20.1.19

Occhio al PIL


La scure non era inattesa ma è ugualmente pesante. Per il 2019 anche la Banca d’Italia taglia fortemente le stime di crescita del Pil dall’1% allo 0,6% con una possibilità di «recessione tecnica» (sebbene nel bollettino la parola non compaia) a fine 2018 a causa di un ultimo trimestre forse negativo dopo che già il terzo si era chiuso col segno meno (-0,2%). La certezza arriverà dall’Istat a fine mese. Le nuove stime dell’istituto guidato da Ignazio Visco sono certo un’ amara medicina per il governo che aveva faticosamente approvato la manovra a fine anno dopo il confronto con la Ue e che stimava un PIL in crescita dell’1% con il vicepremier Luigi Di Maio che aveva anche ipotizzato un «boom economico». E dobbiamo dire che siamo appena a gennaio, chissà andando avanti cosa succederà al PIL. Io mi accontenterei se si chiudesse con un valore intorno allo 0.5% a fine anno, ma io sono un ottimista.


6 commenti:

  1. Neanche il tempo di festeggiare l’addio alla Fornero con «quota 100» e l’avvio del Reddito di cittadinanza, che dalla Banca d’Italia è arrivata la doccia fredda. Negli ultimi tre mesi del 2018 il Pil potrebbe registrare una battuta d’arresto, la seconda consecutiva.

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  2. Se ogni anno il debito aumenta del 2,5% mentre il PILu al massimo fa +1 allora è chiarissimo che i caporioni si portano al sicuro nei paradisi fiscali quel 1,5 che manca ed i filippini e gli altri immigrati assunti dai caporioni contribuiscono inviando euri italiani alle loro famiglie rimaste all'estero. E' chiaro che tutti quelli che vogliono il reddito di cittadinanza dovrebbero almeno prendere il posto dei filippini o dei braccianti agricoli negri nel sud e non vivere di elemosina che ancora ci concede l'europa

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    1. Di elemosina che concede Di Maio e che costerà a tutti quelli che hanno lavorato tutta una vita.

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  3. Io non so, l'altro giorno sui giornali c'era l'evento megagalattico della celebrazione di Matera "capitale della cultura".

    Vi invito a riflettere su:
    1. Matera... no, dico, Matera.
    2. "capitale della cultura", che minchia significa? A parte che oggi la "cultura" è dentro lo scemofono, gli Italiani non sanno leggere e scrivere. Sopratutto al Sud, dove è notorio che le scuole forniscono una preparazione molto sotto la media nazionale.

    Detto questo, insisto che il problema non è il valore assoluto del PIL ma che quattro quinti dell'Italia vivono grazie al surplus prodotto dal restante un quinto.

    Globalizzazione a parte, che parifica l'Italia all'Indonesia dal punto di vista dei famosi "mercati", qui si continua a fare finta di non sapere dov'è l'inghippo e che l'unica cosa che può fare lo Stato è costruire le infrastrutture, il resto bisogna che lo faccia la "imprenditoria".

    Certo diventa improbabile se si assume che il mondo deve essere riorganizzato collettivizzando i mezzi di produzione o che gli ultimi saranno i primi o che "reddito di cittadinanza".

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  4. Considerato che l'intero mondo industrializzato è in recessione e che perfino la "locomotiva d'Europa" tedesca, tanto per rimanere in casa nostra, è in recessione, questa notizia che ha tanto scandalizzato le "opposizioni" è la solita non notizia all'italiana. Sarebbero altri gli aspetti economici da analizzare, tipo una classe imprenditoriale di incapaci che ha sempre vissuto di sussidi statali! Ma si sa, in questo Paese sono bandite le questioni serie. E poi la colpa di tutto è degli immigrati! Ciao Enio.

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