12.11.10

Giovani e disoccupati

L’Italia vanta un triste record: è uno dei paesi occidentali con il maggior numero di giovani disoccupati. Si entra nel mondo del lavoro più tardi, con minore entusiasmo e con meno energie. E' uno dei motivi che rendono l’Italia sempre più ferma e incapace di pensare al futuro. Un giovane su quattro oggi è disoccupato. Se le statistiche non sbagliano, questa è la fotografia del nostro Paese. Stando a una ricerca della Confartigianato, tuttavia, pare che un quarto delle offerte di impiego rimanga senza risposta. Come dire che nessuno vuole più fare il sarto o il falegname o il panettiere o il marmista. Come dire che i laureati stanno a casa ad aspettare un posto degno del curriculum e che i non scolarizzati stanno a casa in attesa di vincere al Superenalotto. In realtà la cronaca dimostra che molti si accontentano di quel che butta il convento, basti dire dei precari della scuola o degli operai di Pomigliano, costretti ad accettare una riduzione dei diritti e delle conquiste sindacali pur di mettere in tasca una busta paga, anche se inversamente proporzionale all'impegno e alla fatica. Una cosa è certa, alcuni mestieri sono scomparsi perché è cambiato il modo di vivere, sono cambiati i mezzi e le esigenze e la tecnologia li ha soppiantati. Mestieri che non potranno rinascere perché non reggerebbero sul mercato. Che dire del fuochista sui treni, degli stenografi nei giornali, degli arrotini e degli spazzacamini che viaggiarono nel mondo facendo un mestiere, peraltro non sempre sufficiente a mantenere delle famiglie numerose. Anche l'artigianato un po' alla volta ha dichiarato forfait, rifugiandosi semmai in espressioni artistiche o in revival a scopo turistico. Perché non è che non sia piacevole vedere un fabbro al lavoro o un mugnaio o un addetto alle segherie veneziane, ma piacevole , appunto, come diversivo in tempo di ferie. Non esiste più la bottega e non esiste più il ragazzo di bottega che rubava il mestiere al maestro, in un rapporto di insegnamento e di apprendimento basato sulla fiducia reciproca e sul rapporto personale di rispetto della persona e delle regole. Ormai le macchine hanno invaso il campo, tutti i campi, fanno risparmiare tempo, producono in quantità, permettono di ridurre gli addetti. L'usa e getta è diventato regola, così come l'acquisto a scatola chiusa o i tentativi del fai da te. Sempre più difficile trovare chi viene in casa ad aggiustare serramenti, a mettere a posto rubinetti, a rivedere l'impianto elettrico. Meglio buttaTe, cambiare, per le cose vecchie non esistono pezzi di ricambio. Intanto, nella fascia che va dai 15 ai 34 anni, si registrano migliaia di disoccupati in più negli ultimi due anni. E come ci dice la realtà oggigiorno, l'apprendistato invece di essere considerato un momento di crescita si rivela soltanto un vantaggio per le imprese che in questo modo puntano a contenere i costi. La manualità non è più ambita e certi lavori umili sempre più spesso vengono delegati agli stranieri dei quali, cOntestualmente, si contesta la presenza. Sembra che siano circa 68 i mestieri abbandonati o in via di abbandono e succede pure che talvolta i figli si vergognino di un albero genealogico d'umili origini. Si punta in alto; ma non ci si stacca da terra. Una cosa tuttavia è certa, le colpe non stanno da una sola parte, perché a fronte di chi rifiuta, sta una società che non riesce a fornire un ampio raggio di scelta, secondo le vocazioni e le capacità e le aspirazioni di ciascuno. Troppo comodo far ricadere la responsabilità sull'utilizzatore finale, senza chiedèrsi il perché s'è arrivati a questo punto. Il cerchio va spezzato ed è ovvio che tocchi a chi amministra e a chi governa fare la prima mossa, con una programmazione sociale, culturale ed economica seria e a lungo termine. Non è con un premier di buon cuore che aiuta chi ha bisogno che si risolvonò i problemi gravi e impellenti di tutti, problemi,che nessuna barzelletta e nessuna risata imposta riuscirà a rendere più lievi. C'è un'emergenza educativa innanzitutto, come ricorda in questf giorni la Cei. Ma la gente comune l'aveva già capito.

3 commenti:

  1. Uno su 4 disoccupato ma continuando di sto passo diventeranno 5 su 4!

    Riguardo al commento che hai fatto di là: non c'è da sorridere in effetti

    RispondiElimina
  2. @Inneres

    senza contare quelli che non lo cercano più un lavoro perchè se lo trovassero sarebbe sicuramente in nero. Dicono che gli immigrati costituiscono una "ricchezza", ma bisognerebbe vedere una volta per tutte di chi è questa ricchezza... forse di quei "padroni" che utilizzano questi novelli "schiavi"....

    RispondiElimina
  3. Ma i "giovani disoccupati" sono messi molto meglio dei "vecchi disoccupati", almeno hanno delle chances. Ma le opzioni per chi si trova a cercare lavoro oltre i 40 sono mooolto poche. La cosa ridicola e' che in Italia non esiste un sistema di "welfare" che copra la disoccupazione, e' tutto incentrato sulla azienda ma non sulla cittadinanza. Quindi se sei cittadino ma non sei dipendente della azienda X, non hai nessun supporto.

    RispondiElimina