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26.8.15

Chieti - L'Aquila libera


"L’Aquila libera, mai la mafia, non la vogliamo". Un gruppo di manifestanti all'Aquila ieri ha duramente contestato Renzi scandendo slogan, accompagnati da striscioni di protesta. La protesta dei comitati "3 e 32" e "Ombrina mare" ha obbligato a rivedere il programma della giornata al premier facendo saltare la prima tappa della visita all'Aquila e spostando l'incontro alla Villa Comunale, dove si trova la sede del Gran Sasso Sciencie Institute (Gssi). Il consigliere regionale del Pd aquilano, Pietrucci, lo ha annunciato subito dopo che le forze dell’ordine sono entrate in contatto con i manifestanti che hanno provato a forzare il cordone di sicurezza per dirgline quattro e fargli capire che all'Aquila lui non è un ospite gradito. Nel parapiglia su via San Bernardino, la stessa su cui si affaccia proprio Palazzo Fibbioni, uno dei manifestanti ha accusato un malore  ed è stato trasportato in ospedale. Ma non era Renzi che diceva di non avere paura delle contestazioni? Certo che è più facile fare i comizi ben protetto e con le claque organizzate, anziché affrontare direttamente chi ti contesta,magari con la casa da ristrutturare o magari dopo avere capito che contapalle è quest'uomo! Molti si chiedono oggi: "A quando il discorso dal balcone di Piazza Venezia a Roma?" Ma non era quello che sosteneva che la sua scorta erano i cittadini, la brava gente che credeva in lui? 


15.5.15

Chieti - Alpini all’88esima adunata a L’Aquila


Tantissimi alpini sono previsti all’88esima adunata a L’Aquila in programma da oggi a domenica. Per molti di loro sarà un ritorno, sarà anche un momenti di commozione. Perché furono centinaia gli alpini che lavorarono a L’Aquila per aiutare la popolazione dopo il tragico terremoto. Per loro sarà quindi un momento di gioia per rivedere quei luoghi «ricostruiti», abitati, dove la vita quotidiana è tornata a pulsare con tutti quei problemi del dopo terremoto. Tantissime penne nere con al seguito anche mogli, fidanzate, morose, come ormai avviene da anni. Non più un appuntamento ad appannaggio delle penne nere, ma anche dei tutte le famiglie. L’Aquila, come il Friuli all’inizio 40 anni fa, è tutte le altre tragedie che si sono verificate in mezzo e anche dopo (come l’Emilia) è stata banco di prova della solidarietà alpina. E l’adunata di questi giorni ha proprio il significato di testimoniare l’operato alpino, la necessità di metter mano a una città devastata. Dal punto di vista logistico, l’adunata a L’Aquila rappresenta un problema. Solitamente, alberghi locande, convitti e quant’altro erano luoghi di dimora nelle città scelte per l’annuale appuntamento nazionale. L’Aquila invece ha dovuto provvedere assicurando ospitalità nei paesi vicini, anche nei paesi ricostruiti dagli stessi che magari vi troveranno appunto ospitalità: Paganica e Fossa tanto per citare i due più noti.


11.11.14

Chieti - Fiducia nella giustizia ?


Tutti assolti perché il fatto non sussiste, ad eccezione dell'allora vicecapo del dipartimento della Protezione civile Bernardo De Bernardinis, che si è visto ridurre la pena da sei a due anni: i giudici lo hanno assolto per la morte di 16 persone e condannato per quella di altre 13. La Corte d'appello de L'Aquila stravolge la sentenza di primo grado nei confronti dei membri della Commissione grandi rischi, non più colpevole di aver rassicurato i cittadini appena cinque giorni prima del sisma che provocò la morte di 309 persone. L'Aquila stravolge la sentenza di primo grado nei confronti dei membri della Commissione grandi rischi che parteciparono alla riunione convocata dall'allora capo della Protezione Civile Guido Bertolaso a L'Aquila il 31 marzo del 200. I parenti delle vittime lasciano l'aula del tribunale al grido di "vergogna"...

@enio

6.2.14

Chieti - La volpe del Sirente





Di ritorno da una escursione con gli sci da fondo, sulla Piana del Sirente, (Secinaro-Rocca di Mezzo), l'Aquila, una volpe ci ha costretti a fermarci, mentre tornavamo a casa con la macchina. Io, (Luciano), Franco, Carlo, Giorgio, siamo scesi. La volpe ci ha invitati a seguirla, nel sottobosco, dove, per creare amicizia, abbiamo iniziato a darle da mangiare. Per un paio di volte ha nascosto il cibo, sotterrandolo vicino una pianta, poi l'ha mangiato. Sembrava una volpe addomesticata, probabilmente è stata vista da diverse persone, ha iniziato a fidarsi, per la sopravvivenza. Chissà se questa sua fiducia è stata premiata. Meglio non fidarsi degli uomini!

Scritto e ideato da: Luciano Pellegrini

7.11.13

CHIETI - ANELLO MONTE TARTARO E MONTE META

 Con quattro amici, Lelio, Paolo, Sergio e Gabriella, ho fatto un’escursione al Monte Meta, 2242m. I Monti della Meta sono una piccola catena montuosa nella zona al confine tra Lazio, Abruzzo e Molise e comprende i comuni di Alfedena (AQ), Picinisco (FR) e Pizzone (IS). Alle sue falde si trova il Passo dei Monaci,1981 m. Il nome della catena ha origine dalla bellissima e imponente cima, il monte Meta. Oltre al monte Meta, le cime più alte dei monti della Meta sono, il Monte Petroso 2247m, il Monte Cavallo 2039m e il Monte Mare 2020m. Nelle valli che si sviluppano all'interno della catena montuosa scendono copiose le acque del fiume Melfa e Mollarino in provincia di Frosinone e del Rio Torto in provincia dell'Aquila.


 I rilievi più bassi dello stesso massiccio, al confine tra Lazio e Molise, sono storicamente detti Mainarde. Sono le montagne in cui la presenza dell'uomo, per il clima meno rigido, era permanente e non stagionale e pastorale, come per i Monti della Meta. Protagonista e dominatore incontrastato del superbo scenario montuoso è sicuramente l'orso bruno marsicano, con le sue caratteristiche di orso solitario e vagabondo. Questo suo carattere, purtroppo, gli sta causando diversi incidenti, specialmente con le vetture. Accanto all'orso sono da segnalare sicuramente i branchi di lupo, in continuo movimento in cerca di prede. I monti della Meta e le Mainarde offrono un habitat ideale anche per il camoscio d'Abruzzo, i cervi e i caprioli, che sono facili da avvicinare e fotografare.


Abbiamo scelto di fare un anello, con partenza dalla località Campitelli (Alfedena) ,1420 m . e salendo per il Fortino Diruto, (che è rovinato ndr),a 1.775 m. Il Fortino era un’antica casermetta utilizzata nella seconda metà dell’Ottocento sia per vigilare le bande di briganti che in quel periodo si rifugiavano sui monti per fuggire all’assedio della Guardia Nazionale e sia per assicurare il passaggio ai monaci, i pastori e commercianti che si dirigevano al Passo dei Monaci, 1986 metri. Dai ruderi del fortino, abbiamo proseguito il nostro percorso verso il Monte Tartaro, 2191 m, seguendo una segnaletica “fai da te”. Una T per Tartaro e le frecce che indicano il percorso. Ci siamo addentrati nell’ampia conca dei Biscurri, un altopiano ondulato. Abbiamo risalito la cresta del Tartaro con la sua caratteristica forma triangolare,che in questo tratto si fa più stretta ed aerea, oltre che più ripida e siamo arrivati in vetta.  Piccola e meritata sosta, per ammirare l’infinito panorama, la lunga cresta che porta al Monte Petroso, il lago di Barrea, Le Mainarde, le valli e la cresta Nord del Monte Meta, ancora lontana per raggiungerla. Dalla vetta del Tartaro, in direzione sud, per cresta, scendiamo alla sella, quota 2.040 m e quindi iniziamo a risalire la cresta nord del monte Meta che si presenta dapprima ripida e stretta e poi più dolce e larga, soprattutto nella parte finale dove si trasforma in un ampio pianoro dolcemente inclinato da dove è oramai visibile la croce di vetta, che abbiamo raggiunto,2.242 m. Un branco di camosci ci fa dimenticare la fatica. Il capo branco, posizionato su uno sperone, controllava che tutto procedeva bene e senza guai per il branco. Un altro camoscio era fermo su un dirupo, gli altri brucavano l’erba. Quattro cervi, dalle enormi corna, hanno abbellito il quadro.Dalla vetta, è stato naturale entusiasmarsi per l’immensità degli spazi, la flora, i panorami, che donavano una sensazione di pace, di appagamento, di soddisfazione. Purtroppo, abbiamo dovuto lasciare questo luogo incantevole ed iniziare la ripidissima discesa che ci ha portati al Passo dei Monaci. A metà discesa, una scena non programmata che ci ha lasciati un po’ allarmati, ma contenti per averla fotografata. Un bellissimo esemplare di Vipera Aspide, della lunghezza di quasi un metro, per nulla spaventata, al contrario nostro, che si è messa in posa per farsi fotografare e salutarci. Il Passo dei Monaci è un importante valico mulattiero che mette in comunicazione il paese di Picinisco (FR) con quello di Alfedena (AQ). Questo passo era l’unico collegamento fra il Lazio e l’Abruzzo, sia per i commercianti che pastori e monaci benedettini. C’era l’abitudine che i monaci arrivati al passo, erano soliti depositare una pietra che con gli anni, hanno formato cumuli alti un paio di metri, ben visibili al centro del pianoro. Il nome del passo dei monaci trae origine da una leggenda che narra che, tre monaci morirono nel tentativo di superare il valico durante una tormenta. Dal Passo dei Monaci abbiamo preso il sentiero in leggera salita che attraversa un ghiaione morenico, da percorrere con attenzione e siamo arrivati alla Conca del Biscurri e quindi al Fortino Diruto . Qui è terminato l'anello. Altra sosta doverosa per rimirare il percorso che abbiamo fatto e proseguiamo inoltrandoci nel bosco, per raggiungere Campitelli, dove c’è il parcheggio e la vettura.L’escursione ha un dislivello di 1100 metri ed una lunghezza di 15 km, compiuto in sette ore.
Scitto da: Luciano Pellegrini
le foto sul link: Monte Tartaro

9.1.13

L'Aquila tre anni dopo il terremoto



Un computer spunta dalle macerie di via XX Settembre, una palla ovale che sbuca da una mischia, le note di un vinile che ti riportano indietro di tre anni. Storie di chi non si arrende al dramma del terremoto e continua a coltivare sogni e passioni, giorno per giorno, ora per ora. Il computer è quello di Marco Cerolini e dentro ci sono due anni di studio, ma soprattutto c'è il materiale della tesi di laurea. Materiale che nessuno avrebbe sperato di ritrovare tra le rovine accumulate davanti al numero civico 79. Quella notte Marco, che ora ha 24 anni, è uscito miracolosamente illeso dal palazzo dove morirono 9 persone. Dopo il terremoto la città, le 64 frazioni e i borghi del circondario furono evacuati e le abitazioni dichiarate inagibili. In tre anni sono stati fatti solo puntellamenti costati solo 250 milioni di euro. A tutt'oggi 33.000 persone sono ancora fuori dalle loro case quelle che abitavano all'inizio di aprile del 2009

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