23.12.10

Decrescita Felice !

Viviamo oggi in un sistema che rappresenta una forma di totalitarismo soft del quale possiamo ritenerci complici. Questo è rappresentato dall'attuale società dei consumi e dall'incremento del PIL a ogni costo. Invece la crescita negativa ovvero   debole, che noi in Occidente benestante stiamo incominciando a conoscere è perennemente tragica; aumenta il tasso di disoccupazione, diminuiscono scambi e investimenti in istruzione, cultura e salute. Allo stesso tempo la crescita positiva provoca il progressivo disfacimento del pianeta. La quadratura del cerchio consiste nell'uscire dal modello di crescita finora adottato e imboccare la via dello sviluppo sostenibile. L'era della crescita volgare, volge al termine ? Noi abbiamo il privilegio di assistere in diretta allo sgretolamento dell'impostazione di vita della società Occidentale. Per fronteggiare l'attuale crisi non è sufficiente essere un economista bisogna essere anche filosofi e magari prendere in prestito una citazione di Woody Allen, quando sostiene che in una analoga situazione esisterebbero 2 strade, una diretta alla scomparsa del genere umano, l'altra alla sua totale disperazione, ma esiste anche una speranza chiamata decrescita, ossia un eventuale terza via quella che permetterebbe di fuggire dalla trappola scomparsa-disperazione.E' proprio questa la rivoluzione prospettata da Lathouche; non si tratta di decrescere per regredire, bensì di una "decrescita felice". La società odierna lavora in modo assolutamente estraneo ai ritmi della natura con l'unico obiettivo di arrivare alla meta prestabilita nel minor tempo possibile e comunque indipendentemente da ciò che lo circonda. E' importante riappropriarsi consapevolmente di ritmi di vita semplicemente più umani, più lenti e di comportamenti più naturali che sono alla base  di un buon equilibrio per ogni essere umano. Crescere significa anche saper rallentare.


..Rivalutare. Rivedere i valori in cui crediamo e in base ai quali organizziamo la nostra vita, cambiando quelli che devono esser cambiati. L'altruismo dovrà prevalere sull'egoismo, la cooperazione sulla concorrenza, il piacere del tempo libero sull'ossessione del lavoro, la cura della vita sociale sul consumo illimitato, il locale sul globale, il bello sull'efficiente, il ragionevole sul razionale. Questa rivalutazione deve poter superare l'immaginario in cui viviamo, i cui valori sono sistemici, sono cioè suscitati e stimolati dal sistema, che a loro volta contribuiscono a rafforzare.

...Ricontestualizzare. Modificare il contesto concettuale ed emozionale di una situazione, o il punto di vista secondo cui essa è vissuta, così da mutarne completamente il senso. Questo cambiamento si impone, ad esempio, per i concetti di ricchezza e di povertà e ancor più urgentemente per scarsità e abbondanza, la "diabolica coppia'" fondatrice dell'immaginario economico. L'economia attuale, infatti, trasforma l'abbondanza naturale in scarsità, creando artificialmente mancanza e bisogno, attraverso l'appropriazione della natura e la sua mercificazione.

...Ristrutturare. Adattare in funzione del cambiamento dei valori le strutture economico-produttive, i modelli di consumo, i rapporti sociali, gli stili di vita, così da orientarli verso una società della decrescita. Quanto più questa ristrutturazione sarà radicale, tanto più il carattere sistemico dei valori dominanti verrà sradicato.

...Rilocalizzare. Consumare essenzialmente prodotti locali, prodotti da aziende sostenute dall'economia locale. Di conseguenza, ogni decisione di natura economica va presa su scala locale, per bisogni locali. Inoltre, se le idee devono ignorare le frontiere, i movimenti di merci e capitali devono invece essere ridotti al minimo, evitando i costi legati ai trasporti (infrastrutture, ma anche inquinamento, effetto serra e cambiamento climatico).

...Ridistribuire. Garantire a tutti gli abitanti del pianeta l'accesso alle risorse naturali e ad un'equa distribuzione della ricchezza, assicurando un lavoro soddisfacente e condizioni di vita dignitose per tutti. Predare meno piuttosto che "dare di più".

...Ridurre. Sia l'impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare che gli orari di lavoro. Il consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un'impronta ecologica pari ad un pianeta. La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali) equivale circa a quella richiesta da un piccolo radiatore acceso di continuo (1 kw). Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l'Europa occidentale cinque, mentre un terzo dell'umanità resta ben sotto questa soglia. Questo consumo eccessivo va ridotto per assicurare a tutti condizioni di vita eque e dignitose.

...Riutilizzare. Riparare le apparecchiature e i beni d'uso anziché gettarli in una discarica, superando così l'ossessione, funzionale alla società dei consumi, dell'obsolescenza degli oggetti e la continua ''tensione al nuovo".

...Riciclare. Recuperare tutti gli scarti non decomponibili derivanti dalle nostre attività.


3 commenti:

  1. Anche quest'anno se ne sta andando e Berta ancora non si marita, consentimi allora di farti gli auguri tradizionali e di estenderli a tutte le tue lettrici
    che il nuovo anno possa veder realizzate tutte le tue speranze,
    meno una qualora dovesse riguardarmi.

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  2. @fracatz

    contraccambio gli auguri di Buon Natale, oggi festeggio anche il compleanno di mia moglie!

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  3. A proposito della "decrescita", mica e' una novita'. Tutte le civilta' nascono, crescono, decrescono e muoiono. La differenza e' tra lamentarsi e farselo piacere. Un po' come quando sei nella prigione americana e il capo della Fratellanza Ariana ti vuole prendere in moglie.

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