1.5.11

Chieti - Buon 1° Maggio a tutti

Oggi è il primo maggio, la festa dei lavoratori, una domanda sorge spontanea: “Il lavoro resta sempre al primo posto in Italia ?”. Qualcuno si dirà: ma che nesso c’è fra le pressioni per far lavorare i commessi (negozi aperti sempre) e impiegati il 1° maggio e quella di modificare la Costituzione nel senso di proclamare l’Italia non più una repubblica fondata sul lavoro, ma subordinata, anche nel lavoro, al Parlamento?. Il legame è evidente e come si tenta di trasformare il 1° maggio  rendendo il riposo un “optional” da affidare alle scelte dei datori di lavoro, a livello costituzionale si trasforma la centralità del lavoro in una “appendice” subordinata alla maggioranza parlamentare di turno. Affermare quindi la centralità del Parlamento senza accompagnarla con un giusto bilanciamento dei poteri anche giudiziari con la superiore garanzia del Presidente della Repubblica, significa trasformare una nazione fondata sul lavoro (sulla dignità e sulla libertà di chi lo esercita) in una populistica platea subordinata ai voleri di un capo. Mi auguro che questo mai avvenga e che questo primo maggio riporti il lavoro al centro delle scelte pubbliche e private e della politica principalmente. Perché obiettivamente la cultura del lavoro negli ultimi anni è andata sempre più offuscandosi. Si era pensato che fosse possibile far lavorare gli “altri” (gli immigrati, gli operai delle imprese dislocate…) e vivere, a casa propria, su presunte rendite di posizione o finanza. Non è così e dopo l’iniziale ubriacatura, la storia, con le sue dure smentite, si è incaricata di ricordarcelo. Il paese si impoverisce drammaticamente. Occorre ritornare a radicare il lavoro, anche quello manuale sul nostro territorio ed esserne orgogliosi. Se non si affronta il problema lavoro (occorrerà ripartire dalla scuola) non saranno solo i giovani a soffrirne, ma tutto il tessuto della comunità. I precari sono oggi oltre 4 milioni e sono soprattutto giovani che non possono programmare la loro vita non possono fondare una loro famiglia, vivono alla giornata. Nessuno ha la bacchetta magica per raggiungere l’obiettivo più occupazione giovani, ma qualcosa andrà fatto e subito, defiscalizzando quelle imprese che assumono manodopera, ma non elargendo soldi a pioggia. Gli investimenti governativi dovranno essere mirati come mirati dovranno essere scelti i “territori” dove la disoccupazione giovanile è più alta. Non fidarsi dei numeri perché oggi ci sono molti che non lo cercano più un lavoro (es. le donne) ed evitare che questa precarietà si aggiunga a quell’altra precarietà (lavori in affitto) perché è chiaro che senza ricambi si REGREDISCE.
Buon primo maggio a tutti.
@enio

7 commenti:

  1. Il lavoro è una chimera e Berlusconi è stato abbondantemente inquadrato nella festa della beatificazione del Grande Santo Padre Giovanni Paolo II.
    Il prossimo anno il concerto del 1 maggio lo presenterà Marchionne
    un saluto e buon 1 Maggio!

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  2. @Niente Barriere
    C'è bisogno di una sorta di «rivoluzione culturale» innanzitutto, ma anche di por mano a una coraggiosa revisione legislativa, a iniziare dai Comuni, per i quali il lavoro dei giovani, più che la riduzione dei costi dei servizi, dovrebbe ritornare a essere la priorità. Se soltanto, la nostre comunità, con umiltà e attenzione, riusciranno a dare un primo colpo di volante a questa svolta, allora il Primo Maggio, con le polemiche che lo circondano non sarà stato inutile.

    Marchionne bisognerebbe convincerlo a restare e investire da noi... e quì ci vorrebbe un pò di collaborazione di tutti, sindacato e lavoratori... il muro contro muro porta solo alla cassa integrazione e noi abbiamo bisogno di crearli i posti non di distruggerli...

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  3. Parole sagge le tue che dovrebbero essere ascoltate da chi di dovere, cosa che non avviene perché hanno altre sirene da ascoltare.

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  4. Mi dispiace dirlo ma ormai e' troppo tardi. Il processo della globalizazione che ha portato a delocalizzare le produzioni, cioe' a spostarle nei paesi emergenti, non e' reversibile.

    A margine, lo scopo di fare entrare gli immigrati NON e' quello di fargli fare lavori al posto nostro ma semplicemente quello di abbassare il piu' possibile il costo del lavoro immettendo sul mercato gente disposta a lavoare in nero o al minimo sindacale e in condizioni precarie, di fatto spegnendo ogni possibilita' di contrattazione.

    Poi Tremonti va in giro per il mondo a dire che gli immigrati sono tutti occupati e i nostri giovano no perche' i giovani italiani non hanno voglia di lavorare.

    Insieme all'ondata di immigrati ovviamente si e' provveduto a "legalizzare" di fatto i contratti atipici, con la scusa della "mobilita'" ma con lo scopo ultimo ancora di abbattere la possibilita' di contrattazione.

    Nota bene che la "sinistra" non si e' affatto messa di traverso, anzi e' stata parte attiva nel favorire questi cambiamenti.

    Comunque, siamo destinati inevitabilmente all'impoverimento e al declino, si tratta solo di vedere se lo rallentiamo o lo acceleriamo. C'e' sempre qualche genio che pensa che distruggere tutto sia l'unico modo per progredire.

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  5. Il lavoro è una chimera. In questo momento della mia vita è uno dei tasti più dolenti della mia vita. Di sicuro quello che maggiormente mi fa soffrire.
    Non ho festeggiato il primo maggio e ho smesso di ascoltare le baggianate parlamentari da tempo. NOn mi fido di loro.

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  6. C'è troppo precariato e lavoro con contribuzione bislacca che non porterà a grandi risultati futuri.

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  7. Se consideriamo che oltre il 90% del PIL viene prodotto da aziende con meno di 15 dipendenti, ci rendiamo conto di un sacco di effetti secondari.
    Anche se a chi la le mani in pasta conviene parlare solo delle FIAT.

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