2.2.10

Attentati al Duce


E’ il 7 aprile 1926, un anno cruciale. Mussolini è appena uscito dal Campidoglio dove ha inaugurato un Congresso di chirurgia. Una donna sulla cinquantina gli spara un colpo di pistola, ferendolo di striscio al naso. L’indomani Mussolini si reca in Libia con un vistoso cerotto su questa parte del viso. Sottratta faticosamente al linciaggio la donna viene tradotta in questura, dove si scopre che non è un personaggio da poco, si chiama Violet Gibson, ed è figlia del barone di Ashbourne, lord cancelliere di una Irlanda ancora dominio della Corona britannica. Non spiega il suo gesto, dirà soltanto – ma poi ritratta – di avere avuto la pistola dal duca Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, egli pure un personaggio di spicco, ministro delle Poste e Telegrafi nel governo Facta e nel primo governo Mussolini (e nel privato cultore di scienze esoteriche). Non è il solo degli attentati contro Mussolini. Ma è quello che ha prodotto un qualche, seppur marginale risultato. Oltre a causare un particolare imbarazzo in Italia come al di là della Manica. Da un lato perché contrasta con la politica del momento, di intesa fra Londra e Roma, sancita dalla visita in Italia del re Giorgio V. Inoltre perché essendo una nobildonna la Gibson, e di nobiltà ancora più antica Colonna di Cesarò, ce n’è abbastanza per far correre la voce di un complotto monarchico contro Mussolini, laddove questi, quanto meno al momento, ha tutto l’interesse a far vedere che naviga di conserva coi Savoia. Se ne esce dichiarando pazza la Gibson, espellendola dall’Italia, e trasferendola in Inghilterra, dove la chiudono in un manicomio a Nottingham. Ci resta per trent’anni, fino alla morte nel 1956. Ad una vicenda del genere sta ora dedicando un libro Frances Stonor Saunders - fra l’altro nipote di lord Thomas Stonor, che è stato a lungo lord ciambellano, cioè amministratore dei beni della regina Elisabetta - una giovane e brillante giornalista inglese, nonché studiosa di storia, che verrà pubblicato dalle edizioni Faber and Faber, già con una opzione per la traduzione in italiano. Frances Stonor Saunders è autrice di un bestseller sui rapporti fra la Cia e taluni esponenti dell’intellighentia europea negli anni della guerra fredda, e di una biografia di John Hockwood (chiamato dagli italiani Giovanni l’Acuto), straordinario capitano di ventura nell’Italia del ‘300. E adesso questo libro su Violet Gibson con l’intento di rispondere ad alcune domande finora mai delucidate. Se davvero la donna era folle. E di conseguenza il perchè di questa lunga detenzione in un asilo psichiatrico, ben oltre la caduta del fascismo e la fine di Mussolini. Il primo ad organizzare un attentato contro Mussolini, sparandogli con un fucile a cannocchiale da una finestra dell’hotel Dragoni, il 4 novembre 1924, è stato l’ex deputato socialista Tito Zaniboni. Un attentato fallito per l’intervento dell’Ovra, la polizia politica del regime, con l’arresto di Zaniboni e la condanna a trent’anni di carcere (sarà liberato dagli alleati nel 1944). Segue l’attentato della Gibson. E nel settembre di questo stesso 1926 il tentativo di assassinarlo da parte dell’anarchico Gino Lucetti, con una bomba lanciata contro l’auto del dittatore che però rimbalza sulla macchina ed esplode a terra. Lucetti viene condannato all’ergastolo (e liberato egli pure dagli alleati). Il 31 ottobre, ancora nel 1926, a Bologna il quindicenne Anteo Zamboni viene linciato dai fascisti, e non si capirà se davvero volesse attentare a Mussolini o sia stato vittima di una esplosione di isteria collettiva. In dicembre entra in vigore la legge eccezionale “per la difesa dello Stato”, che istituisce il Tribunale Speciale, e ripristina la pena di morte, abolita in Italia nel 1888. Ne cadono vittima gli anarchici Michele Schirru (nel 1931), scoperto con due bombe in tasca prima che abbia avuto l’occasione di lanciarle, ed Angelo Pellegrino Sbardellotto (nel 1932), che ha rinunciato all’impresa per non causare un massacro, ma egualmente fucilato a Forte Braschi. Il libro di Francis Stonor Sauders ci dirà ora in che misura la decisione di chiudere Violet Gibson in manicomio sia stata presa per una ragion di Stato che mai si è voluto sconfessare.


25.1.10

Albania - Amarcord


Mio padre mi dava poche notizie sulla guerra in Albania, solo brevi flash, velocemente, ricordava i nomi di qualche comandante, della città o della località raggiunte, i primi scontri armati, i feriti, i congedati, i morti, il 232° Reggimento Fanteria, cui lui apparteneva, la risalita della valle di Bence. "Eccomi a Bence, scriveva col lapis, sul suo diario, un foglio di carta che serviva per avvolgere il pane, poche case di pietra tra il torrente e la scarpata, ormai tutte disabitate. All'ombra di un cipresso vidi otto o dieci croci, improvvisate, con il legno verde delle casse delle munizioni: i primi nostri caduti, quelli del mio reggimento, sorpresi forse dal nemico quel maledetto 31 dicembre mentre si raggiungevano le linee... ci sarei potuto essere anch'io...". Mi sottolineava l'inesperienza dei suoi comandanti, la pochezza degli armamenti a disposizione, il freddo, i pidocchi e quel clima complessivo di guerra che ricordava per molti aspetti quello della Prima Guerra Mondiale. Si marciava sempre e per luoghi ignoti e mi ricordava quando, arrivati in una valle verde, valle Saliari, piena di pascoli, piccole abetaie, qualche faggio tale da ricordargli la campagna della Madonna della Vittoria, quella da dove se ne era partito volontario a 17 anni per poter mangiare 3 volte al giorno, prima che la Seconda Guerra Mondiale scoppiasse, durante il suo periodo di ferma. Solo una lontana somiglianza bada bene, mi diceva, il sentiero passava spesso accanto ad un cimitero di guerra. Sopra il cancello c'era una grande scritta:"Ritorneremo". Poi mi raccontò, che di lì a qualche giorno di marcia, arrivarono in una valle che battezzarono subito "il vallone dei muli morti" a causa delle molte carogne di mulo mezzo putrefatte che ne ammorbavano l'aria, sempre con la paura che da un momento all'altro sarebbe potuto venire l'ordine di un attacco. Si accampavano e ripartivano rosicchiando pezzi di vecchie pagnotte di pane, mentre correva dall'uno all'altro, borracce con un pò di anice, discorrendo sottovoce di cose lontane per evitare di pensare agli eventi bellici imminenti. Poi più niente, finchè l'8 giugno del '41 avvenne il trasferimento in Grecia, dove i Panzer tedeschi, venuti come al solito, in soccorso delle truppe italiane, erano nel frattempo, riusciti a vincere la resistenza greca sostenuta dagli inglesi. Si ricordava di quella marcia di 70 chilometri, fatta con 2 tappe, per arrivare a Atene stravolti dalla fatica. Quì il racconto si faceva confuso, mi ripeteva che gli scontri dei partigiani con i carri armati tedeschi erano frequenti, che questi lottavano ferocemente per aiutare la popolazione locale. Agguati che lasciavano a terra diversi soldati italiani, a cui seguivano rappresaglie durissime, la logica della guerra non risparmiava quell'angolo di Grecia....


22.1.10

Quella nostalgia per Bettino...


Craxi grande Leader o grande Lader, in questi giorni, sui giornali, numerose sono le prese di posizione o le difese della memoria di Craxi, da alcuni considerato il più grande uomo politico degli anni 80 - 90 e da altri considerato un uomo privo di scrupoli che si è arricchito intascando tangenti per svariati miliari depositati in Svizzera e scoperti dopo dalla magistratura che ha avuto sì la confessione dettagliata dei concussi, ma che è riuscita solo a recuperare poche briciole del mal tolto, anche dalle casse del suo partito. E' stato l'uomo che ha distrutto politicamente il glorioso Partito Socialista, quel partito per cui moltissime persone avevano dato la vita, cancellando anni e anni di militanza sul suolo dell'Italia. Io ho 62 anni, nei ruggenti anni ottanta e nei primi anni novanta, negli anni cioè di Craxi e della Prima Repubblica, negli anni della Milano da bere, quando diventavo adulto, c'ero e costruivo la mia coscienza civile, a scuola, nelle associazioni e poi in fabbrica. Leggo oggi, attonito questi assurdi distinguo. Mi offendo sentire che Craxi è stato uno statista, seppure uno statista che ha sbagliato. Statista è chi pensa al bene del paese, chi organizza l’eccellenza e costruisce il futuro, chi soprattutto agisce nella massima onestà di metodi e fini. Chi ruba, accetta intorno a se meccanismi disonesti , abusando del proprio potere politico e poi per giunta fugge all’estero davanti alle proprie responsabilità, non è uno statista. E’ stato pertanto un disonesto che poi si è comportato da vigliacco. La verità è che Craxi ridusse il socialismo e il partito, un porto di mare per ladruncoli, ometti, nanetti politici, giustificandoli, come disse lui davanti al Di Pietro, perchè era pratica comune rubare e lui sapeva di ciò da quando portava i calzoni alla zuava...



Lui ha aperto la strada all’era Berlusconiana alla "nuova" Repubblica quella delle banane e del malaffare dove i magistrati vengono paragonati a plotoni di esecuzione che tentano di eliminare l'attuale premier dalla scena politica degli anni 2000 e dove si ruba ancora se non di più dei tempi di mani pulite, facendola spesso franca a cusa di leggi promulgate ad hoc... Ci si arrampica sugli specchi cercando di difendere un passato, che ha fatto raddoppiare il debito pubblico che oggi stiamo pagando pesantemente, e a volte anche un presente divenuto purtroppo indifendibile. L’Italia di Craxi e della cultura politica, in cui lui fondava il suo potere, era un paese senza meritocrazia, un paese che sprofondava nel debito pubblico, nell’inflazione, usata al posto della produttività, per stare sui mercati, un paese dove regnavano la corruzione, la disonestà, il malaffare e soprattutto un paese dove la casta politica inventava mille scuse per giustificare infine i propri errori. Quella era l’abitudine all’epoca e questo non lo giustifica minimamente perchè nonostante avesse appena un 14% di voti aveva, essendo l'ago della bilancia, la possibilità e la capacità di rendere l’Italia migliore. Lui l’ha resa invece peggiore consegnandoci un paese sfasciato, senza identità, indebitato e sfibrato in cui oggi si fa fatica sia a lavorare e vivere per l'inefficienza di un sistema e a causa di un debito pubblico che dovremo pagare negli anni a venire, sapendo che in Italia, avanza chi è più furbo, anche grazie alla cultura politica lasciataci da Craxi. Io mi offendo da cittadino onesto, che lavora e paga le tasse che Craxi venga considerato uno statista grandissimo e che in fondo ha rubato per il mio bene e quello dell'Italia. La politica dovrebbe essere solo e sempre uno strumento per il bene dei cittadini e ogni altro suo uso dovrebbe essere semplicemente immorale. Sopratutto non dedichiamogli nomi di strade o di piazze perchè non potrà mai essere considerato un modello da additare ad esempio alle generazioni future, perché ne seguano le orme. Forse di quegli anni è meglio pescare personaggi come Giorgio Ambrosoli, Luigi Calabresi, Walter Tobagi, Emilio Alessandrini, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A loro vanno dedicate le vie e le piazze italiane, perché loro sono esempi di indefesso servizio al Paese fino alla morte.



16.1.10

La stupidità di chi imbratta e devasta


Chi imbratta i muri delle case ( basta fare un giro in piazza San Giustino, sotto i portici per rendersene conto o come ci documenta Luciano Pellegrini in Piazza Malta ) e chi devasta i bagni ai diurni, come succede ormai da troppo tempo, dovrebbe avere il coraggio di farlo in pieno giorno, davanti alla gente che passa, spiegando le proprie ragioni a sostegno di azioni che al cittadino normale sembrano soltanto frutto di idiozia, di maleducazione e di immaturità. Sfugge il significato profondo, ammesso che esista, per cui sarebbe opportuno che gli autori si facessero avanti per sostenere un confronto, magari senza pregiudizi verso gli adulti bacchettoni e i vecchi conservatori, semplicemente pronti al dibattito e alle regole che lo informano. Chi vince vince e chi perde perde, ma con la ragione, non con la prepotenza e la stupidità elevate a intelligente contestazione. Che cosa c'è di intelligente nello spaccare un water? Forse è un messaggio per dire che al mondo esistono troppe regole e che la pipì si può fare dove capita capita, anche sulla faccia del prossimo? Che cosa c'è di intelligente nello sporcare pareti appena pulite con scritte e scarabocchi? Forse è il modo per attirare l'attenzione su un'arte di strada, per dire che la libertà d'espressione può valersi anche e soprattutto della proprietà altrui? Se così è, meglio un quoziente intellettivo molto più basso, talmente basso da far capire una cosa soltanto, che il non volersi omologare è tutt'altro, che non è poi così brutto essere persone di normale buongusto, di dovuto senso civico, disposte alla convivenza, pronte a rispettare gli altri e ad esigere di essere rispettati secondo regole che esistono e che, se ritenute ingiuste, bisogna cambiare con il ragionamento, che è più impegnativo e tuttavia necessario. Può essere che qualcuno non riesca a convincersi, ritenendo che questa sia l'unica via da imboccare per dimostrare di esistere, a se stessi prima che agli altri. Ma non si potrebbe tentare col dialogo anziché mettersi fin dall'inizio in contrasto alzando muri invalicabili? E se proprio uno ha bisogno di gesti eclatanti, eh via, se la faccia addosso o vada a sporcare la casa di sua zia, se mai glielo consente. C'è da dire che non tutti gli ambienti sono favorevoli, i cattivi esempi non mancano e spesso chi dovrebbe contribuire ad alzare il livello fa di tutto per abbassarlo. E i bambini e i giovani sono come una spugna che assorbe ciò che trova. Assorbe falsi modi d'agire, rincorre la trasgressione, ama l'apparire, non disdegna la finzione, ritiene che sia lecito agire nella maniera più sconsiderata senza pensare alle conseguenze, ai danni, all'inutilità. Una volta, quando le pagelle erano color cenere, tra le prime voci c'era il voto di condotta. Ammetto che la gran parte di noi prendeva in giro chi aveva sempre dieci, ma l'8 era piuttosto raro e nella maggior parte dei casi provocava in casa una specie di terremoto. Poi se n'è persa l'abitudine e ora che insieme al grembiule nero si pensa di reintrodurre la possibilità di beccarsi un 7, con relative conseguenze scolastiche, l'opinione pubblica è presa da sconcerto. Ma come, e la libertà? E il diritto di fare quel che si vuole? E i genitori che difendono il figlio sempre e comunque? E i professori che devono dimostrarsi moderni a tutti i costi lasciandosi perfino insultare? La disciplina, dopo essere diventata un optional, negli anni è addirittura scomparsa. E le eccezioni restano sempre tali. Anche noi da ragazzi avevamo insicurezze e bisogno di affetto eppure il 7 in condotta si poteva contare sulle dita di una mano in tutta la città. Allora vuol dire che nel frattempo è successo qualcosa che è andato storto danneggiando proprio chi adesso improvvisamente si vorrebbe mettere in riga. Ma è impossibile farlo con un numero, ci vuole molto di più di qualche riunione su facebook, come qualcuno va cianciando oggi in città, spacciando la partecipazione virtuale dei giovani come un ritornare ad interessarsi delle cose che accadono oggi in città. Ci si dichiara a priori apolitici ( come se la politica giustamente fosse cacca e pertanto non si potesse toccare neanche con la paletta ) salvo poi protestare in questi modi incivili on delle e-mails, contro una società che non si condivide. Ancora una volta le chiacchiere da noi stanno a ZERO se questi sono i risultati, per non parlare degli innumerevoli atti di bullismo compiuti dal branco nei confronti del soggetto più debole nelle strade come nelle scuole. Di strada se ne dovrà fare tanta per poter di nuovo dire che il giovane è al centro della società, rappresentandone il futuro e, questa strada sarà tanto più lunga quanto minore e la rappresentanza giovanile nelle varie amministrazioni comunali che mano a mano andranno ad insediarsi alla guida della nostra città.


4.1.10

Lodo De Magistris


De Magistris, dal suo blog, spega il suo lodo agli italiani, proponendo un bel lasciapassare per l'estero all'attuale Presidente del Consiglio. E si, un modo per risolvere definitivamente i problemi giudiziari del Cavaliere ci sarebbe? Luigi De Magistris, ex Pm ed ora eurodeputato dell'IDV, propone un suo particolare lodo: dare un lasciapassare a Berlusconi per emigrare. Per lanciare la provocazione, il parlamentare dipietrista dice: «Garantiamo a Berlusconi la possibilità di lasciare l'Italia senza conseguenze. Non c'è trucco e non c'è inganno, ma solo il bisogno di ritornare ad essere una nazione democratica e civile. Diamogli un volo di Stato con annesso Apicella e magari una graziosa signorina. Destinazione? Consigliamo le isole Cayman...» scrivendolo nel suo blog. Nel centrosinistra la «soluzione» non viene presa neppure in considerazione. ma si sà, quelli di decisioni ultimamente ne hanno prese pochissime... La maggioranza reagisce con sdegno. Sandro Bondi definisce di una «gravità inaudita» le parole dell'ex magistrato e si chiede perché il PD non provi «imbarazzo» e «vergogna». Io, invece, mi convinco sempre più che l'IDV esiste come esiste il PD perchè c'è un tal Berluscni in Italia. Questi signori, se continuano a farsi gli autogol, non torneranno a governare neanche fra 50 anni! Invece di combattere l'"usurpatore" in Parlamento (sede solitamente deputata per simili discussioni ) continuano sulla stessa linea di sempre, la lite con il Premier a tutti i costi, nonostante il capo dello stato abbia "saggiamente" consigliato alle parti di fare le riforme, che sono poi quelle che interessano dipiù agli italiani.


30.12.09

Oggi si incomincia a sciare


Quest'anno si riparte alla grande, sulla Paganella la neve c'è ed è abbondante, sul Bondone pure anche se questa è quella sparata dai cannoni nottetempo. Una bella giornata sulla neve, non ha prezzo. Comprare l'attrezzatura (con Mastercard, ma anche in assegni, o contanti) costa un botto. Arrivano le prime nevicate e gli appassionati si devono attrezzare. Ma dotarsi di tutto il necessaire per praticare gli sport della neve, è decisamente dispendioso. Per chi parte da zero, un vero salasso. Calcolando prezzi medi, sull'ampia gamma di prodotti disponibili, uno sciatore single per attrezzarsi del tutto partendo dal niente (ovvero armato di solo portafogli e voglia di gettarsi a uovo da una bella pista) se ne torna a casa con borsa e baule pieno, ma alleggerito di 1.000 euro o giù di lì: circa 300 per una tuta, circa 400 per un paio di sci moderni dotato di attacchi, circa 250 per un paio di scarponi, circa 50 per un paio di occhialoni, circa 60 per un casco, circa 30 per i bastoncini. Calzamaglie, thermos o zaino e guanti esclusi. Certo, un consumatore più attento può anche puntare su prodotti meno di grido (si spera non per questo in grado di garantire minor sicurezza) e tuffandosi su offerte e sconti, può cavarsela con un esborso di circa 400 euro. Ed in effetti in questi giorni di corsa all'equipaggiamento, le offerte non mancano, nei punti vendita specializzati. Quì sulla Paganella ad esempio viene proposta in vetrina un'«offerta lancio» per i più piccoli con set completo (sci, attacchi e scarponi da discesa) a partire da 99,95 euro. Da Longoni, non mancano gli sci utilizzati dalle case produttrici per effettuare test di lancio, scontati fino al 50%: si viaggia sempre sui 400-500 euro, ma in questo caso ci si accaparra un prodotto proposto, a prezzo intero, al doppio. Per chi fosse interessato poi, da Longoni cercano anche «personale per reparto attrezzature sportive». Non si sa mai. di questi tempi, può venir buono. Sconti anche da "Sorelle Ramonda", dove quasi tutti i prodotti del reparto sci sono scontati tra il 20 e il 40%. Quì ci sono ottime proposte per quel che riguarda gli scarponi - sia da discesa che da fondo - per chi non cerca il prodotto di marca, o di grido. Per chi invece è a caccia proprio della novità e dell'unicità, c'è pure un sito internet ( www.carbontech.it ) che propone la personalizzazione degli sci con il proprio nome o altre scritte. L'offerta e la varietà di prezzi, non manca insomma. Quel che è certo è che - un po' come tutti gli sport, a dire il vero - sciare costa. Soprattutto se ci si deve rifornire da zero. Già fatto l'esempio del discesista single , basta invece immaginare una famigliola di quattro persone. Se mamma e papà sono «fighetti» e non vogliono farsi mancare e far mancare ai due marmocchi il top, è il caso che i coniugi abbiano entrambi un impiego ben retribuito. Per tutti e due, tra sci scarponi, caschi e tute, la spesa si aggira sui 3.800 euro. Oppure lei fondista e la pupetta a lezione di snowboard? Per loro, 2.700 euro. Famigliola griffata e felice, 6.500 euro più spese vive (giornalieri, settimana bianca, benzina del viaggio, eccetera eccetera). Spese che la stessa famigliola, ma meno attenta a griffe e ultime novità, può limitare, ma per quattro persone si viaggia pur sempre minimo minimo sui 2.000-2.500 euro. Attenzione, si parla comunque di casi limite, di gente cioé che deve dotarsi di tutto da zero. Casi così ne capitano pochi perché in genere chi parte da zero, per cominciare noleggia tutto. C'è poi da dire un'altra cosa: si tratta di acquisti che rappresentano un investimento: «Solitamente poi chi inizia e compra l'attrezzatura, almeno due anni la tiene. Poi chi si appassiona proprio, un prodotto lo sceglie con cura e poi lo può tenere per 3-4 anni». Non di solo sci (discesa o fondo che sia) vive poi l'uomo: per i più piccoli in gita con mamma e papà - ma non soltanto - ci sono anche le care vecchie slitte: di tutti i tipi e materiali, da 50 a 300 euro. E poi le ciaspole, le racchette da neve: anche in questo caso, da quelle base a quelle iperprofessionali per agonisti, dai 60 ai 350 euro. Dite che manchi qualcosa? Certo, i passamontagna: da 15 a 50 euro. Ma non usateli per svaligiare la vostra banca. Avete tutto ? Allora andiamo a sciare !

24.12.09

Il dramma dell'Abruzzo


Il dramma dell'Abruzzo e il grande cuore di Martina... E’ Natale e ci si scambiano gli auguri e ci si prepara ai festeggiamenti, ma qualcuno ripensa ai terremotati di Aquila e alle intensissime giornate trascorse ad aiutare quella povera gente. No non è uno della protezione civile, che parla, ne un militare comandato in quei luoghi per aiutare, ma una giovinetta che fa volontariato da sempre e dà il meglio di sé stessa proprio aiutando gli altri. Si è un giovane che si racconta e non siamo su un’altra dimensione... Il suo nome è Martina, ha 16 an­ni ed è una ragazza che ha un'aria sorridente, quella che deve avere una sedicenne. Frequen­ta il liceo a Tione (Trentino) e nel ponte dell'8 dicembre è andata con 36 compagni dello stesso istituto, in Abruzzo, a fare quattro giorni di volontariato. Quando ripensa a quella espe­rienza la voglia di sorridere non è più così forte. "La situazione in Abruzzo - rac­conta - non è sistemata per niente. Ci sono persone anco­ra senza casa, che vivono in container, tende o abusivamen­te nelle proprie case, nonostan­te la Protezione Civile lo abbia vietato perché potrebbero crol­lare da un momento all'altro. Ma come si può obbligare un anziano ad abbandonare la ca­sa in cui ha trascorso la sua vi­ta? Si ha forse il diritto di ne­gargli anche la consolazione delle quattro mura domestiche a cui è abituato?" Che siano esperienze capaci di segnare è pacifico. Lo si capisce anche dai messaggi che Martina ha mandato ad una persona cara mentre era giù a lavorare. Ecco qualche stralcio:“ Paganica, 6 dicembre 2009. So­no emozionata! Mi trovo a fa­re il cemento con davanti a me un tramonto eccezionale. So­no tutta impolverata, affatica­ta, con i calli alle mani, le guance arrossate e i capelli scom­pigliati. Non ho potuto fare al­tro che appoggiare la vanga e rimanere un attimo in silenzio a contemplare questo miraco­lo. Non ho mai visto colori così brillanti... che paradosso. La natura sa essere così mozza­fiato ma sa anche fare questi disastri”. “ Onna, 7 dicembre 2009. Su 300 abitanti, quì, ne sono morti più di 40 e il 25% era sotto i 25 anni. Il signore che ci ha parlato ha perso i suoi 2 figli e i suoi genitori nel terremoto. Ti trovi in un paesino di casette di legno colorate con un tramonto rosso come il sangue sullo sfon­do. E dall'altra parte della stra­da macerie... Non sai che sen­so d'angoscia dà un piccolo giardino con una pietra con in­cisi tutti i nomi dei morti, una Madonna e un ulivo, simbolo della pace. Ti senti inutile. Non sai cosa fare, cosa dire…”. “ In Abruzzo serve gente come noi: vecchi, giovani, adul­ti, va bene chiunque. Ci sono migliaia di lavori da fare: pra­tici, come costruire muri, smon­tare tende, smistare vestiti, co­struire parchi giochi; più astrat­ti, ma non meno importanti co­me far divertire i bambini e vi­sitare le persone anziane”. Alla mia domanda se ci tornereb­be, non ha dubbi Martina: “ Vor­rei ripartire al più presto e tornare in quel campo Caritas con tutti i ragazzi e con nuovi vo­lontari. Prima di partire molti ragazzi di fronte alla mia pro­posta di iscriversi al Progetto Pace hanno rifiutato dicendo: "Non posso certo io cambiare il mondo". È vero. Individualmen­te ciò non è possibile, ma insieme (e sottolineo insieme) possia­mo fare tanto. È la goccia che costituisce l'oceano, come dis­se Madre Teresa di Calcutta. Il mondo non ha bisogno di po­chi eroi o d’eroine, ma di gente comune con la voglia di met­tersi in gioco. lo questa voglia ce l'ho. E alla fine di questo bre­ve viaggio ho ricevuto molto più di quello che ho dato. Ho vissuto un' esperienza indimen­ticabile. Dopo ciò che ho visto, sentito e detto non posso più essere indifferente. Sono tor­nata a casa - conclude - stanca, ma con il cuore pieno di gioia e di voglia di vivere”. E mi verreb­be da aggiungere, pieno anche di saggezza.

23.12.09

Buone Feste


Tanti cari auguri di buon Natale e un felice Anno Nuovo a tutti voi che passate di qui e commentate. Il blog va in vacanza per pochi giorni, giusto il tempo di rilassarsi un pochino per tornare poi con maggiore voglia di scrivere.
Enio

16.12.09

Confessione dal fronte


Martedì, sono stato ad un corso pre-parto a trovare un amico che svolgeva le funzioni di insegnante. Non appena i futuri padri, che erano tutti in attesa dell´arrivo del mio amico, hanno saputo che ero un esperto di bambini (dopotutto avendo un figlio, ed essendo anche nonno, in percentuale ne avevo esattamente il triplo di loro), hanno iniziato a chiedermi suggerimenti. «Ragazzi - ho esordito con l´enfasi di un veterano tornato dal fronte che elargisce ai commilitoni dei suggerimenti su come salvarsi la pelle, tanto per cominciare non venite a questi corsi! Andate al cinema con vostra moglie! Uscite a cena insieme, fate qualcosa per voi finché potete, perché una cosa che nessuno vi dice, è quello che succederà al vostro matrimonio quando nasce un figlio: in casa vostra la parola eros sparirà perfino dal CD di Ramazzotti! E d´improvviso voi e vostra moglie inizierete a punzecchiarvi a vicenda. Lei vi chiederà "Hai scaldato il biberon?" anche se può vedere benissimo che il biberon è ancora nel lavandino. Sa già la risposta, ma ve lo chiede perché solo così può costringervi ad un´ammissione di colpa. E quando voi inizierete ad ammettere le colpe è finita, perché entrerete nel tunnel delle ammissioni di colpevolezza, arrivando ad assumervi colpe che non avete. Hai dirottato tu il DC 9? Si, non sapevo come occupare i dieci minuti intanto che scaldavo il biberon… Ammetterete tutto solo per sdebitarvi con vostra moglie per il dolore che le ha procurato il parto.. E vostra moglie questo lo intuisce, e non vi dirà mai più bugie, limitandosi ad ingannarvi per omissione». Non sapevo nemmeno ciò che stavo dicendo, ma avevo tutti intorno a bocca aperta ed allora ripresi fiato e continuai. «Ma la cosa peggiore è che vi sentirete vecchi. Le liti con vostra moglie e le notti in bianco vi ridurranno un tale straccio che a confronto Fassino vi sembrerà Terminator. Ma il peggio è che penserete anche da vecchi. Vostra moglie si preoccuperà solo di vostro figlio. Avrà freddo? Avrà caldo? Avrà tiepido? E non si accorgerà che sono due giorni che tutt´e due andate in ufficio senza scarpe. Diventerete apprensivi, calcolatori e programmatori di ogni minimo istante della giornata, e se troverete da trascorrere dieci minuti spensierati, sarà solo perché tre mesi prima avete pianificato che fra tre mesi trascorrerete dieci minuti spensierati!». A quel punto ho percepito che i miei racconti erano forse eccessivamente negativi e stavano affossando oltremodo il morale della truppa, allora mi sono subito adoperato per risollevare l´ambiente. «E poi vi sentirete inutili! Tutti gli uomini si sentono inutili, è la vita! Sono le donne che ce lo fanno credere. Però quando diventate padri vi rendete conto che è davvero così. Se vi proponete di allacciare il pannolino al pupo, vostra moglie vi dirà che l´avete fatto in modo sbagliato. E questo vale per qualsiasi azione svolgiate che comprenda il coinvolgimento anche soltanto di un accessorio del piccolo. Gli scaldate il latte? Sarà sempre troppo caldo o troppo freddo. Avete messo il piccolo nella culla? Andava coperto. L´avete coperto? Andava scoperto. L´avete cosparso col borotalco? Avete sbagliato lato… E arriverete al punto in cui, quando vostra moglie infilerà la testa nel forno, vi ritroverete a pregare che non lo stia pulendo ma stia per suicidarsi...». In quel preciso momento si aprì la porta della stanza ed entrò Renzo, il mio amico, l´insegnante battendo le mani con entusiasmo: «Allora? Come stanno i miei futuri padri?». Tutti gli uomini rimasero immobili con lo sguardo fisso sul pavimento in silenzio. Devo ammettere che mi sono sentito in colpa, ma niente a confronto di quanto si sentiranno loro...


14.12.09

Berlusconi colpito in viso

Silvio Berlusconi è stato aggredito ieri in Piazza Duomo a Milano. Il viso insanguinato, lui che barcolla e chiede aiuto per salire in macchina. Il suo sguardo impaurito, sofferente e addolorato. Sono le immagini riprese da tutte le telecamere, attimi immortalati nello sgomento generale per quello che è successo. Secondo la ricostruzione di chi ha organizzato il comizio il premier, appena lasciato il palco e prima di salire sull'auto, era stato fermato da uno dei suoi sostenitori. Tutti a urlare «Silvio, Silvio» e a fare a gara per stringergli la mano. Lui si è spostato di poco, e improvvisamente è arrivato un braccio con una mano che stringeva una statuetta ricordo del Duomo. L'ha colpito al volto, la parte di destra. Berlusconi si è piegato sulle gambe, ma in un baleno la sua scorta è intervenuta per sostenerlo e portarlo alla macchina. Quando era già dentro e si stava tamponando il viso con un fazzoletto, ha aperto la portiere ed è di nuovo uscito dall'auto, probabilmente, per andare da quell'uomo, il suo aggressore, e chiedergli il motivo del suo gesto, perché l'avesse fatto. Ma i suoi body guard gli hanno consigliato di rientrare. Poi la corsa al San Raffaele. È entrato sdraiato su una barella «cosciente», con una borsa del ghiaccio sul volto. Subito è stato medicato e, come ha deciso il suo medico personale, il professor Zangrillo, è stato sottoposto a una tac: ha subito un «trauma contusivo importante al massiccio facciale - hanno riferito dall'ospedale - con una ferita interna ed esterna al labbro superiore. Due denti, uno dei quali in modo serio, sono fratturati. E poi l'accertamento diagnostico ha evidenziato una piccola frattura al naso. la prognosi è di 20 giorni. Tra i primi ad arrivare il fratello Paolo Berlusconi, i figli Marina, Piersilvio, Eleonora, Barbara. E ancora Adriano Galliani, il ministro Maroni ed Emilio Fede. Al direttore del Tg4 il premier dice di sentirsi «miracolato». Se l'oggetto fosse arrivato poco più su «avrei rischiato di perdere un occhio». Bossi parla di «un atto di terrorismo». Chi riesce a parlare con lui, lo descrive come «provato e scosso» ma «sereno». A tutti dice di essere «amareggiato» per «questa campagna di odio nei miei confronti». Questo, spiega, «è il frutto di chi ha voluto seminare zizzania. Quasi me l'aspettavo...». Con gli amici arrivati in fretta e furia all'ospedale ripete di essere stato nei giorni scorsi nel mirino di una campagna di veleni. «Tutti dovrebbero capire che non è possibile oltraggiare un presidente del Consiglio, questa è la difesa delle istituzioni». Al di là dell'amarezza, il Cavaliere comunque sottolinea di non voler minimamente farsi impressionare dall'episodio. «Sono ancora qui e non mi fermeranno».L'attentatore veniva nel frattempo arrestato, per sottrarlo al linciaggio della folla inferocita e trasportato in questura dove veniva interrogato dalla DIGOS. Ri sultava essere un poveraccio, psicolabile, in cura da 10 anni al Policlinico.


12.12.09

Spatuzza o spadino ?

Ennesimo Dramma Italiano o presa per il culo ?
Il direttore del Tg1

Augusto Minzolini, è tornato in video per un editoriale. Ed è stata subito bufera. Commentando la deposizione del boss Graviano, Minzolini si è chiesto se la grande eco data alle parole di Spatuzza si «poteva evitare»: «forse sì - risponde - se si fosse seguita alla lettera la legge sui pentiti». Minzolini, dopo aver ricordato che l'importanza attribuita, anche a livello mondiale, alle parole di Spatuzza ha danneggiato l'immagine dell'Italia e del presidente del consiglio, ha ricordato anche il caso di Andreotti: era già capitato con lui, «ci ha messo più di dieci anni per liberarsi della leggenda del bacio a Riina, ed è stato danneggiato non solo l'interessato ma anche il Paese». Per Minzolini «il caso Spatuzza è solo l'ultima prova, ma l'elenco è infinito, del fatto che nel nostro sistema giudiziario c'è qualcosa di sbagliato. Le polemiche su questioni di forma non devono impedire di guardare ai problemi veri, e la riforma della giustizia è uno di questi».


La sinistra

Fuoco a volontà sul direttore del TG1: «Minzolini continua a scambiare il Tg1 per una testata militante. Tutti i suoi editoriali sono destinati a difendere a spada tratta Berlusconi», tuona Paolo Gentiloni, presidente del Forum Comunicazioni del Pd. «Una pessima pagina di giornalismo», afferma Pancho Pardi, capogruppo dell'Idv in commissione di Vigilanza sulla Rai. E Giorgio Merlo, deputato del Pd e vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, sostiene che «quello che stupisce è che,gli editoriali del Tg1 si concentrano solo su notizie care al centro destra».


La Destra

Daniele Capezzone nota che «gli attacchi contro Minzolini sono ormai indecenti. È incredibile che perfino considerazioni ragionevoli e di buon senso come quelle svolte dal direttore del Tg1, debbano procurare attacchi e insulti al di là di ogni limite. Secondo i signori della sinistra la libertà di parola vale per tutti tranne che per Minzolini?».

Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del PdL: «I paladini della libertà di stampa del centrosinistra vogliono imbavagliare Minzolini. Ad essi va bene solo un'informazione al loro servizio».

Per Giorgio Lainati (Pdl), Vice Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, «di fronte alla libertà di un direttore di telegiornale o di quotidiano di esprimersi con un proprio editoriale, dalla sinistra scatta puntuale a più voci la "spedizione punitiva" di chi vorrebbe negare anche al direttore del Tg1 Minzolini la possibilità di parlare sempre e comunque nel rispetto dei telespettatori».

Gianfranco Rotondi: «Il solito Soviet si scatena contro Minzolini che ha detto sui pentiti quello che pensano tutti gli italiani di buonsenso».

Chi sono gli italiani di buomsenso? Secondo voi chi ha ragione e chi ha torto? Alla gente che non riesce ad arrivare alla fine del mese o ai dipendenti di Villa Pini che non ricevono lo stipendio da otto mesi può importare ? Sarebbe ora di finirla una buona volta e mettersi, tutti, destra sinistra centro, di buzzo buono a fare qualcosa che possa migliorare l'esistenza di noi italiani senza avere la pretesa che tutto si possa risolvere con una legislatura. E' da troppo tempo che si sta protraendo questa diatriba: Berlusconi si, Berlusconi no e tutti ne stiamo perdendo qualcosa....


11.12.09

Nucleare !


Entro questa legislatura inizieranno la costruzione nel nostro Paese di un gruppo di 4 centrali nucleari. Lo ha detto tempo fa il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, intervenendo ad una assemblea di Confindustria. Secondo voi si dovrebbe evitare di ricorrere al nucleare oppure no? Il dibattito nucleare sì, nucleare no non c'è solo da noi ma in tutto il mondo. Ricorrendo al nucleare si garantirebbe energia per tutti e a buon mercato. Le nuove centrali, però, una volta create, dovranno essere ben amministrate. Speriamo, concedetemi la battuta, che in Italia non le prendano in mano i politici che hanno rovinato, con il loro operato, l’intera reputazione della nostra nazione. “Gomorra” docet. Il nucleare è ben visto da tanti, pure dalla UE. Solo gli impianti nucleari consentirebbero, a giudizio della Comunità europea, di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell'ambiente. L’Agenzia internazionale per l’energia stima che l'uso del nucleare passerà dai 368 Gw del 2005 ai 416 Gw nel 2030. L’UE, è doveroso sottolinearlo, ci tiene a precisare che “tocca a ciascuno Stato decidere se utilizzare o no questo genere di energia". Siamo arrivati, insomma, ad una svolta nel settore energetico? Difficile dirlo. In Italia in questo campo c’è sempre molta incertezza e confusione. C’è voluto una vita, ad esempio, per costruire un rigasificatore (un cubo di metallo dove si scongela il metano) a 17 chilometri dalla costa emiliana. E ancora, non sono stati sufficienti 20 anni per trovare una sistemazione alle scorie radioattive delle piccole centrali nucleari italiane smantellate dopo il referendum del 1987. L’Italia è pronta a riaccogliere le centrali nucleari? Il nuovo governo Berlusconi intende iniziare a costruirle entro il 2013, per superare la dipendenza della penisola da gas e petrolio estero. Per i Verdi, invece, la scelta del nucleare è ideologica e sbagliata: “Come abbiamo sempre detto siamo favorevoli che l’Italia sia presente nella ricerca di un nucleare di quarta generazione che dia certezze sulla sicurezza degli impianti e sullo smaltimento delle scorie. Ma è noto a tutti che questo nucleare ad oggi non esiste e pensare di costruire centrali di vecchia generazione nel nostro Paese è completamente sbagliato”. I reattori di quarta generazione arriveranno nel 2030. Voi cosa fareste? Passereste subito al nucleare o aspettereste qualche anno? E che soluzioni adottereste per abbassare le nostre "salatissime" bollette?


9.12.09

La Stella è cammino di sapienza

I Magi vengono ricordati in questi giorni, dal mondo cristiano, come simbolo di quei "lontani" che, dopo i pastori, si recarono ad omaggiare il Principe della Pace nato a Bethlemme. Non si deve tuttavia dimenticare che tali misteriosi personaggi secondo il racconto dell'evangelista Matteo si misero in cammino ben prima dei pastori, appunto perché avevano visto sorgere la stella del Messia e l'avevano seguita per lungo tempo, almeno alcuni mesi, vedendola apparire e scomparire per tre volte. Non tutti poterono osservare il fenomeno e dunque non si trattò probabilmente di una cometa, ma appunto di un evento astrale percepibile solo da chi era in grado di osservare a partire da certe premesse e di fare determinate riflessioni, ovvero da chi era "in cammino verso una stella". Ma chi erano veramente i Magi? Dal racconto di Matteo sembra di poter ricavare che fossero dei sapienti con incarichi sacerdotali, provenienti dalla regione dei Medi, più o meno l´attuale Persia. Si intendevano di stelle, ma non indulgevano alla prassi di stilare facili ed ingannevoli oroscopi ad uso giornalistico. Non siamo nemmeno sicuri del loro numero effettivo; inizialmente se ne ipotizzavano due, poi il numero trino dei doni fece propendere per tale cifra. La terna dei Magi è stata vista da alcuni come allusione ai tre figli di Noè che sarebbero stati i capostipiti delle principali razze umane: Sem, Cam e Japhet. Per altri si tratterebbe di un´allusione alle tre età dell'uomo (e di fatti sono spesso raffigurati come un giovane, un adulto e un anziano); tutte e tre permettono e richiedono ugualmente di adorare Dio. I doni dei Magi hanno, comunque, un grande valore simbolico: l´oro è aurum regium, ovvero la corona che veniva offerta all'erede quando subentrava al padre che lasciava il trono; l'incenso era impiegato nelle funzioni liturgiche e dunque valeva a venerare la divinità del pargolo; la mirra, usata nelle procedure di imbalsamazione, riportava invece bruscamente alla realtà: quel Re divino che nasceva era anche votato ad un destino umano che non avrebbe evitato la morte. Secondo alcuni, tali doni dei Magi al piccolo Gesù, sono un elemento di critica alla nostra incapacità di farci dono agli altri, sublimata piuttosto nell'offerta di regali costosi, quanto insignificanti ed imbarazzanti, che fanno la gioia più di chi li vende che non di chi li propone o li riceve. I Magi vennero presentati con un corto mantello e con un berretto frigio che pareva richiamare le vesti del dio Mitra, il cui culto si diffuse in Europa quasi parallelamente al cristianesimo grazie alla promozione che ne fecero i legionari romani. Solo nel Medioevo sulle teste dei Magi comparvero delle corone ed anche le vesti si impreziosirono ad indicare da una parte un accreditamento divino dei casati regnanti d'Europa ma - al tempo stesso - una sottomissione di tali re al divino Bambino ed ai suoi legittimi eredi, ovvero i dignitari della Chiesa cattolica. Che degli uomini saggi e potenti come i Magi abbiano seguito una stella non fa che rimarcare che l'uomo non può vivere senza fidarsi, senza credere in qualcosa, il che rappresenta un'integrazione rispetto all'approccio razionale al mondo ed alle cose. In tale linea anche Einstein affermava: uno scienziato non può far a meno di credere. Lo sosteneva d'altronde già Sant'Anselmo, quando diceva di non voler tanto capire per credere, quanto di voler credere per capire di più. Seguendo la stella i Magi hanno scoperto Colui che li conosceva da sempre e che li aveva chiamati a quell'appuntamento. Anche noi abbiamo tante stelle da poter seguire. E possiamo farlo se non ci accontentiamo della sicumera di certa scienza che i bambini vorrebbe clonarli o dei banali oroscopi che vorrebbero infilarci in un solco predeterminato e fatalistico. Occorre invece tenere alto lo sguardo e non curarci di chi ci denigra come visionari. E allora, forse anche noi come i Magi proveremo "al vedere la stella una grandissima gioia".

7.12.09

A Chieti, otto milioni dalla Regione


Il Comune di Chieti potrà beneficiare di oltre 8 milioni di euro nell’ambito dei Programmi integrati di sviluppo urbano (PISU): la Giunta regionale ha infatti deliberato la ripartizione dei fondi che consentono la realizzazione di opere e l’erogazione di servizi per 8 milioni di euro, di ulteriori 155 mila euro per il Comune quale somma a disposizione per le attività di accompagnamento, attuazione e redazione dei PISU e di altri 52.895 euro sempre a favore del Comune per altre eventuali attività. Scopo degli interventi è migliorare l’attrattività e la competitività del capoluogo promuovendo lo sviluppo delle politiche europee per i problemi afferenti l’ambiente urbano. Sono possibili interventi sia per le opere pubbliche, con attenzione ai problemi connessi con la mobilità urbana, che l’erogazione di finanziamenti e/o servizi sociali ai cittadini. Importante provvedimento anche in materia di Sanità: la Giunta Regionale ha dato il via libera alla Asl per la realizzazione del Centro residenziale per le cure palliative (Hospice) presso la sede del vecchio ospedale SS. Annunziata di Chieti per una spesa complessiva di 915.503,27 euro. “I provvedimenti adottati dall’esecutivo regionale dimostrano l’attenzione concreta, sul piano degli interventi, della Regione Abruzzo nei confronti della città di Chieti – dice l’assessore regionale Mauro Febbo – e rappresentano anche una risposta alle accuse di quanti, ingenerosamente e strumentalmente, sostengono il contrario. Pur in un momento che resta di grandissima difficoltà sia a livello nazionale sia per quel che concerne la stessa Regione Abruzzo, alle prese con gravissimi problemi finanziari legati soprattutto al capitolo sanità, si è deciso di operare a favore dei cittadini. Sono certo – conclude Febbo - che per quanto riguarda i Programmi integrati di sviluppo urbano, il Comune di Chieti saprà cogliere questa importante opportunità che può contribuire in maniera sostanziosa al rilancio dell’economia cittadina”.


Tratto da :
tuttiassunti.it
Quotidiano online su economia e lavoro in Abruzzo e Molise

6.12.09

Gli imbecilli aumentano


Certe volte, a leggere queste cose, le persone normali, quelle di buona volontà, stentano a crederci. In questi casi non si sà dove collocare queste persone e il loro atto, se tra gli atti vandalici, tra le cose stupide che si fanno oggi o tra le carognate più subdole e velenose, miranti a fiaccare la fiducia e la speranza che i bambini dovrebbero avere, in un futuro migliore. In questa denuncia sono con l'assessore, che stimo, per il suo impegno, in questa nostra città detta della "camomilla" dove tutto passa nel dimenticatoio e la gente è spesso abituata a girarsi dall'altra parte senza riflettere e prendere una posizione precisa. Quindi concludo dicendo bravo Bassam perchè " nel regno dei ciechi beato almeno chi c'ha un occhio "

BASSAM EL ZOHBI: DENUNCIA ATTI VANDALICI
L'Assessore all'Ecologia ed Ambiente del Comune di Chieti, Bassam El Zohbi , ha emesso la seguente nota .

« Il venti novembre scorso , in occasione della "Festa dell'Albero" promossa da Legambiente, sono state "adottate" da parte degli alunni del III Circolo Didattico e dai loro genitori tre piazze cittadine - Carafa , slargo Via Ricciardi, Roccaraso - in collaborazione con il Comune di Chieti , la Forestale, la TEMA e Teateservizi.

In quella circostanza gli alunni hanno provveduto a piantare albero e fiori ed a pulire le panchine da scritte.

Purtroppo , sono costernato e dolente di dovermi fare interprete del disagio e della delusione di tanti bimbi della scuola materna del III Circolo di Via Pescara Sud, che dopo aver piantato ciclamini e pansè e fatto tanto per prendersi cura delle fioriere di Piazza Carafa , hanno visto il loro lavoro devastato e distrutto da qualche incivile che per ben due volte consecutive ha sradicato tutte le piante di ciclamini.

L'atto vandalico , segnalato anche al sottoscritto dalle insegnanti Vincenzina Di Meo e Rosanna Ammirati , incide sulle coscienze dei ragazzi i quali rimangono colpiti negativamente perché vedono svanito in maniera ingiustificabile il proprio lavoro a difesa dell'ambiente ed a tutela ed abbellimento della Città.

Pertanto , affinchè simili atteggiamenti non abbiano a ripetersi , faccio mio l'invito della Preside del III Circolo , Paola Di Renzo , e della Responsabile del Progetto Ambiente del III Circolo, Antonella Di Giammarino , perché chiunque abbia notizie utili per identificare gli artefici di queste misere azioni vandaliche si rivolga direttamente al sottoscritto o al Comando della Polizia Municipale di Chieti onde poter assumere opportune contromisure.

Dal canto nostro , il Comune di Chieti provvederà a rifornire agli alunni del III Circolo di piantine di ciclamini e pansè perché vengano ripiantumante nelle fioriere di Piazza Carafa con la speranza che , almeno questa volta , venga rispettato l'impegno sociale a tutela dell'ambiente di questi nostri giovanissimi concittadini .»


Tratto dal sito TeateNet