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9.7.16

Chieti - Gli aspiranti medici snobbano l'Università d'Annunzio

 Nel suo ultimo numero il periodico "Il giornale della Previdenza dei medici e degli odontoiatri" ha pubblicato i dati relativi agli iscritti alle facoltà di medicina nell'anno accademico 2015 - 2016. Diciamo subito che sono cifre che non offrono certo una rappresentazione tranquillizzante per la facoltà di medicina teatina. Infatti dall'elenco si scopre che la d'Annunzio è tra le università italiane che per l'anno accademico che si è concluso non sono riuscite a coprire i posti che erano stati loro assegnati nel piano nazionale di riparto, per via dell'accesso alle facoltà di medicina a numero chiuso.Infatti a Chieti c'erano disponibili 180 posti ma ne sono stati coperti solo 122. Ben 58 caselle sono restate vuote.La pacchia delle lauree facile è agli sgoccioli ???

 @enio

23.2.16

Chieti - Pannelli solari termici agli studenti

Una esperienza teorica e pratica. Una lezione davvero particolare quella che, nei giorni scorsi, ha visto protagonisti gli alunni delle due classi 4ª e 5ª ITIS che frequeba mio nipote Riccardo. Un'esperienza grazie alla collaborazione della cooperativa Kosmos, i ragazzi hanno sperimentato in prima persona tutte le fasi della realizzazione dei pannelli solari termici. Una lezione teorica per insegnare come costruire da soli i pannelli con tecniche semplici ed efficienti, utilizzando materiali di qualità ma nel contempo a costi inferiori a quelli del mercato. Pannelli solari molto diffusi all'estero, ma non ancora diffusi in Italia e nei paesi latini: uno sfruttamento delle energie alternative quanto mai attuale in questi giorni, con la crisi delle forniture energetiche dall'estero verso il nostro paese. Oggi si utilizzano soprattutto fonti non rinnovabili (gas e metano soprattutto) tralasciando l'utilizzo delle cosiddette fonti rinnovabili. Ai ragazzi è stato spiegato come, dal punto di vista ambientale, un metro quadrato di pannello solare termico comporta un risparmio di circa 100 litri di gasolio all'anno: con i suoi 180 mila mq di pannelli solari, all'anno l'Austria risparmia 13 milioni di litri di gasolio evitando di immettere nell'atmosfera qualcosa come 56 milioni di chili di anidride carbonica. Nello specifico, i ragazzi hanno imparato le tecniche semplici ed artigianali per l'autocostruzione dei pannelli solari termici K 16: dopo il ritaglio della lamina di rame ne hanno rimosso la scabrosità provvedendo alla profilatura del tubo di rame che forma la serpentina piana, saldata poi a stagno alla lastra di rame. Hanno lavorato in prima persona alle varie operazioni di assemblaggio ed ai collegamenti dei tubi al bollitore, oltre che alla pompa ed alla centralina. Una bella esperienza, un'occasione anche per verificare come - applicando dei pannelli solari termici su una casa unifamiliare con 5 unità abitative - il vantaggio economico all'anno potrebbe essere un risparmio di circa 500 euro, con la spesa per l'impianto ammortizzabile in pochi anni. Una sola annotazione: per 9-10 mesi all'anno sarà anche possibile avere una sovrapproduzione termica, ma nei 2-3 mesi più freddi dell'anno è necessaria ancora la presenza della normale caldaia da riscaldamento.


28.6.15

Chieti - Ragazzi in classe con il Tablet

Il liceo frequentato da mio nipote Riccardo, anche in virtù della particolare "verve" di alcuni dei suoi docenti, si conferma all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. Dopo aver compiuto passi decisi verso il pensionamento della tradizionale lavagna di ardesia (con l’adozione della “lim”, lavagna interattiva multimediale) ora all’istituto provano a indirizzare progressivamente verso la soffitta anche alcuni dei volumi cartacei in dotazione agli studenti: una classe dello scientifico, la 1 A, infatti, ha iniziato a lavorare sostituendo, per quel che riguarda alcune discipline, il libro di testo con un tablet pc, uno di quei “computer tavoletta” che si presentano come una sorta di schermo portatile multifunzione. I primi apparecchi, dotati del sistema operativo Android, sono arrivati a livello sperimentale e il loro impiego va ad affiancarsi all’uso dell’e-reader, lo strumento per la lettura dei libri in formato elettronico. Approfittando delle opportunità offerte dalla piattaforma digitale di cui l’istituto si è dotato negli ultimi anni, i ragazzi possono così fare lezione seguendo la loro naturale propensione alle tecnologie, integrando cioè nell’azione dell’apprendimento strumenti innovativi e dall'utilizzo fino a qualche tempo fa impensabile in un ambiente scolastico. L’iniziativa non ha solo finalità “modaiole” atte a stare al passo con i tempi:, per le discipline interessate, infatti, non è stato acquistato alcun libro di testo, con un risparmio che si presume in grado di coprire più o meno in tre anni la spesa per l’acquisto di un dispositivo, il tablet appunto (qualora non sia già nelle disponibilità dell’alunno), da utilizzare a casa come in classe.Naturalmente il tablet è dato in comodato d'uso e alla fine dell'anno ritorna alla scuola che lo girerà a ragazzi che incominceranno a fare la prima classe e i ragazzi promossi avranno un analogo apparecchio con i testi del 2° anno.

23.3.15

Chieti - Alunni maleducati ?


Indubbiamente oggi la scuola è in crisi sotto diversi punti di vista, ma c'è un aspetto che va profondamente considerato e che contribuisce a inasprire le tensioni. Mi riferisco, in particolare, a quella frangia di genitori che non perdono occasione per criticare senza un reale fondamento gli interventi «disciplinari» da parte degli insegnanti. Oggi capita spesso di assistere da parte dei genitori a una sorta di critica e messa in discussione sull'operato di chi detiene l'autorità all'interno della scuola. Una sorta di malcostume, dunque, sempre più diffuso e in rappresentanza di quella fascia di genitori invadenti e prepotenti che si arroga il diritto di poter intervenire pubblicamente su azioni e iniziative formative degli educatori, come «castighi collettivi», regole di classe e compiti. Di fronte a classi caotiche e numerose in cui gli alunni sono, nella maggior parte, viziati e maleducati c'è chi tra i genitori preferisce troppo spesso additare l'insegnante come incapace di gestire e controllare la classe piuttosto che riconoscere che la causa di questi comportamenti sono atteggiamenti diseducativi e scorretti assunti dagli stessi genitori troppo protettivi ed «eccessivi». Se le regole all'interno dell'ambito scolastico non vengono rispettate, se pur a volte non condivise, dagli stessi genitori non solo risulta difficile una «coalizione» costruttiva tra genitori e insegnanti ma anche l'oggettiva capacità di mantenere l'autorevolezza e l'importanza della figura di chi ha in mano la formazione culturale di fronte agli scolari. Atteggiamenti di questo tipo, da parte dei genitori, non fanno che accrescere e «incoraggiare» nei propri figli l'incapacità di tollerare limiti e delusioni.Voi cosa ne pensate...

@enio

10.9.14

Chieti - Primo giorno di scuola


Oggi è il primo giorno di scuola per i nostri "pargoletti", quante emozioni oggi accompagnando i votri bambini a scuola, magari per la prima volta. Chi ha qualche capello grigio ricorda che un tempo le vacanze estive duravano di più, e l’appuntamento con i banchi di scuola era fissato per il 1° ottobre. Ma, calendario a parte, ognuno ha un ricordo speciale del suo primo giorno di scuola: paura, gioia, curiosità. Tante emozioni per un momento di passaggio e di crescita che ha conservato tutta la sua importanza.

5.10.13

Chieti - In ginocchio per lei


Uno studente di terza media costretto a stare in ginocchio per punizione, dopo aver insultato una compagna. Il fatto, accaduto alla scuola Bussi di Vigevano nei giorni scorsi, ha destato enorme scalpore. A lamentarsi non sono soltanto i genitori del ragazzo che è stato costretto a inginocchiarsi: anche altri papà e mamma se la prendono ora con il professore, che in passato si sarebbe reso protagonista di altri episodi del genere. E ora il docente rischia seriamente di essere sospeso dall'istituto, soprattutto nel caso in cui venisse avviato nei suoi confronti un procedimento disciplinare.Quando io tornavo da scuola e mi lamentavo qualche volta con la mamma per essere stato messo in castigo dalla maestra lei mi rispondeva: "Si vede che non ti compartto bene. Ben ti sta, così impari... Altri tempi, altri genitori.

@enio

13.7.13

Chieti - In arrivo i compiti per le vacanze


Quasi uno studente su due dichiara guerra ai compiti per le vacanze. E’ quanto emerge da una ricerca di Skuola.net svolta in questo primo periodo di vacanze scolastiche. A differenza di quanto avveniva in passato, oggi sembrano avere un prezioso alleato: i genitori, come rivela una ricerca dell’Università Milano – Bicocca divulgata recentemente. Secondo i dati raccolti, l’86% dei genitori considera fastidioso obbligare i propri figli a studiare in estate. Dicono che questi compiti, spesso tanti, sono inutili. I compiti delle vacanze dovrebbero essere qualcosa per non spegnere la mente dopo mesi di lavoro, tipo la lettura di qualche libro, qualche cosa di divertente per tenere occupata la mente magari in italiano o la lingua straniera... ma NON UNA SECONDA SCUOLA A CASA!!! LE VACANZE SONO FATTE PER RIPOSARE! All’inizio dell’estate la metà degli studenti dichiarava di non essere intenzionato a svolgere i compiti per le vacanze. Tuttavia man mano che si avvicinava l’inizio dell’anno, la percentuale di dissidenti si ridurrà notevolmente. Insomma la paura di un brutto voto spaventa e rappresenta sempre un deterrente efficace.

@enio

25.11.12

Chieti - Una Università di mediocri produce solo dei falliti



In Italia esistono due settori della vita pubblica intoccabili: l’università e la magistratura. Dalla prima ci si attende la selezione della classe dirigente di un Paese, la ricerca, l’innovazione, la spinta verso il merito e l’eccellenza. Dalla seconda una cosa semplice, quella sulla quale si fonda la democrazia: giustizia applicata con equilibrio, non a caso il simbolo è la bilancia. Ebbene, né l’università né la giustizia soddisfano oggi questa aspirazione dei cittadini, anzi spesso addirittura la ignorano e la calpestano. Chiunque abbia provato a rimettere a posto il cortocircuito presente nelle due istituzioni, c’è rimasto secco. L’università e la giustizia sono lo specchio di un Paese, indicano con buona attendibilità il suo stato di salute, la sua capacità di andare avanti nel club di quelli che contano, sono la catapulta per proiettarsi nel futuro. L’università italiana è oggi un disastro corporativo, è studiata non per formare la classe dirigente, ma per sfornare laureati sulla carta che in gran parte andranno poi a fare un lavoro diverso da quello che sognavano. Nella top 100 delle università del mondo, non c’è neppure un ateneo italiano. Al primo posto c’è Harvard, seguono altre tre istituzioni americane (Berkeley, Stanford e MIT) e poi arriva la prima gloria europea, Cambridge, mentre Oxford è al decimo posto. Questa è la realtà: uno dei paesi più industrializzati del mondo, l’Italia, ha una catena dell’alta educazione arrugginita, in gran parte inutile, incapace di dare ai giovani e alle loro famiglie (almeno a quelli che davvero lo desiderano) una prospettiva per il futuro. Le università più forti sono inserite in un mercato globale che punta a tre obiettivi: avere i migliori studenti, i migliori docenti e i più cospicui finanziamenti per la ricerca. È questa competizione che crea l’eccellenza. Da noi, in Italia, tutto ciò non esiste. Noi abbiamo i baroni e i fuori corso uniti nella lotta, le cattedre ai parenti e le assemblee permanenti. Cari ragazzi, tenetevi pure tutto questo. Avete un destino già scritto: oggi sarete rivoluzionari per un giorno, domani avrete un’intera vita da falliti.

enio

6.11.12

Chieti - 7 novembre, incomincia la corsa al posto fisso


Al concorso per 11.542 posti effettivi nella scuola, come docenti, in questi giorni si è verificto un pienone pazzesco. Nonostante tutti gli scioperi di questi giorni, perchè lo Stato vuole portare le ore lavorative da 18 a 24 e nonostante la crisi di identità in cui versa tutta la scuola pubblica italiana, fare il professore pare rimanga ancor oggi l'obiettivo di tantissimi laureati. Sarà il tempo di crisi, ma per partecipare al concorso che mette in palio 11.542 posti "veri" per insegnanti, ovvero cattedre e non accesso a graduatorie, sono quasi 280 mila le domande presentate a 36 ore dalla scadenza del bando, prevista improrogabilmente per domani alle 14 quando si "spegnerà" il sito dedicato. La prova nazionale di preselezione, computer-based, è volta ad accertare le capacità logiche, di comprensione del testo, le competenze digitali nonchè quelle linguistiche; 50 quesiti a risposta multipla a cui rispondere in 50 minuti (18 di comprensione del testo, 18 di logica, 7 di informatica e 7 di lingua straniera). Chi la supererà avrà accesso alla prova scritta che consisterà in una serie di quesiti a risposta aperta, finalizzati a valutare la padronanza delle competenze professionali e delle discipline oggetto di insegnamento, anche attraverso riferimenti interdisciplinari. L'ultimo scoglio, la prova orale, sarà costituita da una lezione simulata, della durata massima di 30 minuti, su un argomento estratto dal candidato 24 ore prima e da un colloquio immediatamente successivo alla lezione (30 minuti al massimo) in cui verranno approfonditi i contenuti, le scelte didattiche e metodologiche della lezione simulata. Ma la difficoltà preliminare sarà avere tutti i requisiti giusti per partecipare: la "Tecnica della scuola" ricorda che in particolare diversi candidati non dovrebbero aver conseguito la laurea prima degli 8-10 anni (a seconda degli anni di corso) richiesti dal Miur. "In base a quanto riportato nel bando, questi aspiranti dovrebbero comunque partecipare ai test preselettivi. Solo dopo, prima dello scritto, arriverà l'esclusione".

enio

7.9.12

Chieti - I libri scolastici



L'anno scolastico è di nuovo alle porte. Manca poco alla ripresa delle attività didattiche nelle scuole e la stangata dei libri di testo incombe sulle tasche delle famiglie. Nonostante i tetti massimi fissati dal Ministero dell'istruzione e recepiti a livello nazionale, la spesa che dovranno sostenere i genitori per i propri figli si aggira attorno a 300 euro. Si spera sempre che venga rispettata la legge che prevede il blocco dei testi per 5 anni con la possibilità di comperare i testi usati, ma come al solito i libri vengono leggermente cambiati e molti, facendo male, non si fidano a comperarli.  A rendere il tutto ancora più complicato c'è però anche la tecnologia, che mai come oggi si insinua, con crescente prepotenza nella didattica. Da quest'anno, infatti, prende avvio la cosiddetta «scuola tecnologica». Con la circolare numero 18 del 9 febbraio 2012 del Ministero dell'Istruzione, i libri nelle scuole non potranno essere più solo «analogici», di carta,  ma dovranno essere redatti in forma mista, in parte cartacea e parte in formato digitale, ovvero debbono essere interamente scaricabili da internet. I libri comunque adesso si devono acquistare e i librai in questi giorni lavorano senza pausa per soddisfare le esigenze di chi si presenta con la lista di testi scolastici. Quello che sembra certo è che i prezzi, almeno in questo caso, non sembrano aver subito de forti rincari, intorno al 2%. In molti per risparmiare puntano sulla grande distribuzione e spesso, nei carrelli della spesa assieme a biscotti, pasta e verdura, finiscono anche i libri.  «Ci sono molti genitori  - spiegano i responsabili del servizio alla Coop - che decidono di ordinare  i libri per i propri figli venendo a fare la spesa». A rendere appetibile l'acquisto sono gli sconti. Alla Coop infatti si ottiene un ribasso del 15% sul prezzo dei libri se si è possessori della tessera soci, mentre in caso contrario lo sconto è del 10%.Oggi, in piena recessione ci si difende dai rincari come meglio si può, cercando di risparmiare qualche euro.

enio

6.6.12

A giorni gli Esami di Stato


Come ogni anno anche a  Chieti si consuma il rito d'iniziazione all'età adulta. Fra qualche giorno inizieranno gli esami di Maturità. Hanno provato a cambiargli il nome, ma non c'è stato niente da fare: si chiamava «Esame di Maturità» e tale è rimasto, a dispetto della denominazione di Esame di Stato, tornata in vigore da qualche anno, che rimanda alla preistoria degli anni Sessanta, asettica, risonante di anonimato istituzionale. Maturità invece è una parola calda, carica di valenze evocative ed emozionali, di un pathos che lascia tracce profonde e capace di risvegliarsi anche a molti anni di distanza visitando i sogni notturni di ragazzi divenuti adulti, nell'incubo di un traguardo ancora da superare. Le ansie e i fervori che l'esame alimenta nei ragazzi e nelle loro famiglie non si giustificano solo con il timore suscitato dalla prova in sé, che da tempo risulta poco o nulla selettiva; oltre il novanta per cento degli iscritti la supera e la percentuale di insuccessi risulta quasi azzerata se si prendono in considerazione soltanto gli studenti interni. Il fatto è che l'esame rappresenta da sempre qualcosa di più di una pur impegnativa scadenza scolastica. È la soglia di un desiderato e temuto cambiamento. Pone fine a un iter di ben 13 anni, fra elementari, medie e superiori, in cui la vita dei ragazzi è stata scandita da tempi e riti sempre uguali, con gli orari, i compagni di classe, i temi e le interrogazioni. Per alcuni di loro segna il momento del passaggio al mondo del lavoro, con tutte le incertezze e le incognite che questo comporta; per altri, anche se in Italia ben pochi, il momento in cui andare via da casa e iniziare una vita propria. Per molti apre le porte dell'università, dove si avrà comunque un diverso rapporto con l'istruzione, con i compagni come coi professori.È un esame che finisce per assumere una forte valenza simbolica. E' anche l'esame che introduce il giovane all'età adulta e mi ricordo mia figlia ad esame ultimato che mi disse: "Papa' questa è la patente che mi abilita ad essere maggiorenne e a comportarmi come tale".Io cercai di dirle che era sempre la mia bambina, ma inutilmente, appena dopo 5 mesi si trovava un lavoro a Milano e se ne andava a vivere da sola. Adessoha 37 anni e si è realizzata, donna in carriera, e vive tranquillamente in una grande città.

enio

31.3.12

Chieti - Anno 1966, la gloriosa 5° Chimici dell'ITIS

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Carissimi compagni di scuola ci siamo separati quel giorno, quando ammessi all'allora Esame di Stato, 5°Chimici sez A, promossi e non; poi abbiamo lasciato l'ITIS Luigi di Savoia. Abbiamo tutti fatto il nostro lavoro, mai inutile, fatto con amore e passione e non con mestiere. Dico questo a distanza di 46 anni perchè oggigiorno tutti sono diventati dei mestieranti che privilegiano più quello che si dovrebbe essere ( bel conto in banca, grossa e potentissima macchina, attico con vista sul mare a Pescara, ferie tutti gli anni in un posto esotico e sempre diverso ). Io invece andavo e vado in vacanza a Francavilla con la mia famiglia per una quindicina di giorni ed ero allora felice di rivedere il mare dopo un anno passato a scuola. Ho di tutto un ricordo bellissimo sopratutto dei miei insegnanti, Monaco, professore di chimica industriale; la professoressa Di Nardo di chimica organica e la Greco, di matematica che al terzo anno, alla festa dei chimici fu omaggiata di una bella scatola di limoni acerbi, mancò poco, aprendola, che strippasse, e quanti altri ancora che io ho portato per sessantaquattro anni nel mio cuore. Per non parlare dei miei compagni ai quali uscendo dall'aula magna dell'ITIS, dopo il mio ultimo orale, in quel mese di agosto caldissimo, rivolsi allora mentalmente, ripromettendomi di ricercarli ancora, un arrivederci e non un addio. Questa è la foto parziale di quell'anno favoloso, scattata prima di andare in palestra, in cui mancano purtroppo le ragazze che quell'anno erano almeno cinque. Se qualcuno di voi si riconosce in questa foto mi scriva e ci metteremo in contatto e magari questa estate potremo organizzare qualcosa insieme a Chieti.
enio

17.11.11

Studenti in piazza contro crisi e banche

In molte piazze d'Italia, studenti in strada gli studenti sono oggi scesi in piazza. Ci sono stati anche scontri nella '' International Students' Day ". La tensione è salita soprattutto nel corteo di Milano, dove i manifestanti hanno lanciato fumogeni contro le forze dell’ordine, che hanno reagito con alcune cariche. Gli incidenti si sono verificati quando la Polizia ha impedito al corteo di dirigersi verso l’Università Bocconi. Un tentativo che s'è ripetuto, con più episodi di scontro. Ferito il cameraman de «Il Fatto quotidiano», colpito da un fumogeno all'occhio. Ha perso del sangue da un taglio ed è stato portato in ospedale. Nel frattempo i manifestanti hanno tentato un'altra irruzione, puntando - dopo il tentativo andato a vuoto in Corso di Porta Romana - in via San Calimero. Ma anche in questo caso le forze dell'ordine li hanno respinti. Le ragioni dei cortei di oggi sono in una nota della Rete degli Studenti e dell'Unione degli Universitari: «Gioiamo della fine del governo Berlusconi, ma vogliamo indicare al nuovo ministro Francesco Profumo e al governo le priorità per l'Istruzione del nostro Paese» «Denunciamo la drammatica situazione in cui versa l'istruzione e siamo in piazza per tutta la rabbia di una generazione a cui è stato distrutto il presente e a cui è stata negata ogni prospettiva di futuro. Chiediamo di investire sull'istruzione, chiudere l'era dei tagli, rimettere al centro i saperi». Gli studenti in 24 città sono in piazza insieme ai Cobas e alla Cub: «Opporremo i nostri book block ad ogni divieto - annunciano gli organizzatori del corteo della Sapienza di Roma - raggiungeremo Mario Monti perché del suo governo tecnico non ci fidiamo». Una serie di scioperi incrociati mettearnno a rischio bus, tram e metro, specie nella capitale.

enio

29.8.11

Prestazioni sessuali per entrare all'Università ?

In questi giorni dove la maggior parte dei diplomati sta cercando, spostandosi spesso lungo lo stivale, nei vari atenei, di superare i test di ammissione, ho raccolto il "grido" di una di queste che oggi sta tentando disperatamente di superare quello per l'ingresso a Sociologia. "Voi non avete idea di quanto sia frustrante studiare dalla mattina alla sera nella speranza di passare un test alle cui domande non sa rispondere neanche un professore dell'università (esempio reale). Una mia amica mi ha detto che in quei test bisogna avere fortuna. Ma io non voglio entrare all'università perchè sono fortunata, ma perchè me lo merito, perchè al liceo mi sono impegnata e ho preso un buon voto alla Maturità. Non voglio pagare 100 euro per andare a fare un test che non valuta le mie conoscenze, ma le mie abilità nell'ingraziarmi qualcuno. IL MIO SOGNO devo avere la possibilità di realizzalo mettendo in gioco me stessa, in modo leale. I criteri di selezione attuali, invece, sono ridicoli! E' ora di cambiarli..."  Per superare i test di ammissione all'università, per poter studiare per la professione che si spera garantirà un futuro ricco di soddisfazioni e per fare quello per i quali si sente maggiormente portati, i ragazzi trentini sono disposti a tutto. E quando si dice tutto vuol dire proprio tutto, prestazioni sessuali comprese. A rivelarlo è un'indagine di UniversiNet, il portale dedicato ai diplomati che si preparano all'ingresso negli atenei italiani. Nel complesso hanno risposto alle domande 16.000 studenti. Nel complesso, il 48% delle aspiranti matricole si è detta pronta a offrire prestazioni sessuali in cambio del superamento dei test di ammissione all'università. L' 86% degli intervistati ritiene più importante una raccomandazione che lo studio (fermo al 12%), e tra le raccomandazioni la preferita è la relazione sessuale (35%), seguita dall'aiuto di un parente professore (15%), dalla buona parola di un alto prelato (13%) o dalla spintarella di un politico (12%). Curioso notare come la spintarella o la parola buona dell'alto prelato sembri contare decisamente di più. Ben il 24% la sceglierebbe come scappatoia per raggiungere l'obiettivo. Anche da noi gli studenti dall'ultima generazione sembrano avere poca fiducia nell'efficacia dello studio. Alla domanda: «Secondo te è più importante studiare o trovare una raccomandazione per i test di ammissione?», solo il 15% ha risposto che è più importante lo studio mentre l'85% sarebbe più sicuro con una buona raccomandazione.

28.12.10

Disoccupazione & cattivi genitori

 
Secondo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, la disoccupazione è colpa dei cattivi maestri e di cattivi genitori che spingono i propri figli a seguire dei percorsi formativi che non tengono minimamente in considerazione le richieste del mercato del lavoro: «Ci sono anche i "cattivi maestri" e i cattivi genitori" tra le cause della disoccupazione in Italia» ha tenuto a precisare il ministro. A suo avviso bisogna rivalutare l'istruzione tecnica e professionale evitando che una scelta liceale sia fatta per sola convenzione sociale e non accorgendosi invece che il figlio ha l'intelligenza nelle mani. Lo stesso concetto era stato espresso nei scorsi mesi anche dai principali dirigenti delle categorie industriali ed artigianali italiane.Del resto pure in Inghilterra, si sono privilegiate, negli ultimi anni, tutte quelle università ad indirizzo tecnico, che sono state sovvenzionate in misura superiore a quelle con un indirizzo umanistico.

24.12.10

La riforma Gelmini è legge

La riforma Gelmini è legge. L'aula del Senato ha infatti dato il via libera definitivo al testo sull'università approvandolo con 161 sì, 98 no e 6 astenuti. Hanno votato a favore Pdl, Lega e Fli. Hanno votato contro Pd e Idv. Si sono astenuti (anche se al Senato vale come voto contrario) Udc, Api, Svp e Union Valdotaine. «La riforma verrà attuata fin dal prossimo anno accademico» ha annunciato il ministro dell'Istruzione nel corso della registrazione di Porta a Porta. La Gelmini ha sottolineato che entro i prossimi sei mesi tutti gli adempimenti e i decreti attuativi saranno approvati. La nuova legge consentirà alcuni benefici alle Università più virtuose ed alcuni handicap a quelle sprecone. Le Università migliori avranno, per esempio, più finanziamenti (il 7% del Fondo del Finanziamento Ordinario e del Fondo Straordinario della Finanziaria 2008). Il merito verrà valutato attraverso i parametri di valutazione Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del sistema universitario) e Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca). Sarà aumentato il numero di ricercatori, cercando anche di puntare ad un target più giovane: un dato su tutti, il fatto che si debba riservare il 60% dei futuri posti a nuovi ricercatori. In totale dovrebbero essere assumibili 4000 nuovi ricercatori. Riguardo le Università sprecone, tutte quelle che d’ora in poi spenderanno più del 90% dei finanziamenti statali in stipendi non potranno bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale. Un buon modo per evitare lo spreco di soldi provenienti dal Ministero.Dal lato studenti, invece, sono stati finalmente incrementati i soldi destinati ai ragazzi meritevoli ma privi di mezzi economici: questi, infatti, fino a quest’anno, non sempre riuscivano a ricevere la borsa di studio, nonostante avessero i requisiti per richiederla. Inoltre sono stati destinati 65 milioni di euro per progetti di residenze universitarie. Per evitare inoltre i favoritismi che hanno caratterizzato in questi anni le nostre Università, sono state previste modifiche anche ai concorsi: d’ora in poi ci saranno quattro professori sorteggiati da un elenco di commissari ed un solo professore ordinario nominato dalla facoltà stessa. Le critiche da parte dell’opposizione non sono mancate. «L’università italiana soffre di una crisi e non sarà certo il provvedimento approvato oggi, con le sue misure insufficienti e in alcuni casi anche peggiorative, a riportare ad una situazione di normalità gli atenei». Rispetto lo scorso Governo, che non fece nulla, credo che la legge portata avanti dalla Gelmini vada decisamente apprezzata.

10.5.10

E' l'educazione che manca?


Suscita un certo senso di fastidio, di fronte ad alcuni recenti episodi di cronaca che hanno visto come protagonisti gli adolescenti, sentir parlare di una generica «crisi dei valori». "Un ragazzo di 12 anni spappola la milza all'insegnante con un calcio e la manda in ospedale". Bisogna fare molta attenzione quando si parla dei cosiddetti «valori». Alcuni personaggi pubblici, ahi noi, se ne riempiono la bocca, lasciando credere che si tratti di prodotti da scaffale del supermercato, di optional che rendono tutti più forti e più buoni. In realtà essi sono i motivi che ci muovono nella vita, gli unici che possono dare un senso alla nostra esperienza terrena. Ma nella nostra società, tutto sommato adagiata sui privilegi e su un discreto benessere, non esiste una crisi dei valori. Esiste piuttosto un'emergenza educativa. Perché è proprio attraverso l'educazione che i valori vengono trasmessi. È per questo motivo che non ha senso parlare dei secondi senza prima aver fatto riferimento alla prima. I nostri educatori non sembrano più capaci di insegnare nulla. Alcune volte paiono rinunciare in partenza al loro compito, altre non riuscire a comprendere nemmeno il ruolo o la missione che gli è stata affidata. A parte le dovute eccezioni, insomma, genitori, insegnanti, preti, politici, quando non sono completamente assenti - pensiamo solo alla latitanza della figura del padre - arrancano nell'esercizio dei propri doveri educativi e pur mettendoci impegno evidentemente non riescono più a farsi ascoltare dai ragazzi. Ma l'emergenza educativa si acuisce oltremodo quando vede coinvolto il delicato periodo dell'adolescenza: quando la frattura fra le generazioni raggiunge il suo spettacolare zenith. Certo l'adolescenza è sempre stata un momento di travaglio e di transizione. Ci siamo passati anche noi e i nostri padri prima di noi. A differenza del passato, però, oggi c'è tutta una mentalità dominante che sembra avallare certi comportamenti e in un certo senso li incoraggia, anche quando l'adolescenza forzatamente si dilata e si prolunga fino ai trenta o ai quaranta. Il mondo dei media, della moda, la stessa classe politica lanciano messaggi distorti che non incoraggiano ad affrontare la vita, non preparano i giovani alle «fatiche» dell'esistenza, anzi, sovente li spingono all'inazione, al parassitismo, al reclamo permanente dei diritti. Basti pensare al concetto di meritocrazia che pare essersi dissolto, nel mondo del lavoro, ma anche in campo scolastico. Pensiamo anche alla diffusissima filosofia del «life is now», emblema del vuoto che vivono certe generazioni (e purtroppo anche molti adulti) che si lasciano persuadere dalla pubblicità di potere tranquillamente fare a meno di tutto ciò che viene prima e dopo dell'attimo presente. Ma che società potrà mai essere quella che non guarda al passato? Quale avvenire potrà avere chi è convinto di poter fare a meno della tradizione e degli insegnamenti di chi ci ha preceduto?


14.11.09

Tavola Periodica degli Elementi

Tavola periodica oggi - Cliccare sull'immagine per ingrandirla

Ricorre quest'anno il centoquarantesimo anniversario della presentazione della prima Tavola Periodica degli Elementi. Si tratta di una delle grandi scoperte dell’Umanità, dovuta ad un geniale chimico russo, Dmitrij Ivanovic Mendeleev. Alla base di questa scoperta c’è un punto di vista illuministico: le cose della natura devono essere disposte “in ordine”, perciò ordine ci deve essere anche nelle proprietà degli elementi che compongono la materia chimica. Per tentare una soluzione a questa esigenza Mendeleev dispose, sulla carta, la sessantina di elementi noti a quel tempo, in ordine di peso atomico crescente. La periodicità delle proprietà fu evidente; al punto da riuscire a far prevedere anche le caratteristiche di elementi non ancora conosciuti. Ed infatti la scoperta, accolta inizialmente con scetticismo, ebbe pieno riconoscimento solo successivamente quando furono identificati e analizzati vari nuovi elementi che si collocavano perfettamente nelle caselle lasciate vuote nella prima edizione della “tabella”. Oggi il Sistema conta il doppio degli elementi di quello iniziale e vi trovano posto anche gli elementi radioattivi. Il concetto ispiratore del sistema periodico investe una problematica molto generale, che travalica i confini della Chimica, raggiungendo questioni filosofiche di grande portata, come si stava verificando nello stesso modo per questioni della stessa rilevanza nel campo della Biologia e della Fisica. La questione atomistica aveva la stessa rilevanza della teoria dell’evoluzione di Darwin, o della cosmologia, che si domandava se la Galassia costituisse praticamente tutto l'Universo o se invece le cosiddette nebulose a spirale non fossero altro che galassie simili alla nostra, che noi osserviamo dall'esterno. L’identificazione dell’atomo come particella ulteriormente indivisibile era un presupposto implicito nel modo di pensare dei chimici e lo stesso Mendeleev, nella sua ricerca di ordine nella diversità degli elementi allora noti, ne era assolutamente convinto. La questione, come tutte le altre sopra citate, è anche connessa a fondamentali problemi filosofici e, perché no, religiosi, e tocca quindi da vicino l’opinione del pubblico anche meno scientificamente addestrato. La divisibilità ad infinitum della materia era un concetto cardine della filosofia aristotelica e rimane nella storia successiva legata alle filosofie più idealiste e più vicine a visioni metafisiche del mondo. La concezione particellare trova invece i suoi pionieri in Leucippo e Democrito e continua, attraverso la filosofia epicurea, ad alimentare le visioni del mondo più materialistiche della filosofia moderna. E’ interessante annotare, come ambedue le concezioni siano coesistite in maniera addirittura antagonista nella scienza dell’Ottocento. La visione di una materia continua è stata una caratteristica della fisica, proveniente essenzialmente dalla sua formulazione per mezzo del calcolo e del’analisi matematica. Persino Faraday, il più chimico dei fisici del XIX secolo, pensava agli atomi come enti che occupavano tutto lo spazio. I chimici invece, guidati dalla teoria di Dalton (fisico) che si perfeziona nelle dottrine di Avogadro e Cannizzaro sono sostanzialmente atomisti ed in loro si riconosce Mendeleev. La rivoluzione quantistica dei primi decenni del secolo XX riunirà entro una stessa coerente cornice i pensieri di questi tre giganti del pensiero scientifico; la distinzione tra continuo e discontinuo, come pure quella tra materia ed energia, perdono molto del loro significato e l’ordine trovato da Mendeleev negli elementi chimici si deduce immediatamente dal nuovo paradigma. Nuovi percorsi sono nati nel corso del secolo ed il terzo millennio ci fa già intravedere gli orizzonti di un sapere ancora più integrato, che comprende anche la materia vivente.

19.6.09

Scuola matrigna


Spiegare, interrogare, dare voti, selezionare, ovvero quella scuola di cinquant´anni fa, quando perlomeno valeva una gran promessa storica: se studi con disciplina avrai un titolo che ti collocherà in modo preciso nella società. Oggi non è più così; gli studenti innanzitutto. Essi non sono motivati dal bisogno di sicurezze materiali, a casa non si sentono dire o studi o vai a lavorare, ma crescendo in una società di maggiori risorse, ciò che li motiva ad un maggiore impegno intellettuale è come il proprio insegnante stimola la curiosità intellettuale stessa. Certo il mestiere dell´insegnante non è facile, ma questo è, e sono gli insegnanti stessi che dovrebbero per primi discutere di se stessi e del proprio ruolo. E allora potrebbero fare molto di più, se opportunamente guidati da un saggio e consapevole preside manager. Voglio raccontare un episodio di cui ho avuto esperienza diretta e che si può sicuramente generalizzare. Mi è capitato di partecipare ad una riunione scolastica indetta appositamente per un ragazzino sveglio e discolo quanto basta, che però non apre un libro. E lì, siamo alle medie, mi sento dire che non è certo il peggiore dei casi, che a quel livello di disinteresse ce ne sono almeno quattro o cinque in ogni classe. Nella scuola mediamente ci sono 20 classi, totale 100 ragazzini, persi per lo studio, tra gli 11 e i 14 anni. Se abbandoniamo il dato frammentato della singola classe, quello per il quale è comodo dire "i soliti asini svogliati", siamo di fronte ad un fenomeno macroscopico, 100 i ragazzini, una dissipazione di risorse umane veramente ingente. Un quinto di ciò che dovrebbe arrivare ai ragazzini, non arriva. Viene farfugliato a discolpa di ciò che non esistono norme e fondi, oggi nella scuola, per indire un lavoro che permetta agli insegnanti di riflettere sulle proprie stesse difficoltà. Amen, allora lasciamo perdere, il resto è cosa nota, la tecnica è : stringere i denti, tirare fino a fine anno e sdoganare comunque i ragazzini, come merce avariata, per non ritrovarseli tra i piedi anche l´anno successivo...