17.7.14

Chieti - Che tenerezza gli anziani


In questi giorni sono dalla mia mamma a Chieti. Credo che ogni tanto tutti dovrebbero averla. Non la mia eh, intendo, ciascuno la sua. O meglio, non necessariamente la mamma, va bene anche un parente, o un amico da andare a trovare e accudire... perché ho scoperto che solo davanti alla vecchiaia inoltrata comprendi il valore della salute. Forse perché nella nostra società la salute è più apparenza che sostanza. Infatti, abbiamo inventato il dentifricio sbiancante per chi fuma, così morirà di tumore ai polmoni, ma con un sorriso splendente. Vorrei invitare l’assessore all'istruzione a prendere in considerazione l’inserimento delle visite in ospedale tra le varie materie scolastiche. Invece della solita gita a Roma, con lancio di estintore contro i carabinieri, a molti giovani farebbe bene un bel giretto ad un reparto geriatrico, con visita guidata per le stanze. Ogni volta rimango incantato dalla dolcezza degli anziani quando vedono qualcuno sbirciare nella loro camera in cerca di un parente o un amico ricoverato, e lo fissano come per chiedergli «Sei mio figlio? Mio nipote? Sei il nipote di qualche mio figlio? Sei il figlio di uno che ha sbagliato stanza? Va beh chiunque tu sia, perché non ti fermi un attimo con me?». E resto ammirato dalla pazienza degli infermieri nel maneggiare questi corpi di porcellana che ormai non riescono neppure a cambiare posizione nel letto senza un aiuto, e comprendo che ci vuole molto più coraggio a sollevare un anziano per cambiargli il pannolone che a sollevare un estintore. Quando sei ospite al geriatrico, diventa una conquista anche l'azione più semplice, come mangiare o sedersi sul letto per bere. La mia mamma mi guarda sorride, e a me cade lo sguardo sulle sue mani. Su quella pelle un tempo tirata e morbida, che ora è diventata come un fazzoletto sgualcito appoggiato dal tempo per coprire le vene diventate così alte che pare vogliano scappare via. Per passarle un po’ della mia energia, le prendo le mani e inizio a stringerle forte forte tra le mie.. Cerco di ricambiare almeno in parte tutto quello che quelle mani hanno fatto per me. Chissà se lei se ne è accorta, o se scoprirà il motivo di quella forte stretta leggendo queste righe.......

@enio

7 commenti:

  1. mi hai commosso.. le conosco quelle mani di porcellana.. e non sarà mai troppo grande il mio grazie alle persone che si prendono cura degli anziani. Hai ragione forse farebbe bene a qualche giovane un giro almeno una volta in un ospedale o casa di cura, per lo meno sarebbe forse più preparato/a di quanto non lo fossi io di fronte alla malattia e alla vecchiaia. Un caro saluto (anche a lei :-)

    RispondiElimina
  2. Be` Enio che dire, mi hai commossa.
    Anch'io spero che ognuno abbia un'anziano da accudire e da proteggere e da fare emozionare e da far ridere.
    Quando mi raccontano della loro vita vissuta, vedo nella mia mente lo scorrere di un film.
    Non cambierei un momento della mia vita passata con loro.
    Le mamme ed anche i papà poi hanno un dono in più, tu pensi di accudire loro e poi ti accorgi che sono loro che non smetteranno mai di accudire te.
    Baci.

    RispondiElimina
  3. hai scritto una cosa bellissima,credo che la vecchiaia, al di là della retorica, sia il momento più difficile e crudele da vivere.
    La nonna di mio marito è stata vicino a noi a lungo, è vissuta fino a 100 anni e mi ripeteva che era stanca di vivere. Magari un giorno la capirò.

    RispondiElimina
  4. la vecchiaia, nella maggioranza dei casi, è tremenda e la complessità del dolore e dei giochi psicologici talmente estesa che non si può trattare in un commento. tu hai ingentilito la vecchiaia nel tuo post e lo posso capire... ma con le mie vecchiette ho penato per loro quando il corpo ha iniziato a cedere: è un tormento incredibile, specie per chi ha una fibra forte, attendere che organo dopo organo ceda il passo all'ultimo respiro. E' uno stillicidio. A volte pensavo che stessero meglio quelli che perdevano la ragione, ma non è vero: anche loro patiscono di non riconoscere, di non sapere... e non hanno nemmeno il conforto dei parenti perché non li riconoscon ed maggior angoscia hanno i figli di avere il genitore vivo, ma di non esser riconosciuto: è la perdita delle proprie radici... poi il tempo lavora ed appiana, almeno all'apparenza, le cose... Buon week-end Enio...

    RispondiElimina
  5. Commuovono le tue parole e attraverso di esse la vecchiaia diventa qualcosa fatto di dolcezza. Purtroppo è solo una trasposizione della dura realtà anche se sono d'accordo che si dovrebbe insegnare ai ragazzi la visita in ospedale. Mi occupo di anziani ma non in quel modo forte come può fare un'infermiera che li accudisce fisicamente. Me ne occupo con un gruppo di volontari solo per alleviare la loro solitudine. Mi intenerisce infinitamente la loro gratitudine, come se al mondo non avessero altro che la nostra compagnia.

    RispondiElimina
  6. Io sono stato educato al rispetto per quelli più anziani di te. Ma mentre divento anziano io mi sto rendendo conto che il rispetto bisogna meritarselo e non necessariamente uno se lo merita solo perché è vecchio. I vecchi che ho conosciuto io hanno gli stessi difetti che avevano da giovani più altri, segnatamente sono più cattivi e incapaci di imparare o modificare qualsiasi comportamento anche davanti all'evidenza.

    Quindi complimenti per la poetica ma come spesso capita, non si attaglia al reale. E' più una cosa immaginaria.

    RispondiElimina
  7. Bello il tuo post, ma mi chiedo dove hai trovato infermieri così gentili e premurosi....la vecchiaia è bella se sei sano, se hai una famiglia che ti vuole bene,ma altrimenti preferisco morire adesso sul colpo

    RispondiElimina