18.1.17

Chieti - Neve e Terremoto, torna la paura: 3 forti scosse


Evacuate molte scuole, treni fermi. Crolli di edifici, non si segnalano feriti, dispersi alcuni allevatori, Le nuove scosse di terremoto che hanno colpito il Centro Italia questa mattina, insieme alle abbondanti precipitazioni nevose dei giorni scorsi, stanno creando notevoli disagi alle popolazioni di queste zone. Già ieri, in conseguenza delle nevicate, il Dipartimento della Protezione civile, che coordina in materia tutte le regioni italiane, ha provveduto immediatamente all’attivazione di alcune colonne mobili, dotate di mezzi antineve. Alcuni mezzi sono già arrivati a destinazione, altri sono in viaggio. In particolare sono mobilitati due automezzi fresa neve dal Trentino, uno da Bolzano, tre, uno grande e due piccoli, dal Veneto e cinque dalla Lombardia. In totale sono circa una sessantina gli uomini che garantiscono l’operatività dei mezzi inviati. E’ stato inoltre attivato il sistema provinciale di Protezione civile con l’invio di 15 volontari dei Vigili del Fuoco. Primo obiettivo dell’intervento, quello di liberare le strade principali al fine di poter assistere la popolazione. In una seconda fase, per la quale è in corso una ricognizione dei mezzi, verrà effettuato lo sgombero minuto della neve dalle vie secondarie e dai tetti. Per fortuna che in serata ha incominciato a piovere. Il problema adesso è il fiume Pescara che ingrossato dalle acque temono possa esondare.


14.1.17

Chieti - Francavilla al mare


Stazione balneare, è formata da un nucleo antico su un poggio, a un passo dalla statale, che conserva poche mura e sei torri medievali e dal quar­tiere marittimo esteso in piano dalla statale al mare, con vie larghe, fiancheggiate da moderne costruzioni. Non sembra che le origini di Francavilla possano far­si risalire oltre l'epoca longobarda; si sa solo che sorse co­me castello e che era cinto da mura con sette torri. Nel 1501 re Federico d'Aragona la dette in feudo ai D'Avalos, che più tardi la vendettero per poi riprenderla. Fu sac­cheggiata nel 1566 da Pialy Pascià; risorse lentamente e già ai primi del '700 fu innalzata al grado di città. Le sue fortune come stazione balneare ebbero inizio dal 1873, con l'impianto di uno stabilimento per bagni. Dall'ottobre del 1943 al 9 giugno del '44, la città ebbe a soffrire la quasi totale distruzione per le mine tedesche e le bombe degli aerei angIo-americani. Risorta rapidamente dalle im­mani rovine, è stata decorata di Medaglia d'argento al valor civile. Nel corso de­gli anni si è notevolmente estesa lungo il litorale, specie verso Nord, fino a fonder­si con l'abitato di Pescara, divenendo così parte integrante dell'area metropoli­tana Chieti-Pescara.

9.1.17

Chieti - Le fontane


Non c'è persona che recatasi in questa bella città non abbia fatto una passeggiata alla Villa e non si sia fatta scattare almeno una fotografia davanti alla bellissima Fontana Monumentale. Campeggia al centro della piazza e getta zampilli d'acqua argentata verso l'alto da un centinaio di cannelli che fuoriescono dalla mastodontica vasca principale. Nelle calde sere d'estate i bambini giocano intorno alla vasca piena d'acqua e i genitori o i nonni siedono a conversare sulle panchine tutt'intorno di ferro brunito. Antica e gloriosa è questa fontana, stando a quello che scrive Maria Teresa Piccioli nel suo libro "Villa Frigerj". Nel 1893 ultimati gli ultimi lavori, la Villa Comunale assunse un aspetto magnifico e fu aperta insieme a Villa Frigerj definitivamente al pubblico. Il piazzale principale fu adornato da una bellissima fontana, comperata a Parigi, in occasione dell'esposizione universale del 1890, da una speciale commissione recativisi appositamente da Chieti per il suo acquisto.




Agli inizi degli anni 30 un'altra fontana comperata anch'essa a Parigi fu sistemata in Piazza San Giustino. Questa fontana sarà successivamente smontata e i pezzi riadattati a fontane o contorni di fontane, in vari punti del Parco Pubblico. ( Questa fontana un tempo antistante la Cattedrale fu spostata per ben due volte in Piazza San Giustino; fu tolta definitivamente per volere dell'Arcivescovo Venturi ). Attualmente si trova smembrata in varie parti della Villa Comunale, una vasca è situata presso il laghetto; intorno all'altra grande fontana sotto, Villa Frigerj, sono situati i quattro putti in bronzo, che l'adornavano, presso la scalinata che scende al piazzale principale, in una aiuola laterale e la parte centrale superiore, il dado di fusione che reggeva i quattro putti, si trova invece presso la gabbia dei daini. Eguale sorte toccò ai vari pezzi che mano a mano furono smembrati e successivamente, rinvenuti in Chieti.Basterebbe un pò di coraggio per riaverla intatta nell'antico posto che la vide quel dì Piazza San Giustino.... ma così facendo si dovrebbero togliere le macchine... e tutti ci guadagnerebbero!



4.1.17

CHIETI - RISERVA NATURALE LAMA BIANCA


Le previsioni meteo per la giornata del 3 gennaio 2017, prevedevano cielo coperto e neve, quindi meglio restare a casa. Però, i giovani testardi, avevano scelto di uscire, quindi pur consapevoli di bagnarci e soffrire il freddo, abbiamo scelto la Riserva Naturale di Lama Bianca. La riserva si trova sul versante occidentale della Majella, nel Comune di S. Eufemia a Maiella PE e si raggiunge da questo comune percorrendo la SS487 verso il Passo San Leonardo (1282m).

Dalla strada asfaltata (1140 m) si arriva alla radura (1550 m). Si scende al rifugio FONTE DELLA CHIESA (1500 m) dove ci siamo scaldati ed un po’ asciugati accendendo il caminetto. Proseguendo si arriva sulla strada (1450m). Un chilometro per raggiungere l’attacco alla RAVA DEL FERRO (1500 m). Il ritorno sotto una fitta nevicata, chiudendo l’anello ad uno dei diversi sentieri accessibili realizzati per i diversamente abili o meglio ai portatori di disabilità.

DIFFICOLTA’ 
EAI (escursionistico in ambiente innevato)                                                 

DISLIVELLO 450m                                                                                                     

DISTANZA 13 km                                                                                                       

EMPO DI PERCORRENZA 4 ore senza soste       

                                                 

Le foto sul link:

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Scritto da: Luciano Prllegrini

30.12.16

Chieti - I presepi del Maestro Di Iorio


Il Teatino Peppino di Iorio, artista presepista dal 1982, competente nel riprodurre con la canna vegetale, (arundo donax), i presepi con una tecnica ormai collaudata, seguita a riscuotere successi.
Quest’anno espone i suoi presepi per la prima volta a TERMOLI CB, oltre che a:
  • ROMA: dal 24 novembre 2016 all’ 8 gennaio 2017 per la 41a Edizione Mostra dei 100 Presepi” – Piazza del Popolo- Palazzo Bramante 
  • VERONA dal 26 novembre 2016 al 22 gennaio 2017 per la 33a Edizione “Presepi dal Mondo in Arena”
  •  ASCOLI PICENO dal 25 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017 per la 41a Edizione Concorso e Mostra dei Presepi “Città di Ascoli” presso la Chiesa di San Giacomo della Marca.
  • CHIETI dal 14 dicembre 2016 al 22 gennaio 2017 per la 28a Esposizione Personale dei Presepi artistici "presso Liceo Classico G.B.Vico Corso Marrucino
  • LANCIANO CH dal 7 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017 per la 16a Rassegna “Riscopriamo il Presepe” – Auditorium Diocleziano 
  • TERMOLI (CB) dal 23 dicembre 2016 al 6 gennaio 2017 – 18° Mostra dei Presepi Castello Svevo
Realizzare i presepi con la canna vegetale curandone i particolari, con passione e pazienza ,è impegnativo, ma il presepista Di Iorio utilizza anche materiale di recupero. La costanza, l’amore, l’inventiva, il genio, fanno di questo artista l’arma vincente dei suoi successi. Senz’altro la città ne guadagna in notorietà, ed è auspicabile che l’amministrazione gli offra un locale dignitoso, nel centro storico, per una mostra permanente.
 
Le foto sul link:
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26.12.16

Chieti - I mestieri di una volta




Mestieri che scompaiono, abitudini che scompaiono anch'essi. La tecnologia ha sollevato tutti dalla fatica più dura. Le donne che portavano ai mariti in campagna "lu cumberzjone" avvolto nel tovagliolo di cotone bianco, oggi lavorano in fabbrica o nei grandi magazzini e si spostano sempre più in centri più grossi, inserendosi in un mondo che fino a pochi anni fa era un'esclusiva solamente maschile. Qualcuna, sopratutto nei paesi più decentrati, continua a fare la casalinga ma con una consapevolezza diversa, l'essere "la regina del focolare" non le basta più e al titolo onorifico preferisce il titolo di lavoratrice. Un tempo in paese il prete, il medico, l'ostetrica erano le persone di riferimento, il pronto soccorso dell'anima e del corpo e la chiesa si poteva ben chiamare la casa per tutti. Le donne a messa, prima di potersi dedicare poi alla casa, gli uomini più tardi e col vestito della festa. Per un giorno si dimenticavano campi e officine e la piazza raccoglieva le fatiche di una settimana. Mi ricordo, quando a Pasqua, bisognava fare la comunione, mamma, con quanta energia ci spingevi ad andare in chiesa. Io e papà, visto che ci confessavamo e comunicavamo poco durante l'anno, andavamo alla chiesa dei frati, sai quelli dalla manica larga, quelli che capivano e lasciavano anche correre qualche peccato e ti davano comunque l'assoluzione, anche se non si ricordavano per filo e per segno tutte le preghiere. Che figuraccia, sopratutto quando alla fine, prima della penitenza, che immancabilmente ci sarebbe stata, si doveva recitare l'Atto di Dolore. Oggi in alcune chiese è attaccato un foglio, scritto abbastanza grande, che ognuno può leggere, standosene in ginocchio nel confessionale. E poi se volevamo mangiare il tacchino e le cose buone che ci avevi preparato ti dovevamo spiegare la predica che era stata fatta quel giorno e che tu già conoscevi in quanto eri stata a messa molto prima di noi, a quella delle 6 e 30. Papà prima di tornare a casa di solito si fermava a farsi un bicchiere di vino all'osteria, quello speciale, perché era quello della domenica e lo si beveva con gli amici. Si comperava anche un pacchetto di alfa e si ritornava a casa con il coraggio rinnovato per affrontare la fatica della settimana che sarebbe venuta poi. La domenica, come se si facesse un rito, a tavola, la pasta poteva sempre contare su qualcosa in più del sugo rosso di conserva che era condimento usuale o degli spaghetti scotti, come si usava allora. Si era magari preparata fin dalla mattina la "pasta alla chitarra" quella fatta in casa con un bel paio di uova fresche e come condimento c'era magari il sugo del tacchino arrostito nel forno. Oggi il vento della novità spazza via tutto il passato, un intero secolo, difficile, complesso, contradditorio, un secolo che ha camminato lentamente e ultimamente ha corso a perdifiato. Un secolo che valeva la pena di essere vissuto.

@enio