2.1.11

Società di buoni propositi

Addio 2010 e a mai più rivederci... Il brindisi che si trasforma in una «maratona» di cin-cin, qualche petardo per scacciare l'anno vecchio e accogliere quello nuovo. I botti e l'abuso di alcolici sono gli eccessi che hanno caratterizzato l'inizio del 2011 a Chieti. L'attività consueta dei presìdi di pronto soccorso è stata incrementata dagli accessi dei feriti a causa dei petardi e di quanti, anche giovanissimi, erano al limite del coma etilico. Tutto nella norma con  l'anno nuovo, che ci porta a riflettere sui grandi temi, che faticosamente si annuncia, con aumenti un pò dappertutto, autostrade, benzina, dove dovremo pagare una tassa regionale, di 2 centesimi al litro, per mettere riparo alle politiche dissennate della precende amministrazione, che ha fatto arrivare la sanità abruzzese quasi al fallimento, tanti sono i debiti da ripianare
 
Uno dei grossi temi da affrontare sarà quello della crescita delle nuove generazioni. Infatti la forza o la debolezza dello sviluppo economico e la tenuta della coesione sociale è largamente determinato dalla formazione intesa in senso ampio. Si tratta di un tema complesso. Che riguarda, al contempo, la demografia del territorio, i risultati del sistema di istruzione e formazione e la scena variegata dei modelli educativi presenti nella vita quotidiana, nelle famiglie, nella città.L'Abruzzo ha un indice di natalità del 10%. Il che lo pone nei posti alti in Italia, un pò al riparo dalla grave crisi di natalità che ci cotraddistingue. Il nostro è ancora un territorio più giovane che il resto del paese. Tanto che per ogni 100 ragazzi vi sono appena, si fa per dire, 140 persone anziane. Tuttavia l'età tra i 15 e i 24 anni riguarda solo il 9% della popolazione. Perciò, come del resto in Italia, i nostri giovani sono circondati da molti adulti e fin da piccolini spesso sviluppano una disabitudine a dividere attenzione e a sostenere concorrenza e frustrazioni , mentre vivono una diminuzione delle occasioni di socialità, tra pari, in famiglia, nei borghi  e nelle città. Vi è attesa verso i giovani, allo stesso tempo molte opportunutà che hanno resistito fino a poco fa, stanno venendo meno e cresce, anche nei ragazzi teatini, un senso di incertezza. Le nostre scuole vanno meglio che altrove, almeno quì, legnano di brutto i somari o quelli che hanno poca voglia di studiare. E' assente la dispersione scolastica nella scuola di base e la frequenza delle superiori si è alzata enormemente toccando addirittura il 90, 95%, vicino ai record nazionali. Tutto è dovuto alla capacità della formazione professionale. Chi, a scuola, o altrove, lavora con i ragazzi sa che vi è un legame strettissimo tra il disagio che cresce e i modelli oggi imperanti, veicolati dai media e dalla politica. Bene ha fatto il presidente Napolitano a dire che bisogna credere nei nostri giovani e a fare in modo che loro possano essere il serbatoio entro cui la nazione possa attingere per rilanciarsi e salvaguardare la sua democrazia.

9 commenti:

  1. Alcool e petardi pericolosi... per questi deficienti, cotti dall'alcol o feriti dai petardi, il pronto soccorso dovrebbe essre chiuso.
    Sino a pochi anni orsono non v'era traccia di questa moda dei petardi da sparare a fine anno! sarà un vizio "d'importazione"? Basta che sia qualcosa di demenziale e tutti corrono... nelle piazze tutti insiame a -4° o ai balconi a buttare i fuochi con grande spavento degli animali domestici... ma che te ne vuoi fregare, basta fare casino - e sperare che non succeda niente di grave- per lasciare l'anno vecchio.

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  2. Scusa ma:
    "Infatti la forza o la debolezza dello sviluppo economico e la tenuta della coesione sociale è largamente determinato dalla formazione intesa in senso ampio"
    Direi che e' abbastanza una balla. Lo sviluppo economico e' determinato dal costo della produzione. Puoi formare i giovani quanto ti pare ma nessuno verra' mai a costruire una fabbrica a Chieti se costa 10 volte di piu' che costruirla a Varsavia o 100 volte di piu' che costruirla a Hanoi.
    I "giovani formati" cosi come i "giovani non formati" hanno due strade, o emigrare o essere impiegati nel "settore pubblico".

    E qui veniamo al lato demografico per cui l'Italia e' stata "meridionalizzata" ovunque sia tramite la emigrazione che l'amplissima prevalenza di meridionali nell'impiego pubblico.

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  3. E poi, i giovani non sono una categoria a parte. E' un concetto degli anni 60, del "ribellismo", dei "capelloni", eccetera.

    I giovani e i meno giovani sono "gente". Quello che influisce positivamente o negativamente sulla "gente" influisce anche sui "giovani".

    Non e' che un operaio di 40 o di 50 anni vive meglio di uno di 20, anzi, se le cose si mettono male ha anche meno opportunita'. Per cui la delocalizzazione dell'industria e l'impatto conseguente su tutti i servizi accessori, non affligge i "giovani", affligge la "gente".

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  4. Lttare, questa è l'unico soluzione. Lottare per fare la rivoluzione del pensiero

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  5. Questo è il governo del fare ..sicuramente farà quello che ha detto il Presidente :)) "col cazzo"...prima parolaccia del 2011 sorry ..auguri @enio

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  6. Solita predica annuale con solita esposizione dei problemi nazionali da chi "deve stare sopra le parti" Solito discorso da chi, comunque, non enuncia ( anche indirettamente ) soluzioni che sarebbero quelle più utili proprio ai giovani. Bla Bla Bla come gli altri politici che fanno della politica l'unica attività redditizia.

    Questi signori,compreso anche il capo dello stato devono dare soluzioni e non esporre i problemi. Quelli li abbiamo già somatizzati sulla nostra pelle. Sono dei..... ben pagati, sempre per il nostro bene.

    Quanto prende di stipendio( al mese) il buon Napolitano? Lo dica ai giovani senza lavoro, o ai precari!!

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  7. @Alexander
    Condivido, si tratta dei soliti triti e ritriti discorsi accademici di chi è abituato ai tappeti rossi.

    La realtè e un altra e chi è sul campo lo sa, schiavizzato da una burocrazia borbonica, da un euro che non vale un c.... e da una miriade di seccature solo per gestire il qutidiano.

    Saprà il presidente quanto costa un caffe o un kg di pane e tutto il resto?

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  8. @Lorenzo

    di fabbriche a Chieti non ne fanno da sempre e i giovani "acculturati" sono costretti ad emigrare. La vecchia DC ha meridionalizzato, in passato, l'Italia con tutti i difetti che comporta una simile operazione,quello di spostare intere generazioni dal sud al nord. Io ho fatto quasi 40 anni a Milano per sfuggire alla dura legge delle raccomandazioni e poter fare il lavoro per cui avevo studiato. Ho lavorato senza mai sentire la fatica perchè facevo un lavoro che mi piaceva e sono andato in pensione che quasi mi dispiaceva... Oggi è diverso, se ne fottono un pò troppo dei giovani (dai politici ai sindacati)che vengono (precari a vita)penalizzati in misura superiore che ai nostri tempi. Una volta si faceva al massimo uno o due mesi di apprendistato e poi dopo un pò si aveva la certezza di essere assunti definitivamente. Adesso sono precari (si risparmia sulle tasse) per anni interi e poi si rischia di non essere riconfermati mai... lavori interinali, a progetto... lavori del cavolo che sfruttano anche soggetti altamente qualificati costretti ad essere sotto occupati per mancanza di opportunità, quando il lavoro c'è, altrimenti sono a spasso o nei centri sociali.

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  9. Si ma non e' una cosa che riguarda i giovani. Se perdi il lavoro a 40 anni o a 50 e' uguale, anzi peggio perche' in Italia si assume usando l'eta' come discriminante.
    Tipica richiesta per laureato in fisica quantistica e lettere antiche con 10 anni di esperienza max 25 anni, contratto a progetto, consulenza con P.IVA, eccetera.

    Il discorso della formazione e delle opportunita'.
    In teoria dovresti formare in funzione delle famose "richieste del mercato".
    Il problema e' che il mercato adesso richiede solo pochissime figure estremamente specializzate per settori di nicchia e figure estremamente non specializzate da impiegare nei lavori manuali abbassando la conflittualita' sindacale, inclusa ogni forma di tutela e quindi il costo del lavoro. Senza considerare le ovvie sacche di lavoro nero.
    Quello che il mercato non richiede e' tutto cio' che sta in mezzo tra l'esperto di nanotecnologia e il manovale nordafricano.
    Cioe' il 99.9% degli Italiani.

    Esiste l'area grigia degli "artigiani" e dei "commercianti". Il problema e' che se tu fai l'idraulico un conto e' se lavori in una area industrializzata un altro se lavori in un'area dove o l'industria non c'e' mai stata oppure e' stata delocalizzata. Per i commercianti lo stesso, un conto e' vendere ai dettaglio, un altro e' fornire aziende.

    Per questo dicevo che usare categorie degli anni '60 o '70 per interpretare la situazione attuale non ha senso.
    La meridionalizzazione e' stato l'equivalente della immigrazione extracomunitaria ma allora esistevano le condizioni al contorno per l'espansione delle attivita' produttive, con il loro "indotto".
    Adesso le condizioni al contorno sono quelle della de-industrializzazione. Senza attivita' produttive non ci possono essere i "servizi". Non e' che possiamo campare tutti quanti vendendoci l'un l'altro abbonamenti e polizze.

    Per cui va bene la formazione.
    Ma oggi serve solo per essere piu' competitivi come EMIGRANTI. Se sai parlare inglese e' piu' facile trasferirsi che ne so, in Svezia o in Nuova Zelanda, la dove il "mercato globale" ti richiede.

    Invece la formazione intesa come possibilita' di re-industrializzare l'Italia non e' una cosa che puo' partire dal basso. O meglio, un ingegnere italiano diventa "competitivo" con l'ingegnere pakistano quando le rispettive condizioni di vita (e quindi il costo) e' uguale.

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