
«Il peggio è ormai alle spalle», assicura Berlusconi che in questo è confortato da «una sensazione, anzi da segnali concreti di una ripresa» in atto. A irrobustire le sue parole stavolta ci sono i dati dell'Ocse che danno l'Italia in pole position quanto a ripresa. «L'Italia è la sesta nazione più ricca del mondo - annuncia Berlusconi - siamo i terzi contribuenti dell'Unione Europea, i sesti per le Nazioni Unite». Sesti in classifica per ricchezza nel mondo, dunque, terzi in Europa con un Pil che «ha ormai superato quello della Gran Bretagna, segnata più di altri dalla crisi essendo la sua economia basata sulla finanza». Insomma, il premier si mostra orgoglioso della solida realtà economica italiana. «Non possiamo lamentarci. Ci sono forti segnali di ripresa, basta vedere i dati dell'Ocse. I contatti con imprenditori grandi, medi e piccoli, che ho avuto in questi giorni, così come quelli con il mondo degli artigiani e dei commercianti, mi fanno dire che c'è un diffuso ottimismo», dice ancora il Cavaliere, mostrandosi ancorato alla realtà produttiva del Paese e lontano da quello che lui ama definire il «teatrino» della politica. Sempre in un'ottica di concretezza, Berlusconi ritiene doveroso comunicare che il Cipe ha stanziato 8,7 miliardi di euro per fondi destinati alle infrastrutture. Berlusconi si mostra invece decisamente insoddisfatto delle lungaggini legate ai tempi di realizzazione. «Abbiamo portato a termine un lavoro importante per un gran numero di opere - spiega - ma viene fuori ancora una volta che definire lungo il tempo per aprire i cantieri è un eufemismo. È un tempo immane. E questa è una patologia per il Paese». Il Cavaliere racconta poi di essere «svenuto per l'invidia» durante una visita a Tokyo, sapendo che in sette mesi lì era stato possibile ottenere la licenza per la costruzione di un grattacielo. «Qui in Italia nemmeno in sette anni - lamenta il Cavaliere - ed io ho esperienze personali anche di quattro decenni». Nel più roseo quadro della economia italiana, il premier annuncia infine nuovi introiti dal «piano casa», rispetto alla cui realizzazione «presto saranno chiamati al redde rationem tutti i Governatori che non lo hanno ancora posto in atto». Solo una parte delle Regioni italiane ha dato infatti corso al piano di ampliamento delle abitazioni, sul quale il governo invece conta per dare una sferzata alla ripresa. «Secondo calcoli di organizzazioni di settore - spiega infatti Berlusconi - il piano casa potrebbe introdurre nell'economia da 50 a 70 miliardi di euro. Si tratta di soldi che le famiglie altrimenti terrebbero da parte, e invece saranno un bel tonico per la nostra economia».















