25.11.12

Chieti - Una Università di mediocri produce solo dei falliti



In Italia esistono due settori della vita pubblica intoccabili: l’università e la magistratura. Dalla prima ci si attende la selezione della classe dirigente di un Paese, la ricerca, l’innovazione, la spinta verso il merito e l’eccellenza. Dalla seconda una cosa semplice, quella sulla quale si fonda la democrazia: giustizia applicata con equilibrio, non a caso il simbolo è la bilancia. Ebbene, né l’università né la giustizia soddisfano oggi questa aspirazione dei cittadini, anzi spesso addirittura la ignorano e la calpestano. Chiunque abbia provato a rimettere a posto il cortocircuito presente nelle due istituzioni, c’è rimasto secco. L’università e la giustizia sono lo specchio di un Paese, indicano con buona attendibilità il suo stato di salute, la sua capacità di andare avanti nel club di quelli che contano, sono la catapulta per proiettarsi nel futuro. L’università italiana è oggi un disastro corporativo, è studiata non per formare la classe dirigente, ma per sfornare laureati sulla carta che in gran parte andranno poi a fare un lavoro diverso da quello che sognavano. Nella top 100 delle università del mondo, non c’è neppure un ateneo italiano. Al primo posto c’è Harvard, seguono altre tre istituzioni americane (Berkeley, Stanford e MIT) e poi arriva la prima gloria europea, Cambridge, mentre Oxford è al decimo posto. Questa è la realtà: uno dei paesi più industrializzati del mondo, l’Italia, ha una catena dell’alta educazione arrugginita, in gran parte inutile, incapace di dare ai giovani e alle loro famiglie (almeno a quelli che davvero lo desiderano) una prospettiva per il futuro. Le università più forti sono inserite in un mercato globale che punta a tre obiettivi: avere i migliori studenti, i migliori docenti e i più cospicui finanziamenti per la ricerca. È questa competizione che crea l’eccellenza. Da noi, in Italia, tutto ciò non esiste. Noi abbiamo i baroni e i fuori corso uniti nella lotta, le cattedre ai parenti e le assemblee permanenti. Cari ragazzi, tenetevi pure tutto questo. Avete un destino già scritto: oggi sarete rivoluzionari per un giorno, domani avrete un’intera vita da falliti.

enio

7 commenti:

  1. Non è vero.

    Non produce dei falliti, produce il famoso "pezzo di carta" e Dipendenti Pubblici in una economia di Stato.

    Forse non è chiaro ma ci sono Regioni in Italia dove tutto il sistema dell'Istruzione è calibrato solo in funzione del "Concorso" e del "Posto". Si parte da scuole che sono dei "diplomifici" e dove i voti sono appositamente alzati e si arriva agli Esami di Stato dove non esiste selezione o ai Concorsi pilotati.

    Oltre a questo, in linea generale il problema è che una economia "capitalista" si fonda sulla competizione. In Italia, grazie alla cultura dominante catto-comunista, voluto negare in ogni modo questa competizione. E dove non era possibile, l'abbiamo marginalizzata nelle pieghe del "sommerso", nella zona grigia tra lecito e illecito. Invece che metabolizzarla e istituzionalizzarla.

    L'Italia non è competitiva perché nega la competizione.

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    1. in ufficio con mia moglie, reparto energia, ci sono due impiegati a poco più di 1000 euro al mese, uno è un professore di lettere (che non ha mai insegnato) e l'altra è un architetto (che non ha mai esercitato)... contenti loro, contenti tutti... devo dire che in fatto di cultura generale sono preparatissimi...

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    2. Non è questione di contenti loro ma di contenti tutti. E' il famoso discorso della "meritocrazia" che viene sbandierata da tutti ma poi in concreto non significa nulla. Non significa nulla perché per uno "meritevole" ce ne sono dieci "non meritevoli" e per non dovere penalizzare questi non si può premiare il primo.

      Da cui al "meritevole" rimangono due opzioni o emigrare oppure la sopracitata zona grigia tra lecito e illecito. A lungo andare non conviene essere "meritevoli" visto che il sistema ti penalizza.

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  2. Chiaro che è un modo di pensare contraddittorio. Infatti non funziona.

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  3. I professori sono spesso liberi professionisti che hanno poco interesse per l'insegnamento.

    Un abbraccione

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    1. Liberi professionisti? Il libero professionista se non sa il suo mestiere non lavora. Oltre a non lavorare se è malato, non avere ferie pagate, eccetera.

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  4. quello che posso dire io è che hanno messo su un'idustria che diverrà sempre più insostenibile alle spalle dei poveri genitori che non vorranno essere messi al dito negando una inutile laurea ai loro figli.
    Perchè i ragazzi so ragazzi, mica fanno un'indagine di mercato per conoscere le possibilità offerte dal pezzo di carta desiderato e questo grazie all'industria delle centinaia di lauree offerte.
    Una volta messi in ginocchio economicamente i propri genitori, poi questi non possono fornire alcun aiuto economico qualora i pargoli si volessero riciclare come barbieri, parrucchieri, pizzettari, cuochi, pesceroli, etcc

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