27.6.17

Ancora con queste banche


Poteva andare peggio e per questo la soluzione alla crisi delle due banche popolari venete individuata negli ultimi giorni deve ricevere un commento positivo, pur a denti stretti. I due istituti sono stati messi in liquidazione, Banca Intesa ne gestirà una parte, mentre lo Stato sosterrà finanziariamente la gestione del resto, per esempio la dismissione morbida del personale non trasferito alla nuova gestione e dei beni affidata a figure commissariali con compiti definiti dalla legge fallimentare italiana. I valori depositati nei conti correnti, i portafogli titoli, i contratti di finanziamento siglati da Popolare di Vicenza e Veneto Banca e le obbligazioni (senior) da loro emesse sono totalmente salvaguardati. Dal punto di vista dei clienti le due banche avranno perfetta continuità. Lo smaltimento dei crediti deteriorati troverà più tempo per cederli a un valore realistico invece che svenderli sotto la pressione del regolatore europeo. L’impatto sul sistema del credito nei territori dove le due banche erano più presenti è ancora da valutare. Da un lato, per esempio, un’impresa che aveva affidamenti con le due venete e con Intesa ora potrà averne solo uno per i limiti alla concentrazione del rischio imposti dalle norme. Speriamo che il sollievo procurato dalla notizia non ci faccia dimenticare i nomi e i cognomi dei dirigenti che hanno demolito due banche solide in una Regione di risparmiatori e lavoratori instancabili. Ruote rotonde? Azioni di responsabilità: chi sbaglia, paga.

@enio

5 commenti:

  1. E' sempre la solita storia da qualche anno a sta parte. I banchieri come sempre incassano, il pd pure di sottobanco, gli italioti pagano e i correntisti azionisti forse perdono tutto a causa di investimenti sui titoli tossici. Amen, questa è l'itaglia del pd.

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  2. Come può funzionare? Il Governo emana un decreto il fine settimana (o meglio di notte ). I direttori delle banche fuggono con la cassa della GoodBanke e lasciano il debito al popolo italiano. Poi il governo aumenta le tasse per lavoratori e pensionati.

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  3. Però non capisco perché lo Stato deva pagare gli stipendi e i debiti e i costi della gestione e i costi del recupero delle discariche per le acciaierie e non deve fare lo stesso con le banche. Forse perché acciaieria=classe operaia?

    Per me è sbagliato che lo Stato si intrometta nell'economia, che sia interlocutori di sindacati e imprenditori, che si faccia garante del "benessere" della gente in cambio di voti (perché lo Stato poi sono i partiti che colonizzano tutti i centri di spesa).

    Riguardo il PD... è uno dei tre grandi problemi italiani, gli altri due sono il Vaticano e la Mafia.

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  4. Secondo me nessuno dei dirigenti pagherà per questo problema. Trovano sempre il mezzo di togliersi fuori lasciando la patata calda allo Stato. Quest'ultimo dovrebbe pensare solo ai clienti normali e mandare a quel paese gli investitori dentro e fuori (vedi paradisi fiscali) del mercato bancario. Ciao e buonanotte.

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  5. Boh ma qui tutti vivono su Marte.

    I dirigenti delle banche sono stipendiati. D'accordo, prendono stipendi da nababbo, non li meritano, prendono anche i bonus quando fanno fallire l'azienda ma NON SONO loro che prendono i soldi dalla cassa e scappano.

    Facciamo il caso di MPS, che adesso ce la siamo comprata per evitare che fallisse, la banca dei compagni. MPS si è indebitata per concedere prestiti agli "amici", come la società Sorgenia del signor DeBenedetti. Per qualche giorno si è discusso se fosse utile, giusto o necessario pubblicare la lista di chi ha ottenuto questi prestiti INESIGIBILI e poi si è deciso di non pubblicarla perché gli Italiani tanto sono minchioni.

    I prestiti sono inesigibili quando, come nel caso di Sorgenia, l'azienda non solo non produce utili con cui può restituire il prestito ma produce passivi che la banca è costretta a sostenere con ulteriori prestiti, altrimenti la società fallisce e la banca perde definitivamente la possibilità di rientrare dal prestito. Infatti, tipicamente queste società non hanno "garanzie" a copertura, che è quello che la banca chiede a noi che non siamo "amici".

    Se io, che non mi chiamo DeBenedetti, vado in banca e chiedo 10 mila euro per comprare un macchinario per la mia attività, la banca mi chiede di mettere a copertura del prestito la mia casa.

    Allora, se esiste una truffa, questa avviene nel momento in cui i dirigenti da un certo livello in giù ricevono l'ordine (o il suggerimento) di concedere prestiti enormi senza garanzie a copertura, in sostanza diventando soci di chi richiede il prestito. Questo ordine non ha ragioni di utile finanziario o di speculazione, ha ragioni para-mafiose e alla fine si giustifica col fatto che le perdite si scaricano sui clienti della banca e se non basta su tutti gli Italiani.

    Sveglia, per Freya.

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