Quanto è lontana Chicago
dall’Italia? Tanto, almeno politicamente. Ma lo è anche dalla stessa Casa
Bianca. Desta interesse, ora che nel nostro Paese si discute di famiglia,
coppie e diritti vedere come è andata nella grande città americana. È andata
che ha vinto un democratico. E questo è tutto fuori che una sorpresa, dal
momento che a Chicago finisce sempre così. Ha vinto un cittadino di pelle nera.
E anche questo era scontato: è da quasi quarant’anni che la scelta razziale va
in quella direzione. L’unica eccezione è stata la vittoria di Rahm Israel
Emanuel, che era stato il regista dell’elezione di Barack Obama alla Casa
Bianca, che aveva premiato in vari modi Chicago. Però il nero vincitore è una
donna, Lori Lightfoot, «Loredana dal Piede Leggero», che si è portata a casa
quasi i tre quarti dei voti. E anche questo ci si poteva in parte aspettare,
visto l’onda femminista che invade un po’ tutta l’America, riassunta nello
slogan «me too» («anch’io»). Solo che si trattava del ballottaggio e anche
l’unico avversario era una donna nera. Insomma uno scontro che ha lasciato del
tutto fuori i bianchi. Perchè anche nei singoli quartieri l’ondata «di colore»
è stata travolgente. Si è salvato solo qualche candidato di un’altra
«minoranza» etnica, latinoamericana. I bianchi sono rimasti a mani vuote anche
perchè non sono andati a votare. Ma c’è di più. A chi è a caccia di novità va
rivelato che la neosindaca è lesbica, appartiene cioè alla frazione degli
americani che si sentono più insultati e minacciati dalla presidenza Trump. Una
reazione sessuale? Certamente, anche perché l’altra finalista era, oltre che
nera, anch’essa lesbica. Sentiremo adesso quali reazioni verranno dalla Casa
Bianca. Probabile un inasprimento dello scontro e la difficoltà di trovare
soluzioni legislative che tutelino i diritti della coppia senza compiere salti
in avanti. Letta in questo modo la situazione che si è venuta a creare tra
Chicago e Washington non può non fare riflettere nel nostro Paese i politici di
destra e di sinistra più moderati che difendono i valori di riferimento e che
guardano con preoccupazione le possibili «mine» in uno scontro tra opposti
estremismi.
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13.4.19
3.11.17
L'America ferita
Nel giorno di Halloween, che richiama le streghe e gli zombie per divertimento, l’America ha scoperto un mostro vero, autore della più grave sfida di terrorismo dopo quella dell’11 Settembre. E sempre a New York, sedici anni dopo le Torri Gemelle. Del ventinovenne che, al volante del solito camioncino contromano su una pista ciclabile di Manhattan, ha ucciso otto innocenti ferendone altri quindici, si sa ormai quasi tutto. Sayfullo Saipov, l’uzbeko ferito e catturato dalla polizia, era da sette anni negli Stati Uniti. Regolare e con famiglia, autista di mestiere, cioè in apparenza persona integrata nella generosa società americana, che attira il mondo per la sua capacità di dare un’opportunità a tutti. Eppure quest’uomo s’è radicalizzato proprio lì, tra l’Ohio, la Florida e il New Jersey. Ha pianificato il suo delitto con cura, ha agito in nome dell’Isis, rivelano gli inquirenti. Che hanno anche trovato nel camioncino un biglietto scritto a mano in arabo, dove si inneggia allo Stato islamico «che durerà per sempre». Dunque, non un raptus di follia, ma una consapevole e ideologica volontà di falciare la gente e di rivendicare la strage. Allo stato l’uzbeko sarebbe un lupo solitario, «animale», l’ha chiamato il presidente Trump. Augurandosi che venga spedito e rinchiuso nella prigione di Guantanamo. «Basta con il politicamente corretto nel rispondere al terrorismo», ha detto. Aggiungendo che chiederà al Congresso di porre fine alla storica lotteria della carta verde. È uno strumento che mette a disposizione l’agognato documento- un permesso di soggiorno permanente per lavoro- per consentire a cinquantacinquemila cittadini non americani ogni anno di farsi una vita negli Stati Uniti. Se n’è valso anche il terrorista nel 2010, ecco perché Trump ora chiede l’abolizione del meccanismo. Anche in Europa le reazioni sono state durissime, ogni volta che le sue città sono state insanguinate dal terrorismo fai da te o da cellule organizzate. Ma la risposta europea non ha mai confuso il dovere di colpire gli attentatori, e di prevenire la loro violenza, con la chiusura di frontiere «a prescindere». Distinguere il grande male del terrorismo dalla grande speranza di chi arriva da altre nazioni per far bene nel nuovo Paese, è la forza della democrazia. La speranza è proprio la bandiera del mondo libero. Non la si deve ammainare mai.
27.1.17
Chieti - Lustrascarpe laureati a Palermo
L’Italia che cambia. È l’Italia dei mestieri. Nel Paese torna in auge una professione «dimenticata», quella di lustrascarpe.Succede in Sicilia, per l’esattezza a Palermo. Torna lo sciuscià, un’attività che a ben guardare non è mai scomparsa. La novità è che alle selezioni (l’iniziativa è di Confartigianato) si sono presentati molti giovani laureati. I candidati - scrive La Sicilia - provengono da ogni parte della regione e ieri 35 si sono presentati nella sede di Confartigianato in via Laurana a Palermo nella speranza di essere presi. Il secondo gruppo sarà valutato l’1 febbraio. «Almeno dieci saranno le postazioni nei punti nevralgici della citta’. Chi verra’ scelto fara’ parte di una cooperativa le cui spese saranno sostenute dall’associazione. I selezionati saranno poi formati da storici artigiani con un corso gratuito. Confartigianto chiedera’ al Comune l’autorizzazione per collocare le varie postazioni che si prevedono anche in piazza San Domenico, piazza Borsa, piazza Verdi, via Maqueda, corso Vittorio Emanuele e stazione centrale».
@enio
31.10.15
Il dogsitter
un 28enne di origine slovacca, su cui pendeva una misura di allontanamento dal Comune, a cui certamente non mancava la fantasia e la voglia di fare soldi, si era proposto come dogsitter a una signora 62enne di Parma, usando poi la cagnolina per chiedere l’elemosina ai passanti nel centro di Reggio Emilia. A insospettire gli agenti, l’aspetto curato dell’ animale rispetto alle condizioni del ragazzo. La padrona è stata naturalmente rintracciata grazie al microchip. Il 28enne, su cui gravava un provvedimento di allontanamento obbligatorio dal territorio di Reggio Emilia, è stato denunciato per aver violato l’ordine della Questura.
17.8.15
Chieti - La gente d'Abruzzo che mi piace
Valeria e Ovidio vivono a Barisciano e gestiscono un’azienda agrozootecnica che vende a catene specializzate di tutta Italia. Forse il primo bacio se lo sono dato in un ovile, fra centinaia di pecore belanti durante la tosatura. Valeria, che tutti, da Barisciano a Campo Imperatore conoscono come "l'imprenditrice della lana", lascia all'immaginazione il racconto della sua storia d'amore nata fra le montagne, lontano dalle discoteche. Una studentessa di Veterinaria, sezione zootecnia, appassionata di lana, incontra il giovane pastore Ovidio, che poi è diventato suo marito. Adesso gestiscono insieme un'azienda agrozootecnica e una famiglia con due figli di sette e tre anni. In pochi ci avrebbero scommesso. «E invece», racconta Valeria, «la voglia di realizzare un sogno e di seguire la strada delle nostre passioni ci ha permesso, pur fra mille difficoltà economiche e personali, di avviare un'azienda che cresce ogni anno». Con la produzione di una tonnellata e mezza di lana sucida (grezza) che frutta 500 chili di lana raffinata pronta alla vendita ogni anno, che Valeria tinge personalmente. Un'attività a conduzione familiare, dove l'obiettivo è «stare bene, fare una vita di qualità, in mezzo all'aria buona, consumando carne genuina e prodotti della terra». E a fare da base a questa semplice "scoperta", è uno dei mestieri più antichi della storia dell'uomo: la pastorizia «fatta come cento anni fa».
Da il CENTRO 15 agosto 2015
3.5.15
Chieti - Milano a ferro e fuoco
Sta facendo il giro del web l'intervista realizzata ieri pomeriggio ad un ragazzo della provincia di Milano che giustifica gli atti vandalici compiuti ieri a Milano. Per tutta l'intervista resta il dubbio che si tratti di uno scherzo, viste le parole del giovane.
Ecco alcune delle frasi: «Abbiamo spaccato un po' di cose, così». «È una protesta e si fa bordello. È giusto così»- «Più che altro ero esaltato perché volevo qualcosa in mano per spaccare qualcosa. Però è stata una bella esperienza, cioè, ci stava». «Minchia ma la banca è l'emblema della ricchezza, cioè: se non do fuoco alla banca sono un coglione». «Quando sono in mezzo ai disastri sono contento comunque. Quando c'è casino faccio casino anche io, mi diverto»
Ecco alcune delle frasi: «Abbiamo spaccato un po' di cose, così». «È una protesta e si fa bordello. È giusto così»- «Più che altro ero esaltato perché volevo qualcosa in mano per spaccare qualcosa. Però è stata una bella esperienza, cioè, ci stava». «Minchia ma la banca è l'emblema della ricchezza, cioè: se non do fuoco alla banca sono un coglione». «Quando sono in mezzo ai disastri sono contento comunque. Quando c'è casino faccio casino anche io, mi diverto»
@enio
23.1.15
Chieti - La vergogna del pensionato da 651mila euro all'anno
Dalla
stampa nazionale (Corriere della Sera 16 e 17 gennaio) apprendo che l'avvocato
Mario Cartasegna, dipendente del Comune di Perugia, ha maturato una pensione
annua di 651.000 euro. Intervistato, costui afferma candidamente che tutto si è
svolto secondo le leggi e i regolamenti e che nemmeno lui si, aspettava tanto.
Praticamente tale livello pensionistico si è formato normalmente e inoltre «a
sua insaputa». Ora, caro avvocato Mario Cartasegna, ci risparmi la «normalità»
delle sue risposte. Lei sta ricevendo dalle finanze pubbliche abnormi somme di
denaro alimentate anche con le tasse che noi contribuenti versiamo allo Stato
che si trasformano in trasferimenti dello Stato ai Comuni e che il Comune di
Perugia versa a Lei. Quindi i denari che
Lei incassa in misura tripla dell'emolumento della signora Angela Merkel e
doppia del signor Barak Obama provengono anche dalle nostre tasche. E già
questo non mi sta più bene. Ma almeno, avvocato Cartasegna, La prego, non
insulti la nostra intelligenza, non si sforzi di dire che Lei «non sapeva» ...
«cos'altro avrebbe potuto fare...», «che ci sono altri casi», che «mica posso
restituire» etc. E ci risparmi soprattutto l'insulto della Sua «normalità». Al
che, sa cosa mi auguro? Che la Corte dei Conti si muova e accerti la
responsabilità di chi per azione o omissione ha consentito questa oscenità; che
l'Inps ridimensioni unilateralmente a titolo precauzionale il Suo assegno
pensionistico; che si esamini la congruità di tutte le «gestioni separate»
Inps; che per questo fatto i sindacati proclamino uno sciopero generale; che si
rifletta su una frase pronunciata da Don Ciotti il quale ha recentemente
affermato che molto del male è compiuto da chi opera nei limiti delle leggi;
che da un (male)fatto di simili proporzioni si prenda lo spunto per controllare
tutti i possibili casi del genere in tutto il Paese e che a tal fine il Governo
nomini un Procuratore Generale Speciale per la l'analisi del fenomeno, la
prevenzione e la repressione dei crimini che si perpetrano «in osservanza delle
leggi e dei regolamenti»; che se è vero che nessun dipendente pubblico può
guadagnare più del Presidente della Repubblica, che «la legge sia veramente
uguale per tutti».
@enio
19.1.15
Chieti - Renzi in Ue, ritardi, sbadigli e selfie
Una volta si diceva: "Se questo è il primo (ministro) chissà l'ultimo". Alla stupidaggine comunque non c'è mai fine purtroppo. Una clamorosa figuraccia: Canal + ha mandato in onda un servizio, decisamente divertente, con una serie di figuracce del premier Matteo Renzi a Strasburgo. Martin Schulz, Presidente del Parlamento Europeo, presente in studio, non può che metterla sul ridere guardando le immagini di Renzi che arriva all'appuntamento in ritardo, si sofferma per dei selfie e segue la conferenza stampa del collega sbadigliando e guardando il telefonino. Inevitabile il paragone di Schulz con Silvio Berlusconi: «Siamo abituati agli italiani così, che ci fanno preoccupare e aspettare».
17.7.14
Chieti - Che tenerezza gli anziani
In questi giorni sono dalla mia mamma a Chieti. Credo che ogni tanto tutti dovrebbero averla. Non la mia eh, intendo, ciascuno la sua. O meglio, non necessariamente la mamma, va bene anche un parente, o un amico da andare a trovare e accudire... perché ho scoperto che solo davanti alla vecchiaia inoltrata comprendi il valore della salute. Forse perché nella nostra società la salute è più apparenza che sostanza. Infatti, abbiamo inventato il dentifricio sbiancante per chi fuma, così morirà di tumore ai polmoni, ma con un sorriso splendente. Vorrei invitare l’assessore all'istruzione a prendere in considerazione l’inserimento delle visite in ospedale tra le varie materie scolastiche. Invece della solita gita a Roma, con lancio di estintore contro i carabinieri, a molti giovani farebbe bene un bel giretto ad un reparto geriatrico, con visita guidata per le stanze. Ogni volta rimango incantato dalla dolcezza degli anziani quando vedono qualcuno sbirciare nella loro camera in cerca di un parente o un amico ricoverato, e lo fissano come per chiedergli «Sei mio figlio? Mio nipote? Sei il nipote di qualche mio figlio? Sei il figlio di uno che ha sbagliato stanza? Va beh chiunque tu sia, perché non ti fermi un attimo con me?». E resto ammirato dalla pazienza degli infermieri nel maneggiare questi corpi di porcellana che ormai non riescono neppure a cambiare posizione nel letto senza un aiuto, e comprendo che ci vuole molto più coraggio a sollevare un anziano per cambiargli il pannolone che a sollevare un estintore. Quando sei ospite al geriatrico, diventa una conquista anche l'azione più semplice, come mangiare o sedersi sul letto per bere. La mia mamma mi guarda sorride, e a me cade lo sguardo sulle sue mani. Su quella pelle un tempo tirata e morbida, che ora è diventata come un fazzoletto sgualcito appoggiato dal tempo per coprire le vene diventate così alte che pare vogliano scappare via. Per passarle un po’ della mia energia, le prendo le mani e inizio a stringerle forte forte tra le mie.. Cerco di ricambiare almeno in parte tutto quello che quelle mani hanno fatto per me. Chissà se lei se ne è accorta, o se scoprirà il motivo di quella forte stretta leggendo queste righe.......
@enio
6.6.14
Chieti - Individuato lo sfregiatore
Un giallo. Si perchè si chiama giallo, quello della cattura dello sfregiatore di macchine, perché il finale è sempre a sorpresa. Nessuno avrebbe mai immaginato che la responsabile fosse una donna di 60 anni, che peraltro abita non molto distante dai luoghi dove ha colpito ? La responsabile è pertanto una sfregiatrice. Ad incastrarla è stata una delle due telecamere private, piazzate lungo viale Europa, tra la villa comunale e l’incrocio con via della Liberazione. Purtroppo la storia delle auto danneggiate non finisce qui perché la donna ha un complice o un emulatore che non è un giovanotto. A rigare le auto, causando decine di migliaia di euro di danni e travasi di bile ai proprietari, sono in due, entrambi sessantenni. Tra le loro “vittime” ci sarebbe anche un alto magistrato della procura di Chieti, che ha delegato le indagini alla propria polizia giudiziaria. Si aspettano ulteriori sviluppi nelle indagini: l'identificazione del secondo sfregiatore, potrebbe essere a momenti. Questa volta, a parte il travaso di bile dei legittimi proprietari delle auto sfregiate, nessuno potrà dire che la polizia non ha indagato.
@enio
10.1.14
Chieti - Internauti, odio e poi dietro, tanti insulti
Bersani sta male, la Merkel sta male, e da internet, in parecchi, lanciano loro auguri di morte. Qualcuno si domanderà perché. La risposta prevalente è che gli internauti, approfittando della libertà e dell’anonimato concessi dalla rete, godono maledettamente nel lanciare minacce e improperi, restando impuniti e sconosciuti. Questo, secondo me, è un indizio di meschinità che non si può ignorare. L’impressione è che ci sia una fetta di pubblico, neanche tanto piccola, che scarica un vero odio, verso un importante politico italiano e un’importante politica tedesca, tanto influente in Europa. C’è sempre, in questi messaggi una parola, una frase, una definizione che chi l’ha scritta credeva casuale o superflua, ma che rivela il fondo culturale da cui proviene. Perché a Bersani qualcuno scrive: “Muori, parassita”? Perché alla Merkel qualcuno scrive: “Tedesca per tedesco, era meglio se finiva lei come Schumacher”? Qui le parole-chiave sono “parassita” e “tedesco”. Questo pubblico di base, che sfoga belluini istinti di morte, non ce l’ha tanto con Bersani (tutto si può dire di lui, ma non che sia un ozioso parassita, è un grande lavoratore e s’è sempre impegnato nelle sue cause, e forse anche quest’impegno gli ha fatto scoppiare una vena nel cervello), quanto con la categoria dei politici a cui appartiene: sono questi i “parassiti”, che nel lessico popolare è un modo più diretto per indicare la “casta”. La cancelliera Merkel invece è il simbolo della Germania, e augurarle ogni male è un modo per esprimere odio verso la Germania, sulla base di uno pseudo-ragionamento che nel cervello del popolino si formula così: noi stiamo male mentre i tedeschi stanno bene, ergo i tedeschi costruiscono il loro benessere sul nostro malessere, che crepino! Purtroppo a godere delle disgrazie altrui ce l'hanno insegnato i nostri politici. Ce ne sono diversi che hanno dichiarato: “Quando vedo un barcone affondare, godo!”. “Godo” è diventato l’insulto in faccia al morente, la sottrazione della pietà umana. E “Godo!” dichiarano nei messaggini alcuni lettori appena hanno sentito la notizia dell’emorragia di Bersani. Con l’aggiunta: “Speriamo che non esca vivo all’ospedale”. Questi auguri di morte nascono da un senso d’impotenza, questa gente odia la politica, ma non ha nessuno strumento per cambiarla. “Speriamo che muore, così ce lo leviamo dalle palle”: non è un augurio mirato, tre giorni fa nessuno odiava a tal punto Bersani, ma adesso la malattia lo rende indifeso e lo espone agli attacchi, attaccano lui perché non possono attaccare gli altri. A monte di questi insulti, c’è la coscienza che non è possibile liberarsi di questi politici. Era meglio se anche la Merkel “batteva la testa, così si toglieva anche lei dai maroni”. Invece: “Che peccato!, è ancora viva”... L’odio non si ricambia con l’odio, ma con la pietà, ma questa gente non ne è capace perchè è diversa...
@enio
3.1.14
Chieti - Grazie Giorgio
Nel guazzabuglio dell'Italia di oggi da troppi anni (ormai decenni) infiacchita e addormentata nella sua paura di cambiare, di rischiare, di assumersi responsabilità, di uscire dalle convenienze e dai cinici tornaconti personali, di categoria, di casta, di diritti acquisiti, la figura di Giorgio Napolitano si è stagliata come una stella polare, una bussola capace di far orientare nella tempesta, un punto fermo nella confusione, una guida sicura quando il percorso si è fatto accidentato. Certo, tutto questo pur con i limiti di una personalità politica che è prossima alle 90 primavere, che è figlia dell'altro secolo e della sua cultura, che è legata ad esperienze e riferimenti anche istituzionali bisognosi di profonde e innovative riforme. Sicuramente ciò è avvenuto assumendo un ruolo di Presidente profondamente mutato dai tempi della Prima Repubblica disegnata dai costituenti in cui il Capo dello Stato era una semplice notaio dei partiti, strutturati, ancorati nel Paese e istituzionalmente solidi. Un ruolo nuovo, politicamente più forte e di indirizzo governativo, quello della Presidenza Napolitano, che è venuto determinandosi con lo sgretolamento del sistema dei partiti, l'indebolimento delle leadership, la fragilità - anche decisionale - del quadro generale della politica. Tanto da assumere una vera e propria funzione di supplenza istituzionale e di guida effettiva della Nazione, in attesa di una Riforma che dia compiutezza anche formale ad un cambiamento di fatto già avvenuto, alla oggettiva realtà della Costituzione materiale, che si è nei fatti determinata con le ultime quattro presidenze, da Scalfaro in avanti per fronteggiare il dissolvimento e continua turbolenza del quadro politico in atto. Proprio la trasformazione determinatasi nella Presidenza della Repubblica rende ormai evidente e auspicabile in tempi rapidi la necessaria elezione diretta del Capo dello Stato, secondo un modello di semipresidenzialismo alla francese, magari temperato da un sistema elettorale a doppio turno. Del resto, il peso istituzionale e di comando che il Quirinale ha assunto di fronte al vuoto di potere della politica richiede un'elezione a suffragio popolare, e non più affidata a qualche centinaio di Grandi Elettori, succubi del bombardamento dei tweet di minoranze chiassose e organizzate.Se oggi l'Italia ha retto come Nazione dopo un ventennio di retrocessione in ogni campo dell'economia, della società, del livello di vita, del grado di istruzione; se l'Italia è sopravvissuta al discredito internazionale di fronte al ludibrio generale che ha circondato per anni premier noti al mondo solo per il bunga bunga e per la propria inettitudine e incapacità di governare; se l'Italia è rimasta unità nonostante le spinte alla disgregazione, alla secessione, all'odio razziale, all'insulto come veicolo di comunicazione politica, questo lo si deve solamente a Giorgio Napolitano, e al ruolo di equilibrio e di propulsione che ha svolto con grande saggezza, moderazione e sapienza istituzionale. Grazie signor Presidente....
@enio
24.11.13
Chieti - Il Cavaliere
«Un colpo di Stato, un golpe». Dopo essersi morso la lingua per mesi, Berlusconi sfida i suoi «carnefici», quanti il 27 novembre in Senato si accingono a perpetrare il suo «omicidio politico». «Non pensino che lasceremo che questo colpo di Stato si realizzi senza reagire», tuona minaccioso. È un fiume in piena il Cav: prima incita il suo popolo a scendere in piazza, poi attacca apertamente il Colle chiamando in causa Giorgio Napolitano che dovrebbe sottrarlo alla «umiliazione ridicola e inaccettabile dei servizi sociali», concedendogli la grazia senza che lui debba chiederla. La sfida urbi et orbi è lanciata. «Non mi dimetto prima, non ci penso nemmeno. Aspetterò che votino. Che si assumano la responsabilità di una cosa di cui si dovranno vergognare per sempre», sentenzia. Ma è solo un «antipasto» di quanto dichiarerà poi davanti ai giovani di Forza Italia. Convinto ormai che non abbia più senso tirare il freno, tra gli applausi delle giovani leve azzurre, lancia l'offensiva. Parla per un'ora e venti e appare un pò stanco: «Sono tre notti che non dormo» perché «mi preoccupa moltissimo» non la mia sorte, ma «l'attacco in corso alla nostra libertà, senza che nessuno si alzi» per opporsi. Io dico solo una cosa, l'avrà capito che la sua carriera da politico è ormai alla frutta ?
@enio
3.7.13
Chieti - Senza scorte si risparmiano 250 milioni
Beppe Grillo sul suo blog annuncia che "il M5S farà in modo che" siano "tagliate le scorte". E avvisa i "politici": "I domiciliari vi aspettano, mettete almeno le porte blindate". Il capo dei grillini afferma che con i tagli delle scorte "si risparmierebbero 250 mln all'anno, liberando 4.000 agenti per l'ordine pubblico". In Italia "585 persone sono sotto scorta, 411 con auto blindata, circa 300 sono politici, sindaci, sindacalisti, governatori regionali e ambasciatori". La prima misura presa da Alfano, in anticipo persino sulla fiducia del Senato al Governo Letta, è stata la protezione dei 21 ministri con un ulteriore costo di circa cinque milioni di euro", prosegue il capo del M5S. "Di cosa hanno paura i politici? E perchè sono terrorizzati da un contatto con la gente? - insiste - La Finocchiaro che fa la spesa con il carrello spinto dalla scorta da chi si difende? E Fini nelle sue vacanze a Orbetello con nove uomini dislocati per la sua sicurezza?". Infine la stoccata. "Vi immaginate Gasparri solo al mercato rionale con il dito medio alzato? O Brunetta ad arringare gli avventori di un bar? Monti che spiega le sue teorie economiche appollaiato su una cassetta al parco? Lupi che si confronta con i valsusini? O un qualunque politico che si avventura in un comizio senza scorta?".
@enio
26.6.13
Chieti - La Idem si è dimessa
L'ex canoista Josefa Idem si è dimessa da ministro dopo un colloquio con Enrico Letta. "Come Ministra - ha affermato la diretta interessata - ho tenuto duro in questi giorni perché in tanti mi avevano detto che questi momenti fanno parte del "gioco". La "persona" Josefa Idem, già da giorni invece, si sarebbe dimessa a causa delle dimensioni mediatiche sproporzionate della vicenda e delle accuse aggressive e violente, nonché degli "insulti espressi nei suoi confronti". E' inutile che faccia l'offesa cara signora Idem. Se lei fosse stata ministro nella natia Germania, si sarebbe dimessa immediatamente, senza che nessuno la invitasse a farlo. Lei è una "tedesca" che si è integrata benissimo in Italia. Ha approfittato della legge nostrana per fare i cavoli propri. Un Ministro che non sa gestire onestamente i propri affari, come può gestire onestamente quelli degli italiani? Lei non è un esempio da seguire! Bella figura ci ha fatto pure il PD che predica bebe e razzola male.
@enio
16.5.13
Chieti - Perché in Italia non nascono i Jobs
L'avventura di Steve Jobs, il genio sognatore scomparso tempo fa, che a 21 anni, creava dal nulla la Apple e cambiava il modo di comunicare del mondo, solleva una domanda che ci deve interrogare nel profondo: in Italia sarebbe mai potuto avvenire? Può un ragazzo senza una famiglia alle spalle, senza aver frequentato prestigiose università, senza mezzi e appoggi, se non la propria creatività e ingegno, al solo motto «stay hungry, stay foolish» (restate affamati, restate folli), fondare un impero da 350 miliardi di dollari e inventare il domani? La risposta è sicuramente no, e solitamente se ne attribuisce la causa al sistema, al governo, alla gerontocrazia immutabile di un Paese di vecchi, ai fondi negati, alla mancanza di contributi, eccetera eccetera. Tutto vero, peraltro. Ma se ci fosse anche dell'altro? Se fosse perché le nostre famiglie, le nostre scuole, le nostre imprese, la nostra società soffocano la nascita di nuovi Steve Jobs nostrani perché a loro propongono impongono altri modelli e altre prospettive? Se fosse perché gli stessi giovani, coccolati lisciati accuditi da mamma papà e da prototipi di vita comoda, preferiscono non rischiare, non restare affamati, non restare folli, e magari cercare il posto (non il lavoro) grazie alle conoscenze familiari e alle sicurezze dell'ambiente sociale in cui si è nati? Se così fosse, non basta cambiare governi o destinare qualche fondo in più al Ministero dell'Istruzione, per invertire lo stato delle cose. Serve cambiare cultura, spirito di vita, mentalità, sguardo al domani, modo di porsi di fronte allo studio e al lavoro. Insomma, creare le condizioni di chi «ha fame» e coltiva in sè la follia creativa che nei secoli ha visto questa terra generare civiltà che hanno segnato la storia e dato al mondo geni. Dall'Impero romano al Rinascimento fiorentino. Da noi è raro veder nascere uno Steve Jobs, perché il successo professionale non dipende prevalentemente dalle capacità personali, ma dal luogo di nascita e dalla famiglia di origine. Se uno è farmacista è perché il padre è farmacista, se uno è notaio è perché il padre è notaio, se uno è imprenditore è perché si è nati in una famiglia di imprenditori. Poi, magari, si è anche bravi a farlo, ma quello che conta da noi è l'ambiente giusto, le conoscenze giuste, la strada già percorsa e segnata. Non la voglia di innovare, di rischiare, di percorrere strade nuove. Addirittura negli accordi sindacali si acconsente al pensionamento del padre, se viene assunto il figlio, perché nulla cambi. Purché nessuna strada nuova venga percorsa. Quanti sono i giovani disposti a mettersi in proprio, a rifiutare il posto di bancario o nelle ferrovie procurato grazie alle conoscenze del papà, per chiudersi in un garage e dar sfogo alla propria creatività, alla propria manualità, alla sana follia che c'è in ciascuno di noi? Quanti sono disposti ad affrontare le mille difficoltà che in Italia ci sono, per realizzare la propria idea, per fare qualcosa con le proprie mani, per «inventarsi lavoro» invece che cercarsi posti di lavoro? Vorrei cono scere anche il vostro parere.
@enio
6.5.13
Chieti - Corfinio il liquore abruzzese DOC
1858, esattamente 140 anni fa nasceva a Chieti una leggenda secolare destinata a lasciare tracce ancora oggi tra gli abruzzesi. E, come in ogni leggenda che si rispetti, anche in questa, un mago autentico, con tanto di occhialini, baffi e pizzo fluente, ha amalgamato erbe, essenze, filtri, mestoli, folletti, pentole, alambicchi e vapori perfezionando "pozioni" inebrianti ed "elisir" coinvolgenti. Questo mago si chiamava Giulio Barattucci ed il suo laboratorio sorgeva a Chieti all’inizio di Via Ferdinando Ferri. L’Aternum, l’Amaro Majella ed un liquore alle erbe sono stati i suoi "incantamenti" piu’ riusciti ma il suo fiore all’occhiello, la sua magia piu’ autentica, il suo vero "filtro d’amore" fu da lui battezzato "Corfinio". Essendo in piena epopea garibaldina, Giulio Barattucci aveva forse voluto mettere in bottiglia tutto lo splendore di un nome abruzzese pregno di storia patria (non va dimenticato che l’antica Corfinium era stata capitale dei Peligni e della Lega delle Nazioni contro Roma Imperiale). Nacque cosi’ un infuso fascinoso ed accurato di ben 42 erbe distillate a caldo: un liquore brillante nel quale risaltava tutto il profumo delle stagioni e l’incanto dei monti d’Abruzzo. L’azienda chiese ed ottenne la licenza UTIF numero 1 dall’Ufficio Tecnico Imposte di Fabbricazione di Pescara: una "primogenitura" indiscussa e indelebile nella nostra regione. Il successo fu immediato e permise alla Ditta affermazioni prestigiose nelle piu’ importanti rassegne nazionali ed internazionali diventando inoltre fornitore ufficiale della Real Casa. In Abruzzo, a quell’epoca, non vi furono cafè a’ la page o foyer di teatro o salotto buono dove il Corfinio non recitasse un ruolo di primo piano, cosi’ come non vi furono personaggi importanti della cultura della belle epoque che non ne abbiano gustato ed apprezzato la genuinita’, il calore, il fascino sottile: da Benedetto croce a Gennaro Finamore, da Costantino Barbella a Michetti, dai Cascella a Francesco Paolo Tosti a Gabriele D’Annunzio. All’epoca, Giulio Barattucci si rivelo’ anche un eccentrico e precoce "publish-man": all’approssimarsi delle festivita’ piu’ importanti si serviva spesso di uomini-sandwich e faceva affiggere in citta’ gruppi di manifesti pubblicitari, capovolti e non (3 + 1 generalmente) per attirare maggiormente l’attenzione dei passanti. Purtroppo, come in ogni leggenda, l’apparizione di un "orco cattivo" sotto forma di un malaugurato incendio divampato nel 1925, alla vigilia della stipula del suo primo contratto di assicurazione, distrusse completamente il vecchio stabilimento e con esso tutta la documentazione epistolare e fotografica piu’ rilevante. Per molti anni i marchi di fabbrica ed i brevetti sono rimasti gelosamente custoditi dagli eredi e solo in questi ultimi anni Fausto, l’ultimo discendente della famiglia, rompendo gli indugi, ha deciso di festeggiare l’anniversario tornando a scrivere un nuovo capitolo di questa bella favola riproponendo il Corfinio agli abruzzesi del terzo millennio: un brindisi augurale con l’antica magia di Barattucci che torna cosi’ a simboleggiare tutto il fascino di una terra generosa qual e’ l’Abruzzo.
@enio
2.5.13
Chieti - Boso un illuminato o un fulminato ?
Ve lo ricordate quell'omone leghista, che a 67 e passa anni vive ancora con la sua mamma, quello che stando a fianco del senatur minacciava gli eventuali contestatori di prenderli a calci in culo con dei grossi scarponi chiodati? Si è proprio lui: Boso, che intervistato da Giuseppe Cruciani, conduttore della "Zanzara", programma di Radio24, presentandosi come ex parlamentare della Lega Nord, si è scagliato contro il nuovo ministro all'Integrazione Cecile Kyenge dicendo: «Per prima cosa la signora dovrebbe spiegarci come ha fatto ad arrivare in Italia. Con i barconi? Per conto mio con il solito gioco della Caritas». Certo che quando parla Boso o qualcuno dei suoi amici leghisti, mi vergogno di essere italiano!!! Ma forse faccio male: sono loro che dovrebbero vergognarsi di parlare e di auto definirsi politici!! E ho anche l'impressione che i giornalisti li intervistino solo per una questione di audience. Questi soggetti andrebbero censurati e ignorati, in quanto indegni di parlare in pubblico! Soprattutto se vivono alle spalle dei contribuenti come ex politicanti. Loro, non avendo più nienta da fare, dicono solo delle grandissime stupidate.
@enio
4.7.12
Chieti - Un calligrafo d'altri tempi
Ugo Colangelo, classe 1923 Una vita trascorsa a Napoli impiegato nei lavori pubblici. La sua famiglia è originaria di Salle PE dove ogni anno trascorreva le vacanze. Nel 1988 dopo 40anni lavorativi è andato in pensione e dopo la morte della moglie, 1992, si è trasferito a vivere con la figlia a Chieti. Intanto il figlio, “galeotto furono le vacanze a Salle”, ha conosciuto una ragazza del luogo che ha sposato ed è diventato sindaco di questo paese. Mi ha raccontato Ugo, che alla seconda elementare, la maestra Olga, lo aveva elogiato alla madre per la dote innata della calligrafia.Questa dote lo ha accompagnato per tutta la vita ed ora, avendo tempo, vuole trasferire la sua passione, offrendo lezioni di calligrafia in scrittura gotica e corsivo inglese, gratuitamente, ai cittadini che vogliono frequentare i corsi. La cadenza dei corsi è bisettimanale nei giorni di martedì e giovedì, dalle ore 20.30 alle ore 22.30, e la durata è di 12 lezioni. Ho assistito ad una lezione ed ho notato il clima vivace, amichevole di persone adulte che con la penna stilografica ascoltavano il “ docente” Ugo e mi sono meravigliato della sicurezza e praticità acquisita nello scrivere. Gli allievi del primo corso, mi ha riferito Ugo, hanno voluto frequentare anche il secondo corso per migliorarsi, infatti, fra gli “ alunni” si è creato un clima scolastico-adulto, ma in piena amicizia. Il terzo corso inizierà nel mese di Settembre, ma in un locale più spazioso che ha messo a disposizione la parrocchia di Sant’Agostino. E’ ovvio che la gratuità del corso non contempli riguardi il set di penne, quaderno e inchiostro che ogni partecipante deve acquistare. Consiglio di visitare la pagina WEB del comune di Salle, dove Florindo il figlio di Ugo, sindaco di questo comune, ha scritto le notizie in gotico, rigidamente con la penna stilografica ed inchiostro e su pergamena.
Scritto da:Luciano Pellegrini
Le foto su questo link: FOTO
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