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14.5.19

Fare un ottimo lavoro


L’unico modo per fare un ottimo lavoro - diceva Steve Jobs, il cui nome è legato a Apple, all’iPhone, all’iPad e a molto altro in un campo oggi ben noto a tutti - è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare. C’è da dire che questo sarebbe davvero l’ideale, solo che fosse più facile trovare anche un lavoro qualunque. Ma in periodi duri come il nostro almeno gli ideali non possono essere aboliti.Un lavoro che risponda alle aspettative, un ambiente che contribuisca a renderlo appetibile, colleghi simpatici. Il massimo. E che dire poi di un buon rapporto fra lavoratori e datori di lavoro? Purtroppo i numeri non sono a favore, anzi, troppo spesso vengono a galla casi di sfruttamento e di pessime condizioni. E molti altri casi restano nascosti. Quasi che lo schiavismo non fosse solamente un ricordo. Ma se vogliamo vederla al positivo, parliamo di qualche imprenditore illuminato che mette i dipendenti in un contesto confortevole, servizi adeguati e quasi un’aria di famiglia. Cosa che peraltro non comporta alcun attentato all’autorevolezza.

6.11.16

Chieti - Paese opaco con menti brillanti


La riflessione è impietosa, ma inconfutabile: «C’è un grande collegamento, enorme, tra fuga di cervelli e la corruzione». Non sono le parole di uno dei tanti ragazzi in gamba costretti a scappare all’estero, perché privi di santi in paradiso per trovare lavoro in Italia. Non è neppure il lamento di una delle molte ragazze in media perfino più brave dei maschi al momento degli studi e della laurea, e pure loro spinte a emigrare come i nostri nonni e bisnonni. Ma con un altro tipo di disperazione nell’animo: non più per la fame o la povertà di famiglie e territori, bensì per la chiusura di un sistema indifferente al merito altrui e insensibile al valore del curriculum. Posto che ancora oggi conta di più la telefonata del potente di turno, il favore richiesto dal e al politico, la segnalazione dell’amico giusto per il posto giusto. A lanciare l’allarme sui giovani che se ne vanno disgustati, è Raffaele Cantone, proprio il presidente dell’Autorità nazionale nata per colpire la corruzione. Lui denuncia uno scandalo sottovalutato: stiamo perdendo le intelligenze della meglio gioventù.

@enio

16.10.16

Chieti - Visita al castello di Crecchio


Quest'estate siamo andati a visitare il castello di Crecchio. Situato nella campagna alle spalle di Ortona. Le notizie su questo castello sono ancor oggi frammentarie, soprattutto sulla sua origine e sulle sue sistemazioni. E' certo che si sia sviluppato attorno ad una preesistente torre normanna. Nel 1279 si fa riferimento a Crecchio e al suo castello nella "Rassegna dei feudatari d'Abruzzo" ordinata da Carlo I d'Angiò; a quell'epoca il feudo di Crecchio era sotto la giurisdizione di Guglielmo Morello, che risiedeva nel castello. L'intero feudo formava un sistema difensivo perpendicolare alla costa adriatica, con una postazione di avvistamento sul mare necessaria a causa delle frequenti scorrerie piratesche (Turchi, Saraceni ecc.). Si narra che nel '300 il castello ed il feudo fossero retti da un feroce signore, che esercitava il privilegio, in uso a quell'epoca, della "jus primae noctis", e per maggiormente soggiogare la popolazione faceva eseguire le decapitazione di malviventi e dei suoi nemici, proprio sulla sommità della torre normanna.E' risaputo poi che l'8 settembre del 1943; una data che segnò il destino dell'identità di un popolo, una data che inflisse una ferita morale mai rimarginata ad una nazione. Gli eventi di questa data, furono talmente gravi, più della sconfitta di un intera guerra, da minare l'etica di una comunità. In quel triste giorno il Re d'Italia, dopo aver soggiornato quì in fuga da Roma, insieme alla sua corte e ai vertici dello Stato Maggiore, fuggì codardamente lasciando il proprio popolo in balia di un conflitto perso in partenza e una brutta eredità agli italiani, che da quel momento


momento non saranno mai più gli stessi. Quel senso dello Stato e delle istituzioni, ma soprattutto quell'irrompente orgoglio etnico forgiato da una storia che è, la storia, si indebolisce inevitabilmente. Il Castello Ducale di Crecchio è stato il testimone della fuga reale che causò più danni di una guerra; è infatti da questa splendida fortezza che il Re si rifugiò l'ultima notte prima dell'imbarco nel porto di Ortona.


Sarebbe tuttavia non solo riduttivo, ma ingrato ricordare l'edificio di Crecchio solo per le vicende dell'ultima guerra mondiale. Il castello, suggestivo nel suo complesso, mostra facilmente nelle sue linee costruttive la trasformazione subita nei secoli da nucleo prettamente difensivo a organismo architettonico residenziale, costituito com'è da quattro corpi serrati da torri angolari a formare un cortile aperto a loggiato su due lati. La torre primitiva, quella rivolta a nord-est, rappresenta con molta probabilità il corpo originario da dove successivamente, nel tempo, si svilupparono tutte le altre di forma inerenti al periodo di costruzione. Di notevole spessore, la torre si articola in tre piani ed una scala ricavata nelle mura consente di raggiungere il livello più alto, mentre quelle esposte a sud sono costruzioni attribuibili al XV secolo; la torre nord-orientale è invece originaria del secolo XII. Nel giugno del 1943 la fortezza fu seriamente danneggiata dai bombardamenti; oggi, dopo un impegnativo restauro è sede del Museo dell'Abruzzo bizantino e altomedievale.


9.7.16

Chieti - Gli aspiranti medici snobbano l'Università d'Annunzio

 Nel suo ultimo numero il periodico "Il giornale della Previdenza dei medici e degli odontoiatri" ha pubblicato i dati relativi agli iscritti alle facoltà di medicina nell'anno accademico 2015 - 2016. Diciamo subito che sono cifre che non offrono certo una rappresentazione tranquillizzante per la facoltà di medicina teatina. Infatti dall'elenco si scopre che la d'Annunzio è tra le università italiane che per l'anno accademico che si è concluso non sono riuscite a coprire i posti che erano stati loro assegnati nel piano nazionale di riparto, per via dell'accesso alle facoltà di medicina a numero chiuso.Infatti a Chieti c'erano disponibili 180 posti ma ne sono stati coperti solo 122. Ben 58 caselle sono restate vuote.La pacchia delle lauree facile è agli sgoccioli ???

 @enio

20.7.15

Le Cantine di Chieti

Questa estate ho avuto in regalo un interessante libro scritto da D'ALESSAMDRO, giornalista teatino che scrive spesso su Il Messaggero, che ha fatto una meravigliosa e documentata ricerca storica sulle cantine che hanno popolato la nostra bella città di Chieti....

Ueh, Ggiustì, nu quarte e na gazzose, me vojje 'mbriacà'

Era, questa, la richiesta scherzosa che veniva fatta all' oste entrando in una Cantina, quando questo tipo di locale pubblico costituiva il ritrovo di tanti uomini, per lo più umili nella condi­zione sociale e nel lavoro, che cercavano in un bicchiere di vino, magari annacquato dalla gassosa, un momento di spensieratezza,in compagnia. Il vino è sempre stato l'alimento di una larga parte della popolazione che non poteva permettersi troppi lussi nella lotta quotidiana per la sopravvivenza, quando la mancanza di lavoro, o l'insufficiente reddito derivante da lavori duri e affaticanti come quello del contadino, dell'artigiano, determinavano una situazione di diffusa miseria. La cantina costituiva il luogo di svago tra una pena e l'altra, tra una difficoltà e un problema da risolvere, il posto in cui ritrovarsi con gli amici per giocare a carte, per fare quattro chiacchiere, per comunicarsi avvenimenti di interesse comune, per discutere di quanto accadeva in città o in Abruzzo o in Italia. Erano tempi in cui i mezzi di comunicazione erano i giornali che leggevano in pochi, e da un certo periodo in poi, la radio ed il cinema. Cosi ognuno si faceva gazzettiere e la cantina era l'edicola in cui diffondere le notizie, i pettegolezzi, le considerazioni, più o meno personali, su quanto avveniva. Questo ambiente e quelle atmosfere si vogliono ricreare in questo opuscolo.

Scritto da: D'Alessandro