23.11.12

Chieti - Olivetti addio, chiude anche l'ultima fabbrica



La Olivetti I-Jet Spa, però, è in liquidazione.Dava lavoro a 162 persone e non tutte saranno ricollocate. A rischio sono i livelli alti e i ricercatori, perché serve manovalanza da call center. Così, con la fine di questo 2012, chiuderà i battenti l’ultimo stabilimento produttivo della grande azienda fondata nell’ottobre 1908 a Ivrea dall’ingegner Camillo Olivetti, poi resa dal figlio Adriano, nella seconda metà del Novecento, una protagonista assoluta dello sviluppo informatico mondiale.Tra caldarroste e vin brulé un gruppo di lavoratori si è riunito nel parcheggio di fronte allo stabilimento. Hanno anche piazzato, in vista sulla statale 26, un lenzuolo di protesta con su scritto: «Telecom liquida la tecnologia. No alla chiusura di Olivetti I-Jet».

enio

10 commenti:

  1. L'Italia ha consapevolmente scelto la famosa "terza via" all'economia, tra "capitalismo" e "socialismo reale". La "terza via" consisteva nella economia regolata dallo altrettanto famoso "Stato Imprenditore". La Telecom era una azienda di Stato, parte dell'IRI, fintanto che non fu "privatizzata" dal Governo Prodi nel '97.

    Wikipedia recita:
    "L'IRI effettivamente poneva in essere grandissimi investimenti nel Sud Italia, come la costruzione dell'Italsider di Taranto e quella dell'AlfaSud di Pomigliano d'Arco e di Pratola Serra in Irpinia; altri furono programmati senza essere mai essere realizzati, come il centro siderurgico di Gioia Tauro . Per evitare gravi crisi occupazionali, l'IRI venne spesso chiamato in soccorso di aziende private in difficoltà: ne sono esempi i "salvataggi" della Motta e dei Cantieri Navali Rinaldo Piaggio e l'acquisizione di aziende alimentari dalla Montedison; questo portò ad un incremento progressivo di attività e dipendenti dell'Istituto."

    Inoltre:
    "All'IRI vennero richiesti ingentissimi investimenti anche in periodi di crisi, quando i privati riducevano i loro investimenti. Lo Stato erogava i cosiddetti "fondi di dotazione" all'IRI, che poi li allocava alle sue caposettore sotto forma di capitale; tali fondi però non erano mai sufficienti per finanziare gli enormi investimenti e spesso venivano erogati con ritardo. L'Istituto e le sue aziende dovevano quindi finanziarsi con l'indebitamento bancario, che negli anni Settanta crebbe a livelli vertiginosi: gli investimenti del gruppo IRI erano coperti da mezzi propri solo per il 14%; il caso più estremo era la Finsider dove nel 1981 questo rapporto scendeva al 5%[9]. Gli oneri finanziari portarono in rosso i conti dell'IRI e delle sue controllate: nel 1976 si verificò che tutte le aziende del settore pubblico chiusero in perdita[10]. In particolare, la siderurgia e la cantierisitica riportarono perdite fino agli anni '80, così come erano pessimi i risultati economici dell'Alfa Romeo. La gestione anti-economica delle aziende IRI portò gli azionisti privati ad uscire progressivamente dal loro capitale. All'inizio degli anni '80 i governi iniziarono un ripensamento sulla funzione e sulla gestione delle aziende pubbliche."

    Nel caso qualcuno si chiedesse perché la capacità produttiva dell'Italia è inesistente. Aggiungiamoci pure il fatto che esiste la concorrenza e i sistemi più efficienti si mangiano quelli meno efficienti, quindi è normale che gli stranieri facciano a pezzi i nostri marchi quando gliene viene data l'opportunità.

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  2. Purtroppo quasi ogni giorno una brutta notizia.
    E non si riesce ancora a vedere la famosa luce in fondo al famoso tunnel.

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  3. @aldo

    effettivamente quì dovevano prevederlo, la macchina da scrivere non si usa più da anni e i computer olivetti sono obsoleti da decenni e gli uffici statali e le scuole non sono più costretti a comperarli... oggi c'è libera concorrenza e si compera a parità di qualità dove costa meno... è il caso della Fiat, senza innovazione, senza ricerca ci riciccia sempre gli stessi modelli obsoleti da anni... Bisognerà buttarceli un pò di soldi in Innovazione e Ricerca e utilizzare manodopera "sveglia" e giovanile proiettandoci verso il futuro... senza resatre ancorati a schemi e situazioni vecchie di anni...

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    1. qui non si facevano macchine da scrivere e computer, si producevano testine per stampanti e fax (che però erano poco pubblicizzate anche se valide), ma in futuro ci sarebbero nuovi e validi proggetti che però hanno necessità di fondi, fondi che telecom non ha interesse di usare, ma su cui altri potrebbero investire perchè anche se non posso entrare nello specifico, credimi qui l'innovazione c'è!

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  4. Grazie alle politiche economiche del governo filo Goldman & Sachs, abbiamo perso anche questo fiore all'occhiello. Microsoft naturalmente ringrazia. Evviva!

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  5. Veramente un peccato che chiuda questa fabbrica che una volta rappresentava un simbolo per qualità e efficienza. Se dei dettami di Olivetti, l'industriale, si fosse fatto tesoro non ci ritroveremmo con i vari Marchionne e questa devastante politica industriale e del lavoro.Colpa anche di un sindacato tetragono alle innovazioni industriali rimasto ancorato a uno statuto vecchio e obsoleto che ha fatto scappare via dall'Italia centinaia di investitori.E sì, quì una volta assunto un lavoratore e come se l'azienda l'avesse sposato in chiesa...

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    1. Una volta quando?
      Da che mi ricordo io, cioè i primi anni '80, Olivetti per quanto riguarda i prodotti "consumer" viveva di commesse statali, tipo le stampanti vendute alle Poste e i prodotti Olivetti sembravano progettati in Germania Est.

      I Sindacati in Italia sono da sempre emanazione dei partiti e strumento politico più che organizzazioni che tutelano i propri aderenti. E nella logica della "terza via" di cui sopra, i Sindacati hanno sempre ragionato in termini di Stato e para-Stato, anche quando si trattava di imprese private, vedi il caso FIAT.

      Il problema non è che in Italia non vengono gli "investitori", il problema è che non ci sono imprenditori e imprese, non esiste più produzione. Non esiste perché col fallimento dello "Stato Imprenditore" e le speculazioni meramente finanziarie, si è creato il deserto.

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  6. purtroppo di questi tempi si chiude quello che forse potrebbe restare aperto

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    1. Di sicuro la produzione di componenti hardware in Italia non ha molto senso, considerato che esiste la concorrenza dei paesi emergenti che hanno risorse umane, risorse minerarie e risorse tecnologiche che noi non abbiamo. In Italia si potrebbero ideare i prodotti, come Apple che progetta negli USA e costruisce in Cina. Il problema è che i nostri migliori talenti vanno a lavorare all'estero, avendo l'economia di Stato reso l'Italia un ambiente ostile.

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