono il maschio latino più sano sessualmente, dei maschi che consumano quotidianamente patatine fritte e hamburger. La dieta mediterranea, combinando nutrienti differenti, permette di prevenire i danni al sistema cardiocircolatorio, e quindi all'apparato genitale maschile e della sua capacità erettile. Inoltre, un regime di dieta mediterranea determina esiti diretti anche sulla sfera sessuale con aumento del testosterone, controllo del colesterolo ed aumento dell'attività antiossidante. Mangiar sano aumenta le difese immunitarie e dà all'organismo anche lo sprint necessario a fare sesso. Naturalmente, in qualche caso non basta perché la disfunzione erettile si insinua tra le pieghe di tante patologie, dal diabete all'ipertensione, solo per fare qualche esempio. Ma è sopra i 50 anni che questa patologia miete la stragrande maggioranza di vittime ed è sopra i 50 anni che ancora molto si può fare con la dieta, la riabilitazione, ed i farmaci oggi a disposizione, che svolgono un ottimo ruolo terapeutico.


11.4.09

Malati di Internet

Trascorrono i pomeriggi navigando in internet, chattando, sfidandosi in giochi di ruolo. Si inventano una vita parallela e con essa giocano finché si accorgono di non poter più farne a meno. Sono sempre di più i «malati» di computer e di internet, i giovani che - soprattutto maschi e sui 16-17 anni - non staccano mai gli occhi (e la mente) dal video. Neppure per mangiare. C'è chi lascia la scuola, chi «dimentica» la compagnia e preferisce trascorrere le giornate chiuso nella propria stanza anziché fare quattro chiacchiere con gli amici o un po' di sport. In questo modo la passione per la tecnologia diventa malattia. È una patologia, sì, siamo nell'ordine dell'isolamento da una serie di stimoli sociali. Si ammalano quelle persone che hanno difficoltà a trovare uno spazio nel mondo in cui definirsi ed avere rapporti con i propri pari. Spesso si è costretti a ricorrere ad uno specialista, nel caso specifico ad uno psicologo per riportare le cose su un giusto binario. A lui si rivolgono molti genitori, che non sanno più come muoversi. Purtroppo alcuni hanno lasciato andare la situazione e si sono ritrovati con ragazzi che trascorrono dalle 7 alle 8 ore al giorno davanti al computer. Ma ci sono alcuni campanelli d'allarme. Dipende da quanto un adolescente sta collegato ad internet, cosa fa. I giochi di ruolo, ad esempio, possono diventare pericolosi perché creano una realtà alternativa. Per non pensare, i ragazzi navigano. Se i genitori si intromettono, minacciando ad esempio di spegnere il computer, possono anche scaturire episodi violenti. Come è accaduto lo scorso anno, con un diciassettenne che aveva messo a soqquadro la casa. La «nuova» dipendenza si chiama Hikikomori , termine giapponese che indica i giovani che rigettano la vita pubblica isolandosi e diventando schiavi della propria vita sedentaria, sfidandosi ai videogiochi e trascorrendo tutto il tempo davanti allo schermo del computer o della televisione. Sono gli adolescenti a rischio, quei ragazzi che frequentano i primi anni delle scuole superiori. Bisogna innanzitutto sostenere padri e madri, perché si ricordino che è giusto, all'interno di una famiglia, dare delle regole e stabilire le priorità. Se il ragazzo è iscritto ad una scuola, è bene portare avanti l'impegno, si devono stabilire gli orari. Quando le situazioni vanno fuori dal controllo, quando il genitore si accorge della dipendenza del figlio dal mezzo tecnologico, si deve avere la possibilità di riflettere insieme a lui. Se il ragazzo sta al computer fino a tarda notte, non ha voglia di andare a scuola, spesso parla ai genitori ma solo per tenerli buoni, non fa sport, non esce, ha 4 o 5 amici che stanno anche loro parecchio tempo sul computer: sono i primi campanelli d'allarme è meglio intervenire subito. C'è chi grazie al computer riesce a fare piccoli lavoretti retribuiti, ma anche chi fa giochi di ruolo, dove si costruisce la propria identità, si racconta come vuole essere e si rappresenta con una sorta di alter ego, anche fisicamente. Ad esempio, alcuni maschi esplorano la possibilità di essere donne. E viceversa. Possono raccontare tutto ciò che vogliono, proiettare l'identità desiderata. Più costruiscono tale identità più è difficile rientrare nella propria. Intervenire perchè il rischio è quello dell'isolamento completo. Purtroppo ci sono genitori che sottovalutano il fenomeno e lasciano andare la situazione ritrovandosi con figli che stanno anche 7-8 ore davanti al computer dimenticandosi persino di fare persino i compiti.

6.4.09

L'inferno, stanotte è arrivato all'Aquila


L'Aquila e le cittadine della sua provincia, questa notte sono state seriamente danneggiata dal terremoto che ha distrutto, per buona parte anche il centro storico. L'80% delle abitazioni sarebbero crollati. Campanili di chiese crollati, edifici sventrati, palazzi pubblici seriamente danneggiati. La gente si trova ora ammassata nelle piazze: Piazza Duomo, Piazza Palazzo, Piazza Castello. Sono cominciati ad affluire a L'Aquila i primi mezzi di soccorso della Protezione civile. Tantissime persone si stanno dedicando in questo momento al salvataggio di anziani rimasti bloccati nelle abitazioni. Il terremoto, avvenuto nella notte, e magnitudo di 5,8 Richter (8-9 Mercalli), ha causato decine di vittime a L'Aquila e nelle zone limitrofe. Nelle frazioni di Paganica e Tempera sono molte le case rase al suolo. Gran lavoro per i vigili del fuoco e per i le persone colpite dal sisma che scavano con le mani nel tentativo di salvare chi potrebbe essere rimasto sotto le macerie. Partiti da tutta Italia i contingenti della Protezione Civile per prestare soccorso alla popolazione abruzzese vittima la notte scorsa del terremoto. Adesso è il momento di piangere i nostri morti evitando le polemiche, poi eventualmente si potrà chiedere a Bertolaso come mai fino a giovedì, giorno di una scossa fortissima, si era detto ai cittadini di stare tranquilli che tutto rientrava nella normalità. Quanti morti e quanti feriti in meno si sarebbero verificati se la popolazione fosse stata giustamente allertata ? Cento i morti alle 17 di lunedì 6 aprile 2009, centomila i feriti e tantissimi dispersi. L'ospedale evacuato, la casa dello studente crollata con otto ragazzi da recuperare, case sventrate e tanta gente disperata in strada, qualcuna ancora in pigiama. La situazione è naturalmente in evoluzione e si spera che altre scosse, i famigerati sciami, smettano di avvicendarsi.





1.4.09

Genitori & Figli

Ogni tanto nei blog cittadini qualche giovane emergente cerca di dare una scossa all'ambiente Teatino spronando i giovani ad agire per il loro bene, senza lasciare sempre gli altri a decidere sul loro futuro. Lo fà con ardore attraverso i suoi scritti, senza ottenere grossi risultati come numero di partecipati al dibattito o come numero di risposte ai suoi "disperati" post. L'aria che si respira per loro oggi in Italia è questa: di un paese smembrato, disgregato, smantellato, in altre parole allo sfascio. La cosa preoccupante per me è che questo catastrofismo dilagante colpisce anche la categoria dei più giovani. Come se fossero ormai anch'essi una generazione bruciata invece di essere coloro che aprono le porte del futuro. A forza di sentirselo dire, finiranno per bruciarsi davvero sotto i riflettori violenti della ribalta mediatica. Oggi quando si parla di giovani si tende a fare l'associazione maschi-bulli (siano essi nelle scuole o nelle curve degli stadi), e femmine-veline. La cronaca recente purtroppo sembra confermare questa immagine. Alla domanda «cosa vuoi fare da grande?», la maggioranza dei maschi ha risposto «calciatore» e per le femmine la risposta più diffusa è stata «diventare un personaggio famoso» (ma non nel senso di vincere un premio Nobel). La seconda risposta, forse ancora più inquietante, è stata «non lo so». Questo «non lo so», più che un dubbio, che sarebbe anche legittimo, assomiglia piuttosto ad un abdicare al futuro, ad una mancanza di capacità di proiettarsi nella società degli adulti, della quale gli adolescenti non si sentono parte. La temono, la disprezzano, talvolta la odiano, quindi si autoemarginano vivendo in un mondo parallelo fittizio dove diventare famosi è la soluzione più facile. Se io fossi un'adolescente mi batterei per il ripristino del buon nome della categoria, laddove ormai fare una vita «normale» come andare bene a scuola, praticare uno sport, rivolgere la parola ai propri genitori, sognare di fare qualcosa da grande sembrano prerogative da eroi o da «soggetti». Ma come si è arrivati a questo punto? Guardavo alcuni dei video che girano su Youtube: ragazzine che si fanno filmare mentre fanno uno spogliarello nelle loro camerette dove sullo sfondo si vedono ancora i peluche che forse qualche volta ancora abbracciano prima di addormentarsi. Una ragazzina che ha bisogno di farsi guardare in questo modo dai suoi coetanei è una ragazzina che non è stata mai guardata da una figura affettivamente significativa. - Nessuno mi ha mai guardata-amata, ma se mi metto nuda qualcuno lo farà -. Penso che per i ragazzi che si comportano da bulli valga lo stesso ragionamento, una tremenda confusione tra amore e visibilità, laddove il primo dovrebbe garantire la seconda agli occhi di chi ti vuole bene. Ma se questo non è mai avvenuto, non resta che affermarsi mettendosi in mostra. Allora forse la domanda da farsi è: dove sono i genitori di questi ragazzi? Verso che cosa rivolgono il loro sguardo se non hanno mai posato gli occhi sui propri figli? Io a questa domanda non so rispondere ma forse gli stessi ragazzi avrebbero qualcosa di interessante da dire in proposito, perchè non lo fanno ?.

25.3.09

I nonni di oggi


Più dinamici di una volta, i “vecchietti” sostituiscono mamme e papà stressati. Nonni e nipoti veri amici per la pelle. In passato erano soprattutto i nipoti che andavano a trovare i nonni, a casa loro, per farsi raccontare le favole, gli episodi significativi della loro vita e aiutarli in piccole attività quotidiane. Oggi invece sta diventando sempre più frequente che nonni e nipoti se ne partano insieme in viaggio o in vacanza, lasciando a casa i figli-genitori entrambi impegnati nel lavoro e mettendo alla prova la loro capacità di intendersi e di divertirsi insieme nonostante l'ampio divario d'età. I nonni di un tempo erano in minor numero e sembravano veramente anziani, più anziani di quanto in realtà non fossero: non facevano le ginnastiche e i massaggi che fanno i nonni di questa generazione, non usavano creme contro le rughe, portavano i capelli bianchi, vestivano di scuro, trascinavano i loro acciacchi e avevano dentiere scadenti; inoltre ritenevano di dover fare una vita consona alla loro età, che consideravano avanzata, scandita da ritmi lenti. Era una rara fortuna per i nipoti essere riusciti a conoscerli tutti e quattro: generalmente uno o due erano già scomparsi prima che loro fossero venuti al mondo. Molti nonni di oggi hanno invece un aspetto giovanile, curano corpo e abbigliamento e, se non sono malati, continuano a condurre una vita dinamica: guidano l'automobile, salgono con disinvoltura su treni ed aerei, usano il telefonino, inviano e-mail, vanno a sciare, giocano a tennis e soprattutto non pensano di essere vecchi, semmai si considerano degli adulti maturi. In più, i nonni e le nonne di questa generazione nel corso della loro giovinezza hanno vissuto, direttamente o indirettamente, tutte quelle trasformazioni culturali, sociali, psicologiche, politiche e musicali che hanno caratterizzato il periodo a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Sono stati loro (o se non proprio loro in prima persona i loro coetanei o fratelli) a spezzare vecchi tabù, a realizzare in brevissimo tempo un cambiamento radicale nei rapporti uomo-donna, ad affermare con successo una serie di libertà civili e individuali, a intaccare all'interno della famiglia il tradizionale autoritarismo che per secoli aveva regolato tanto i rapporti di coppia quanto quelli tra genitori-figli. Questi traguardi sono anche i temi che compaiono in alcune delle canzoni di rock-star che hanno segnato la giovinezza dei nonni ma che continuano ancora a piacere anche ai giovani. Ora, questi nonni non autoritari, spesso animati da idee libertarie e una parte dei quali fecero dell’ "immaginazione al potere" la loro bandiera, possono trovarsi in una speciale sintonia con i propri nipoti: una sintonia che deriva sia dal fatto di non dovere esercitare quel ruolo parentale che condiziona il rapporto con i figli, sia dal fatto che spesso essi hanno avuto, negli anni della giovinezza, grandi ideali, idee socialmente avanzate e, giusto o sbagliato che fosse, maggiore ottimismo e fiducia nel cambiamento rispetto ai loro figli, i genitori di adesso. Essi quindi possono sentirsi galvanizzati dal contatto con i nipoti, di cui sono portati ad apprezzare la spontaneità e l'idealismo. Per il percorso esistenziale che hanno compiuto, i nonni di oggi sono diversi da quelli di un tempo: non sono più anziani signori austeri piuttosto rigidi nelle idee e nel linguaggio, ma persone di una "certa età" ancora pronte a mettersi in gioco, ancora interessate ad apprendere e curiose del mondo, come dimostra il proliferare delle università della terza età.


14.3.09

Grandi fatiche, pasti frugali


Nel 1954 a noi che abitavamo in campagna più che il tasso di colesterolo nel sangue misuravamo i buchi nella cintura. La statura piccola e la magrezza generalizzata furono per un decennio le caratteristiche della popolazione delle nostre campagne. Chi soffriva di gotta era guardato con un misto di commiserazione e di invidia. Di certo lui mangiava carne, soprattutto carne anche se questa era grassa. Adesso, 2009, il cibo non figura più tra le priorità, anzi sono in aumento coloro i quali sono costretti a ricorrere a diete per perdere il sovrappeso. Ora, negli ipermercati si trovano prodotti da tutto il mondo e la cucina "etnica" fa bella mostra accanto alle derrate alimentari del nostro paese. Il riso attiguo al Cus-cus, la carne di montone vicino a quella di... soia. La globalizzazione ha "destagionalizzato" la frutta e la verdura. Tant'è che le ciliegie si mangiano pure a Natale; l'uva si trova a maggio; le zucchine tutto l'anno. In meno di vent'anni, i kiwi della Nuova Zelanda sono diventanti una delle produzioni più prolifiche anche negli orti e nei giardini privati di mezzo mondo. Insomma, per la maggior parte delle persone, il cibo non è più un problema. Pertanto, sembra una leggenda il racconto delle nonne costrette a spremersi le meningi per mettere in tavola qualcosa "per disnàr", o meglio per far quadrare il pranzo con la cena. Fino a cinquant'anni fa si lavorava soprattutto per l'autosostentamento, ovvero per procurarsi il cibo, come avviene ancor oggi nei Paesi del sud del mondo do¬ve la sopravvivenza è una gara quotidiana. Le donne andavano a lavorare a giornata, per ricevere, al ritorno dai campi, una "pinta di latte" o l'equivalente da portare ai figli che attendevano, con ansia, qualcosa da mettere sotto i denti. I piccoli mangiavano in fretta, per paura che i fratelli potessero togliere loro il boccone di bocca. Anche adesso si ha fretta di mangiare. A pranzo si parla di "fast-food", di pasto veloce, perché bisogna correre e le pietanze sembrano in gara con l'orologio. Non si trovano più cibi cotti per ore, lentamente, sulla "piastra de la fornacèll": i minestroni che sapevano di fatica e di amore; le "pinte di latte"; i "tortèlli di patate". La fretta dispone di panini a volontà, tramezzini e pizze; bistecche ai ferri, patate fritte in tre minuti, spaghetti "al dente" (così cuociono prima), purè di patate liofilizzate. E molti cibi precotti e surgelati che si scongelano in cinque minuti con il forno a microonde. Non c'è più tempo per mangiare e neppure per parlare. Ci sono mille attrazioni (dai canali televisivi satellitari a Internet) che tengono occupati anche mentre si trangugia, solitari, un panino. Non si ascoltano più gli altri e neppure se stessi. Impera la solitudine. Tutto questo è accaduto in un soffio, in pochi decenni. Stiamo meglio? Siamo migliori dei nostri poveri vecchi, che erano poveri e faticavano a vivere fin dall’infanzia? Ognuno di noi se lo chiede magari la notte quando, insonne, pianifica il giorno a venire. Ognuno si da una risposta di comodo. Eppure i figli della terra, gli uomini dei campi, che sono poi i nostri padri, vissero brandelli di vita che, riletti con gli occhi di oggi, assumono i toni di una esistenza ordinata. Se vi capita di chiedere a loro, i nostri vecchi, vi diranno che stavano meglio quando stavano peggio. Nel linguaggio di oggi, si accontentavano di poco e gioivano per il ragionevole. Oggi, abbiamo tutti di più e in questa bulimia di possesso s’è smarrita la bussola della semplicità, del nascere e del vivere, dell’invecchiare e del morire secondo le leggi millenarie della natura. E’ a questa bussola, al calendario dimenticato della civiltà contadina che si dovrebbero riportare i giorni e gli avvenimenti perché sono tante le cose che sono cambiate e si sono modificati persino i sostantivi. Per fare qualche esempio di ipocrisia della parola basta ricordare che la polenta è diventato il “pasticcio di mais”; il baccalà “pesce veloce del Baltico”; il contadino “vignaiolo”; l’ubriacone “intenditore di vini”; l’obeso “buongustaio”. Solo i miserabili hanno mantenuto il nome e il peso dei loro reati. Se a rubare è un povero cristo si chiama “ladro”; se lo fa il potente di turno diventa, al massimo, “appropriazione indebita”. Se una disgraziata vende se stessa è una “puttana”; se lo fa una signora perbene è una che “si gode la vita”. E si le cose sono , in questo brevissimo volgere di tempo, veramente cambiate...


8.3.09

Internauti o Addicted


C'è poco da fare prima o poi potremo navigare, anche a Chieti, WIFI in Internet anche al bar o seduti su una panchina del parco cittadino. Tutte le più grandi città oggi e domani forse anche le piccole, usufruiranno di questo stupendo mezzo di comunicazione, la rete, che permette di entrare in contatto con persone al di là dell'emisfero in tempi brevissimi e stando seduti comodamente inviare email o immagini in tempo reale. Oggi però Internet, per molti di noi, è una cosa ancora ­troppo nuova, perché tut­ti si abbia idea di quante ­cose implichi. Per esempio: in tanti tan­tissimi, hanno un sito un diario personale sul Web o anche solo degli ami­ci che parlano di loro su altri siti, forum o blog. Se accade una cosa buffa, divertente o che riteniamo importante, ne parliamo sul Web, pubblicando una foto o un racconto. Ma cosa succede a quello che viene scritto e inserito in Rete? Succede che resta lì per parec­chio tempo, fornendo a chiunque volesse un po' di materiale su di ­noi da consultare a bisogno. Negli Stati Uniti, per esempio, succe­de che chi deve selezionare del­le persone per un lavoro, faccia un salto sul Web per vedere co­sa "si dice" di loro. Se trovano fo­to "compromettenti" o racconti di episodi poco edificanti, ne bocciano la candidatura. A parte il fatto che si potrebbe discutere per parecchio tempo sulla super­ficialità di questo tipo di control­lo(è difficile che in Rete vengano postate delle noiose foto di persone tutte composte e perfetta­mente "pettinate": se qualcuno fi­nisce su Internet è perché ha fatto qualcosa al di fuori dall'ordina­rio), la vera domanda è: quanti di noi hanno pensato a quante pos­sibili implicazioni ha un semplice messaggio che mettiamo su di un forum o in un Blog? Lo stesso meccanismo che può rendere famoso un perfetto sconosciuto nel giro di pochi giorni, è in gra­do di tirare dei pessimi tiri a chi invece, pur non saltando all'onore delle cronache, viene scovato da una semplice ricerca sul Web. Internet è quello che i giornali sono stati nei decenni passati, con la dif­ferenza che un quotidiano è dif­ficile da trovare dopo pochi gior­ni mentre su Internet le informa­zioni vengono di continuo repli­cate, spostate, rinnovate e indiciz­zate per la ricerca. Se qualcuno fi­nisce su Internet, resta lì per anni (o per sempre). Ricordiamocelo quando staremo per pubblicare una foto e, magari, da adesso in poi evitiamo di mettere troppo spesso nomi e cognomi se non sono strettamente necessari...


3.3.09

Crisi o sfruttamento mascherato


Vi ricordate quando questa estate vi parlavo, da questo blog, dei fatti che accadevano a Villa Pini? Si, di quella clinica che anni addietro era adibita alla cura dei "matti" e al misero tentativo del loro reinserimento nella vita quotidiana. Un qualcosa di pazzesco deve essere rimasto ad aleggiare sulla struttura perchè a sentire, oggi, il discorso dei sindacati e dei dipendenti pare che questi ultimi non abbiano ancora avuto in pagamento gli stipendi arretrati che sono fermi a mesi e mesi fa. Dopo aver fatto un can can del diavolo, a causa delle tangenti uscite da questa struttura per pagare i potenti locali, sui "giornaletti" locali, è di oggi la notizia che sembra non si riescano a trovare una ventina di milioni, necessari per pagare questi "poveracci" che sicuramente hanno delle grosse difficoltà a tirare avanti e campare con le loro famiglie. "Poveracci" a cui viene negato il dovuto e che sono costantemente costretti a vivere a credito con le banche che certamente non regalano loro il denaro. Ci sono dei momenti di silenzio assoluto e dei momenti in cui tutti oggi sembrano attivarsi, sindacati regionali, nazionali e quelli locali, sembra di essere in un formicaio di "parole", ma il risultato è sempre lo stesso: GLI STIPENDI non vengono pagati e non si da nessuna assicurazione ai dipendenti, anzi si minaccia, è di oggi la notizia su "Il Messaggero" di usarli, non già per scioperare per ottenere quanto loro dovuto, ma per far pressione nei confronti della ASL affinchè il titolare dell'azienda percepisca, secondo loro, un arretrato di 80 miloni, e poi, solo poi forse si potranno fare le buste paga ai lavoratori. In una situazione di questo tipo c'è poco da stare allegri credetemi e in attesa degli eventi intanto questi lavoratori per mandare avanti le famiglie continuano a fare sacrifici e a riempirsi di debiti per sopravvivere. I sindacati quindi invece di fare chiacchiere, e andare ai meeting proposti dai vari Coletti & company, che naturalmente hanno tutto l'interesse a mettersi in mostra in previsione di future elezioni, che sommano alle loro chiacchiere altre chiacchiere, facendo un bel coro, invece di pretendere l'immediato pagamento degli stipendi arretrati. I lavoratori del gruppo Villa Pini sono ormai esasperati: «La nostra priorità è lo stipendio per sfamare le nostre famiglie» dicono, non potendone più neanche dell'operato sindacale, perchè non li sentono più vicini o dalla loro parte ma dalla parte del proprietario della struttura ospedaliera. «Capisco perfettamente la situazione dei lavoratori che pur avendo prestato il loro servizio sono in attesa di essere retribuiti - ha detto dal canto suo Coletti - e ho voluto incontrare i sindacati proprio per farli partecipi della mia vicinanza, già dimostrata, al problema che tra l’altro si protrae ormai da troppo tempo". Anche lui come vedete, fa solo belle chiacchiere e non concorre minimamente a cercare una soluzione del problema, vive alla giornata in attesa che qualcosa si sblocchi, magari appropriandosene i meriti... Mala tempora currunt.


26.2.09

Blogger nostrani !




In questi giorni si è risvegliato l'interesse per i disservizi e i mali della nostra città su alcuni BLOG locali che vanno per la "maggiore" nel nostro mondo di internauti . In questo mese ho riletto dei post interessanti su "Proposte per Chieti" quello gestito da Tom ( dove i lettori si scatenano in un serrato contradditorio più o meno democratico, spesso come utenti anonimi, che si commentano l'un l'altro senza purtroppo proporre niente di nuovo, come vorrebbe forse lo spirito dell'autore, che nei giorni passati aveva minacciato anche di chiudere se l'andazzo fosse perdurato). Costui era partito, come un tempo fece "il piccolo di Chieti" a fare le sue "proposte" per la città di Chieti e man mano queste si sono allargate, spaziando sulla provincia e su alcuni fatti accaduti o accadenti ad Ortona in particolare, registrando un calo di partecipazione (suggerimenti) preoccupante. Nel frattempo è nato un altro BLOG "ragazzi di Chieti" che pubblica anch'esso notizie e propone cose interessanti, ma ha un seguito scarsissimo, forse perchè il blog non è colorato o arricchito con belle immagini. Lui va avanti imperterrito riportando i suoi post in altri News-Blog sperando di aver più fortuna. Poi c'è il Blog di Maxim è (quello dell'omino seduto su un water con le braghe calate fino alle caviglie) che ogni tanto, staccandosi delle argomentazioni tecniche sui gdget tecnologici più disparati, parla anche della nostra città in maniera succinta e abbastanza intelligente, facendo spesso il sunto di cosa non va senza dare purtroppo suggerimenti per migliorare le cose sul colle. Anche lui ha i suoi dieci undici incazzatissimi lettori cittadini, che continuano a rincorrersi con nick differenti sui vari posti per potersi sfogare contro l'amministrazione di sinistra attuale ( magari erano quelli che ballavano in Piazza Malta quando fu eletto l'attuale sindaco a dirigere le sorti di questa città) come avrebbero fatto anche se al suo posto ci fosse rimasto ancora Nicolino il sindaco "nero" che più "nero" non si poteva, peggio di Calimero, tanto che persino Fini ne era terrorizzato ( quello per intenderci che andava di notte in giro col piccone a controllare le operazioni di restauro che venivano fatte in città). E si questi blogger hanno tutti lo stesso difetto,lamentano una scarsissima partecipazione , disarticolati nel gestire le informazioni e quant'altro, senza darsene una spiegazione. Cosa che non succede a "primadanoi" dove la bagarre si scatena ad ogni notizia che giornalmente viene pubblicata, sopratutto se questa è "piccante" e fa conoscere cose che altrimenti verrebbero "oscurate" sui giornali di "partito" locali. Il vedere questi blog "appiattirsi" su livelli generalistici, trascurando forse le notizie vere su Chieti, quelle che ci riguardano più da vicino li rallentano e li portano ad essere ogni giorno che passa ad essere ignorati. Anche "Di monte" che cura amorevolmente il suo di orticello, usando termini inglesi come "back yard", basta leggere il blog su cui scrive, per rendersene conto, solo che nel suo, sono quasi inesistenti gli interventi in diretta, e non si può pertanto accertare mai una crescita o una decrescita dei suoi lettori. Lui forse non lo saprà mai ( oddio si può guardare il contatore!!! ) o forse non gle ne frega neppure, ma da fonti (protestatori incalliti, quelli incontrati sotto i portici lungo Corso Marrucino, quelli che ogni mattina discutono su come fare o meglio su cosa farebbero loro se fossero al posto di Berlusconi per sanare tutte le piaghe che affliggono l'Italia e forsanche il mondo intero) pare che sia molto letto, perchè lo sentono vicino al loro orticello. Io concordo e apprezzo lo sforzo di tutti, le notizie su Chieti vanno comunque date e pubblicate, almeno sui blog che si fregiano del suo nome, siano esse positive, siano esse negative, vanno date se non altro per vedere come la gente, quella che frequenta Internet, la pensa in materia. Volete un esempio concreto???? si è parlato di fare un tunnel dove ora c'è una scala mobile, senza che ci venisse spiegato dove verranno presi i soldi che competono al comune per la realizzazione di tale opera, e si è lasciato aperto uno scavo dove hanno trovato uno scheletro ancora da datare da un anno o quasi, ci è stato detto che il filobus sarebbe ripartito a maggio del 2008 altrimenti si sarebbe dimesso l'assessore Febo...( oggi sono ritornate le Iene è non trovando il sindaco si sono incontrati con l'assessore, che è arrivato in filobus, l'unico forse funzionante per la scuola guida, che nonostante come asserisce lui, i controlli non sono stati effettuati, qualche volta circola...) si ci sono state queste e altre notizie analoghe pubblicare sui blog, ma avete visto voi qualche risultato ?... quelli che "contano", impegnati sempre più a "contare" (oggi hanno sulle loro spalle uno stipendio del supermanager mica da ridere da tirare fuori... ) non hanno tempo per leggere i nostri blog e queste notizie rimangono appannaggio di pochi, quasi sempre gli stessi. Ci vengono a dire lasciate a casa la macchina, liberiamo Chieti dallo smog, ma il signor Sindaco ci dovrebbe dire dove dobbiamo mettere le macchine se vogliamo rispettare le sue "indicazioni" giornalistiche che spara fuori, da due anni, con cadenze regolari. Trovate invece sti soldi allargare il parcheggio in zona pullman giù alla Madonna degli Angeli e non fatevi ricattare da quei quattro negozietti (parecchi dello stesso proprietario) dove, per acquistarvi qualcosa si dovrebbe stanziare un mutuo, destinati anch'essi primo o poi a non avere più i soldi neanche per pagarsi la luce. Troviamo sti soldi per rifare le strisce pedonali e se non le si vuole ridisegnare ogni anno facciamolo, una volta per tutte, in porfido bianco, magari rialzate, per ridurre la velocità dei veicoli, che sono praticamente eterni. Segnaliamo dette strisce pedonali con dei cartelli, come prevede il codice della strada e multiamo severamente quei cittadini che non rispettano tali regole. La gente per attraversare non deve rischiare la vita ogni volta,(caro Bassam) perchè essi si comportano come se fossero sulla pista di Monza. E poi sta differenziata che non decolla, assessore, diamoci una mossa, qualcosa di sbagliato nella sua impostazione deve esserci, correggiamola, sensibilizziamo sti cittadini e facciamo riunioni tali che possano portare al suo miglioramento. Il 20% è ben misera cosa nei confronti di città che sono arrivati a oltre il 60%, son tutti soldi risparmiati col riciclo e il riciclato putrà essere utilizzato per produrre ricchezza.



18.2.09

Un lavoro usa e getta


Nella sua opera scientifica, Karl Marx aveva definito il lavoro operaio come "merce". Oggi, più opportunamente, "il lavoro dipendente" dovrebbe essere definito come "merce usa e getta". L´analisi marxiana sulla "svalorizzazione del mondo umano" e sulla "alienazione del lavoro", oggi dovrebbe essere integrata dal nuovo fenomeno "dell´insicurezza e della solitudine umana", come prodotto della "precarizzazione del lavoro". Grazie alla riforma intitolata a Marco Biagi, Silvio Berlusconi, con tutta la sua potenza comunicativa, ha annunciato che "il mercato del lavoro italiano è ora tra i più flessibili d´Europa". Il capo degli industriali gli ha fatto eco con un grande applauso. In effetti è proprio così. Ma, ai giovani, si vuol far credere che il lavoro flessibile non coincide più con la precarietà. E questo non è affatto vero. È una bugia grande come una casa. Esaminiamo le novità introdotte dal decreto attuativo e scopriremo che i "nuovi lavori" sono esempi classici di "lavoro usa e getta", aggraziati con termini inglesi ma senza protezioni di sorta. Il job on call (il lavoro a chiamata): sono i "lavoratori squillo" perché devono essere disponibili ad ogni momento ,con un semplice "squillo di telefono", a svolgere un lavoro di durata assolutamente imprevedibile. Oltre alle ore di lavoro è prevista un´indennità di disponibilità ancora tutta da verificare. La vita di questo giovane lavoratore sarà un´attesa continua "dello squillo" che lo chiamerà al lavoro. Francamente non pare una bella prospettiva. Il job sharing (il lavoro ripartito): un posto di lavoro potrà essere suddiviso fra più lavoratori. Una paga intera è spesso già insufficiente per vivere dignitosamente. Figuriamoci se deve essere divisa fra due o più lavoratori. Lo staff leasing (l´affitto di manodopera): teoricamente potrà dare origine ad un nuovo tipo di azienda "senza dipendenti", non perché i lavoratori sono sostituiti dai robots, ma da intere staff di lavoratori in affitto che tali possono rimanere per sempre. Dove siano le maggiori garanzie per questi lavoratori proprio non è dato di sapere anche se limiti e criteri dovranno essere affrontati nei contratti nazionali. Il lavoro occasionale: consente lo svolgimento di "piccoli lavori occasionali" con dei "bonus" comprensivi anche della contribuzione previdenziale. Una facilitazione, ma niente di più. Si è detto che spariscono i CO.CO.CO. (i collaboratori coordinati continuativi), il lavoro atipico per eccellenza dei nostri giovani, l´esempio più emblematico della precarietà. Ma è solo una finzione. A cambiare è solo il nome. Ora i CO.CO.CO. diventano "lavoratori a progetto", termine più accattivante. L´obbligo di un contratto scritto è sicuramente molto importante, ma non sufficiente a superare precarietà, abusi, assenza dei diritti e ad una pensione che non arriverà mai. La privatizzazione del collocamento sarà pressoché totale. Con una situazione del genere, con i sindacati che non si interessano (almeno una volta scioperavano) e un PD che latita (preferisce criminalizzare il Premier piuttosto che fare opposizione), in un periodo di recessione mondiale nessuno si azzarda a fare previsioni: "Mala tempora currunt..."