3.12.18


L' Italia non fa più figli. Il nostro è il Paese d'Europa con la natalità più bassa. Negli ultimi dieci anni si registrano 120mila nascite in meno l'anno, con un calo drammatico della fecondità: il 22% delle quarantenni non ha alcun figlio. Nel 2017 i bambini nati sono stati 458mila, una media di 1,24 figli per donna, che sale a 1,32 se si calcolano le straniere. I nati non bastano nemmeno a compensare i morti, che sono oltre 600.000 l'anno. Sono questi i dati resi noti settimana scorsa dall'Istat che certificano il pesantissimo declino demografico del nostro Paese, destinato all'estinzione se non vengono attivate immediate e solide politiche familiari volte a favorire la natalità.

@enio

26.11.18

Chefine hanno fatto i moderati ?


Finalmente se ne sono accorti. Fare i gradassi con il resto del mondo può far guadagnare qualche consenso in termini di voti e nei sondaggi, ma alla fine produce tali sconquassi finanziari da far tremare i polsi. Battere i pugni in economia non è la stessa cosa che far la voce grossa su sbarchi, sicurezza ed immigrazione. In un mercato globalizzato dove le scelte vengono fatte da investitori internazionali e mondo finanziario (e spesso sono scelte speculative), puntare l’indice contro la Merkel o Bruxelles in nome dell’italianità equivale a fare come quello stolto che di fronte al saggio che gli indicava la luna, lui guardava il dito. Le parole in libertà ci sono già costate 145 miliardi di euro di ricchezza nazionale: quanto dieci manovre. Con quei soldi si potevano fare altro che reddito di cittadinanza e quota 100: bastava stare più zitti ed agire con gradualità. Con un debito pubblico record (siamo al limite della bancarotta) ed una bassa produttività, giocare con i numeri non si può. E alzare il livello dello scontro con l’Ue (per capitalizzare alle elezioni europee il rancore che si va creando) ci porta sul dirupo. Anche perché di questo passo alle elezioni di primavera rischiamo di arrivarci con tassi e mutui in crescita e con un’immagine internazionale che si riflette sulle aste dei Btp, sempre meno brillanti. Di conseguenza con un sistema bancario in difficoltà che non riesce più a sostenere la crescita delle imprese e a prestare soldi alle famiglie. E allora dall’urna potrebbe uscire anche qualche delusione. Per fortuna le dichiarazioni degli ultimi giorni sono state più sfumate sulla manovra e sui conti pubblici. Dai toni sprezzanti si è passati a quelli concilianti con le istituzioni europee, come ha confermato ieri il premier Conte al termine dell’incontro con il presidente della Commissione Ue. Giova ripetere che non siamo tra i difensori ad ogni costo di quest’Europa. La Comunità dei burocrati e degli egoismi va cambiata, ma le spallate producono solo macerie. Al Nord i cittadini sono costretti a scendere in strada in favore delle infrastrutture. Le categorie meno propense allo scontro, come i medici ospedalieri, debbono scioperare. È l’Italia produttiva, quella che si alza presto al mattino per andare al lavoro, quella che ogni giorno fa imprenditoria e crea occupazione, quella delle partite Iva strozzate da fisco e burocrazia, che ora alza la voce. È l’Italia dei moderati, che sindaci e governatori ascoltano, ma il cui grido a Roma sembra, a torto, flebile. 
@enio

16.11.18

Rischia il carcere chi chiede l’elemosina


Rischia il carcere chi chiede l’elemosina con insistenza o simulando di essere malato per suscitare compassione. L’arresto è previsto anche per chi è colpito da Daspo urbano, ma non rispetta il provvedimento. Inoltre potrà essere limitato l’orario di vendita e somministrazione di alcolici e superalcolici e, in generale, di vendita di  alimenti pronti per il consumo. Un «giro di vite» che punta a tutelare la tranquillità dei cittadini: lo prevedono le misure contenute nel disegno di legge di conversione del decreto legge sicurezza numero 113/2018. I sindaci avranno maggiore potere, mentre per i «furbetti» saranno inasprite le misure nell’ottica della «tolleranza zero»



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10.8.18

Basta aiuti Bce I rischi dell’Italia


In Formula 1 quando c’è pericolo entra in pista la «safety car» per rallentare la corsa ed evitare incidenti. Anche il Quantitative Easing lanciato dalla Banca Centrale Europea nel gennaio 2015 ha evitato pericolosi testacoda nell’eurozona. La «safety car» annulla i distacchi tra le auto in gara, il QE riduce lo spread che misura il differenziale di rischio tra Paesi. Tuttavia Mario Draghi ne ha annunciato la fine imminente. L’economia italiana è pronta a tornare in gara? La politica monetaria espansiva è stata provvidenziale per l’Italia: ha diminuito il rischio di crisi di fiducia nel debito sovrano, tenuti bassi i tassi d’interesse e favorito il graduale ritorno alla crescita. Ma da ottobre la Bce dimezzerà gli acquisti di titoli da 30 a 15 miliardi al mese (già da gennaio 2018 era passata da 60 a 30) e li azzererà a fine anno. Ogni Paese potrà contare solo sulla propria competitività. Fortunatamente l’Italia ha un ottimo «motore», costituito dalla vitalità di tante piccole imprese che durante la crisi hanno mostrato un’incredibile resilienza. Ottimo anche il «pilota»: l’italiano medio con elevata propensione al risparmio e grande versatilità. Purtroppo però la nostra economia è condizionata da un debito pubblico di quasi 2 mila e 300 miliardi di euro, circa 40 mila a testa compresi neonati e centenari. Diverse sono le conseguenze negative. La prima è che il pagamento degli interessi sottrae preziose risorse alla crescita. Nel 2016 la spesa per interessi è stata di oltre 66 miliardi, nel periodo 2007-16 di 760, negli ultimi 20 anni di 1.700. Destinarne anche solo una frazione a investimenti pubblici aiuterebbe la crescita. Vi è poi un effetto spiazzamento sugli investimenti del settore privato, che compete con quello pubblico per attrarre il risparmio. Entro fine 2022 scadranno 47 miliardi di bot, 734 di btp, 85 di cct e 32 di ctz. Rifinanziare 900 miliardi sottrarrà risorse agli investimenti privati. Importante è anche il rapporto debito/Pil. L’Italia è al 132% e, nel caso di shock economici sfavorevoli, la gestione del debito potrebbe divenire insostenibile: difficile sia rifinanziarlo che pagarne gli interessi. Il ministro Tria dice di voler attuare reddito di cittadinanza e flat tax pur mantenendo l’equilibrio dei conti pubblici e riducendo il debito. Non sarà semplice. Il QE è stato un’opportunità per l’Italia, che avrebbe potuto fare riforme e riordinare i conti pubblici. Presto la «safety car» di Draghi uscirà di pista. Per evitare testacoda sarà necessario guidare con prudenza.


29.5.18

Ultimo difensore della Costituzione : Mattarella


Gli attacchi violenti ed eversivi scagliati contro il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per aver svolto il suo ruolo di difensore della Costituzione, la dicono lunga sul clima di sfascismo e di assalto antidemocratico alle istituzioni in atto nel nostro. Paese. Il Capo dello Stato ha semplicemente fatto rispettare la Costituzione nel suo equilibrio di pesi e contrappesi, e rispetto delle prerogative presidenziali stabilite dai costituenti a difesa di tutti. Se il governo 5Stelle-Lega non è nato non è responsabilità di Mattarella, ma del diktat irresponsabile che Lega e 5Stelle volevano imporre, aprendo uno squarcio insanabile nella Carta costituzionale, annullando il ruolo di garanzia svolto dal Quirinale in tutta la storia repubblicana. Qualunque ipotesi di mediazione è stata respinta da Salvini e Di Maio, pretendendo come ministro dell’Economia il sostenitore dell’uscita dell’Italia dall’euro. Senza che agli italiani fosse mai stato chiesto se vogliono uscire o no dall’euro.È questo che ha determinato il fallimento dell’ipotesi di governo 5Stelle-Lega, complice un premier incaricato inconsistente e succube dei due diarchi.

16.5.18

A quale anno il cellulare

La domanda più insistente che oggi si fanno i genitori è relativa all’età in cui è più giusto dare lo smartphone ai figli. Una questione assai dibattuta anche da pediatri e psicologi e non ancora risolta perché non vi sono linee guida precise e definite.Di certo sappiamo che il nostro paese è al primo posto in Europa per la diffusione dei cellulari e ai bambini viene dato sempre prima proprio per il fatto che tutto si anticipa. Così si osserva che mediamente da noi genitori e parenti arrivano a regalarlo tra i 7 e gli 8 anni. Giusto o sbagliato che sia c’è da dire che oggi i nativi digitali e crescono e si sviluppano con una tecnologia avanzata e che strumenti e dispositivi digitali non sono di per sé negativi e dannosi. È il modo con cui li usiamo che li rende pericolosi.Tuttavia porsi l’interrogativo di quando dare in mano un cellulare personale ad un bambino è corretto. Ma non vi è un’età specifica che vada indicata per tutti. Ogni realtà familiare e ogni bambino è diverso. Però sappiamo con certezza che un piccolo già all’età di 3-4 anni è in grado di interagire con tablet e smartphone. La prima cosa da fare, dunque, è cominciare molto presto a prepararli all’utilizzo, insegnare gradualmente loro cosa si può fare con il telefonino e accompagnarli nel suo uso per un tempo considerevole prima di far loro gestire lo smartphone, che è uno degli strumenti più potenti che abbiamo in questo momento. Serve sicuramente, proprio per questo, usarlo insieme, provare a navigare e a scoprire la rete con lui, ascoltare la musica o vedere un cartone a casa o mentre si aspetta in una sala d’attesa.

17.4.18

Politica ed economia


Mai come in questi giorni politica ed economia sembrano viaggiare su binari diversi. Basta aggirarsi in queste ore fra i padiglioni del Vinitaly per toccare con mano l’ennesimo paradosso. Da una parte la forte crescita di uno dei settori trainanti non solo del Nord-Est ma dell’intero Paese. Dall’altra i leader di tutte le forze politiche che si lanciano messaggi di fumo senza arrivare a intese concrete. Il «patto dell’Amarone» fra Salvini e Di Maio non c’è stato. E, forse, non poteva esserci dal momento che le consultazioni per il governo, quelle vere, si fanno a Roma, sotto la regia di Mattarella. Eppure, a 43 giorni dalla chiusura delle urne, qualcosa in più sarebbe lecito aspettarsi in un Paese che di tutto ha bisogno tranne che di un nuovo e prolungato vuoto di potere.

30.3.18

Tra liti e promesse elettorali


Una lite dopo l’altra. Dopo la tregua per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i due veri vincitori delle elezioni del 4 marzo, non hanno mai riposto le armi. Saranno pure schermaglie tattiche, in vista delle trattative che cominceranno subito dopo Pasqua, quando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, avvierà l’iter delle consultazioni. L’impressione, però, è che la strada per formare il nuovo governo sia tutta in salita. Con Salvini che spara a zero contro Di Maio arrivando, perfino, a minacciare di far saltare il tavolo per andare diritti a nuove elezioni. Al centro della contesa non c’è solo la politica. Ma anche le tante cambiali in bianco firmate dai partiti alla vigilia delle elezioni per raccogliere i consensi. Da una parte c’è la Flat tax fortemente voluta dal Centrodestra che, nella versione più soft, con un’aliquota unica al 25% costerebbe circa 40 miliardi di euro. 

@enio

5.3.18

Quando uno decide di metterselo lì senza usare vaselina.




Quando ormai lo spoglio delle schede elettorali ha superato abbondantemente il 50%, il Movimento 5 Stelle si conferma il primo partito alle elezioni politiche con il 31% dei consensi, mentre il centrodestra è la prima coalizione con il 37%. La coalizione di centrosinistra, invece, fa registrare un 24%, con il Pd però che si tiene sotto la soglia del 20% sia alla Camera che al Senato. Il PD è stato ampiamente premiato per la sua mania di invitare extracomunitari in Italia e sistemarli tutti in alloggi popolari o alberghi confortevoli a discapito degli italiani che purtroppo un alloggio se lo devono pagare salato.Il giusto premio a Renzi e company di "merendine".

18.2.18

Manifesti «Prima gli italiani»


 I manifesti sono di Lega e Fratelli d'Italia. Gli slogan quelli ormai famosi, ripetuti da settimane: «Prima gli italiani» e «Qui si fa l'Italia». Ma la foto è quantomeno paradossale, considerato che a lavorare per appendere i cartelloni elettorali è un uomo di colore, verosimilmente extracomunitario, ovvero uno dei «bersagli» degli stessi slogan. Accade a Milano e a denunciare la curiosa situazione è Luca Paladini, il portavoce dei Sentinelli che aveva denunciato anche il fotomontaggio shock della presidente della Camera Laura Boldrini decapitata da “un nigeriano”. Ovviamente il post è diventato subito virale.

27.1.18

Culat Thun e le sue bomboniere


Si chiamano «coppia sposi lei + lei» e «coppia sposi lui + lui» e sono la principale novità del programma 2018 della Thun. A poco meno di un anno dall’approvazione della legge sulle unioni civili in Italia, l’azienda bolzanina, conosciuta in tutto il mondo per i suoi angioletti in ceramica, ha ampliato la sua collezione di bomboniere: due donne oppure due uomini che si tengono abbracciati con un cuore in mano. «Abbiamo raccolto una esigenza del mercato», dice l’ad di Thun Paolo Denti al quotidiano Alto Adige. «È un piccolo grande segnale verso la comunità omosessuale», commenta il presidente dell’Arcigay Bolzano, Andreas Unterkicher.

29.11.17

Verità o promesse elettorali ?

L'ultimo arrivato è il bonus per chi si prende cura di un familiare ammalato. Tecnicamente si chiama, con il solito anglicismo, «caregiver». Politicamente è l’ennesimo cambiamento della manovra nel segno del «sociale». Tutto bene, naturalmente. Nessuno si sognerebbe di giudicare superfluo o di etichettare come spreco un sussidio destinato a sostenere nuclei familiari in oggettiva difficoltà. Il problema è un altro. La legge di Bilancio, per motivi di compatibilità finanziaria e di rispetto dei parametri europei, è stata messa a punto secondo rigidi criteri di austerità, sulla falsariga di quelle degli ultimi anni. Non a caso, il ministro Padoan, ha fatto più volte ricorso alla metafora del «sentiero stretto» per far capire agli italiani che in cassa c’erano poche risorse. E che, quindi, andavano concentrate su pochissime voci di spesa: giovani, investimenti, poveri. E così è stato. Nel suo percorso parlamentare, però, la manovra sta prendendo, giorno dopo giorno, una piega un po’ diversa. I destinatari dei provvedimenti sono ancora le fasce più deboli. Ma i partiti si sono fatti prendere la mano. E hanno allargato i cordoni della borsa. Così, prima hanno cominciato a mettere in discussione l'innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni nel 2019. Poi, nel mirino è finito il «super-ticket» sanitario, che molti vorrebbero abolire già nel 2018. Infine, una raffica di bonus, a cominciare da quello per i bebè su cui pare si sia vicini ad un accordo. Oltre al promesso ampliamento del reddito di inclusione. Tutti temi che cercano di dare risposte a situazioni di disagio, rese più acute dopo otto anni di crisi economica. Ma il rischio è sempre quello dell’assalto alla diligenza. Un pericolo reso più tangibile dalla imminente campagna elettorale. Io sono convinto che scopriremo dopo le elezioni che i bonus della manovra, più che una manna caduta dal cielo, saranno solo promesse gettate al vento. Passata la sbornia delle urne, gli italiani si ritroveranno con la necessità di rimettere mano al portafoglio, magari con una manovra bis nella prossima primavera.

 

8.11.17

Dalla Sicilia che messaggio ci arriva ?



Semplifico dicendo che se Berlusconi, al di la dei suoi problemucci con i giudici è esattamente il nuovo che avanza - torna a vincere e se il Movimento 5 Stelle malgrado il ”caso Roma” e qualche altro incidente di percorso - è il primo partito vuol dire una cosa sola povera Sicilia e poveri siciliani. Che la Sicilia, ma forse potrei scrivere l'Italia, è disposta a tutto, incluso innestare la retromarcia, pur di cambiare, vuol dire che i partiti che sanno combattere uniti sanno anche vincere insieme. Quelli che si presentano da soli vincono, ma non vanno a governare e quelli che si dividono - e non è solo un'ovvia deduzione, ma una considerazione su una politica elitaria sempre più incapace di ascoltare gli elettori -  sanno solo perdere e far perdere, in regolamenti di conti, ai più ormai incomprensibili. Il messaggio che arriva oggi dalla Sicilia, per paradosso, riguarda tutti, chi ha vinto e chi ha perso. Il voto infatti non è mai un assegno in bianco, è una scelta che nel nostro paese è provvisoria più che mai. Al punto che chi governa, quasi ovunque, perde sempre le successive elezioni. Inutile prendersela  con chi non va a votare - partito che in Sicilia e sopratutto a Ostia ha ormai la maggioranza assoluta - accusare chi parla solo di sicurezza, chi evoca e alimenta la paura del diverso o chi non ha capito chissà quale altro messaggio. L'elenco degli alibi e delle attenuanti generiche s'allunga e si modifica ogni volta, ma alla fine conta solo cosa capiscono, fanno, vogliono e decidono gli elettori. Dei quali forse sarebbe meglio occuparsi ogni giorno, anzichè ogni volta che si vota

@enio