6.4.12

Sei Aprile, l'Aquila tre anni dopo


L'Aquila tre anni dopo, la fiaccolata del ricordo. In migliaia in corteo nelle vie del centro. La città si è fermata per ricordare le 309 vittime del sisma del 6 aprile 2009. Il Calvario degli aquilani è cominciata con la Fiaccolata della Memoria che partita dalla Fontana Luminosa, mezz’ora dopo la mezzanotte, ha raggiunto piazza Duomo in attesa delle 3,32 quando sono stati ricordati, ad uno ad uno, i nomi di chi, tre anni fa, ha perso la vita. Insieme a loro ono stati ricordati anche due giovani di Scoppito, Mariagrazia Rotili e Pamela Mattei, vittime di un incidente stradale mentre tornavano dalla fiaccolata dello scorso anno. Presente anche il ministro Fabrizio Barca. Nel corteo anche diversi stranieri giunti in citta' per rendere omaggio alle vittime del sisma che 3 anni fa devastò il centro storico.

enio


15 commenti:

  1. La strada per far rinascere L'Aquila. Poco più della metà degli abitanti sono tornati nelle loro case. Il Comune ha finalmente approvato il piano che dovrebbe portare al recupero degli edifici. Un documento che divide gli esperti: "Già subito dopo il sisma si poteva riparare le case che avevano subito piccoli danni". Invece, si scelse la via delle 'New town' volute da Silvio Berlusconi. Oggi quartieri desolati, sganciati dal resto della città

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  2. Purtroppo a L'Aquila siamo ancora fermi al "Carissimo amico" come si usa dire.

    Grazie di cuore per i tuoi auguri che ricambio sinceramente.
    aldo.

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  3. 95% di macerie ancora dov'erano 3 anni fa. Sai, ci sono dati di cui nessuno parla (oltre a ciò che avviene nei paesini come il mio) ossia per ciò che riguarda l'incidenza delle malattie sia fisiche che psicologiche. Nessuno dice che è aumentato il consumo di stupefacenti e superalcolici tra i giovani, che sono aumentati i suicidi e persino i tumori. C'è qualcosa che conta molto di più dell'economia ed è la PERSONA

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  4. quello che non si capisce è il perchè non vengono distribuiti, con precedenza alle famiglie, i soldi per ricostruire e non si lascia fare la ricostruzione ai proprietari delle case.
    Mio nonno ebbe la casa colpita da una bomba nell'ultima guerra, se la ricostruì da solo e solo dopo tanti anni, me lo ricordo ancora, festeggiò perchè gli avevano dato i danni di guerra
    (allora davano il contributo dopo, perchè la gente era abituata a rimboccarsi le maniche, ma che cazzo è cambiato oggi?)

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  5. Io lo continuo a ripetere, la ricostruzione di una città medievale non è economicamente fattibile.

    Dare una casa, comoda, antisismica e economicamente fattibile è una cosa, ripristinare gli edifici "storici" nel loro stato originale e renderli abitabili, nonché resistenti ad un eventuale altro sisma, una cosa completamente diversa.

    Se fino dall'inizio l'idea fosse stata quella di fare piazza pulita di tutti gli edifici lesionati, tranne due o tre di particolare rilevanza storica e quindi di ricostruire l'Aquila da zero, a quest'ora avremmo probabilmente finito.

    Invece si sono fatte promesse di ripristino nelle condizioni originali che non sono praticabili.

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  6. povere famiglie! avrebbero bisogno di maggiore aiuto.
    BUONA PASQUA

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  7. oggi purtroppo con tutte quelle infiltrazioni mafiose che ci sono state negli ultimi 3 anni (quelle attività scoperte e bloccate dai magistrati)la burocrazia, l'incapacità degli amministratori locali (prima fra tutti Cialente, il sindaco della città che è buono solo di strillare e non di fare)nello spendere i soldi messi a disposizione hanno fatto si che la città sia ancora da ristrutturare e addirittura in alcuni casi devon ancora portare via le macerie.Ci vorranni anni se si incomcerà subito ad operare altrimenti gli aquilani di adesso non riusciranno mai a vedere la loro bella città risorta... forse i nipoti.

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  8. Speravo proprio che la ricostruzione potesse dare buoni frutti da subito.Mi dispiace molto che,da quanto leggo,non sia andata così.
    Mi dispiace moltissimo per gli aquilani,ed un pochino anche per la cultura storica che questa città custodiva gelosamente.

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  9. Oggi LʼAquila ti accoglie come quei quattro cani venuti incontro appena scesi dal pullman nella Piazza della Fontana Luminosa. Non sai se averne paura, compassione o rabbia. Non ti chiedono nulla, giusto una carezza e poter condividere la stessa strada. Rimangono vicini, ti accompagnano senza mai alzare troppo lo sguardo, mostrano le ferite ma sanno che non li potrai mai capire, dʼaltronde non è questo che cercano. Sembrano dire: “Stateci un poʼ vicini e per oggi questo basterà”. Poi quando sei arrivato alla tua meta, spariscono senza far rumore, non li vedi più ma li senti ancora. Forse non si ricorderanno più di te, ma tu non riesci a fare lo stesso, ormai quelle ferite le senti anche tu, quel senso di abbandono vissuto con dignità non ti lascia più.

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  10. Se non fosse per il dramma che porta con sé, il centro storico dellʼAquila potrebbe sembrare quello di qualche città fantasma, una di quelle che si vedono nei film, senza vita e senza alcun movimento, con la differenza che questa è pura realtà. Immersi in un silenzio irreale, dove il tempo sembra essersi fermato e dove gli unici rumori sono gli scricchiolii che escono dalle case abbandonate coi panni stesi e mai raccolti da quel 6 Aprile, è impossibile non immaginare come poteva essere tre anni fa, piena di negozietti, di boutique, di bar. Così ci sembra di vedere due ragazzi passeggiare mano per mano, una mamma spingere il passeggino, dei bambini ridere e rincorrersi. La pioggia ci riporta alla realtà, il suo odore sovrasta quello penetrante dei calcinacci che permea tutti i vicoli.

    Lʼumidità incolla al suolo la stessa polvere che tre anni fa ha soffocato le speranze di migliaia di persone. Una sottile coltre di nebbia appanna lʼobiettivo della macchina fotografica e come tantissime, infinite piume ricopre la città e non le permette di respirare.

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  11. La disperazione più grande la cogliamo però negli occhi degli anziani di quel paesino una volta chiamato Onna. A Onna lʼimpatto del terremoto è stato tragico e devastante. Gli edifici rimasti in piedi in tutta la piccola frazione si contano sulle dita di una mano. Da ogni residuo di muro, da ogni cumulo di macerie traspira un grande sentimento di tristezza, quello di un paese che muore. La forza della natura è così, incredibile ma spaventosa al tempo stesso. Mentre ci aggiriamo tra le rovine, un anziano si avvicina. Con uno sguardo silenzioso che vale più di mille parole ci indica casa sua. O meglio, quella che una volta doveva essere casa sua. Ora, là, al primo piano, si vede solo una porta che si apre sul vuoto e qualche muro pericolante che sembra dover franare a terra al minimo soffio di vento. Passeggiando per il paese si può assistere a due realtà opposte. Da un lato il centro storico raso al suolo dal terremoto, dall'altro il villaggio realizzato dai trentini che ricorda un campeggio o un allegro villaggio-vacanze: casette basse e colorate, circondate da ampi giardini e prati, strade deserte e calme. Ciò che in un primo momento era necessario a dare conforto a chi aveva perso tutto, oggi crea una situazione paradossale che rispecchia ciò che stanno vivendo i cittadini di Onna e delle altre zone colpite dal sisma: da una parte il ricordo vivo e agghiacciante di quei momenti di terrore, dall'altro un tentativo mal riuscito di cancellare l'incancellabile e riprodurre una vita reale senza radici o collegamenti con ciò che c'era prima. Una realtà artificiosa che emerge ancora più fortemente nelle cosiddette new towns, quartieri costruiti da zero dopo il sisma per dare ai terremotati un posto dove vivere.

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  12. Condomini, parcheggi, qualche albero e un tendone, questa è una new town. Potrebbero essere bellissime, spaziose, confortevoli, ma attorno ad esse non cʼè vita. Queste new towns, oltre al nome in un inspiegabile inglese, delle città hanno solo le abitazioni, mentre la gente soffre la mancanza di attività, di luoghi di ritrovo e di aggregazione. Aristotele diceva che “Lʼuomo è un animale sociale” e qui, oggi, la dimensione collettiva è stata dimenticata proprio da coloro che avrebbero dovuto occuparsi del benessere dei cittadini. Non cʼè nulla da vedere, nessun negozio, nessun bar dove commentare o vivere un momento di tempo libero. I vecchi stanno in casa, i giovani scappano. A questo punto non sembra strano che tanta gente sia depressa, triste, svogliata, rassegnata.

    p.s. questo è il commento scritto di una classe, la V-C di un liceo, venuta in visita alla città del'Aquila.

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  13. Un augurio di una serena Pasqua a te e a tutti i tuoi cari.

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  14. Contraccambio gli auguri anche a te, estendendoli a tutti i commentatori di questo blog.BUONA PASQUA
    enio

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  15. Ciao Enio e buona serata.

    Sono passati tre anni e il Paese "non immagina" cosa significhi vivere a l'Aquila. Lo hanno confermato le parole del sobrio presidente che poche settimane fa è andato in quella città ed ha detto "non immaginavo", riferendosi allo stato del centro storico de' l'Aquila. Se non immagini, come gran parte degli italiani, significa che non sai e se nessuno sa, è anche perché i media, tranne rare eccezioni, finito il momento dei "collegamenti speciali", se ne fottono del resto. Un po è colpa del Paese, sempre assente dai suoi problemi. Un po è colpa dei Governi, prodighi di promesse ma indaffarati in tuttì'altre faccende.

    Un po, tanto, però è colpa degli aquilani nella stessa misura in cui ciò che sta accadendo alle nostre vite, nel Paese, è colpa nostra.

    Se tenessimo alla nostra dignità come al bene più prezioso, invece di ridurci ad individui che sopravvivono, non permetteremmo certi comportamenti, sempre e comunque in nostro danno.

    Ho seguito e seguo ancora le vicende aquilane, ho potuto notare, purtroppo, quanta poca partecipazione c'è stata, quando c'erano i "movimenti", e quanta gente, invece, ringraziava il Papi per averli dotati di un tetto, fa nulla se in squallide cattedrali nel deserto.

    Come dice un vecchio saggio "chi è causa del suo mal, pianga se stesso". L'Aquila, è solo la storia più recente dei tanti errori che fanno gli italiani.

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