6.3.14

Chieti - Chiusura e cessazione di 2 attività commerciali


La crisi morde dappertutto, al nord come al centro. I centri commerciali hanno fornito l’assist alla nuova domanda, infliggendo il colpo di grazia ai negozi del centro. La crisi morde forte e fa chiudere altri due negozi storici a Chieti: Menna calzature di corso Marrucino e Saturno e De Dominicis allo Scalo. Le vendite di questi mesi non vanno proprio e i titolari non ritengono più poter continuare una impresa «a perdere». Il primo esercizio commerciale è stato gestito da tre generazioni, nonno, il figlio Donato e il nipote Domenico Menna. Una tappa importante per i teatini, ad ogni cambio di stagione, per acquistare un prodotto di qualità al miglior prezzo. Ma con la globalizzazione, la mancanza dei parcheggi su in città, il consumismo senza freni e la crisi, la qualità sembra non rappresenti più una priorità, meglio pertanto acquistare scarpe al supermercato e a minor prezzo. L'altro esercizio storico che ha serrato i battenti è quello di Saturno e De Dominicis, il primo nella zona a fornire il prodotto Hi Tech & Elettronica. Anche a loro i centri commerciali hanno spazzato via ogni possibilità di competizione e in questi giorni il negozio di viale Benedetto Croce sta facendo le ultime svendite a prezzi stracciati e poi la chiusura. I nuovi grandi insediamenti commerciali sono la morte della rinascita dei centri storici, e delle attività commerciali e artigianali che vi si trovano, togliendo negozi, incassi e posti di lavoro, siamo arrivati al classico gatto che si morde la coda.

nonnoenio

10 commenti:

  1. A parte le mancate vendite certe volte il problema per questi negozi sono soprattutto gli affitti troppo alti, come – diceva ieri una negoziante in centro, – i proprietari non vengono incontro ai negozianti in alcun modo. Basterebbe trovare un accordo in periodi di crisi come questo, per una riduzione anche temporanea dei canoni. Così si eviterebbero tante chiusure, che poi possono diventare dannose anche per chi ha la proprietà e si ritrova all'improvviso con il negozio vuoto" e tanti cartelli "affittasi" tutto intorno.

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    1. quì da noi sono i SuperStore che dichiarano la morte dei negozietti, poche fabbriche ma tanti supermercati e sempre più grossi... a quando la chiusura dei supermercati per mancanza di clienti ?

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  2. La colpa di tutto ciò, principalmente stà nell'attuale fase di recessione. Poi ci aggiungiamo l'esosità degli speculatori sugli affitti, ed il gioco è fatto. Purtroppo il fenomeno si stà allargando e vedremo sempre più negozi gestiti dai cinesi; loro di denaro ne hanno e conquisteranno la città.

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  3. Devo rettificare quanto commentato in precedenza, perchè se continua a chiudere l'itaja, non son più sicuro che ci saranno pensioni sociali o altro tipo di pensione

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    1. Le pensioni, come tutte le voci dello "stato sociale", sono pagate con le tasse. Quindi finché si riesce a raccogliere abbastanza soldi con le tasse, si possono pagare le pensioni. Prima di sospendere lo "stato sociale" il Governo e il Parlamento, che distillano potere dal consenso, faranno il deserto.

      I pensionati sono una delle tante categorie che democraticamente piangono e fottono, nel senso che sanno benissimo che per pagare le pensioni, di cui solo una frazione sono effettivamente guadagnate, dei vecchi stiamo ammazzando i giovani ma a chi interessa, ogni gruppo di interesse spinge per l'interesse proprio.

      Il discorso dei centri commerciali è semplice: ogni volta che se ne costruisce uno il Comune incassa un bel gruzzolo. Ammazzano i negozianti? A chi interessa, ognuno pensa a se stesso. E poi il bottegaio in Italia è da sempre visto come un borghese controrivoluzionario (versione comunista) o un avaro strozzino (versione cattolica), quindi tutto sommato si merita il peggio. Il centro commerciale invece è una cosa più nello stile della adunata oceanica del caro leader o della cattedrale, quindi fa più simpatia al potere.

      In ultimo, la desertificazione dell'Italia dipende dal fatto che di essere Italiani non interessa a nessuno, ormai siamo cittadini del mondo. Per cui se vuoi comprare il pane è giusto che tu compri il pane a cassetta umidiccio prodotto in Vietnam in un negozio a 100km da casa.

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  4. A me questa cosa fa tanta tristezza, i centri commerciali sono pratici ma squallidi...

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  5. Se ti faccio l'elenco di quanti negozi, al centro di Roma, zona Esquilino, rione Monti, piazza Vittorio e Viminale, quelle da me più conosciute, stanno chiudendo o hanno già chiuso, ti assicuro che ti spaventi. Al contempo, però, aprono negozi cinesi o le attività come bar o tavole calde vengono rilevate dagli stessi.

    Il motivo è la crisi attuale ma non solo. Con il tempo, se se gli italioti continueranno a frequentare i mega centri commerciali, il commercio al dettaglio scomparirà. Anche se non ci fosse la crisi economica, sarebbe questo il destino del piccolo commercio. Allora, ci renderemo di quanto grande sia stato l'errore commesso.

    Ciao Enio, buona serata.

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  6. tanti sono i motivi della crisi, io credo che i Comuni dovrebbero fare di più, perchè i beni negozi contribuiscono a rendere piacevole una città.

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  7. Mi dispiace ciò che succede è ingiusto.
    Da noi ci sono stati uguali problemi, la soluzione c'è stata per fortuna. Essendo quasi tutti i negozi situati nel centro storico, è bastato chiudere al traffico la zona più bella, organizzando anche momenti di svago, per giovani e non in vari punti strategici, per così dire, e tutto è ripreso anche meglio di prima.
    Chissà che non possa essere un suggerimento per evitare il peggio. Ciao.

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  8. Problema di tutte le città, grandi e piccole

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