24.3.12

Chieti , Art.18 = licenziamenti facili?

Sono passati 10 anni dall'ultimo tentativo di abolizione dell'articolo 18 e oggi il governo tecnico prova a modificarlo radicalmente. La Cgil ora come allora chiama i lavoratori alla mobilitazione nazionale in difesa dell'articolo 18 e contro parte della riforma del mercato del lavoro. Il sindacato diretto dalla Camusso ha già annunciato uno sciopero generale di 8 ore, in data da definirsi, più altre giornate di astensione dal lavoro che saranno utilizzate nel prossimo periodo per sostenere la battaglia contro le modifiche alla normativa sul lavoro indicate come "il via ai licenziamenti facili". E alle proteste in corso in questi giorni, aderiscono anche - a livello territoriale - appartenenti alle altre sigle sindacali. Nel 2002, la Cgil portò in piazza al Circo Massimo (secondo il sindacato), tre milioni di persone contro le ipotesi di modifica dell'articolo 18 paventate dal governo Berlusconi con l'allora ministro del Lavoro Maroni. Oggi ci riprovano i tecnici dell'esecutivo Monti, Elsa Fornero l'ariete. E il mondo del lavoro risponde all'invito del sindacato di Corso Italia, da Nord a Sud, incrociando le braccia nei cantieri, nelle fabbriche, negli stabilimenti, accompagnando la protesta con picchetti e presidi, bloccando la viabilità, distribuendo volantini. Nel mirino, soprattutto l'eliminazione della possibilità di reintegro del lavoratore licenziato per ragioni economiche.
enio

38 commenti:

  1. L'art. 18 è una conquista civile della nostra società alla pari del divorzio e dell'aborto. Chi continua a credere che sia un freno allo sviluppo non vuole approfondire il problema. L'art. 18 andrebbe esteso anche alle imprese con meno di 15 dipendenti.

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  2. Articolo 18 Legge 300 del 20 maggio 1970 "Statuto dei lavoratori"

    Lo statuto dei lavoratori prevede che il giudice, con la sentenza con cui annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, può ordinare al datore di lavoro, che occupa alle sue dipendenze più di quindici lavoratori, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.La Fornero, con la sua riforma, invece del reintegro vuole barattarlo con un pò di soldi...

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  3. possibile che non faccia "pensare" il fatto che :
    un ricco padrone, possa togliere il lavoro ad un povero lavoratore... per "ragioni economiche"...

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  4. Mi viene da ridere, come se il "lavoro" fosse una risorsa materiale, tipo 10Kg di alluminio e appartenesse al "lavoratore", quindi il "ricco padrone" glielo toglie di mano.

    Questa mentalità è classica di chi cerca il "posto di lavoro", non il "lavoro". La differenza è che il "posto" implica soltanto la garanzia di percepire stipendio e pensione A PRESCINDERE.

    Mentre il termine "lavoro" indica un cambiamento, in fisica si definisce come lo spostamento di una certa massa applicando una certa forza per un certo tempo, per esempio è "lavoro" spostare un mattone da qui a li.

    Da cui perché ci sia "lavoro" bisogna che ci sia chi ci può mettere la forza ma bisogna anche che ci sia chi mette il mattone, il tempo e l'opportunità di spostarlo da qui a li.

    Il "padrone" di norma è colui che predispone il mattone, il tempo e l'opportunità. Se per vari motivi non è possibile avere mattone, tempo e opportunità, non si può avere il "lavoro". Che poi è il problema VERO che abbiamo in Italia. Cioè in Italia si produce poco.

    Certo, esiste la possibilità di FARE FINTA che esista mattone, tempo e opportunità, da cui FARE FINTA di lavorare. Tipicamente avviene quando lo Stato si fa carico di creare i "posti di lavoro". E altrettanto tipicamente questo porta la Nazione alla bancarotta.

    La malafede con cui la questione viene gestita è chiaramente indicata dal fatto che nessuno parla di come produrre "lavoro", a parte le barzellette come le "liberalizzazioni". Si parla solo di come produrre e sopratutto mantenere i "posti di lavoro".

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    1. sopratutto i posti di lavoro dei politici e dei manager...
      ed i loro lauti stipendi... non credi ?

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  5. Napolitano parla già al passato
    ""una riforma che andava fatta"" ossia saddà fà ampresse naturalmente. Tanto ormai siamo in dittatura


    Pino

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  6. I 33 DIPENDENTI VODAFONE, .... licenziati e in seguito "reintegrati" per ordine giudiziario, hanno trovato le porte della ditta chiuse definitivamente per loro, proprio come i 3 operai della Fiat di Melfi, che sentitamente ringraziano il governo Monti ...

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  7. Figuriamoci, se invece di diminuire i loro profitti.....preferiranno sicuramente dichiarare difficoltà economiche .....come se noi navigassimo costantemente nell'oro...
    Ciao.

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    1. condivido...
      ci sono certi imprenditori totalmente incapaci, privi del più minimo senso organizzativo, che distruggono aziende floride da 50 anni... (vedi la casa editrice dove lavoro)...
      tanto paghiamo noi mica loro !

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  8. E il governo insiste.
    Ora vediamo che succede con il disegno di legge - che non va bene al pdl, chissà perché. Forse ci sarà battaglia a Montecitorio?
    Staremo a vedere.

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  9. li sordi so' finiti, andate in pace
    amen
    anche prima si licenziava, ma con l'accordo dei sindacati, si prendevano i vecchietti con 32 anni di contributi, gli si davano 3 anni di mobilità e li si accompagnava al minimo di pensione, assumendo al loro posto qualche giovane volentertoso

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    1. magari mi pagassero 4 anni di contributi e mi accompagnasseri agli odierni obbligatori 43 anni di contributi per andare in pensione...
      ma MAGARIIIII !!!!

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  10. @Lorenzo

    Caro lorenzo comunque la metti giù, secondo me il licenziamento deve restare illegittimo. Il dibattito sulla riforma dell'articolo 18 è stato oggetto di svariati commenti sulle varie Tv serie (leggi SKY), alcuni dei quali sostanzialmente inesatti. È necessario quindi fornire alcune precisazioni affinché tutti possano farsi un'idea più precisa delle intenzioni del Governo Monti.È frequente l'affermazione che la riforma prospettata dal ministro Fornero importa in Italia il modello tedesco. Ma ciò, secondo me, è vero solo in minima parte. La proposta di riforma italiana prevede che il giudice possa condannare il datore di lavoro alla reintegrazione del lavoratore solo se il licenziamento (illegittimo) sia stato intimato per un inadempimento, risultato inesistente, del lavoratore oppure per la sopravvenuta impossibilità della prestazione di lavoro. Il sistema tedesco estende, invece, questa alternativa anche all'illegittimo licenziamento dovuto ad una scelta organizzativa del datore di lavoro (cosiddetto licenziamento economico) oppure a un errore di procedura nell'ipotesi del licenziamento disciplinare. Ha ragione Cofferati quando afferma che tale discrasia rappresenta un incentivo ad adottare soprattutto licenziamenti economici.Mi ricordo nel 2002 quando il "cinese" invitava tutti noi a Roma contro i licenziamenti facili e l'abolizione (per mano di Biagi)del famigerato Art.18. Purtroppo, oggi, questa strana proposta di differenziazione dei regimi di tutela, che non ha significativi riscontri in altri sistemi, proviene dalle stesse fila del Partito democratico giacché è sempre stata sostenuta da Pietro Ichino. Qualcuno,nei vari dibattiti in TV, ha affermato che se un'azienda va male e ha bisogno di ristrutturazioni per sopravvivere, va da sé che non può prescindere dal costo del personale, ma, evidentemente non ha considerato che qui si sta parlando di un licenziamento illegittimo, in cui le motivazioni addotte dal datore di lavoro risultano inesistenti. Se quel tizio che parlava in TV, fosse licenziato illegittimamente dal suo datore di lavoro, perché non sussistono le ragioni economiche, non aspirerebbe ad essere reintegrato nelle sue mansioni? Stiamoci attenti a questi cavilli del caxxo perchè i datori di lavoro con queste norme ci sguazzano e noi li conosciamo fin troppo bene. Loro si augurerebbero di fare soldi e arricchirsi magari eliminando i dipendenti a loro piacimento e assumendoli alla bisogna... e no! invece che imprenditori voi dovreste aprire una banca... pochi dipendenti i soldi dalla BCE all'1% e comprare BTP al 2 oppure 3 per cento e tramutare i guadagni in lingottini da trasportare poi nelle banche di Lugano o Zurigo... Allora a protestare funo 3 miloni (fonte sindacale) adesso ,i auguro che sian almeno 2.5 milioni...

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  11. La cosa giusta l'ha detta Bersani "altrimenti chiudiamo il parlamento".

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  12. @GUS

    Bersani è in totale confusione " ... si cambi o Parlamento può chiudere!" Bersà, svegliati,il Parlamento non deve chiudere, ma CAMBIARE i parlamentari , cacciando fuori gli inquisiti e tutti quelli che continuano a fare i propri affari.Staremo a vedere alle prossime ammistrative quanti voti prendi se non ti dai una mossa!!!!!

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  13. "il licenziamento deve restare illegittimo"

    Non capisco questo concetto. Sarebbe come dire che te vai da un meccanico a riparare l'auto una volta e poi sei costretto ad andarci per tutta la vita, qualsiasi cosa faccia lui e qualsiasi cosa faccia tu.

    Ma che follia sarebbe?

    Forse non è chiaro che come la tua auto non appartiene al meccanico e il meccanico non vanta nessun diritto su di te, la tua auto o la tua vita, allo stesso modo una azienda non appartiene ai dipendenti e i dipendenti non hanno alcun diritto sul datore di lavoro, la sua azienda o la sua vita.

    In una Nazione sana, se un dipendente viene licenziato, come ho detto in precedenza, lo Stato gli assegna un sussidio di disoccupazione e nel frattempo lo aiuta a trovare un altro lavoro. Infatti partiamo dal presupposto che IL LAVORO ESISTA. Perché se non c'è lavoro l'unico ente che può farsi carico di assumere è lo stato e quindi cadiamo nel caso seguente.

    Esiste infatti una alternativa e cioè la famosa rivoluzione comunista, dove i mezzi di produzione vengono confiscati e "collettivizzati", cioè distribuiti tra i "lavoratori".

    Purtroppo, lo ripeto, Marx si è dimenticato di dire come si manda avanti la baracca dopo che i beni sono stati collettivizzati, quindi i seguenti "comunisti" hanno pensato di assegnarli al Partito.

    Da cui, nell'URSS non poteva essere licenziato formalmente nessuno e il Partito dava ad ognuno secondo le sue ipotetiche necessità. Come è andata a finire l'abbiamo visto, filo spinato e guardie armate per tenere i "lavoratori" a forza dentro il "paradiso del popolo".

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  14. Comunque la cosa è abbastanza semplice. Possiamo fare tutte le leggi e le leggine che vogliamo. I meccanismi che regolano l'economia ormai sono sopra il controllo delle autorità nazionali. Per cui se in Italia non esistono le condizioni per cui una azienda può funzionare, semplicemente le aziende falliscono e/o chiudono e si spostano altrove. Dopodiché l'Italia fallisce perché non può sostenere la spesa (annesso debito e interessi sul debito).

    Una volta fallita l'Italia si scatena l'apocalisse. L'ultima volta abbiamo avuto Mussolini e il suo Ventennio.

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  15. Io so solo una cosa: ho una grande confusione.
    Purtroppo ci sono dipendenti che non hanno voglia fi fare niente e distruggono le aziende e ci sono imprenditori che approffittano dei giovani per avere lavoro a costo zero.
    La soluzione?
    Solo un po' di buonsenso.

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  16. Art. 4 della Costituzione della Repubblica italiana

    La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

    Questo è il prìncìpio secondo cui ogni cittadino, ha diritto al lavoro. Ogni altra elucubrazione mentale, volo pindarico o teoria economica ardita è una supercazzola, al cospetto di questo princìpio. Il lavoro è "progresso materiale o spirituale della società" e chi fa parte della società, gode, quindi, dei vantaggi materiali o spirituali derivanti dal lavoro. Perché, e questo non se lo deve scordare nessuno, il lavoratore è cittadino e, quest'ultimo, è un'unità dell'insieme degli individui che compongono la società.

    Tutte le altre teorie sono, semplicemente e allo stato attuale, giri di parole utili solo a favorire la speculazione ovvero l'arricchimento di pochi a danno di tanti. Ovvero, e mi rivolgo al solito dotto enunciatore di teorie, addirittura pseudo economiche, povertà materiale e spirituale di una società.

    Ciò che mi fa imbestialire è che ci siano individui che considerano tutto quello che accade come "inevitabile" e dettato da uno pseudo progresso che, invece, è un sistema per far carne trita degli individui.

    Il lavoro, egregio LORENZO, è un diritto e, come tale, va difeso e tutelato. Il lavoro è un diritto perché consente all'individuo lavoratore di condurre una vita dignitosa nel corso della quale accrescere, proporzionalmente alle proprie capacità, la qualità della propria vita. Cambiare lavoro è un diritto del lavoratore che nasce da una sua libera scelta e non, come si vuole fare modificando l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, una costrizione che nasce da un atto arbitrario.

    Per giunta, in un momento in cui l'intero mercato del lavoro è sfuggito dal controllo "politico" ed è in mano a squali dannatamente voraci che stanno stravolgendo ogni regola civile e morale.

    Il lavoro è un diritto e non un "ricatto" come sta diventando. E' su questo princìpio che dobbiamo dannarci l'anima e combattere e non su astruse e discutibili "leggi del mercato".

    Un'ultima cosa, perché so bene cosa obiettano i soliti dotti enunciatori, a proposito di chi si assume il "rischio d'impresa": anche loro, certo, hanno i loro diritti, peraltro garantiti dalle leggi dello Stato. Non hanno diritti, invece, quando il loro scopo è speculare sul capitale lavoro per arricchire personalmente senza apporto alcuno a quel, ripeto, "progresso materiale e spirituale della società" di cui parla la Costituzione.

    Fare del mondo una massa di individui precari, costantemente in difficoltà economiche, senza possibilità di miglioramento e con un futuro da miseria, non significa fare "impresa" ma speculare.

    Quindi, e concludo, dovere di questo Governo come di ogni altro Governo è quello di favorire le condizioni per uno sviluppo costante, sostenibile e diffuso del lavoro e NO, come si vuole fare e si sta facendo, favorire l'arricchimento di pochi a danno dei tanti individui della nostra società.

    Buona serata Enio e ciao.

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  17. Salutatemi Alfano... Il Pdl si impegnerà al massimo per far approvare la riforma entro l'estate. Si quando la gente sta in ferie, così non se ne accorge. Ricordate ad Alfano che nel 2013 ci sono le elezioni e salutatemelo quando si sveglia.

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  18. "Il lavoro, egregio LORENZO, è un diritto e, come tale, va difeso e tutelato."

    Ennesima riprova del perché l'Italia è condannata al fallimento. Siamo sempre li, da cent'anni giriamo attorno al perno del Vaticano e del Partito Comunista.

    E non avendo mai potuto evolvere una "borghesia", non abbiamo nemmeno idea di come sia possa essere una "democrazia liberale". Possiamo o esprimere l'ultimo Paese del Socialismo Reale oppure un'altra dittatura fascista. Che poi sono due varianti dello stesso tema.

    Poi ci offendiamo quando all'estero ci trattano come un paese emergente, una repubblica delle banane sudamericana o del medio oriente.

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  19. Comunque, lo ripeto, ci pensa la Storia a fare piazza pulita. Tuteliamo pure il "lavoro". Finché dura. Poi andremo anche noi dai Tedeschi a chiedere i prestiti col cappello in mano e a quel punto potremo decidere se accettare le condizioni che ci detteranno loro oppure dichiararci insolventi. Poi seguono le solite fasi, stampare moneta-carta-straccia, disordini, morti e feriti, legge marziale, eccetera.

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    1. la storia non fa mai "piazza pulita" ... infatti negli ultimi anni il governo di centro-destra ha fatto modificare i libri di testo di storia, cercando di equiparare i partigiani ai nazi-fascisti... e mò sta a vedere che la polonia nel 1939 l'hanno invasa i comunisti !!

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  20. Avanguardia del peggio25 marzo 2012 10:44

    tutte le aziende con lavoratori che a causa di problemi fisici o psicologici non reggono i livelli di produttività richiesti a loro come "capitale umano di pregio" verranno scaricati allegramente e sostituiti con precari ricattabili e contrattualmente debolissimi... se con cappio al collo si intende questo... probabilmente è vero.

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  21. Dovete rendervi finalmente conto che nella partita della riforma del lavoro non è in gioco tanto la definizione dell'articolo 18, che è solo un mezzo e non un fine, ma la capacità del sindacato di essere all'altezza delle sfide dell'epoca storica che siamo chiamati a vivere. Se essere partner attivo e propositivo nella creazione del lavoro, o semplice antagonista «di classe» in nome di battaglie ideologiche sepolte alla storia. Un'intera generazione di giovani da questa scelta sarà per tutta la vita condizionata

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  22. Sai io ai sindacati non dò più fiducia.

    Un bacione e buon lunedì!

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  23. @Kylie

    quì non si tratta di dare fiducia o meno ai sindacati (io sono del tuo stesso avviso), ma di salvaguardare le elementari regole che intercorrono tra datore di lavoreo e dipendente. E' sicuro che cacceranno via tutti quelli che hanno superato i 50 oppure i 55 anni (la Marcegaglia già lo fa nelle sue fabbrichette)per assumere i 20 oppure i 25nni a stipendio che è la metà di quegli altri e poterli ricattare in ogni momento...

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  24. a me pare proprio che in paese "europeo"... si sia rifiutato di pagare i debiti che le banche si erano li per lì inventate con in "future bond" ...
    basterebbe chiudere la "borsa" e tassare le transazioni internazionali oltre una certa cifra... e vedi allora come le banche rimettono la coda tra le gambe...
    e poi non si capisce perchè io devo lavorare fino a 65 anni quando un giovane potrebbe fare lo stesso lavoro mio costando all'azienda la metà...
    mah !!!
    temo che i nostri politici lo fanno perchè si sono già pippati in cocaina tutte le nostre liquidazioni !!!

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  25. Ciao Enio e buona giornata. Vedo, con piacere, che la discussione sull'articolo 18 è andata avanti e vorrei intervenire per correggere alcune affermazioni:

    LORENZO, a me risulta che le democrazie liberali siano quelle che promuovono e proteggono i diritti e le libertà individuali. Appunto, come l'art. 18. Forse, tu volevi riferirti alle democrazie liberiste, quelle dove prevale il libero mercato e lo Stato interviene limitatamente sul sistema capitalistico prevalente. Appunto, quello in cui si vuole trasformare il nostro Paese. Inutile, quindi, che agiti spauracchi come i regimi "comunisti" o, addirittura, il Vaticano oppure che usi terminologie non appropriate!

    Visto che poi, sempre impropriamente, citi il "modello" produttivo tedesco, come fanno i nostri sobri governanti, ti ricordo che le tutele previste dall'art. 18 esistono anche in Germania, dove NON viene applicato per le società fino a 10 dipendenti e NON 15 come da noi.

    Il "modello" tedesco non è competitivo perché negano i "diritti" ai lavoratori ma perché favorisce gli sgravi fiscali alle imprese che investono, perché finanzia la ricerca e l'innovazione e perché, pensa un po, incentiva la compartecipazione dei lavoratori all'impresa... premiando gli stessi quando si raggiungono gli "utili". Non come facciamo noi con il Minchionne del maglioncino che, utili o non utili, ingrassa con centinaia di migliaia di euro di benefit e licenzia gli operai della Fiom.

    Sei completamente fuori strada con le tue "convinzioni", ti consiglierei di rivederle e presto!

    Te lo dico io a cosa serve eliminare l'art. 18: a buttare fuori dalle aziende tutti coloro che hanno 25 o più anni di anzianità in quell'azienda, gente con 45 e passa anni di età che costa alla stessa azienda il doppio di un giovane, facilmente ricattabile con 600 - 800 euro al mese.

    Tanto vale fare come a Sparta: invece dei neonati malformi, gettiamo dalla rupe tutti coloro che hanno da 50 anni in poi e risolviamo il problema lavoro oggi e pensioni del domani. Naturalmente, fatti salvi coloro che sono ingrassati evadendo, intrallazzando, facendo politica, rubando.

    Un'ultima cosa: repubblica delle banane ci siamo diventati nell'ultimo ventennio. Periodo storico "difeso" con passione da gran parte degli italioti. A me, ha sempre fatto SCHIFO!!

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  26. @Carlo

    come vedi l'Art18, ha suscitato enorme successo sopratutto perchè è un qualcosa che riguarda noi tutti, vecchi e giovani.Il discorso di sbarazzarsi dei vecchi per poterli rimpiazzare coi giovani (il premier ha garantinto che combatterebbe gli abusi, senza specificare come e con quali mezzi-io non lo credo possibile-basta guardare cosa sta facendo la FIAT-in casa sua senbra comandi solo lei e fà quello che vuole)a stipendio più basso e più ricattabili con lo spauracchio del licenziamento "economico".

    Su una cosa Lorenzo ha ragione e che bisogna fare in modo che le industrie restino in Italia, impedendone la fuga all'ester. Se dipendesse da me le 500 e le 600 che la Fiat fa in Polomia, dovrebbero avere in Italia lo stesso trattamento che ricevono i marchi esteri.Premiare tutte quelle industrie che volessero investire da noi e combattere in maniera decisa e violenta gli speculatori (i furbetti del quartierino)e punirli financo con l'arresto.

    Se la situazione è gravissima tutti devono contribuire con un minimo di onestà intellettuale.

    Io sono per il ritornare a privilegiare le banche che prestano il denaro per i mutui e agli industriali e penalizzare le altre. Fare una netta divisione come c'era prima dell'entrata dell'Euro in Europa.

    Gli italiani sono sfgiduciati e non credono più nè a Bersani (c'è voluta la CGIL per farlo rinsavire sto beota), ne ad Alfano (Pdl che è andato al governo èpromettendo la LUNA, senza più ICI e senza più tasse, adesso ci ritroviamo due addizionali IRPEF in busta a Marzo) e nè a quel saltinbanco di Casini( un nome che qualifica esattamente il soggetto anche a chi non lo conoscesse da tempo)che vuole sfruttare la situazione a suo favore ondeggiando come sempre un pò a destra e un pò a sinistra.

    Via questi coglioni che ci hanno governato e affamato fino a d oggi, basta con i puttanieri di regime, con i ladri di partito e i trafficanti di male affare.

    Andiamo a votare e se ci andiamo occhio a chi votiamo!

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  27. E' la Bce che salva l’Italia, per ora no Monti che si limita ad applicare tutto quello che ci viene imposto dall'Europa. Sempre la stessa cosa... Invece di toccare le pensioni della povera gente, cari politici...cari tecnico, perchè non vi riducete voi lo stipendio in modo significativo portandovelo per soli 5 anni (ad esempio a 1.500,00€/mese) come tutti i cittadini italiani? e rinunciate ai vostri benefit per lo stesso periodo? Gli italiani tutti capirebbero di più le vostre chiacchiere e avrebbero delle indicazioni più precise in caso che a fine legislatura si andasse di nuovo a votare.

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  28. Mi chiedo come può un governo pretendere di creare sviluppo, diffondendo una tale insicurezza.
    La pagano sempre i più deboli, ecco tutto.

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  29. @Sara

    mettiti nei panni di un pensionato "pirla" che ha votato Berlusconi e che adesso si ritrova con : addizionale Irpef regionale, Addizionale Irpef comunale e pagamento IMU sulla prima casa e in oltre se prendeva 1500 euro non avrà la rivalutazione in base al costo della vita (questo è merito di Monti), gli altri due demerito del Sommo puttaniere. Come si sente ? perchè non benedice i tecnici?

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  30. Cara Susanna, grazie per l'impegno che ci stai mettendi in questi giorni, ma non basta. Forse, non ti sei accorta che le tutele nei luoghi di lavoro sono saltate da tempo. Intanto non si accede più, soprattutto nel pubblico, al posto di lavoro per merito, bensì, per clientela. Le varie forme di contratto a progetto, ecc..., servono solo per assumere direttamente chi si vuole, poi, all'occasione, leggina e sanatoria ed è fatta. E' un meccanismo molto affermato. per la carriera ed il mantenimento del posto vale la stessa regola. Di mezzi e mezzucci per fregare qualcuno o portarlo avanti, troppi se ne conoscono. Se il lavoratore appartiene pure ad una categoria protetta, saltano addirittura le tutele previste per gli invallidi. E questo accade perchè voi sindacati non ci siete mai nei luoghi di lavoro, almeno fisicamente. La lotta che stai portando avanti, peraltro non può avere esito positivo perchè il problema centrale non sono nè l'Art.18, nè le pensioni, ma bensì il sistema dittatoriale che si è instaurato da parte di questo governo. Non c'è una rappresentanza democratica eletta dal popolo i professori e gli ex banchieri impongono al Parlamento le decisioni. Monti dal Giappone fa sapere che il suo operato attualmente è irremovibile e insindacabile. Un uomo di sinistra come Napolitano, poi, ha instaurato una dittatura di destra in Italia. Se ne è accorto nessuno? E questo da combattere andando subito al voto, ma ci vorrebbe una sinistra responsabile e leale con tutti quelli che negli ultimi 50 anni l'ha votata credendola il partito dei lavoratori...

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  31. Ciao Enio e buon pomeriggio. Lorenzo, a mio modo di vedere, avrebbe ragione se non avesse necessità di criticare sempre le attuali rivendicazioni sindacali e di larga parte della classe lavoratrice, sull'art. 18 e su molto altro sul quale, lo stesso, dissente. L'attuale sistema, chiamato globalizzazione dei mercati, non consente che si possano mantenere nel nostro Paese aziende che, invece, preferiscono andare all'estero, in quei paesi dove la mano d'opera costa la metà della metà della nostra. A meno che, noi non rinunciamo a quei "diritti" costati centinaia di anni di lotte e morti che ci rendono un Paese civile e moderno. Tutto qui il problema. Per mantenere le aziende nel nostro Paese, dobbiamo diventare simili o uguali a quei paesi dove il diritto non esiste: il diritto alla sicurezza sul lavoro; il diritto ad un salario onesto e sufficiente a garantirti una vita dignitosa; il diritto a non essere discriminato, magari perché sei donna e sei pure rimasta incinta; il diritto a lavorare solo se maggiorenne; il diritto al riposo; il diritto ad un orario di lavoro certo e concordato... e tanti altri diritti che "costano" all'impresa che, quindi, preferisce andare dove tali "princìpi" civili non esistono, dove la mano d'opera può essere sfruttata e dove è possibile ottenere il "massimo" profitto con il minimo investimento.

    Il bivio in cui siamo è questo: rinunciare a quei "diritti" che ci distinguono dai paesi culturalmente arretrati così da essere economicamente avanzati oppure difendere quei "diritti" e rifiutare la logica del "profitto" che si nasconde dietro il mercato globalizzato.

    Attenzione: essere economicamente avanzati, non significa essere ricchi come individui. Qualcuno lo sarà sicuramente. Non la classe lavoratrice, a meno che non si voglia affermare che i cinesi che lavorano 12 ore al giorno oppure i polacchi che fanno turni di 10 ore nelle fabbriche di Minchionne, sono ricchi! Sopravvivono si. Ma non sono ricchi, neanche benestanti e neanche una vita dignitosa conducono. Sopravvivono. Ci siamo ridotti a questo? Sopravvivere?

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  32. In questi giorni, sui quotidiani , campeggiano i discorsi che Monti va facendo in giro per il mondo e mi ha colpito sopratutto un passaggio in cui dice, facendo incazzare un pò tutti i partiti: «La gente sembra apprezzare un modo non gridato di affrontare i problemi concreti e nonostante alcuni recenti giorni di declino causati della misure sul mercato del lavoro, questo governo sta godendo di un alto consenso nei sondaggi di opinione; i partiti no». Cosa lo faccia essere tanto sicuro io non riesco a capirlo. Milioni di lavoratori e pensionati sono incazzatissimi con lui e io stento a riconoscere di quali italiani lui parla. Considerando poi che della democrazia parlamentare mi sembra che sia rimasto ben poco. Forse bisognerebbe spiegare a Monti che il presidente del consiglio non è un imperatore. Il nostro, secondo lui, beneamato, dovrebbe spiegarci come mai non è stato così inflessibile con banche ritenute la causa prima dei nostri mali , tassisti e altre lobby varie? Naturalmente ci si rifà con la categoria più debole... la solita storia... non sopporto più politici e tecnici e le loro chiacchiere... chi paga sono sempre i soliti noti!! gli italiani

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  33. ...e così, quel che non era riuscito per due volte a Berlusconi, eliminare l'Art. 18, è riuscito a Monti. Per carità, non è stato proprio eliminato, questo no. È stato però svuotato del suo significato simbolico: la difesa del lavoratore nei confronti delle prevaricazioni delle aziende. Era solo un simbolo ormai, ma come tutti i simboli, era diventato una bandiera. Chi ha già lavorato in fabbrica sa di cosa sto parlando. Se un'azienda vuole licenziare qualcuno, può mascherarlo con motivi economici a suo piacimento e nessuno troverà nulla da ridire. Si è ripetuto il solito copione, con i soliti attori. Confindustria che fa diventare ad arte il licenziamento flessibilità in uscita (la chiamano loro), il problema principale dell'occupazione. Il governo che fa il duro perché se non ci si sbriga non si può più salvare l'Italia. Cisl e Uil che, prima parlano di macelleria sociale, e poi si defilano con incontri separati in Confindustria lasciando isolata la Cgil, come ai tempi di Sacconi. Bersani e mezzo Pd sono critici, bontà loro, ma intanto lasciano correre, che diavolo, mica si può far mancare l'appoggio al governo in questo momento! L'altro mezzo Pd intanto è già d'accordo con Monti, in fondo si tratta solo di una «manutenzione». E così, come al solito, la Cgil è rimasta da sola a difendere gli ultimi brandelli dell'art. 18. E lo difenderà nell'unico modo che le rimane. Farà delle manifestazioni di protesta certo, che però non raccoglieranno più i 4 milioni di Cofferati nel 2002. Il mondo del lavoro, nel frattempo, è stato così frammentato in tanti pezzetti, interinali, contratti a progetto, finte partite Iva, che nessuno di questi si azzarderà a scendere in piazza. Si troveranno solo quelli, forse, delle grandi fabbriche, pochi ormai, una piccola parte di quelli del 2002. E così l'accordo, anzi l'imposizione, passata ugualmente nella rassegnazione generale.

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  34. Oggi in Italia la questione sociale più grave è la divisione fra lavoratori garantiti e non garantiti. La rigidità del diritto del lavoro ha portato negli ultimi quindici anni nel nostro Paese alla proliferazione di contratti atipici, pensati per garantire maggiore flessibilità alle imprese superando l'«assunzione a vita», insostenibile in molti casi di fronte a cambiamenti di mercato e tecnologici rapidi e in continua evoluzione. Questo ha determinato la nascita di oltre quaranta tipologie di contratto che sono diventati in tempi di crisi la via ordinaria per aggirare i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, e utilizzare i precari come «ammortizzatore economico» delle imprese e camera di compensazione in base agli andamenti di mercato. Di fatto si è affermato un tacito accordo, con l'avallo sindacale, in base al quale i «garantiti», quelli a tempo indeterminato, non vengono mai toccati in nome del rispetto dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Quelli precari, invece, possono essere presi e mollati a seconda delle necessità. E nelle imprese, infatti, sono i primi ad essere licenziati in tempi di crisi, e gli ultimi a beneficiare di accordi interni e integrativi vari.Superare tale dualismo del mercato del lavoro è oggi urgenza del Paese, non solo per ragioni di equità ma anche per necessità di crescita, cioè di ridare dinamicità e fiato all'economia. Io sono daccordissimo con la Fornero e sul fatto che esiste una divisione sociale fra i "garantiti" e i "non garantiti"che deve essere assolutamente sanata. Parlo per esempio degli insegnanti precari di ogni ordine e grado! Oltre ai giovani insegnanti che remano, ci sono insegnanti con ormai i capelli grigi, che affrontano ogni anno, da 15\20 anni, l'inferno delle "CONVOCAZIONI"! Qualcosa si doveva pur fare per eliminare tutto ciò.

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