10.5.10

E' l'educazione che manca?


Suscita un certo senso di fastidio, di fronte ad alcuni recenti episodi di cronaca che hanno visto come protagonisti gli adolescenti, sentir parlare di una generica «crisi dei valori». "Un ragazzo di 12 anni spappola la milza all'insegnante con un calcio e la manda in ospedale". Bisogna fare molta attenzione quando si parla dei cosiddetti «valori». Alcuni personaggi pubblici, ahi noi, se ne riempiono la bocca, lasciando credere che si tratti di prodotti da scaffale del supermercato, di optional che rendono tutti più forti e più buoni. In realtà essi sono i motivi che ci muovono nella vita, gli unici che possono dare un senso alla nostra esperienza terrena. Ma nella nostra società, tutto sommato adagiata sui privilegi e su un discreto benessere, non esiste una crisi dei valori. Esiste piuttosto un'emergenza educativa. Perché è proprio attraverso l'educazione che i valori vengono trasmessi. È per questo motivo che non ha senso parlare dei secondi senza prima aver fatto riferimento alla prima. I nostri educatori non sembrano più capaci di insegnare nulla. Alcune volte paiono rinunciare in partenza al loro compito, altre non riuscire a comprendere nemmeno il ruolo o la missione che gli è stata affidata. A parte le dovute eccezioni, insomma, genitori, insegnanti, preti, politici, quando non sono completamente assenti - pensiamo solo alla latitanza della figura del padre - arrancano nell'esercizio dei propri doveri educativi e pur mettendoci impegno evidentemente non riescono più a farsi ascoltare dai ragazzi. Ma l'emergenza educativa si acuisce oltremodo quando vede coinvolto il delicato periodo dell'adolescenza: quando la frattura fra le generazioni raggiunge il suo spettacolare zenith. Certo l'adolescenza è sempre stata un momento di travaglio e di transizione. Ci siamo passati anche noi e i nostri padri prima di noi. A differenza del passato, però, oggi c'è tutta una mentalità dominante che sembra avallare certi comportamenti e in un certo senso li incoraggia, anche quando l'adolescenza forzatamente si dilata e si prolunga fino ai trenta o ai quaranta. Il mondo dei media, della moda, la stessa classe politica lanciano messaggi distorti che non incoraggiano ad affrontare la vita, non preparano i giovani alle «fatiche» dell'esistenza, anzi, sovente li spingono all'inazione, al parassitismo, al reclamo permanente dei diritti. Basti pensare al concetto di meritocrazia che pare essersi dissolto, nel mondo del lavoro, ma anche in campo scolastico. Pensiamo anche alla diffusissima filosofia del «life is now», emblema del vuoto che vivono certe generazioni (e purtroppo anche molti adulti) che si lasciano persuadere dalla pubblicità di potere tranquillamente fare a meno di tutto ciò che viene prima e dopo dell'attimo presente. Ma che società potrà mai essere quella che non guarda al passato? Quale avvenire potrà avere chi è convinto di poter fare a meno della tradizione e degli insegnamenti di chi ci ha preceduto?


4 commenti:

  1. è per i motivi di cui parli che io sostengo sempre che la colpa non è solo della tv. Le famiglie stanno scomparendo. Genitori separati sono spesso un cattivo esempio, oppure genitori che non educano i propri figli. Li lasciano 5 ore davanti la tv, 5 davanti a facebook. Poi li scaricano dai nonni per 2 giorni, li scaricano in piscina, gli fanno fare cose contro la loro volontà. Ai giovani (miei coetanei e più piccoli) manca la morale.

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  2. Posso solo dire che ai miei tempi (e sono nato nel 1972), a scuola, queste cose non accadevano .. ;( :(
    La colpa secondo me è della tv, spegnamo la tv!

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  3. Concordo con te, però ultimamente alcuni ragazzi sono davvero ingestibili.
    Forse poco educati, forse hanno modelli sbagliati, solo che le cronache ci regalano fatti davvero sorprendenti per la loro negatività.

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  4. La colpa e' NOSTRA, non della TV. Ognuno di noi e' responsabile di quello che dice e di quello che fa.

    La verita' e' che e' molto piu' facile essere/comportarsi da idioti per poi essere rassicurati che in fondo siamo tutti genii a prescindere, piuttosto che affrontare il fatto di essere idioti e sforzarsi di esserlo un po' meno.

    E' l'era dell'idiota questa.

    I genitori di quando andavo a scuola io non solo ti mandavano a scuola col grembiulino ma se la maestra ti dava una sberla, quando tornavi a casa te ne davano un'altra per non sapere ne' leggere ne' scrivere.
    Adesso se la maestra si permette di dare un brutto voto o di rimproverare un alunno i genitori arrivano a scuola decisi a vendicare l'onta e l'ingiustizia con una esecuzione sommaria.
    Infatti, se loro sono genii, non puo' che essere un genio anche il loro pargolo e come si permette l'insegnate di anche solo insinuare il contrario?

    I modelli televisivi altro non servono che a glorificare l'idiota in tutti noi. Una volta il genitore meridionale dei miei compagni di scuola voleva che il figlio studiasse e diventasse meno "coatto" di lui. Le famiglie cercavano nella scuola il "riscatto sociale" per i propri figli. Adesso andiamo in direzione opposta, il "coatto" assurge a modello positivo, vedi il tronista o il calciatore. E quindi la scuola si adegua, sforna analfabeti che arrivano alla laurea da coatti.

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