23.5.13

Chieti - La crisi occupazionale cresce ancora


Nonostante il Governo di larghe intese, nonostante i richiami incessanti di Napolitano, la crisi occupazionale giovanile italiana continua inesorabilmente a peggiorare. Quasi un giovane su quattro si ritrova a casa, senza lavoro e prospettive. La crisi, inarrestabile, ormai bussa anche alle porte delle classi medie, con 15 milioni di persone in difficoltà economica. Tra loro 8,6 milioni sono con l'acqua alla gola. A pagare il prezzo più alto della crisi sono ancora una volta gli under 30: tra loro ben 2 milioni 250 mila né lavorano né studiano. In termini tecnici vengono etichettati con l'acronimo Neet (Not in Education, Employment or Training), in altre parole si tratta di una generazione persa. Nel giro di un solo anno sono aumentati di quasi 100 mila unità, arrivando a sfiorare la soglia del 24%, una quota record, addirittura la più alta d'Europa. Molti di loro vanno ad ingrossare le fila dei disoccupati (2,7 milioni) che insieme agli sfiduciati, che neppure cercano più un lavoro, formano un esercito di 6 milioni di persone.La fotografia dell'Istat dà al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, l'occasione per ribadire come occorra «creare le condizioni di una ripresa economica che fornisca, specie alle generazioni più giovani, concrete prospettive di lavoro». Mentre alla Camera veniva letto il Rapporto, un gruppo di precari proprio dell'Istat portava davanti a Montecitorio la protesta, rivendicando una stabilizzazione proprio per chi la crisi la misura e la racconta.

@enio

16.5.13

Chieti - Perché in Italia non nascono i Jobs


L'avventura di Steve Jobs, il genio sognatore scomparso tempo fa, che a 21 anni, creava dal nulla la Apple e cambiava il modo di comunicare del mondo, solleva una domanda che ci deve interrogare nel profondo: in Italia sarebbe mai potuto avvenire? Può un ragazzo senza una famiglia alle spalle, senza aver frequentato prestigiose università, senza mezzi e appoggi, se non la propria creatività e ingegno, al solo motto «stay hungry, stay foolish» (restate affamati, restate folli), fondare un impero da 350 miliardi di dollari e inventare il domani? La risposta è sicuramente no, e solitamente se ne attribuisce la causa al sistema, al governo, alla gerontocrazia immutabile di un Paese di vecchi, ai fondi negati, alla mancanza di contributi, eccetera eccetera. Tutto vero, peraltro. Ma se ci fosse anche dell'altro? Se fosse perché le nostre famiglie, le nostre scuole, le nostre imprese, la nostra società soffocano la nascita di nuovi Steve Jobs nostrani perché a loro propongono impongono altri modelli e altre prospettive? Se fosse perché gli stessi giovani, coccolati lisciati accuditi da mamma papà e da prototipi di vita comoda, preferiscono non rischiare, non restare affamati, non restare folli, e magari cercare il posto (non il lavoro) grazie alle conoscenze familiari e alle sicurezze dell'ambiente sociale in cui si è nati? Se così fosse, non basta cambiare governi o destinare qualche fondo in più al Ministero dell'Istruzione, per invertire lo stato delle cose. Serve cambiare cultura, spirito di vita, mentalità, sguardo al domani, modo di porsi di fronte allo studio e al lavoro. Insomma, creare le condizioni di chi «ha fame» e coltiva in sè la follia creativa che nei secoli ha visto questa terra generare civiltà che hanno segnato la storia e dato al mondo geni. Dall'Impero romano al Rinascimento fiorentino. Da noi è raro veder nascere uno Steve Jobs, perché il successo professionale non dipende prevalentemente dalle capacità personali, ma dal luogo di nascita e dalla famiglia di origine. Se uno è farmacista è perché il padre è farmacista, se uno è notaio è perché il padre è notaio, se uno è imprenditore è perché si è nati in una famiglia di imprenditori. Poi, magari, si è anche bravi a farlo, ma quello che conta da noi è l'ambiente giusto, le conoscenze giuste, la strada già percorsa e segnata. Non la voglia di innovare, di rischiare, di percorrere strade nuove. Addirittura negli accordi sindacali si acconsente al pensionamento del padre, se viene assunto il figlio, perché nulla cambi. Purché nessuna strada nuova venga percorsa. Quanti sono i giovani disposti a mettersi in proprio, a rifiutare il posto di bancario o nelle ferrovie procurato grazie alle conoscenze del papà, per chiudersi in un garage e dar sfogo alla propria creatività, alla propria manualità, alla sana follia che c'è in ciascuno di noi? Quanti sono disposti ad affrontare le mille difficoltà che in Italia ci sono, per realizzare la propria idea, per fare qualcosa con le proprie mani, per «inventarsi lavoro» invece che cercarsi posti di lavoro? Vorrei cono scere anche il vostro parere.

@enio

 

11.5.13

Chieti - Il cavaliere va alla guerra


Poverello, abituato a pagare per tutto e di solito trova che tutto e tutti hanno un prezzo: puttane, deputati, elettori, manifestanti, prezzolati, igieniste dentali, oppositori politici, funzionari del fisco, avvocati, medici, nani, comici, ballerine e tutta la corte dei miracoli, ma... accidenti questi giudici non hanno prezzo, e questo per lui è stranissimo?  Poverello, è sconvolto dalla novità! Per adesso abbozza e la linea del suo partito al momento non cambia e Silvio ci tiene a ribadirlo in un tour de force televisivo che ricorda tanto quelle «offensive» mediatiche della campagna elettorale. In ben 6 interventi tra reti Rai e Mediaset, Berlusconi ripete il leit motiv di sempre: Il Pdl non metterà in crisi il governo Letta. Una presa di posizione chiara che arriva all'indomani della sentenza di condanna in appello per il processo Mediaset. Da ieri sera l’atteggiamento del PDL è cambiata e lo stesso ex capo del governo, sentendosi preso di mira, ha chiesto subito di organizzargli un comizio per sabato, in piazza a Brescia alle 16. Certo, l'attesa è ora per quanto dirà.  Ieri sera ha ribadito, in un altro comizietto in TV : “I giudici di Milano non sono stati integerrimi perchè sono accecati dal pregiudizio e dall' odio nei mie confronti.”

9.5.13

Chieti - La festa del Majo

Mercoledì 1 maggio a Chieti, l’associazione Camminando Insieme,ha riproposto per il sesto anno consecutivo la festa del Majo. Questa festa fa parte del progetto "Recuperiamo le Tradizioni", in collaborazione con il C.A.T.A. (Centro Antropologico Territoriale Abruzzese) dell'Università D'Annunzio di Chieti, con la partecipazione delle Associazioni: "Lu Ramajette" di Chieti e "I Colori del Territorio" di Spoltore. L’I.I.S. (Istituto di Istruzione Superiore Umberto Pomilio di Chieti Scalo), nel rispetto di un protocollo di intesa con l’Associazione Camminando Insieme, certificato l’11 gennaio 2013, che prevede la Realizzazione , lo Sviluppo e la Comunicazione dei  Progetti legati alla TRADIZIONE ABRUZZESE , come “Il Carnevale”, “Coloriamo le Lane con la Natura ”, “Il Majo” e successivi, che possano coinvolgere le nuove generazioni, ha partecipato alla manifestazione......
 
La rievocazione della Festa del Majo, festa di origini arcaiche e pagane, vuole promuovere la continuità tra la comunità umana e il suo passato e riscoprire il legame che lega l’uomo alla natura evidenziato da questi riti di rigenerazione attraverso il ritorno ciclico di: vita – morte – rinascita. Questo simbolismo culturale è sempre attuale, perché rappresenta le radici stesse della nostra civiltà. Infatti, la scelta del colore,verde, i vari tipi di fiori ad iniziare dal maggiociondolo, si associano alla natura.....

Questo rito alla fine dell’inverno, era per allontanare l’influsso malefico e salutare l’arrivo di una stagione nuova, caratterizzata da raccolti, lavoro, sole e vita. Pertanto, le donne, trovandosi costrette ad utilizzare mucchietti di legumi diversificati e odori essiccati, pensarono bene di consumarli tutti in una volta; ma, educate al gusto ed al culto della buona tavola, li combinarono con le primizie fresche della primavera, unendo il tutto con brodo cucinato con l’osso di maiale.....

Il cibo tradizionale del Majo è lu "lessame", una sorta di minestra con 9 ingredienti di legumi, 9 di verdure, 9 di erbe aromatiche. I legumi erano recuperati dai fondi della dispensa, alla fine dell’inverno. Lu “Lessame” coniugava l’esigenza del gusto con il risparmio a cui tutti un tempo tendevano, vista la carenza di risorse...

Il cerimoniale si è concluso con il rogo del fantoccio del Majo, atto rituale finalizzato alla fertilizzazione della terra con le sue ceneri.


Scritto da: Luciano Pellegrini
Le foto della cerimonia al link: FOTO

6.5.13

Chieti - Corfinio il liquore abruzzese DOC

1858, esattamente 140 anni fa nasceva a Chieti una leggenda secolare destinata a lasciare tracce ancora oggi tra gli abruzzesi. E, come in ogni leggenda che si rispetti, anche in questa, un mago autentico, con tanto di occhialini, baffi e pizzo fluente, ha amalgamato erbe, essenze, filtri, mestoli, folletti, pentole, alambicchi e vapori perfezionando "pozioni" inebrianti ed "elisir" coinvolgenti. Questo mago si chiamava Giulio Barattucci ed il suo laboratorio sorgeva a Chieti all’inizio di Via Ferdinando Ferri. L’Aternum, l’Amaro Majella ed un liquore alle erbe sono stati i suoi "incantamenti" piu’ riusciti ma il suo fiore all’occhiello, la sua magia piu’ autentica, il suo vero "filtro d’amore" fu da lui battezzato "Corfinio". Essendo in piena epopea garibaldina, Giulio Barattucci aveva forse voluto mettere in bottiglia tutto lo splendore di un nome abruzzese pregno di storia patria (non va dimenticato che l’antica Corfinium era stata capitale dei Peligni e della Lega delle Nazioni contro Roma Imperiale). Nacque cosi’ un infuso fascinoso ed accurato di ben 42 erbe distillate a caldo: un liquore brillante nel quale risaltava tutto il profumo delle stagioni e l’incanto dei monti d’Abruzzo. L’azienda chiese ed ottenne la licenza UTIF numero 1 dall’Ufficio Tecnico Imposte di Fabbricazione di Pescara: una "primogenitura" indiscussa e indelebile nella nostra regione. Il successo fu immediato e permise alla Ditta affermazioni prestigiose nelle piu’ importanti rassegne nazionali ed internazionali diventando inoltre fornitore ufficiale della Real Casa. In Abruzzo, a quell’epoca, non vi furono cafè a’ la page o foyer di teatro o salotto buono dove il Corfinio non recitasse un ruolo di primo piano, cosi’ come non vi furono personaggi importanti della cultura della belle epoque che non ne abbiano gustato ed apprezzato la genuinita’, il calore, il fascino sottile: da Benedetto croce a Gennaro Finamore, da Costantino Barbella a Michetti, dai Cascella a Francesco Paolo Tosti a Gabriele D’Annunzio. All’epoca, Giulio Barattucci si rivelo’ anche un eccentrico e precoce "publish-man": all’approssimarsi delle festivita’ piu’ importanti si serviva spesso di uomini-sandwich e faceva affiggere in citta’ gruppi di manifesti pubblicitari, capovolti e non (3 + 1 generalmente) per attirare maggiormente l’attenzione dei passanti. Purtroppo, come in ogni leggenda, l’apparizione di un "orco cattivo" sotto forma di un malaugurato incendio divampato nel 1925, alla vigilia della stipula del suo primo contratto di assicurazione, distrusse completamente il vecchio stabilimento e con esso tutta la documentazione epistolare e fotografica piu’ rilevante. Per molti anni i marchi di fabbrica ed i brevetti sono rimasti gelosamente custoditi dagli eredi e solo in questi ultimi anni Fausto, l’ultimo discendente della famiglia, rompendo gli indugi, ha deciso di festeggiare l’anniversario tornando a scrivere un nuovo capitolo di questa bella favola riproponendo il Corfinio agli abruzzesi del terzo millennio: un brindisi augurale con l’antica magia di Barattucci che torna cosi’ a simboleggiare tutto il fascino di una terra generosa qual e’ l’Abruzzo.
@enio

2.5.13

Chieti - Boso un illuminato o un fulminato ?


Ve lo ricordate quell'omone leghista, che a 67 e passa anni vive ancora con la sua mamma, quello che stando a fianco del senatur minacciava gli eventuali contestatori di prenderli a calci in culo con dei grossi scarponi chiodati? Si è proprio lui: Boso, che intervistato da Giuseppe Cruciani, conduttore della "Zanzara", programma di Radio24, presentandosi come ex parlamentare della Lega Nord, si è scagliato contro il nuovo ministro all'Integrazione Cecile Kyenge dicendo: «Per prima cosa la signora dovrebbe spiegarci come ha fatto ad arrivare in Italia. Con i barconi? Per conto mio con il solito gioco della Caritas». Certo che quando parla Boso o qualcuno dei suoi amici leghisti, mi vergogno di essere italiano!!! Ma forse faccio male: sono loro che dovrebbero vergognarsi di parlare e di auto definirsi politici!! E ho anche l'impressione che i giornalisti li intervistino solo per una questione di audience. Questi soggetti andrebbero censurati e ignorati, in quanto indegni di parlare in pubblico! Soprattutto se vivono alle spalle dei contribuenti come ex politicanti. Loro, non avendo più nienta da fare, dicono solo delle grandissime stupidate.

@enio


24.4.13

Chieti - Letta, per i partiti ultima spiaggia


Non è più tempo di ingovernabilità, ed esecutivi fragili e litigiosi. I partiti, a cominciare dai due maggiori, Pd e Pdl, hanno l'obbligo di fronte ai cittadini tutti di rispondere alla chiamata. Anche perché la riconferma straordinaria di Napolitano al Quirinale costituisce una sorta di «tempi supplementari» concessi ai partiti, oltre il quale non c'è più niente. Perché, così com'è, il sistema non è più in grado di reggere, come s'è ben visto al momento dell'elezione del nuovo Presidente. Napolitano ha dato l'incarico a Enrico Letta, vice segretario del Pd. A 56 giorni di distanza dalle elezioni, ecco la svolta decisiva per la formazione dell'esecutivo. "Ho accettato sentendo sulle spalle una grande responsabilità perché questa situazione inedita e fragile non può continuare. Il Paese sta aspettando un governo". Dal Pd, finora, tutte le volte che la storia ha chiamato, è giunto in risposta un assordante vuoto. Tutte le volte che il partito democratico si è trovare davanti alla porta per fare gol, ha calciato in aria non sapendo dove tirare. Se anche questa volta non sarà capace di giocare, non ci sarà un'altra occasione. Non ci sarà un'altra partita. Avrà dimostrato per sempre la sua inutilità. Buono soltanto, come è stata la sinistra per decenni, a rincorrere chi è più a sinistra, non accorgendosi di finire così fuori gioco. Anzi, fuori campo. Non rendendosi conto che la partita si stava giocando altrove.C'è solo d'augurarsi che da questo miscuglio "indegno" PD e PDL venga fuori almeno una riforma elettorale decente e che si torni poi di nuovo a votare.
@enio

20.4.13

Chieti - PD, suicidio perfetto


L'orologio del Quirinale segna le 14,20 di giorno 20 aprile 2013, l'ora in cui Giorgio Napolitano ha dato la sua disponibilità ad accettare la sua ricandidatura a Presidente della Repubblica."Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l'elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta". Grillo naturalmente non ci stà: "Ci sono momenti decisivi nella storia di una Nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. È in atto un colpo di Stato. Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto. E' proprio il caso di dirlo, lì a Montecitorio sono stati mandati i peggiori italiani di sempre. Come era prevedibile, non cambia nulla, la casta si blinda e non cede il passo. Questi purtroppo sono come gli scarafaggi, impossibili da debellare. Almeno adesso abbiamo capito che PD e PDL sono la stessa identica cosa. 55 giorni, 10 saggi, 2 candidati Presidenti bruciati dal PD, 2 presidenti e segretari di partito dimessisi. Tutto per dichiarare pubblicamente che il primo partito nel Parlamento il PD non era in grado di proporre un Presidente, il suicidio perfetto di un partito!

@enio

13.4.13

Chieti - Tutto bene?


 «Tutto bene?» Pare che, anche da noi, questo sia il nuovo modo di salutarsi. E la risposta non può che consistere nelle stesse parole, ma espresse con tono affermativo: «Tutto bene». Come è per gli inglesi con il loro «how do you do?», a cui cortesia vuole che si risponda con la stessa formula. Tutto bene, dunque? Non sempre, ma provate a rispondere: «No, va male». L'altro resta interdetto, non se l'aspettava. Allora annaspa, non sa cosa dire e finisce che, imbarazzato, passa a parlare d'altro. Guai, infatti, rispondere alla lettera su come vanno le cose. Non ci si deve dilungare per spiegare lo stato di salute, non è gentile annoiare l'altro se gli affari non procedono, o tediarlo con tormentose vicende familiari. Nella vita di oggi non c'è spazio per sentimenti ed emozioni, bisogna essere sempre in forma, costantemente sulla breccia, pronti a sbranare l'altro se mostra un cedimento. Bisogna correre, per arrivare dove non si sa, ma guai fermarsi. Non c'è tempo per occuparsi dello stato d'animo degli altri, per dimostrare attenzione e vera amicizia.Non raccontare i tuoi guai alla gente: non interessano all'80 per cento. E l'altro 20 gode che tu li abbia. Frase crudele, ma che ben esprime lo spirito del tempo. Se un bambino un giorno se ne esce con la frase: «Sono triste», le sue parole mettono in crisi chi non ha sensibilità, chi ignora cosa sia l'empatia, chi non sa ascoltare con il «terzo orecchio», quello del cuore che coglie le sfumature del vissuto altrui. E magari minimizza, non dà risposta al dolore del bambino, forse non sa dirgli che banalità tipo: "Su, su, non badarci. Passerà". E anziché abbracciarlo per fargli sentire il calore dell'affetto, del sostegno e della solidarietà, invece di chiedergli la ragione della sua tristezza, magari lo porta a scegliere un giocattolo o a mangiare un dolcetto. Così si nega all'altro il suo personale vissuto emotivo, gli si manda il messaggio che lo stato d'animo non conta, che la sua malinconia infastidisce gli altri, che deve imparare a gestirsela. Così si apre la strada all'insicurezza e alla sofferenza psichica. E poi si parla di solitudine, di infelicità, di incomunicabilità…

@enio

7.4.13

Chieti - Bersani ultimo atto ?

Molta acqua è passata sotto i ponti e a 42 giorni di distanza dall'esito elettorale, l'Italia è senza governo, e soprattutto senza prospettiva di governo. Sei settimane sono state buttate al vento inutilmente per l'insipiente incapacità della politica di fare ciò che essa per sua natura è chiamata a fare: trattare per trovare una mediazione, una soluzione la più condivisa possibile ai problemi. Ciascuna delle tre principali minoranze del Paese, Pd Berlusconi e Grillo, persegue il proprio personale interesse, senza preoccuparsi delle conseguenze mostruose che tale impotenza della politica sta causando al Paese, paralizzando le istituzioni con veti reciproci. Il Movimento 5Stelle come ogni setta si è chiuso nel proprio fondamentalismo sterile e inconcludente, autoconvincendosi si tratti di «splendido isolamento» quando in realtà è solo incapacità di cambiare le cose.Silvio Berlusconi ha in mente la sua salvezza personale, patrimoniale e giudiziaria. Punta al salvacondotto, dimostrando però una fibra e una capacità fuori del comune, e un seguito popolare sempre fortissimo nonostante tutte le sue disavventure e i suoi ripetuti fallimenti nell'amministrare la cosa pubblica.un Bersani che ostinatamente nega qualsiasi forma di dialogo col PDL con la sua ottusità folle si sta suicidando politicamente, portando nella sua autodistruzione l'Italia, le istituzioni, il governo, finanche la Presidenza della Repubblica, con Napolitano arrivato sul punto di dimettersi di fronte alla cieca testardaggine del partito dalla cui storia proviene e alla quale ha dedicato la vita intera.Come è possibile affidare il governo del Paese ad un partito, e ad un tale leader, quando non è in grado nemmeno di gestire la formazione di un governo e di indicare una prospettiva politica che non sia la paralisi? Se è vero che Dio acceca chi vuole perdere, Bersani e il Pd sono già persi, a meno di un cambio radicale di rotta. Ma profondo, e soprattutto politico.La prova vera si avrà con l'elezione del Presidente della Repubblica. Se Pierluigi Bersani, come tuttora sta facendo, crede di risolvere tutto puntando su un nuovo presidente che gli ridia l'incarico (quasi che Napolitano fosse il cattivo, e la colpa del fallimento delle esplorazioni fosse del Quirinale), allora il Pd segnerà l'ultimo atto di questa tragica commedia.

@enio

5.4.13

Chieti - Edifici pericolanti nel Centro Storico

Via Toppi e via degli Agostiniani a Chieti, sono vie del centro storico nel quartiere Trivigliano, oggi Santa Maria. Edifici vecchi, in rovina e per questo pericolosi per la sicurezza dei cittadini. Inoltre danneggiano l’immagine di questo quartiere popoloso e pieno di attività commerciali. Diverse volte i vigili del fuoco sono intervenuti per porre riparo a cornicioni, persiane, grondaie e pluviali che creavano pericolo a persone e traffico. Il sindaco Umberto di Primio, ha la delega al comune per l’urbanistica, oltre a dover garantire la tutela immediata della incolumità dei cittadini. Personalmente, come cittadino, più volte ho segnalato e fotografato questo pericolo, ma non è stato fatto niente. Palazzi che non hanno neanche l’amministratore di condominio per decidere sui lavori di ristrutturazione da fare. Qualcuno dovrà pur intervenire! Purtroppo c’è da notare il menefreghismo delle associazioni, dei cittadini, dei consiglieri di opposizione oltre che di maggioranza. Ad un proprietario di diversi appartamenti di un edificio, ho chiesto, se dovesse verificarsi qualche grave infortunio, come reagirebbe. Ha pensato…, ha alzato le spalle, ha trovato qualche scusa…, ma non si è impegnato a rendere l’edificio, insieme ad altri proprietari, sicuro. C’è sempre la speranza che è l’ultima a morire affinché si possa risolvere questo grave problema. Adesso, si spera che non succeda niente di grave!

 
Scritto da:Luciano Pellegrini
 
Per le foto dei palazzi pericolanti clicca: FOTO

Chieti - 5 Aprile 1994, morte di Kurt Cobain


5 aprile: una data triste per gli amanti del rock. Ricorre oggi, infatti, l'anniversario della morte di Kurt Cobain (Nirvana) e Layne Staley (Alice in Chains). Cobain forma i Nirvana nel 1987 con Krist Novoselic e in due anni la band diviene uno dei gruppi leader della scena musicale grunge di Seattle. Nel 1991 l'uscita del singolo Smells Like Teen Spirit segna l'inizio di una nuova generazione. I media musicali avrebbero infatti conferito a quel brano il titolo di inno di una generazione, e, con esso, a Cobain l'appellativo di portavoce della generazione X. Negli ultimi anni della sua vita Cobain lotta contro la dipendenza dall'eroina e le pressioni dei media su di lui e sulla moglie Courtney Love, da cui ha avuto una figlia di nome Frances Bean. Il 5 aprile 1994 viene trovato morto nella sua casa di Seattle, ufficialmente suicidatosi con un colpo di fucile. Negli anni seguenti si è tuttavia sviluppato un acceso dibattito riguardo alle cause della sua morte.

@enio

3.4.13

Chieti - L'economia in Italia non riparte



La via crucis di quest'anno potrebbe avere come "stazioni" la catena di chiusure di aziende, la crisi dell'edilizia, il susseguirsi di licenziamenti, la crescita della disoccupazione, la perdita della speranza. Non ci sono isole felici, non ci sono categorie privilegiate. Tutti soffrono una situazione dalla quale non si intravede via di uscita. Italiani e stranieri, giovani e lavoratori maturi, tute blu e colletti bianchi, professionisti e operai, ciascuno potrebbe raccontare la propria storia, L'improvvisa presa di coscienza di essere finiti tra i poveri. Di non arrivare per davvero alla fine del mese. Sfratti, pignoramenti, debiti insoluti sono all'ordine del giorno. Interi comparti non ce la fanno più, la cassa integrazione anche straordinaria sta per giungere al termine, fabbriche chiudono i battenti, le multinazionali se ne vanno. Si potrebbe continuare a lungo con questa descrizione. A cui dovrebbe essere aggiunta una dimensione psicologica ed esistenziale: la crisi porta alla sfiducia, finanche alla disperazione. Se poi questa crisi è generalizzata, questi stati d'animo individuali diventano per così dire collettivi, sociali, politici. E si perde così definitivamente la bussola. Come leggere altrimenti i dati sul gioco d'azzardo il cui giro d'affari si è quadruplicato in 10 anni? E lo scandalo del "Compro oro", quasi un'usura legalizzata? Molte persone, molte famiglie non sanno più cosa fare. Così come le strutture di aiuto, pubbliche e private, che si vedono oberate di nuove esigenze, chiamate a risolvere casi di estremo disagio senza però avere le risorse necessarie per affrontare questi problemi. La società si sta disgregando perché ciascuno è quasi obbligato a "difendere" gelosamente la propria posizione: mors tua vita mea. L'Italia poi, paese dove il "particulare" regna sovrano, rischia ancora di più di vedere eroso quel già fragilissimo senso civico a cui proprio in queste situazioni dovremmo essere chiamati. Oggi però la logica di una chiusura egoistica sembra prevalere. Questi sono discorsi che privilegiano una dimensione etico-politica, ma l'economia e la finanza sono determinate da strutture ben definite e difficilmente riformabili attraverso esortazioni morali o generosi atti di volontà che, a conti fatti, non scalfiscono neppure i veri ingranaggi della storia. Viviamo un tempo di inquietudine generalizzata, come ha sottolineato qualche giorno fa il premio Nobel per la pace Elie Wiesel. Ora, lo sappiamo, la distinzione tra locale e globale è sempre più esile: tutto è collegato a livello internazinale, tutto sembra più grande di noi. In Giappone hanno deciso che uno stabilimento della Subaru, ubicato in una remota provincia montuosa italiana al confine con l'Austria, non ha più ragione di restare aperto e immddiatamente l’hanno chiuso. Cosa possiamo farci? Questo però è l'orizzonte dentro il quale dobbiamo vivere. E agire. Senza lasciarci andare alla contemplazione attonita delle macerie intorno a noi, ma resistendo alle avversità e progettando un futuro diverso. Non ci si può fermare al Venerdì Santo. Questo è il compito di tutti, non soltanto, di quella che comunemente si chiama "classe dirigente" certamente alla politica andrebbe chiesto qualcosa di più. Ma è meglio non guardare a quello che succede in Italia: è l'irresponsabilità a guidare il paese in questo frangente. Qualcuno è molto più colpevole di altri, tuttavia i cittadini sembrano non accorgersene, come ha testimoniato il" recente esito elettorale. Sembra che possiamo fare poco a livello globale e poco a livello nazionale. A mio avviso il cuore del problema sta nella capacità della politica di riavvicinarsi al cuore della gente, di sporcarsi le mani, di essere "pastori con l'odore delle pecore", come  ha detto Papa Francesco ai preti e ai vescovi.

@enio

30.3.13

Chieti - Napolitano non si dimette



Il presidente Napolitano non si dimette e chiede a un gruppo di dieci saggi di formulare su temi istituzionali ed economico-sociali, "precise proposte programmatiche oggetto di condivisione" da parte delle forze politiche, in vista di un possibile governo.Per adesso si va avanti con Monti: "Non può sfuggire agli italiani e alla opinione internazionale - ha dichiarato Napolitano - che un elemento di concreta certezza della situazione del nostro Paese è rappresentato dalla operatività del nostro governo tutt'ora in carica e non sfiduciato dal Parlamento".

@enio

26.3.13

Chieti - Silvio amato persino in Ford


La filiale indiana di Ford ha chiesto scusa per una caricatura apparsa on line in cui si vede Silvio al volante di un'auto con tre donne nel portabagagli. Il disegno pubblicitario, apparso su un website come esempio di creatività, ma mai pubblicato, ha creato un'ondata di proteste da parte delle femministe in India dove c'é stato di recente un allarmante aumento di violenze sessuali. La pubblicità mostra "l'amatore" alla guida di una Ford Figo che trasporta nel portabagagli tre ragazze vestite in modo succinto, legate e con accessori sadomaso. Lo slogan è "lascia alle spalle le tue preoccupazioni con il bagagliaio extra large della Figo". La Ford India precisa inoltre che il disegno "non sarebbe mai stato utilizzato per le campagne pubblicitarie". E poi era la serie "La Piovra" a rovinare l'immagine dell'Italia nel mondo, no?  Lui invece con la politica estera delle "pacche sulle spalle" .... Grazie a lui il nostro Paese e` diventato una barzelletta!

@enio