7.2.19

San Gennaro pensaci tu

Dopo aver creduto a Conte, a Giggino e alla Sfera di cristallo, le prime incertezze si fanno strada nell’animo dell’elettore del governo gialloverde… Ma il suo granitico consenso non cambia: resta comunque da consultare il Mago Otelma, l’Oracolo di Delfi, i Tarocchi, I fondi di caffè, gli Sciamani indiani, per poi affidarsi ai tradizionali scongiuri napoletani: “occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio”… Se anche il più potente degli scongiuri, non gli fa intravedere il radioso anno dell’età dell’oro promesso dal Premier… come ultima chance non gli resta che rivolgersi a San Gennaro… 

@enio

20.1.19

Occhio al PIL


La scure non era inattesa ma è ugualmente pesante. Per il 2019 anche la Banca d’Italia taglia fortemente le stime di crescita del Pil dall’1% allo 0,6% con una possibilità di «recessione tecnica» (sebbene nel bollettino la parola non compaia) a fine 2018 a causa di un ultimo trimestre forse negativo dopo che già il terzo si era chiuso col segno meno (-0,2%). La certezza arriverà dall’Istat a fine mese. Le nuove stime dell’istituto guidato da Ignazio Visco sono certo un’ amara medicina per il governo che aveva faticosamente approvato la manovra a fine anno dopo il confronto con la Ue e che stimava un PIL in crescita dell’1% con il vicepremier Luigi Di Maio che aveva anche ipotizzato un «boom economico». E dobbiamo dire che siamo appena a gennaio, chissà andando avanti cosa succederà al PIL. Io mi accontenterei se si chiudesse con un valore intorno allo 0.5% a fine anno, ma io sono un ottimista.


15.1.19

Non erano solo 4 gatti


Non è facile costringere a scendere in piazza pacati signori di mezza età, abituati, nel fine settimana, più al tepore del salotto di casa che al gelo di questo mese di gennaio. Invece il governo, votato in massa proprio da una larga parte di questa classe media (almeno in una componente, e cioè la Lega), è riuscito nell’impossibile. A Torino il popolo dei «capelli grigi» ha manifestato per il «sì» alla Tav. Non erano i quattro gatti che siamo abituati a vedere davanti ai cantieri dell’Alta Velocità e che solo grazie a giornali e televisioni amiche paiono una discreta truppa. No, l’urlo (pacato) contro chi vuole bloccare i cantieri veniva da oltre 30 mila persone. C’è una regola nel marketing, ma che vale anche in altri campi: per ogni persona che palesemente apprezzi o critichi un prodotto, ve ne sono fino a cento che hanno la medesima opinione, ma non prendono alcuna iniziativa per manifestarla. Se la regola è vera, quei trentamila in piazza davano voce ad un popolo composto da milioni di individui. Ora, che il M5S sia contrario alla Tav è risaputo. E la commissione costi-benefici è soltanto una burla di chi pensa che il popolo italiano sia composto da fessi creduloni.

30.12.18

Il vero costo della Finanziaria


Il vero costo della manovra finanziaria, fatta votare ieri dal Senato senza che i senatori potessero nemmeno leggerla, non è il taglio radicale di ogni misura per la crescita e il lavoro, che avrà effetti pesantemente recessivi sul Paese nell’anno che sta per iniziare. Il prezzo maggiore da pagare è l’umiliazione che l’Italia a guida sovranista ha dovuto subire, dopo mesi di inutili insulti e provocazioni nei confronti dell’Europa e degli altri Paesi, costretta a riscrivere da cima a fondo sotto dettatura di Bruxelles una finanziaria che non stava in piedi, gravandola di ingentissimi sacrifici per gli italiani negli anni a venire. Il governo più sovranista (a parole) che la repubblica abbia mai avuto nella sua storia, ha firmato la resa svendendo la sovranità dell’Italia che, d’ora in avanti, sarà trimestralmente controllata dai funzionari europei, non fidandosi più di una classe di governo inconsistente e pericolosa per la sua vuotezza. Non era mai successo che la finanziaria italiana fosse scritta da altri. I precedenti governi discutevano prima con la commissione europea, si confrontavano, trovavano punti d’intesa. E poi scrivevano a Roma la finanziaria. Qui, invece, per mesi abbiamo sparato ad alzo zero sulla Ue giocando a fare i bulli e gridando «me ne frego», facendo schizzare lo spread alle stelle, crollare la borsa, precipitare i titoli di stato. E alla fine, deboli e isolati, abbiamo dovuto correre a Bruxelles in ginocchio, subire le pesanti, inevitabili condizioni, uscendone penalizzati e ridicolizzati per la figura barbina dei soliti italiani fanfaroni e inaffidabili.

3.12.18


L' Italia non fa più figli. Il nostro è il Paese d'Europa con la natalità più bassa. Negli ultimi dieci anni si registrano 120mila nascite in meno l'anno, con un calo drammatico della fecondità: il 22% delle quarantenni non ha alcun figlio. Nel 2017 i bambini nati sono stati 458mila, una media di 1,24 figli per donna, che sale a 1,32 se si calcolano le straniere. I nati non bastano nemmeno a compensare i morti, che sono oltre 600.000 l'anno. Sono questi i dati resi noti settimana scorsa dall'Istat che certificano il pesantissimo declino demografico del nostro Paese, destinato all'estinzione se non vengono attivate immediate e solide politiche familiari volte a favorire la natalità.

@enio

26.11.18

Chefine hanno fatto i moderati ?


Finalmente se ne sono accorti. Fare i gradassi con il resto del mondo può far guadagnare qualche consenso in termini di voti e nei sondaggi, ma alla fine produce tali sconquassi finanziari da far tremare i polsi. Battere i pugni in economia non è la stessa cosa che far la voce grossa su sbarchi, sicurezza ed immigrazione. In un mercato globalizzato dove le scelte vengono fatte da investitori internazionali e mondo finanziario (e spesso sono scelte speculative), puntare l’indice contro la Merkel o Bruxelles in nome dell’italianità equivale a fare come quello stolto che di fronte al saggio che gli indicava la luna, lui guardava il dito. Le parole in libertà ci sono già costate 145 miliardi di euro di ricchezza nazionale: quanto dieci manovre. Con quei soldi si potevano fare altro che reddito di cittadinanza e quota 100: bastava stare più zitti ed agire con gradualità. Con un debito pubblico record (siamo al limite della bancarotta) ed una bassa produttività, giocare con i numeri non si può. E alzare il livello dello scontro con l’Ue (per capitalizzare alle elezioni europee il rancore che si va creando) ci porta sul dirupo. Anche perché di questo passo alle elezioni di primavera rischiamo di arrivarci con tassi e mutui in crescita e con un’immagine internazionale che si riflette sulle aste dei Btp, sempre meno brillanti. Di conseguenza con un sistema bancario in difficoltà che non riesce più a sostenere la crescita delle imprese e a prestare soldi alle famiglie. E allora dall’urna potrebbe uscire anche qualche delusione. Per fortuna le dichiarazioni degli ultimi giorni sono state più sfumate sulla manovra e sui conti pubblici. Dai toni sprezzanti si è passati a quelli concilianti con le istituzioni europee, come ha confermato ieri il premier Conte al termine dell’incontro con il presidente della Commissione Ue. Giova ripetere che non siamo tra i difensori ad ogni costo di quest’Europa. La Comunità dei burocrati e degli egoismi va cambiata, ma le spallate producono solo macerie. Al Nord i cittadini sono costretti a scendere in strada in favore delle infrastrutture. Le categorie meno propense allo scontro, come i medici ospedalieri, debbono scioperare. È l’Italia produttiva, quella che si alza presto al mattino per andare al lavoro, quella che ogni giorno fa imprenditoria e crea occupazione, quella delle partite Iva strozzate da fisco e burocrazia, che ora alza la voce. È l’Italia dei moderati, che sindaci e governatori ascoltano, ma il cui grido a Roma sembra, a torto, flebile. 
@enio

16.11.18

Rischia il carcere chi chiede l’elemosina


Rischia il carcere chi chiede l’elemosina con insistenza o simulando di essere malato per suscitare compassione. L’arresto è previsto anche per chi è colpito da Daspo urbano, ma non rispetta il provvedimento. Inoltre potrà essere limitato l’orario di vendita e somministrazione di alcolici e superalcolici e, in generale, di vendita di  alimenti pronti per il consumo. Un «giro di vite» che punta a tutelare la tranquillità dei cittadini: lo prevedono le misure contenute nel disegno di legge di conversione del decreto legge sicurezza numero 113/2018. I sindaci avranno maggiore potere, mentre per i «furbetti» saranno inasprite le misure nell’ottica della «tolleranza zero»



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