30.11.09

Svizzera, no ai minareti


Esempio di democrazia e dimostrazione di quanto siano distanti i bisogni e le aspettative dei cittadini dalla classe politica che li governa. Stop ai minareti in Svizzera. A sorpresa, smentendo i sondaggi della vigilia, gli elettori della Confederazione Elvetica chiamati a decidere sul referendum che vieta di costruire nuovi minareti, hanno risposto sì con una chiarissima maggioranza (57,2%) al quesito. Promosso da esponenti della destra nazional - conservatrice per dire «no all'islamizzazione della Svizzera», il sì al bando non colpisce nè le moschee, nè i quattro minareti già esistenti, ma infligge un duro colpo all'immagine della Svizzera, terra di coabitazione pacifica tra culture, lingue e religioni diverse. Per il governo e la maggioranza dei partiti che avevano fatto campagna contro l'iniziativa si tratta di una cocente ed imbarazzante sconfitta, che rischia di oscurare l'immagine del Paese neutrale, soprattutto nei rapporti con il mondo musulmano. Il sì all'iniziativa è stato infatti massiccio. Solo quattro dei 26 cantoni del Paese di 7,7 milioni di abitanti hanno bocciato l'iniziativa anti-minareti: Ginevra, Basilea città, Neuchatel e Vaud. Altrove hanno ovunque vinto i sì all'iniziativa con percentuali significative come in Ticino (68,09%), e punte oltre il 70% nell'Appenzel. L'esito del voto modifica la Costituzione Svizzera, alla quale aggiunge un capoverso che recita: «L'edificazione di nuovi minareti è vietata». Una frase brevissima, ma il cui impatto appare ancora difficile da misurare. Gli stessi promotori dell'iniziativa sono rimasti sorpresi dal loro successo. A guidare la campagna anti-minareti sono stati in primo luogo numerosi esponenti del grande partito dell'Unione democratica di centro (Udc), che come nelle precedenti campagne contro l'immigrazione ha fatto leva sulla paura con cartelloni che prefiguravano un'invasione del Paese da minacciosi minareti e donne in burqa. Voi come avreste votato ? Ritenete che in Italia si debba fare un referendum per stabilire quando gli immigrati debbano ricevere l'abilitazione ad andare a votare almeno nelle amministrative o ritenete ci siano cose ben più importanti da sottoporre a referendum ?



Chieti - Chocofestival


In questo ultimo mese si sono organizzati a Chieti una serie di iniziative di un certo interesse e di una certa qualità e la cittadinanza le sta accogliendo con favore, regalando sempre record di presenze in centro città. La cioccolata che è stata, fin da piccoli, per noi come lo è oggi per i Teatini un grande richiamo e l'avere poi a disposizione, per due giorni filati, un Chocofestival è quanto di meglio potessimo augurarci. Sabato 28 e Domenica 29 novembre per la città di Chieti c'è stata una bella quantità di gente curiosa e interessata sopratutto alle lezioni sul cioccolato e sulla sua lavorazione, presso la sala esposizione della Camera di Commercio. Erano in vendita anche delle bellissime sculture raffiguranti altrettanti monumenti d'Italia. Il successo della prima serata è stato oscurato dalla seconda quando ha toccato il suo apice in occasione della domenica 29 novembre, al Teatro Marrucino dove si è presentata, come madrina d'eccezione, per patrocinare un'asta di beneficenza: la Cuccarini nazionale... si la più amata degli italiani. Il ricavato della serata è stato devoluto a favore dell'associazione "30 ore per la vita". Per completare la serata alla grande, si sono esibiti anche, il cabarettista teatino Federico Perrotta e l'attrice Marina di Carluccio.

28.11.09

Chieti - 1957 e oltre

Allora noi ragazzi, contenti di poter giocare, usavano una palla di gomma bianca di una ventina di centimetri di diametro e spesso lo facevano nell'aia a piedi nudi e ogni tanti si pigliava pure qualche "cipolla". (picchiavano a terra il ditone del piede che si gonfiava). Mi ricordo che io iniziai in porta, solitamente quella del magazzino, e c'era Guiduccio di Ciavajone, un ragazzo più grande di me, con un gran ciuffo biondo un testa, che mi tirava la palla, di destro, di sinistro e al volo che io poi acchiappavo e gli rispedivo indietro. Poi c'erano le interminabili partite, di solito erano tre contro tre più i due portieri, con la formazione delle squadre fatte tirando a sorte con le dita, per accaparrarsi gli elementi migliori da destinare alla propria compagine. Un altro gioco in voga era chiamato "Mazza e Cuzz", che si giocava con una asta di legno, solitamente lunga 50 o 60 cm e un piccolo cuneo (lu Cuzz), appuntito ad ambedue i lati, anch'esso di legno di 20 o 30 cm di lunghezza. Battendo il cuneo da uno dei due lati con l'asta, questo si alzava da terra e a volo riceveva un'ulteriore battuta che lo mandava a cadere diversi metri più in là. Era in parole povere una specie di Baseball dei poveri. Chi riusciva a mandare il cuneo più lontano era proclamato vincitore. Il gioco necessitava di parecchio spazio e notevole abilità ed era solitamente praticato nelle aie in campagna. Altro passatempo di noi ragazzi, avvantaggiati dal fatto che allora erano pressochè inesistenti i parcheggi per la quasi assenza delle macchine, era quello di tracciare col gessetto due linee più o meno parallele tra loro, le quali, nella nostra fantasia, indicavano il tracciato di una strada sulla quale venivano mossi in successione da parte di ogni partecipante, stagnole ricavate dai tappi corona delle bibite, instaurando un ipotetico Giro d'Italia, il cui percorso era vinto da chi con un minore numero di "scucuzze" (ovvero la spinta data alla stagnola, facendo leva tra il pollice e l'indice della mano) riusciva ad arrivare per primo al traguardo del tracciato. Se si usciva dal tracciato, si "forava" e la posizione del tappo veniva riportata al punto dell'ultima scucuzzata.. Il gioco veniva contemplato da ciascuno di noi come un processo competitivo che univa la nostra fantasia e la nostra lealtà sportiva. Erano sopratutto svaghi innocenti che non impegnavano le tasche dei nostri genitori. Le stagnole venivano riempite solitamente con del sughero, pressandolo, su cui venivano poi attaccate le faccine dei corridori di allora, ritagliate da un giornale che si chiamava "Lo Sport Illustrato". Il traffico come detto, allora, era praticamente inesistente e per poter usufruire dell'autobus pubblico, per raggiungere Pescara o le altre località collegate a Chieti, in Piazza San Giustino, bisognava dare l'assalto alla diligenza in arrivo, per accaparrarsi un posto a sedere, magari vicino alla finestra. Questa non era un'impresa facile sopratutto per quei passeggeri non più in età giovanile.


Analisi dell' olio di oliva


Un metodo semplice per verificare se l'olio di oliva è genuino consiste nel saggio di Tortelli che mette in luce, tramite il grado o indice termo-solforico, l'adulterazione dell'olio di oliva con olii di altro tipo.

Per questo saggio occorrono:

- acido solforico concentrato (densità = 1,840 g/ml). Occhio che è corrosivo, usiamo i guanti.
- un becher da 50 ml posto in un altro becher più grande e avvolto in materiale isolante (tipo un
panno di lana o palline di polistirolo.
- un termometro di vetro da 0-20 a 150-200°C .
-un cilindro di vetro graduato a 25 ml.

Si versano 20 ml di olio in esame nel becher da 50 e si immerge il bulbo del termometro. Si mescola per qualche minuto fino allo stabilizzarsi della temperatura. Si legge il valore (T1). Ora, senza estrarre il termometro, si versano 5 ml di acido solforico e si mescola con il termometro per alcuni minuti. La temperatura aumenta fino a raggiungere un valore massimo (T2). Il grado termosolforico è dato dalla differenza tra T2 - T1 ed è espressa in gradi centigradi.

Per l'olio di oliva puro il valore è di circa 41-47 °C
per l'olio di sesamo 71 °C
per l'olio di arachide 51-60 °C
per l'olio di colza 61-62 °C
per l'olio di mandorle 50-51 °C

Se l'olio di oliva viene miscelato con olii di semi (a scopo adulterativo) allora il suo indice termo-solforico risulterà alterato, cioè aumentato in proporzione all'entità dell'adulterazione e al tipo di olio adulterante.

27.11.09

Enio ha un anno in più


Anche quest'anno, a novembre, esattamente il 24, ho guadagnato, come mi scriveva il fratellino in una SMS alle 8 del mattino, un anno di più. Ho finito quindi di consumare il 62 esimo e ho incominciato a mangiarmi i primi 4 giorni del 63 esimo. Son contento perchè non me li sento proprio anche se ho messo su qualche chiletto in più e ogni giorno che passa mi riprometto di fare una dieta... L´anno che sta terminando porta con sé, rafforzandolo, anche l´ultimo dato demografico, che ho letto su Internet in questi giorni, sulla popolazione italiana. Pare che su 100 persone, siamo in 40 oltre i 50 anni e 20 quelli sopra i 65. È un dato non disperante, ma di speranza. Anche perché sono 20 i giovanissimi, 10 bambini e 9 gli adolescenti, per i quali dobbiamo saper salvaguardare e progettare la città futura. Non prendo in considerazione i rimanenti 40, compresi nell´età di mezzo tra i 20 e i 40 che, prevalentemente presi dai pensieri di sistemazione economica, di sesso e sentimenti, di matrimoni e separazioni, di affermazioni sociali varie, hanno tante di quelle gatte da pelare che è bene non affidare loro troppo in tema di progetti collettivi. Che pensino a se stessi, che basta e avanza. Quindi "Largo ai giovani". Questa è una frase abbastanza ipocrita, in contraddizione con una società che sta rendendo loro la vita abbastanza difficile, motto di chi vuol derogare dalle proprie responsabilità di timoniere. Chi invece meglio delle persone con più di mezzo secolo di storia è prezioso per lo sviluppo della società futura ? Gli anziani hanno una qualità che li rende ineguagliabili: la forza del carattere. Io parlo per partito preso, ma se riflettete un po, vi accorgete che è proprio così. Per intenderci, la lingua inglese, che ho tanto amato e che mi causava anche numerose sofferenze estive quando non c´erano i debiti scolastici, oggi ci offre uno spazio concettuale significativo per iniziare una riflessione seria sulla vecchiaia. In inglese la domanda sull´età è notoriamente formulata con «how old are you?», quanto vecchio sei tu? E la cosa messa in questo modo rende evidente la qualità e lo spessore tra chi è di appena sette anni vecchio e chi invece può vantare settantasette years old. La bilancia della credibilità e dell´esperienza pende immediatamente dalla parte del secondo. Per altro "vecchio è bello" è un concetto che non può sfuggire in terra teatina, terra di viti e vitigni pregiati, nonostante l'ENI voglia al loro posto impiantare le sue puzzolentissime raffinerie del greggio estratto dalle piattaforme al largo di Ortona. La nostra è anche terra di sommelier che del vino apprezzano "la forza del carattere" e quella robustezza che solo il passar degli anni dona con pienezza. Che cosa dobbiamo intendere per forza del carattere? Il carattere è una dimensione della persona che va oltre la specificità dei pregi e dei difetti, va oltre l´idealità e le pulsioni. Noi parliamo di carattere anche per quanto riguarda un bambino, un adolescente, un giovane, ma sappiamo che si tratta sempre di carattere in formazione. Perché è col tempo e solo col tempo che si forma il carattere. Il tempo è il medium essenziale del nostro carattere. Noi sbaglieremmo se pensassimo le forze produttive in modo riduttivo, come quelli che si alzano al mattino e vanno al lavoro, e per proseguire con la metafora del vino, quelli, pur indispensabili, che coltivano l´uva e la trasformano in vino imbottigliato. Una forza produttiva indispensabile è il tempo. Il tempo che porta l´anno a concludersi e l´uomo a morire, ci offre anche il momento o meglio la fase che è stata sottolineata come quella della forza del carattere. Il carattere è una dimensione che va oltre, dicevo, le qualità e i difetti, che va oltre la moralità e la volontà, il carattere, come determinazione ad essere se stessi, acquisisce sapore proprio col tempo. Il carattere è ciò per cui un vecchio corrisponde sempre più all´immagine che aveva di sé da giovane e da adulto. È ciò che dà autorità anche senza potere. È ciò per cui una persona anziana sa andare controcorrente, sa rischiare di offendere per difendere valori importanti. Un vecchio sa dare valore ai contenuti innocenti di un bambino contro i pragmatismi propri della generazione intermedia degli adulti. "Trascurando i vecchi, impediamo l´evoluzione della specie umana. E continueremo a impedirla finché non riconosceremo che il carattere invecchiato è in grado di proteggere la civiltà dalla sua stessa frenesia predatoria e distruttiva... prima di andarsene i vecchi vogliono assicurarsi che il patto di reciproco sostegno tra gli esseri umani e tra gli esseri e la natura duri anche dopo di loro". Dopo i tanti inviti ad ascoltare i giovani, ecco, questo è l´invito a non considerare la vecchiaia come il diluvio universale, ma una ulteriore opportunità che la natura della società e della vita ci offre. Io come dicevo sono di parte, quindi voi regolatevi come credete...


25.11.09

Chieti - Cose così

«Il fumo ti uccide» e altre frasi minacciose non rendono meno appetibili le sigarette. Dopo un primo momento di perplessità le scritte non si leggono più, fanno parte della coreografia, il messaggio è diventato invisibile e quindi tale inutile. In Inghilterra hanno pensato di calcare la mano mettendo in mostra foto impietose per denunciare le conseguenze terribili che tuttavia, c'è da giurarlo, avranno un certo effetto soltanto all'inizio, più fastidio che paura, e poi chi fuma continuerà a farlo nella convinzione che tocchi semmai agli altri o nell'indifferenza per quanto potrà accadere a se stesso in futuro a fronte del piacere immediato. I messaggi ripetuti creano assuefazione tanto da diventare inefficaci. La stessa cosa che succede più o meno con i cartelli di avvertimento «caduta sassi». Al destinatario, insomma, servono poco, mentre servono molto di più al committente per mettersi le spalle al sicuro. Ve l'avevo detto, insomma. Questo pensavo in questi giorni che dovrebbero rappresentare l'anticamera delle elezioni dove il candidato della destra dovrebbe azzuffarsi (a parole) spiegando il suo programma elettorale e magari denigrare quello dell'avversario. Qualcuno dai blog cittadini è preoccupato per questa situazione di calma apparente. Neanche per il Corso Marruccino la gente parla di queste elezioni di marzo, sembra che a nessuno glie ne freghi niente. Qualche critica sul fatto che il comune e la giunta si stanno muovendo in maniera frenetica per cercare di fare tutto quello che non ha voluto o non potuto fare nei passati anni che lo ha visto alla guida di questa città., persino l'inaugurazione dei cessi è un momento importante da riportarlo sul TEMPO. Intanto noi ci ritroviamo un Teatro Marrucino con un mare di debiti, tanti che non si sa niente sulla sua salute e sulle sue sorti future; e pensare che da noi i biglietti in abbonamento venivano esauriti in giugno e c'era il tutto esaurito sempre per qualsiasi rappresentazione di prosa o lirica si approntasse. Ci ritroviamo la Biblioteca De Meis, nell'ex ferramenta (spese di affitto che pesano sul comune e sulla collettività come un macigno arricchendo solo il proprietari di questo ex capannone) e nessuno ci dice una parola, su quando e se si riuscirà , un giorno, a riaverla su in città. Ci ritroviamo un Supercinema, l'unico a Chieti, ristrutturato dalla precente giunta Cucullo, sempre chiuso e con la gente che sta raccogliendo firme per farlo almeno riaprire due o tre volte alla settimana. Si potrebbe, riaprendolo otenere degli introiti con l'affitto, ma per adesso è tutto fermo. Ci ritroviamo senza lo Stellario (adesso ci portano a pisciare i cagnolini o si riempie di giovanetti che vi si recano per amoreggiare) unico posto qui sul colle, dove almeno il sabato sera si riunivano una bella moltitudine di giovani che passeggiava per il Corso e consumava nelle locande e nei bar cittadini, tanto che sembrava che la città così, rianimatasi potesse fare non passi, ma addirittura salti in avanti. Oggi ci ritroviamo ancora con le macchine parcheggiate nella piazza San Giustino, la piazza più bella della città, pur sentendo a destra e a manca i vari amministratori che in questa legislatura avrebbero dovuto risolvere tutto. Avevano promesso il Corso Marrucino trasformato in un immensa fioriera , ripavimentato a dovere e ce la ritroviamo pieno di macchine, sopratutto davanti alla nuova sede del comune, parcheggiate a destra e a manca e spesso anche sulle strisce pedonali (provate ad andare una mattina per credere ) con i vigili, di solito a coppiola, che non fanno neanche l'atto di tirare fuori il blocchetto e fare loro una multa, neanche alla solita macchina parcheggiata in curva davanti all'ex palazzo dell'Upim. Se il solo introito sicuro del comune sono le multe, assumiamo gente capace di farle, nella piazza del Pozzo ci sarebbe d'arricchirsi, ogni mattina, tali e tante sono le macchine che in sfregio delle più elementari regole del codice della strada sono esse lì parcheggiate in doppia e qualche volta in tripla fila. Si vanno a fare le multe ai contadini che fanno il mercato in Piazza Malta; è proprio vero che si è capaci di fare i duri con i deboli, tanto quei poveracci sò "cafoni", s'incazzano per un po poi pagano e stanno zitti. Meglio così diranno i teatini, non fanno niente ma almeno non ti spaccano i "gambasisi" con i loro programmi e le loro chiacchiere inutili. Ci sarà quello che dirà: LA POLITICA E' SPORCA, stiamone fuori, salvo poi protestare per altri cinque anni, se colui che viene eletto non fa assolutamente niente per noi. Sentiremo ripetere parole come giovani e anziani, casa, lavoro e salute. Gli stessi discorsi ci verranno ripetuti da destra, da sinistra e dal centro. Così ci chiederemo come mai ogni cinque anni la formula non cambia mai, magari perdendo un termine per strada, cancellato per soluzione del problema. Molto si prometterà di fare e molto si farà, ma ora, certe questioni sono come il pozzo di San Patrizio, non finiscono mai. E poiché, come diceva il filosofo Talete da Mileto, se gli Dei ci hanno dato due orecchie e una bocca vorrà pur dire qualcosa, sarà opportuno ascoltare con grande attenzione per scegliere prima e per chiedere il rendiconto dopo. Sugli anziani, che saranno sempre più numerosi nel futuro, comunque, le buone intenzioni si sprecheranno. Basta, comunque, toccare con mano le situazioni reali cittadine. Famiglie che non possono permettersi la badante che consumano le giornate in snervanti turni d'assistenza, e nonni ospitati in case di riposo, dove spesso gli addetti non vengono pagati da mesi, persone sole alle prese con una cappa di tristezza esistenziale. Staremo a vedere, le premesse non mi sembrano buone!


24.11.09

Amarcord la Chieti di un tempo


La strada dietro il vecchio stadio

Fu il generale Pianell, ultimo ministro della guerra del regno Borbonico a tracciare la circonvallazione che porta il suo nome. Sull'antica Acropoli che oggi conserva i resti dell'Anfiteatro, il generale in quegli anni '50 del XIX secolo, operò un radicale sbancamento per destinarla a Piazza D'armi. Circa 100 anni dopo, sorse, nello stesso sito il glorioso campo sportivo della Civitella. Io lì, su quel campo senza un filo d'erba, ci ho giocato per circa 4 anni di fila.


La piazzetta della Trinità

Assolata e ridente la Trinità invita i cittadini alle passeggiate per i viali della Villa Comunale. Destinata già a quei tempi dell' 800 ad essere ingresso ai viali ameni, secondo la moda degli avenues francesi, la piazza raccoglieva nella sua area, monumenti seicenteschi, palazzine ricche di decoro borghese e persino un celebrativo esempio di architettura di regime come il Palazzo del Dopolavoro


La Fornace

La grande scarpata a valle di San Giustino, oggi occupato dal complesso Terminal dei pulmann e della scala mobile, era un tempo meta di passeggiate di cittadini più modesti. Si diceva " Andiamo dietro le mura a godere dell'infinito panorama " occidentale e a vedere fumare la ciminiera della fornace sottostante, da cui uscivano scodelle e vasi smaltati e decorati a fioracci, presenti allora in tutte le case chietine


Alberto

Ho 42 anni e vivo da solo. I miei amici sono tutti sposati e, anche se non lo dicono, so che provano pietà per me. Durante le vacanze di Natale e a Capodanno fanno a gara per invitarmi nelle loro case perché il fatto di sapermi da solo, a casa mia, li fa sentire in colpa. lo accetto tutti i loro inviti e mostro di accogliere con riconoscenza il calore dei nuclei familiari che con tanta generosità mi offrono. Quando esco dalle loro case, in realtà, me la rido perché ho un segreto che nessuno di loro sa. Non sono solo. Ho una storia d’amore bellissima con una donna che abita in un altra città. Lei si chiama Carla ed é sposata. Ci vediamo ogni due settimane, alla domenica, quando suo marito segue in trasferta la squadra del cuore. Carla viene a prendermi in auto alla stazione, andiamo a mangiare insieme in una piccola trattoria in riva al mare, poi saliamo al piano di sopra e restiamo insieme fino a sera. Conservo questa mia segreta felicità con attenzione maniacale. E l’unica cosa preziosa che ho e so quanto essa sia fragile. Può sparire da un momento all'altro nel nulla, per sempre. Basta una parola.


23.11.09

La corsa dei Barberi a Chieti

Ogni tanto, mi reco alla biblioteca De Meis, dista appena un chilometro da casa mia, un po per fare quattro passi dopo mangiato e un po per andare a leggermi qualche buon libro. Faccio questo di pomeriggio, il martedì e il giovedì; e si mentre nelle altre città italiane le biblioteche vorrebbero tenerle aperte anche di domenica e nel frattempo fanno un continuato dalle 8,30 alle 19, da noi è aperta solo la mattina e questi due giorni alla settimana di pomeriggio. E' sempre vuota e ci sono più guardiani (ti chiedono all'ingresso la carta di identità... unico posto al mondo) che persone che consultano libri. Questo accade di pomeriggio, non so dirvi la mattina, ma non credo che i ragazzi che fanno filone, quelli che ne avrebbero bisogno, vengano fin quaggiù al Teate Center, dovendo prendere anche un mezzo pubblico; io li vedo spesso gironzolare alla Villa Comunale o seduti sulle panchine di ferro intorno alla Fontana Monumentale in altre faccende affaccendati. Ieri mi è capitato in mano un librettino interessante che riportava sulla copertina un quadro che avevo già visto qualche tempo fa nella cripta di San Giustino, si proprio quella , la chiesa sotto la chiesa, quella che è sempre aperta ed è sempre al buio. Fateci un giro, le cose che vi si trovano sono estremamente interessanti. Come dicevo il libretto parlava della famosa Corsa dei cavalli Barberi che si teneva a Chieti, rappresentata su questo ex Voto.

<< ....Nella cattedrale di San Giustino a Chieti, un dipinto su tela, collocato alla sinistra della cappella centrale, quella dove sono consacrate, in apposita teca, poste sotto l'altare, le reliquie del Protettore di Chieti, San Giustino. Il dipinto, realizzato su tela, con tecnica a olio, è un ex voto e mostra l'arrivo dei cavalli in corsa nella zona dell'ex pescheria, l'autore è anonimo. Gli edifici che vi compaiono sono il Seminario Arcivescovile con il suo bel porticato(da notare che il numero delle arcate non corrisponde alla realtà) e alla destra il Palazzo Santuccione. Addossato al Seminario, vi è un caseggiato a piani degradanti. Di fianco possiamo notare delle bilance e vari cesti appoggiati a terra, appartenenti ai venditori di pesce, carbone e legna; siamo infatti nella zona denominata "Piazzatta" ove si svolgeva il mercato. Al centro del quadrato, in primo piano, si osservano dei cavalli in corsa che sopraggiungono, e davanti a essi, un gruppo di giovani intenti a fermarli, o che comunque sembra si stiano muovendo con tale intenzione. La situazione rappresentata nella scena è di estremo pericolo, tanto da sollecitare l'intervento miracoloso di San Giustino, che appare in alto tra un nugolo di nubi rosa e azzurre, con lo sguardo paterno rivolto verso il basso, con le braccia aperte e la mano destra disposta al gesto benedicente (si osservino le dita). Tutto ciò richiede l'intervento del Santo e quindi lo scampato pericolo per i giovani incauti e per la folla che lì si era radunata. L'immagine del Santo di cui appare solo il busto è colorata in modo vivace, vistoso, in stile naif, per richiamare l'attenzione dell'osservatore e guidarlo all'interpretazione del "vissuto" narrato su tela. L'abbigliamento delle persone dipinte ci aiutano a datare il quadro, sia pure con approssimazione e con le dovute cautele. Gli uomini rappresentati sono ben vestiti, certamente rappresentano i notabili della città; il carattere di notabile può essere riferito anche all'uso del bastone. Indossano un cappotto doppiopetto, a collo alto e pantaloni aderenti; il collo della camicia è fermato da un papillon; in testa hanno un cappello nero a cilindro. Le donne hanno lunghi e voluminosi abiti, le spalle sono protette da ampi scialli; in testa hanno un caratteristico cappellino ben calzato che circonda il viso ben delineato della visiera. Questi abiti e quelli delle persone dipinte ci fanno supporre che l'evento del quadro si riferisca a qualche vicenda accaduta nel XIX secolo, mentre si svolgeva una delle tante edizioni delle corse dei berberi. Il punto di partenza era il Piazzale Sant'Anna, dove veniva sistemato lo steccato dietro il quale si allineavano i cavalli; si proseguiva lungo la strada di Sant'Anna (oggi via Padre Alessandro Valignani), si imboccava via Arniense, proseguendo fino a Piano Sant'Angelo (oggi piazza Matteotti) e di lì imboccando via Arniense si giungeva al traguardo, (a lu ricchiappe), posto alla Piazzetta davanti alla Pescheria. Sulla destra veniva sparsa abbondante sabbia allo scopo di favorire la presa sul selciato da parte dei cavalli in corsa per evitare che scivolassero sul lastricato, mentre ai lati della carreggiata, vicino al marciapiedi era costruito uno steccato dietro il quale si disponeva la folla per assistere allo spettacolo. I cavalli correvano senza fantino, alla partenza erano incitati con sistemi poco ortodossi, naturalmente senza dare nell'occhio dei procuratori della festa e degli agenti di polizia. Infatti spesso, nelle parti più intime del corpo, sotto la coda, strofinavano polvere di peperoncino cocente o di pepe o altra sostanza urticante allo scopo di eccitare gli animali che pungolati anche con bastoni di ferro acuminati partivano al galoppo come forsennati. Al traguardo, i cavalli che vi giungevano, venivano fermati da un grosso panno bianco, una specie di grosso telone contro cui i cavalli andavano a sbattere, mentre gli agenti della gendarmeria regale, procedevano ad imbrigliarli. Non è da escludere che nel corso dei secoli i sistemi di ripresa possano essere stati diversi e, per quanto concerne il punto di partenza, è da dire che esso, in antico era sistemato nella zona di Porta Sant'Anna, nei pressi della porta omonima. L'arrivo dei cavalli era sempre un momento di grande tensione, durante il quale potevano accadere incidenti, infatti a volte i cavalli sfuggivano oltre le barriere avventurandosi in Largo Cavallerizza e di lì proseguivano la loro corsa lungo le vie cittadine, fra lo spavento generale. Un episodio del genere è documentato nel giornale "Le Mosche"; il cronista scrive: " Nell'ultima corsa, quella del giorno 12, non ne successero delle brutte per vero e puro miracolo, operato forse da San Giustino, perchè i cavalli, giunti al così detto ricchieppe, ruppero il cordone e si diedero a correre per le strada che dall'Ospedale Civile mette al largo cavallerizza... . I cavalli dopo qualche tempo vennero ripresi... e si rise e si pensò che l'anno venturo si dovrà trovare un'altra strada per le corse"... >>


22.11.09

Cose che capitano da noi


I nuovi Cessi alla Villa Comunale

In questi giorni se vi scappa avete due alternative una: caffe-bagno Casina dei Tigli, costo 0,80 euro oppure la fratta, costo zero euro con rischio di essere arrestato per atti osceni in luogo pubblico... ah! se portate il pannolone non ci sono problemi. Dimenticavo di dirvi che l'altra cosa interessante della Villa Comunale e che vi si possono ammirare i nuovi "cessi", per adesso, solo ammirare perchè non sono ancora agibili. Al posto di due o tre pisciatoi ,questi in vena di spese, hanno fatto una "cattedrale", letteralmente un bi-locale, nel "deserto" di verde, che dovranno a breve inaugurare, c'è solo d'augurarsi che abbiano il buon senso di non invitare anche Monsignore a benedire, come fecero per il ponte di Via Custoza, che oggi, a distanza di un paio d'anni dalla sua inaugurazione in magna pompa, è quasi diroccato... lui pare che porti sfiga ai SINISTRI chietini. In fatto di "cessi", stiamo messi bene, perchè verranno molto presto inaugurati anche quelli, restaurati da poco, davanti alla caserma Spinucci e pare che siano da un po, fruibili anche quelli sotto Piazza Malta... così se arrivassero di nuovo i vigili a multare i poveri contadini, senza pietà, hai voglia a pisciare! Speriamo che vadano anche a ripulirli... già in comune dovranno pagare la luce, chissà come faranno per il personale pulente!



Bimbi delle elementari che stazionano e si divertono


Un'altra cosa che non mi va è l'utilizzo della piazza nei dintorni della Fontana Monumentale alla Villa. La piazza Mazzini è stata da tempo ribattezzata dai Teatini Piazza Aceto a causa dell'abuso che questo signore, titolare della Casina dei Tigli, fa dello spazio a fianco all'omonimo caffè ristorante. Lui dirà che gli è stato affidato per rilanciare una zona della città, morta. Intanto piazza, d'estate, i suoi numerosi tavolini mentre organizza su una apposita pedana incontri musicali che hanno l'unico scopo di far arrivare gente e ingrossare il suo voluminoso portafogli , fornendo beveraggi a quella gente che si limiterebbe solo a fare il suo giretto serale d'estate e prendersi la sua razione di fresco sulle panchine invece che ai suoi tavolini. Poi non mi va l'arroganza che mette nell'accecare (coprire con tavolati) il monumento più bello della Villa quello dedicato a Chiarini, che gli da fastidio, perchè proprio situato in una posizione che "nun ci azzecca niente con i suoi intendimenti ". Lui se potesse la rifarebbe tutta la villa comunale a suo uso e ... somiglianza.



Esempi di come si lavora a Chieti

Venerdì sono passato e ho assistito a questa curiosa scenetta. Il luogo è l'ex pescheria, dove stanno preparando le bancarelle che ospiteranno i contadini ogni sabato per vendere i loro prodotti, quelli provenienti sicuramente dalle loro terre, quella abruzzese, per intenderci "Campagna Amica". Un uomo era posizionato sul baldacchino con un grosso pennello e una tanica di vernice e spennellava la colonna per ridarle un buon aspetto. Cinque facevano commenti sul come fare e uno dirigeva da lontano i lavori apprezzandone il risultato...


21.11.09

Campagna Amica



Oggi sabato 21 novembre a Chieti (alla ex pescheria) ha aperto i battenti il Mercato di Campagna Amica, promosso dalla Coldiretti per dare ai cittadini la possibilità di acquistare direttamente dagli agricoltori prodotti stagionali, di qualità, con un abbattimento dei costi, rispetto alla grande distribuzione, del 30%. «Per Mercati di Campagna Amica - spiega il direttore della Coldiretti Abruzzo, Michele Errico - si intendono gruppi di agricoltori associati che vendono direttamente ai consumatori nel rispetto di un regolamento che prevede la garanzia della provenienza, della tracciabilità e il controllo dei prezzi». Una filiera in cui è obbligatoria l'indicazione dell’origine e il legame con il territorio. Quello di Chieti è il primo mercato ad essere inaugurato nell'ex pescheria di via Arniense. Stamattina c' è stato un bel gruppo di persone che come me, solitamente fanno tappa in Piazza Malta, che si sono fermati con i loro carrettini all'ex pescheria. Io per questa volta mi sono fermato più per curiosità che animato dalla volontà di acquistare e ritengo che non ci siano gli spazi per cantar vittoria o intonare i peana di gioia, visto che a Chieti di mercatini di prodotti ortofrutticoli e non, oltre a quello di Piazza Malta c'e ne sono altri e giornalmente, uno nell'ultima traversa, scendendo, nella discesa di Piazza della Trinità e un altro il martedì e il venerdi, dove ci sono tante bancarelle fornitissime di prodotti abruzzesi e a prezzi v antagiosissimi all'interno del mercato rionale, quello che si tiene nella via dietro all'ex Enal. Stamattina di prodotti DOC ce n'erano pochi, ma spero che in futuro, alzando la qualità dei prodotti e grazie sopratutto al passa parola, si possano fare degli ottimi affari. Il mercato verrà riaperto ogni sabato dalle 8,30 alle 13 e vi approderanno solo i prodotti di qualità che il nostro territorio esprime. Non c'è che augurare a questa iniziativa tutta la fortuna che merita.


19.11.09

Il Chiarini "liberato"

C'è qualcuno che non accetta tutto questo permissivismo concesso al proprietario della Casina dei Tigli che opera a suo piacimento alla Villa Comunale, invadendo lo spazio dei cittadini e alcune volte oscurando anche i monumenti alla vista dei passanti e dei turisti con delle orrende gabbie di legno. mette tavolini davanti alla sua costruzione che nulla ha per piacere ed essere inserito in un posto così prezioso. lui dice che fa tutto questo per ravvivare un luogo che secondo lui sarebbe "morto" senza le sue costosissime "trovate". Stasera c'era un suonatore di chitarra (per me uno sconosciuto ) a sentir lui un luminare della musica.... si degustava e si mangiava a prezzi contenuti, secondo lui, ma da mutuo per me... che sono pensionato ! Comunque lascio la parola al mio amico Luciano :


"...L’anno scorso, a fine agosto, ebbi un incontro con Giovanni Chiarini. Mi rilasciò una intervista, in cui si lagnava, sia per il fatto che lo avevano “ ingabbiato” , ( vedi foto), e sia, perché la sua base, era diventata un orinatoio, per la mancanza di servizi igienici. Oggi, mi ha riconvocato, perchè aveva altre cose da comunicarmi.



D. E così, caro esploratore,ci eravamo lasciati con il desiderio di incontrarci nuovamente, ma nella speranza che le cose potessero migliorare. Invece, se mi ha chiamato, ci sarà un motivo….?
R. Caro amico Luciano, quest’anno non mi hanno “ ingabbiato”, così ho potuto vedere la luce, il sole, la gente. Ma mi hanno realizzato alla base, questa pedana, orribile, in cemento armato, che quasi ogni sera, veniva occupata da orchestrine e ragazzi.

D. Penso che non sia stata una cattiva idea, almeno hai trascorso il tempo in compagnia.
R. Vedi, ho una certa età, meno male che mi hanno curato l’occhio che mi avevano dipinto,così almeno ci vedo bene. Ma questa pedana,in cemento…che viene usata anche come spazio per accogliere le persone ed i tavolini…Meno male che non mi hanno più usato come “ gabinetto”.

D. Ho notato anche che hanno ripulito il basamento su cui poggi, da tutte quelle scritte…
R. Si,è vero…

D. Cosa ne pensi della idea di allungare “ la vasca”, sino alla villa comunale?
R. Può essere una buona idea. Almeno, in questi mesi invernali, con le giornate così corte e buie, posso vedere qualcuno. Bisogna vedere cosa propongono per attirare le persone in questo luogo, purtroppo con poca luce e molto umido.

D. Come va con la salute?
R. Purtroppo non bene. Ho prenotato una visita ad un oncologo, perché ci vedo poco e mi sento nervoso.

D. Vuoi vedere che la parabola di fronte a te ,( vedi foto),può procurarti questi fastidi?
R. Veramente anch’io ci ho pensato. Sono esposto alle onde dei campi elettromagnetici creati da questa parabola. E so che a lungo andare, queste onde elettromagnetiche, possono dar luogo a cataratta, sterilità e disturbi neurologici . Ma come è possibile ricevere i canali televisivi con una parabola al suolo? E poi a pochi passi da me. Ma non vi da fastidio, cari amici cittadini, vedere questo scempio?

D. Hai perfettamente ragione, caro amico. Ma chi ha autorizzato ad installare questa parabola, in quella posizione? Spero che qualche amministratore provveda a toglierla e vedrai che anche la tua salute migliorerà.
R. Ti ringrazio della tua pazienza e del tempo che mi dedichi. Io sono vecchio e vorrei vivere ancora, godendomi le bellezze della vita, ad iniziare dagli schiamazzi dei bambini, quando giocano a nascondino e si nascondono dietro a me.

D. Ciao ed a risentirci quando vuoi.
R. Ciao caro amico Luciano.
.. "



Luciano Pellegrini







C'era una volta il Filobus


C'era una volta, siamo nel 1950, la guerra è già quasi soltanto un brutto ricordo e la vita ha ripreso un ritmo normale, più vivace e ben disposto alle speranze. Si rianimano le strade percorse da un mezzo nuovo, pubblico, il filobus erede del vecchio tram. Dopo anni di assoluta mancanza di mezzi di trasporti certi, i chietini, accolgono il filobus con simpatia ed entusiasmo e più contenti di loro, furono sicuramente gli operai che erano stati costretti a raggiungere le fabbriche dello scalo, allora ce n'erano ancora, con mezzi di fortuna quando non a piedi. Una "nuova" classe dirigente prende le redini della società e benedice la rinascita del dopoguerra. Spataro per la parte civile e Mons. De Marinis pe quella ecclesiastica. Tra due ali di folla entusiasta, avanza lungo il Corso Marrucino il fiammante filobus, gremito di gente che conta, politici locali e nazionali e gentili consorti. La sosta obbligata è Piazza Valignani, dove salivano gli onorevoli Spataro e Chiavegatti, con i classici doppiopetto un pò stazzonati di quegli anni magri. Quegli anni furono anche i primi anni dei concorsi di bellezza dove trionfavano le prorompenti grazie delle giovanette italiche, da noi, il primo premio quell'anno lo vinceva proprio il filobus. Tanto tempo è passato, tante amministrazioni si sono succedute e oggi il filobus, ritorna a Chieti, un nuovo esordio tra luci e ombre. Lunedì 28 settembre 2009, alle 7 in punto, lui è tornato di nuovo in strada, dopo 16 anni di fermo macchina. Per la felicità di tutti quanti, avanti con gli anni, hanno riscoperto l’amore per questo vecchio mezzo, la sorpresa dei giovani che non lo conoscevano, l’amarezza di chi, con handicap, non vi ha potuto salire per l’altezza e l’assenza di idonei congegni che non avrebbe; questo, teniamolo presente, è un vecchio filobus ristrutturato e rimesso in linea per l'occasione. Tanti ne verrano poi, di nuovi e più efficienti. La corsa è partita in orario da piazzale Sant’Anna, direzione centro, per scendere poi allo Scalo e concludere il suo percorso a piazzale Pennesi. Pochi passeggeri , al volante una guida esperta e storica, emozionato come un neofita. Si ricomincia finalmente. Alla fermata di Largo Cavallerizza sono in molti ad attendere il filobus, ma salgono solo in pochi perché il filobus arriva solo alla M.delle Piane, non va per l’Università e l’ospedale per questi luoghi bisogna attendere un pullman. Un esordio con chiari e oscuri e la gente che era speranzosa, che un mezzo così ecologico riprendesse servizio in maniera definitiva! Dopo un paio di giorni tutto è ritornato come prima i filobus sono scomparsi , dapprima perchè erano in rifacimento le strade e per una questione di sicurezza, non potevano circolare, ma adesso siamo a novembre, le strade interessate sono state riasfaltate e dei loro non c'è o stesso traccia anzi no, leggo da una lettera del Pellegrini che sono confinati giù al "camposanto" forse a marcire ancora un pò prima di essere sotterrati !. E si caro assessore, divertiti pure a prenderci per il culo finchè puoi, marzo e vicino, chissà dopo se ne avrai più occasione ! A buon intenditor poche parole...




17.11.09

Nulla è cambiato


A Chieti passa il tempo ma le cose hanno sempre il medesimo aspetto, sembra che quì il teutto si fermi e nulla si modifica mai. Sono arrivato su in piazza San Giustino con la solita scala mobile e le macchine sono ancora lì parcheggiate nella piazza più bella della nostra città, il bar è sempre lì e un cappuccino senza schiuma e una brioche alla crema costano ancora un euro e novanta. Al bancone invece della mora di questa estate ci sono tre ragazze che si dannano l'anima per servire i clienti che questa mattina sono numerosi. Il mio percorso che faccio è il solito, scendo per via degli Orefici e arrivo al Pozzo e quì si intravedono, ogni giorno, le nuove brutture. Le macchine sono parcheggiate in maniera disordinata in seconda e qualche volta anche tripla fila e nessuno fa niente. E' ferma li vicino una macchina dei vigili, quelle panda nuove, colorate di bianco e azzurro e ci sono anche due vigili che chiacchierano tranquillamente con i passanti e con gli automobilisti, oggi non hanno proprio voglia di metter mano al loro blocchetto e fare qualche multa, ci sarebbe da arricchire le casse del comune, ma loro non fanno assolutamente niente. Scendendo per il corso si possono notare a destra e a manca macchine parcheggiate, chi con permessi speciali e chi con il tagliando di portatore di handicap, ferme chissà da quanto tempo, sui bordi della strada più importante di Chieti, il Corso marrucino, ne ho contati quattro. Attraversando il corso si arrivoa alla piazza della Trinità, la camera a gas della nostra città, oggi poi c'è il mercato e si amplificano i fumi a causa delle macchine che vi transitano nell'unità di tempo. Imbocco il viale che porta alla Villa Comunale per vedere gli ultimi cambiamenti effettuati, il famoso restiling del laghetto e zone limitrofe, quelli per intendeci che invece di dodici mesi hanno richiesto un tempo di quasi due anni. La parte destra del vialone è anch'esso in rifacimento, stanno allargando il marciapiede e stanno ripavimentando il tutto, un lavoro praticamente inutile da quel lato e al lavoro dietro una tenda bianca, attraverso i buchi degli strappi di cui è costellata, si notano al lavoro solo due operai, uno è addetto ad un escavatore e l'altro è li che mette le piastrelle e da questo si intuisce, dal tratto ultimato, che i tempi di realizzazione non saranno certamente brevi. Da notare l'assenza di una tabella che ci indichi il nome della ditta che esegue i lavori e una data approssimativa di scadenza degli stessi, ormai si sono fatti furbi anche in camune dopo le ultime critiche che sono loro cadute da ogni parte sulla durata dei lavori iniziati e mai finiti o finiti in tempi biblici. Al fianco della Casina dei Tigli, quella orrenda costruzione in vetro e metallo lucente, che per me non ha niente di bello e di funzionale, che si inserisce nel contesto Villa comunale come il miele sui maccheroni. Alla sua sinistra si nota il riquadro pedana di cemento che avrebbe dovuto sostenere in maniera provvisoria il complessino musicale quest'estate, che è diventato a quanto pare stabile e si è arricchito di tre vasi di fiori sul davanti per nasconderne il bordo e di una antenna satellitare, insolitamente poggiata in terra alla sua destra; guarda il tutto schifato e orripilato, il busto di Chiarini che per sua fortuna è stato liberato da una gabbia di legno che lo nascondeva ai pochissimi turisti che questa estate, lasciando il litorale si erano avventurati su in città. Unica nota positiva e che il busto è stato ripulito dalle scritte che deturpavano il color grigio del bronzo, fortuna che non è capitata, purtroppo, al busto del vescovo di Chieti lì vicino, proprio dietro la fontana monumentale.Le scritte quì sono tante e di un color verde erba. Si vede che parte dello stupidario si è spostato da piazza San Giustino, quì alla Villa Comunale.



14.11.09

Tavola Periodica degli Elementi

Tavola periodica oggi - Cliccare sull'immagine per ingrandirla

Ricorre quest'anno il centoquarantesimo anniversario della presentazione della prima Tavola Periodica degli Elementi. Si tratta di una delle grandi scoperte dell’Umanità, dovuta ad un geniale chimico russo, Dmitrij Ivanovic Mendeleev. Alla base di questa scoperta c’è un punto di vista illuministico: le cose della natura devono essere disposte “in ordine”, perciò ordine ci deve essere anche nelle proprietà degli elementi che compongono la materia chimica. Per tentare una soluzione a questa esigenza Mendeleev dispose, sulla carta, la sessantina di elementi noti a quel tempo, in ordine di peso atomico crescente. La periodicità delle proprietà fu evidente; al punto da riuscire a far prevedere anche le caratteristiche di elementi non ancora conosciuti. Ed infatti la scoperta, accolta inizialmente con scetticismo, ebbe pieno riconoscimento solo successivamente quando furono identificati e analizzati vari nuovi elementi che si collocavano perfettamente nelle caselle lasciate vuote nella prima edizione della “tabella”. Oggi il Sistema conta il doppio degli elementi di quello iniziale e vi trovano posto anche gli elementi radioattivi. Il concetto ispiratore del sistema periodico investe una problematica molto generale, che travalica i confini della Chimica, raggiungendo questioni filosofiche di grande portata, come si stava verificando nello stesso modo per questioni della stessa rilevanza nel campo della Biologia e della Fisica. La questione atomistica aveva la stessa rilevanza della teoria dell’evoluzione di Darwin, o della cosmologia, che si domandava se la Galassia costituisse praticamente tutto l'Universo o se invece le cosiddette nebulose a spirale non fossero altro che galassie simili alla nostra, che noi osserviamo dall'esterno. L’identificazione dell’atomo come particella ulteriormente indivisibile era un presupposto implicito nel modo di pensare dei chimici e lo stesso Mendeleev, nella sua ricerca di ordine nella diversità degli elementi allora noti, ne era assolutamente convinto. La questione, come tutte le altre sopra citate, è anche connessa a fondamentali problemi filosofici e, perché no, religiosi, e tocca quindi da vicino l’opinione del pubblico anche meno scientificamente addestrato. La divisibilità ad infinitum della materia era un concetto cardine della filosofia aristotelica e rimane nella storia successiva legata alle filosofie più idealiste e più vicine a visioni metafisiche del mondo. La concezione particellare trova invece i suoi pionieri in Leucippo e Democrito e continua, attraverso la filosofia epicurea, ad alimentare le visioni del mondo più materialistiche della filosofia moderna. E’ interessante annotare, come ambedue le concezioni siano coesistite in maniera addirittura antagonista nella scienza dell’Ottocento. La visione di una materia continua è stata una caratteristica della fisica, proveniente essenzialmente dalla sua formulazione per mezzo del calcolo e del’analisi matematica. Persino Faraday, il più chimico dei fisici del XIX secolo, pensava agli atomi come enti che occupavano tutto lo spazio. I chimici invece, guidati dalla teoria di Dalton (fisico) che si perfeziona nelle dottrine di Avogadro e Cannizzaro sono sostanzialmente atomisti ed in loro si riconosce Mendeleev. La rivoluzione quantistica dei primi decenni del secolo XX riunirà entro una stessa coerente cornice i pensieri di questi tre giganti del pensiero scientifico; la distinzione tra continuo e discontinuo, come pure quella tra materia ed energia, perdono molto del loro significato e l’ordine trovato da Mendeleev negli elementi chimici si deduce immediatamente dal nuovo paradigma. Nuovi percorsi sono nati nel corso del secolo ed il terzo millennio ci fa già intravedere gli orizzonti di un sapere ancora più integrato, che comprende anche la materia vivente.