16.5.18

A quale anno il cellulare

La domanda più insistente che oggi si fanno i genitori è relativa all’età in cui è più giusto dare lo smartphone ai figli. Una questione assai dibattuta anche da pediatri e psicologi e non ancora risolta perché non vi sono linee guida precise e definite.Di certo sappiamo che il nostro paese è al primo posto in Europa per la diffusione dei cellulari e ai bambini viene dato sempre prima proprio per il fatto che tutto si anticipa. Così si osserva che mediamente da noi genitori e parenti arrivano a regalarlo tra i 7 e gli 8 anni. Giusto o sbagliato che sia c’è da dire che oggi i nativi digitali e crescono e si sviluppano con una tecnologia avanzata e che strumenti e dispositivi digitali non sono di per sé negativi e dannosi. È il modo con cui li usiamo che li rende pericolosi.Tuttavia porsi l’interrogativo di quando dare in mano un cellulare personale ad un bambino è corretto. Ma non vi è un’età specifica che vada indicata per tutti. Ogni realtà familiare e ogni bambino è diverso. Però sappiamo con certezza che un piccolo già all’età di 3-4 anni è in grado di interagire con tablet e smartphone. La prima cosa da fare, dunque, è cominciare molto presto a prepararli all’utilizzo, insegnare gradualmente loro cosa si può fare con il telefonino e accompagnarli nel suo uso per un tempo considerevole prima di far loro gestire lo smartphone, che è uno degli strumenti più potenti che abbiamo in questo momento. Serve sicuramente, proprio per questo, usarlo insieme, provare a navigare e a scoprire la rete con lui, ascoltare la musica o vedere un cartone a casa o mentre si aspetta in una sala d’attesa.

6 commenti:

  1. Tutto sbagliato. Lo "smartphone" di perse stesso non ha alcuna utilità senza una connessione ad Internet. La connessione ad Internet dovrebbe essere consentita solo ai maggiorenni, non solo perché non esiste filtro sui contenuti ma per la natura degli strumenti. E' la stessa cosa di guidare una automobile.

    Nessuno ci pensa semplicemente perché la gente è stupida. La gente è stupida perché è condizionata apposta dalle Elite Apolidi.

    Il concetto di "nativi digitali" fa parte di quel vocabolario per idioti con cui si sollazzano gli impiegati, senza andare a vedere il significato dei termini. Infatti "digitale" significa rappresentare una grandezza in termini "discreti", tipo "1, 2, 3", contando con le dita, i "digiti". Si alterna a "analogico" che significa rappresentare una grandezza come un "continuo", ad esempio il quadrante tondo di un orologio che può essere suddiviso in infiniti valori intermedi.

    Le pecore si contavano in maniera "digitale" già nella preistoria.

    Nella vulgata con "digitale" si intende invece qualcosa che abbia a che fare con dispositivi elettronici e segnatamente quelli che adoperano circuiti a funzionamento binario, acceso/spento, 0 e 1, perché ne esistono ovviamente anche di analogici che funzionano coi valori "continui" tipo voltaggio o amperaggio.

    Chiudo sul concetto di "scoprire la rete con lui". Qui non si intende il VERO significato, si intende invece "guardare le cose che i provider di servizio mettono a disposizione", ovvero la fruizione passiva dei servizi. Che per farla breve E' IL CONTRARIO di quello che era Internet in origine.

    RispondiElimina
  2. La risposta alla domanda "Quando è opportuno dare uno smortphone ai propri figli?" è: quando possono comprarselo coi loro soldi. I cosiddetti "nativi digitali", sì, nascono immersi nella tecnologia; la sanno usare per automatismo acquisito, e non la capiscono affatto; soprattutto non ne comprendono i rischi. Quindi non sono proprio per niente d'accordo con te sul fatto di fargli mettere le mani su uno di quegli aggeggi a 3 o 4 anni. Nyet, nisba, nada, se non per un tempo limitatissimo e solo per giocare a qualche innocuo giochino, poi basta, si mette via e si manda il bambino a giocare coi suoi giocattoli. La connessione a Internet la devono vedere quando sono già in grado di capire a cosa stanno andando incontro, quindi almeno da adolescenti, e non nella prima adolescenza. Ficcare un bambino attaccato a uno smortphone o a un tablet tanto perché non rompa i coglioni vuol dire creare un futuro criminale o un webete alla googolesima potenza.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Prima di decidere sull’età in cui dare il cellulare, bisognerebbe infine domandarsi se abbiamo responsabilizzato a sufficienza nostro figlio e lo abbiamo reso consapevole di come si gestisce. Utile è chiedersi quanto realmente necessiti ad un bambino quel sofisticato dispositivo e quanto invece risponda ad un nostro bisogno di controllo. Spesso infatti, è un alibi del genitore che serve a contenere l’ansia di separazione. Poi, una volta compreso tutto questo, dare lo smartphone ad un figlio è la naturale conseguenza perché abbiamo saputo coniugato fiducia e senso di responsabilità.

      Elimina
  3. a me mio figlio mi diede il suo vecchio nokia con l'avvento degli smartphone, non ricordo bene l'età che avevo

    RispondiElimina
  4. È un errore invece farlo familiarizzare da solo con la tecnologia «touch», fargli fare esperienze senza il controllo dell’adulto e consentirgli il cellulare come passatempo quando la mamma prepara la cena o il papà non vuole essere disturbato. Lo smartphone dei genitori così spesso prestato al bambino, non deve essere una baby sitter né la palestra dove esercitarsi. Perché complice la tecnologia intuitiva che ci attornia, i piccoli autodidatti si abituano a non chiedere nulla e a pensare che, in fondo, i grandi ci capiscono poco. Il che spesso è vero. Stare accanto ad un figlio per educarlo al digitale, vuol dire ad esempio insegnare come si usa WhatsApp e supervisionare realmente il modo con cui lo utilizza con i compagni. E di certo si tratterà anche di dare il buon esempio.

    RispondiElimina
  5. La penso come Lorenzo. Spero che i ragazzi si sporchino le mani con la terra, a digitare c'è tempo!

    RispondiElimina