Stazione balneare, è formata da un nucleo
antico su un poggio, a un passo dalla statale, che conserva poche mura e sei
torri medievali e dal quartiere marittimo esteso in piano dalla statale al
mare, con vie larghe, fiancheggiate da moderne costruzioni. Non sembra che le
origini di Francavilla possano farsi risalire oltre l'epoca longobarda; si sa
solo che sorse come castello e che era cinto da mura con sette torri. Nel 1501
re Federico d'Aragona la dette in feudo ai D'Avalos, che più tardi la
vendettero per poi riprenderla. Fu saccheggiata nel 1566 da Pialy Pascià;
risorse lentamente e già ai primi del '700 fu innalzata al grado di città. Le
sue fortune come stazione balneare ebbero inizio dal 1873, con l'impianto di
uno stabilimento per bagni. Dall'ottobre del 1943 al 9 giugno del '44, la città
ebbe a soffrire la quasi totale distruzione per le mine tedesche e le bombe
degli aerei angIo-americani. Risorta rapidamente dalle immani rovine, è stata
decorata di Medaglia d'argento al valor civile. Nel corso degli anni si è
notevolmente estesa lungo il litorale, specie verso Nord, fino a fondersi con
l'abitato di Pescara, divenendo così parte integrante dell'area metropolitana
Chieti-Pescara.
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14.1.17
10.8.16
Chieti - Svelato il mistero della scritta di Via Porta Pescara
Alcuni giorni orsono, il mio occhio si è soffermato su dei riflessi di luce che provenivano da una lastra metallica posizionata sopra un arredo con fioriere, all’inizio della scalinata che conduce al quartiere di Porta Pescara (Chieti). Ho notato che la lastra era intagliata e con attenzione ho cercato di leggere, ma la frase era purtroppo illeggibile. Con puntiglio, ho scattato diverse foto che ingrandite mi hanno rivelato questa frase: “A voi dunque Patria mia cara, Reina dell’una, e l’altra Prouincia dell’Abruzzo, nobil seggio della terra, bellezza della natura, madre feconda d’Heroi, in ogni parte mirabile. Di sito vaga, di virtù fiorita, d’ogni bene abbondante; à voi, che frà l’altre Città sembrate come frà i metalli l’oro, tra le gemme il piropo, tra fiori la rosa, tra le stelle la Luna, e frà i pianeti il Sole, che splende e fiammeggia senz’altro lume, à voi dico, che dalle vetuste ceneri di Theti prendeste, & ancora ritenete il venerando nome; Offero, e consacro questa mia presente opera…” Ho chiesto a diversi cittadini se ne erano a conoscenza, se avevano visto questa lastra, se avevano capito il suo significato. Nessuno se ne era accorto. Ho fatto le ricerche, ho pubblicato un post su facebook chiedendo notizie al sindaco, nessuna risposta. Il giornalista Mario D’alessandro, però, ha risolto l’arcano! La frase riprodotta su questa lastra metallica è inserita nella dedica dell’Autore, GIROLAMO NICOLINO, nel suo libro
“HISTORIA DELLA CITTA DI CHIETI
Metropoli delle Provincie d’Abruzzo. Divisa in Tre Libri.
Metropoli delle Provincie d’Abruzzo. Divisa in Tre Libri.
Ne’ quali si fa mentione della sua antichità, e fundatione,
de’ suoi Huomini Illustri in Santità di vita, nelle letere e
nell’armi, della sua Religione, delle vite de’ suoi Vescoui, & Arcivescoui,
delle sue Chiese, e Monasterij con l’inscrittioni, & epitaffi, che vi
sono, & altre opere pie, che vi si fanno.
La frase citata inizia dal secondo rigo della pagina 3, (non numerata) e seguita con un invito rivolto, nella pagina successiva, Al Benigno Lettore.
Nel corso dei lavori del nuovo arredo urbano, realizzati da un gruppo di architetti su commissione del Comune di Chieti, in Via Porta Pescara, evidentemente non perfetti conoscitori delle regole in materia di iscrizioni pubbliche, non hanno evidenziato la fonte. Eppure Girolamo Nicolino è stato un illustre cittadino, nato a Chieti il 23 gennaio del 1604 ed ivi morto dopo agonia il 5 ottobre del 1665, accoltellato varie volte, mentre tornava a casa, appena uscito dalla chiesa di San Francesco al Corso di Chieti. Fu uno storico, un giurista, sindaco ed assessore della città. Pubblicò diversi libri. Si darà onore a questo cittadino nel sistemare la disattenzione?
Scritto da : Luciano Pellegrini
Le foto sono visibili al link: Porta Pescara
2.6.16
Chieti - Ritrovarsi...
Ce ne accorgevamo quasi senza volerlo, acquattati sulla cpiaggia all’uttimo solicello di agosto che le giornate erano più corte più tristi, più sfocate. Gli ultimi giorni di vacanza, una fucilata nel fondoschiena da far crollare un mulo, ma tant’è si doveva ritornare. Ritrovarsi in città, o fra le quattro mura del paece, per contare i giorni che ci separavano dalla scuola. le ore che ci mantenevano ancora lontani da quelle mura grigie, i minuti che ci salvavano dalla maledetta campana, i secondi che tenevano a freno il fiato caldo dei bidelli sul collo, I centecimi che ci ponevano ancora fuori tiro dalle verifiche programmate. Annaspare per ore dietro a un sogno che muore, lentamente di asfissia, per entrare di nuovo nell’incubo d’autunno. Scrutare il calendario del gomnista appeso al chiodo sul muro della cucina, boccheggiare e capire, in un triplo cognac che c’è poco da fare. E poi, quella mattina livida e spietata, srotolare giù da letto con la bocca impastata, infilarsi dentro al cesso con la morte nel cuore, trascinarci alla fermata del filobus col biglietto scaduto guardar fisso negli occhi un vecchietto assonnato, rimbalzare tra i pivelli che ridacchiano invano, atterrare malamente di muso, proprio sotto al portone già mezzo chiuso. Che fare? Il fattibiie e, dunque, ritrovare gli stessi amici, le menate di sempre i sorrisi, le faccende di cuore che vanno a pallino. Il professore di Chimicafisica, Sanità Di Toppe, che incomincia a spiegare le sue derivate parziali e a dettare pagine e pagine di quaderno dicendoti subito che eravamo già indietro col programma e d’incanto, per nulla storditi, smoccolare di brutto e far finta di essere vivi. Questo ci capitava ogni anno per cinque anni, quelli necessari per prendersi il diploma di Perito Chimico Industriale Capochimico all'ITIS Luigi Di Savoia di Chieti.
@enio
30.1.14
Chieti - La prima elementare
Il primo ottobre del 1953, alla scuola della Madonna degli Angeli è suonata la campanella del primo giorno di scuola. Quest’anno io frequento la prima elementare. Il mio primo giorno di scuola è indelebile nella mia mente, tra i ricordi che ho dell’infanzia è quello che mi fa più tenerezza.Quel giorno avevo paura e un misto di agitazione, curiosità e tristezza. Ricordo tutti i preparativi; ero vestito con un grembiule fino al ginocchio di colore nero e un fiocco blu sopra un gran colletto bianco e in mano una cartella marrone che odorava di cuoio e cartone. Ero così contento di imparare a leggere che credevo, dentro di me, che in un giorno, il primo, per magia avrei imparato a capire quegli scarabocchi che tutti leggevano. La maestra appena entrati in classe, senza neppure fare l'appello ci disse di fare un bel disegno libero. Un disegno libero e cosa vuol dire? Libero? Forse la maestra voleva un disegno che sapesse volare, oddio io non lo so fare, oppure un disegno senza catene….. ma come si fa? Non so farlo neanche con le catene, figuriamoci senza. Guardo i miei compagni di scuola, di cui non ricordo più i nomi, ma che fanno? Un fiore? un cane? Un gatto? Ora ho capito! E' un disegno a scelta….. l’emozione era tanta da non capire quello che la maestra diceva. Finalmente ora potevo disegnare e mi ricordo il mio primo disegno, un pupazzo stilizzato con i capelli rossi e un bel grembiule nero, era proprio il mio compagno di banco. Deluso, al trillo della campanella uscii dall’aula, una corsa fino da mia madre che mi aspettava sul portone della scuola e un urlo di liberazione per dirle: "Mamma guarda che non mi hanno insegnato a leggere”..." Ricordo lei che con un sorriso mi rispose: "Stai tranquillo figliolo, vedrai che nei prossimi giorni lo faranno". Restai da ottobre alla fine di marzo a casa della zia Anna alla Madonna degli Angeli, ritornando a casa solo la domenica, perchè la strada per arrivare a scuola era tanta e mia madre non poteva accompagnarmi tutti i giorni. Tutto questo succedeva tanti anni fa quando la scuola iniziava ogni anno il primo ottobre, e per tutti era una certezza, adesso ogni anno la data è diversa, forse perché viviamo in un mondo troppo volubile e quindi anche la scuola si è adeguata.
@enio
12.11.13
Chieti - Quando l'Italia scelse la libertà
Era il 18 aprile di sessanta anni fa. Nei cortei, i militanti di sinistra fischiavano Alcide Degasperi e chiamandolo servo degli americani e del Vaticano cantavano: «Vattene, vattene, odioso cancelliere se no ti prendiamo a calci nel sedere». Quella del calcio nel sedere era stata una trovata di Palmiro Togliatti. Si avvicinava la giornata del voto, l'Italia era mobilitata dai «pionieri» del Pci alle Madonne che lacrimavano e sudavano sangue. In un comizio, Degasperi disse che Togliatti aveva, come il diavolo, il piede forcuto e così quando la sera del 16 aprile a Roma e in piazza San Giovanni si radunò il popolo comunista per il comizio conclusivo, Togliatti, che era un oratore brillante, disse che aveva pensato di togliersi le scarpe e mostrare i suoi piedi normali, ma poi aveva cambiato idea e aveva scandito: «Mi tengo le scarpe ai piedi, anzi ho fatto mettere alle suole due file di chiodi e ho deciso di applicarle a Degasperi dopo il 18 aprile, in una parte del corpo che non voglio nominare». La frase suscitò il delirio. Cessò di botto, quando si aprirono le urne e il Fronte, quello che aveva chiamato Degasperi «Von Gasper» per ricordare la sua origine austriaca, venne pesantemente sconfitto. In quel mese, l'immagine rassicurante di Degasperi si accompagnava alle prediche nelle chiese, allo slogan, vincente, «nel segreto della cabina elettorale, Dio ti vede, Stalin no», all'intenso e convincente lavoro dei parroci nei paesi, agli americani che mettevano in guardia gli italiani dicendoci: «Se il popolo italiano sceglie la strada del comunismo, è liberissimo di farlo. Ma non con i nostri dollari», mentre i russi promettevano aiuti di grano, in vista di un futuro quanto incerto «piano quinquennale».Nel 1948, il Pci, vincendo le elezioni, non avrebbe tenuto l'Italia nel campo delle democrazie occidentali; non l'avrebbe portata nella Nato, alleanza decisamene antisovietica nell'epoca più pericolosa della guerra fredda, né avrebbe ottenuto dai paesi capitalisti, quegli aiuti economici fatti di grano, carbone, benzina, indispensabili dopo la durezza dell'inverno appena finito. Né gli americani avrebbero tollerato di vedere l'Armata Rossa in Italia. Gli italiani sapevano benissimo cosa era accaduto nella Germania Orientale, in Ungheria, Romania, Cecoslovacchia, Polonia paesi che aveva «scelto» il comunismo, costretti a diventare compagni dalla presenza sul loro territorio delle forze armate russe. Il popolo italiano optò per l'Occidente. E cominciò un lungo periodo di benessere e di pace.
@enio
26.8.13
Chieti - I have a dream
50 anni fa il discorso di Martin Luther King. Washington, 28 agosto 1963. Davanti a una folla di 200mila persone, radunate al Lincoln memorial, Martin Luther King pronuncia lo storico discorso nel quale più volte pronuncia la frase ''I have a dream'': "Ho un sogno. Quello di vedere ogni uomo uguale all'altro". Il 10 febbraio del 1964 viene approvata la legge per i diritti civili e nel dicembre dello stesso anno Martin Luther King viene insignito del premio Nobel per la pace.
13.4.12
Addio al papà del Commodore64

Jack Tramiel, fondatore di Commodore e creatore del mitico 'Commodore 64', è morto domenica scorsa a 83 anni. La notizia è stata data dai familiari. Dopo aver provato sulla sua pelle l'orrore dei campi di concentramento nazisti, sopravvissuto ad Auschwitz, emigra negli Stati Uniti alla fine degli anni '40. Trova quindi un impiego nell'esercito come addetto alla manutenzione di macchine da ufficio e impara in poco tempo a riparare macchine per scrivere e calcolatrici meccaniche. Finita la guerra, fonda una società di computer, la Commodore International, e si trasferisce nella Silicon Valley. Il successo arriverà nei primi anni '80, con la nascita del C64, il personal computer che in breve diventa il modello più venduto della storia. A causa di divergenze con gli azionisti, Tramiel è costretto a lasciare la sua creatura e con i soldi che ha compra un'azienda che in quel momento si trova in declino: la Atari. Comincia quindi l'avventura nel campo dei videogiochi e nasce la Amiga, che conoscerà un breve momento di gloria dovendosi infine arrendere all'avanzata inarrestabile dei prodotti giapponesi. Il nome di Tramiel resterà per sempre legato alla sua creatura, il Commodore 64, nato con l'intento di «costruire computer per le masse e non per le classi».
enio
16.5.11
Chieti - Amarcord - Gli assegnini da collezione.
Vi ricordate le caramelle e i gettoni telefonici che i negozianti ci rifilavano al posto del resto? Per sopperire alla mancanza di moneta spicciola - nessuno ha mai saputo quale sia stata la vera causa - quasi tutte le banche emisero i cosiddetti miniassegni da 100 lire e 150 lire. Si disse allora che gli spiccioli li "aggiotavano" i cinesi per farne casse di orologio digitali!. Di questi assegnini, ci furono anche i soliti collezionisti che di questi pezzettini di carta, ne fecero una delle loro tante raccolte. Ma - ci informava un quotidiano di allora, con una foto che lo documentava - che tutto ciò non rappresentava una novità in senso assoluto. Pare che nel 1801, "il Magistrato Consolare di Trento, per sopperire alla mancanza di moneta spicciola di rame emettesse una cedola da Soldi Uno in data 25 agosto 1801. " I miniassegni di allora si chiamavano cedole ed erano da un soldo e da cinque soldi. Erano garantite dalla fede pubblica e il loro importo era depositato all'erario civico. Dopo un pò di tempo questi miniassegni velocemente scomparvero, dichiarati ormai "illegali", come erano apparsi, senza lasciare più traccia.
enio
14.5.11
Quel giorno se ne andava il Re del Reggae
Un melanoma sotto l'unghia dell'alluce destro poi propagatosi per tutto il corpo. Così nel 1981 moriva Bob Marley, cantautore, chitarrista, attivista giamaicano ma soprattutto leggenda della musica reggae. L'artista scoprì la malattia nel 1977, a causa di una ferita al piede. Per quattro anni cercò di combattare il tumore finché si spense l'11 maggio del 1981, dopo aver rifiutato l'amputazione dell'arto in base ai dettami del Rastafarianesimo, dottrina secondo cui il corpo umano deve rimanere integro. Tenne concerti ancora nel pieno della malattia, tra cui quello del 27 giugno 1980 allo stadio di San Siro, a Milano, (quella sera io c'èro, sotto il tabellone, al secondo anello) di fronte a 100mila spettatori. Si dice che le sue ultime parole rivolte al figlio Ziggy furono «Money can't buy life» («I soldi non possono comprare la vita»).Lui aveva tentato in Germania di salvarsela con delle tecniche al limite del ridicolo, facendosi iniettare dell'Ozono sotto cute per sconfiggere il "male", ormai incurabile che se lo stava portando inesorabilmente via.. Marley era un rastfariano, religione che coniuga ebraismo e cristianesimo copto. Una religione che non contempla la possibilita' di alterare il corpo in alcun modo, men che meno con mutilazioni. Ma anche una fede assoluta in Haile Selassie', il Negus che combatte' per l'indipendenza dell'Etiopia dall'Italia fascista e che per i 'rasta' e' ancora vivo, e nel grande Esodo - Exudus e' un altro brano di Marley and the Wailers- il ritorno dei neri alla madre Africa.
enio
20.3.11
Giusto l'intervento italiano in Libia ?
Napolitano concorda con quanto sta facendo l'Italia, mentre la Russia ha condannato "l'intervento straniero" in Libia. Mentre migliaia di libici si sono piazzati attorno al bunker di Gheddafi a Tripoli come scudi umani. La risposta agli attacchi contro Bengasi e altre città in mano agli insorti non si è fatta attendere. I primi caccia sono decollati mentre era ancora in corso il vertice di Parigi e da Bengasi giungevano notizie drammatiche di bombardamenti contro molti quartieri della città e perfino contro l'ospedale. Testimoni parlano di decine di morti e di migliaia di civili terrorizzati in fuga con ogni mezzo verso il confine col l'Egitto. L'attacco di Gheddafi contro Bengasi è stato rabbioso: la città è stata martellata per ore con lanci di razzi e colpi di artiglieria pesante. I tank hanno poi sferrato un attacco da terra cercando di rompere le sacche di resistenza nella parte orientale della città. La superiorità delle forze messe in campo da Gheddafi era talmente schiacciante che il leader degli insorti, Mustafa Abdul Jalil, ha invocato l'immediato aiuto della comunità internazionale.
Subito si è scatenata una pioggia di missili sulla Libia dal cielo e dal mare. È scattata l'operazione 'Odyssey Dawn' (Odissea all'alba), cui partecipano al momento Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Italia e Canada, gli altri due membri della coalizione internazionale, non hanno ancora preso parte attivamente ai raid. Ma l'Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di ben sette basi militari. L'Italia secondo voi fa bene a partecipare a questa guerra o era meglio assumere un atteggiamente simile alla Germania?
Subito si è scatenata una pioggia di missili sulla Libia dal cielo e dal mare. È scattata l'operazione 'Odyssey Dawn' (Odissea all'alba), cui partecipano al momento Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Italia e Canada, gli altri due membri della coalizione internazionale, non hanno ancora preso parte attivamente ai raid. Ma l'Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di ben sette basi militari. L'Italia secondo voi fa bene a partecipare a questa guerra o era meglio assumere un atteggiamente simile alla Germania?
11.12.10
Ricordando Lennon
John Lennon, l’uomo di Imagine (nella foto sotto il manoscritto di Imagine su un foglietto dell'Hotel Hilton di New York e la prima stesura dattiloscritta effettuata da Lennon su un foglio di carta intestata della Apple), l’uomo amato dai pacifisti, l’uomo che insieme ad altri 3 capelloni di Liverpool ha cambiato la storia della musica. L’8 dicembre del 1980, esattamente trent’anni fa, Lennon veniva assassinato. «Hey Mister Lennon, stai per entrare nella storia». Così disse Mark Chapman, uno squilibrato fan allora venticinquenne, prima di sparare cinque colpi di pistola verso l’idolo di una generazione (e di molte altre a seguire). L’agguato avvenne sul marciapiede davanti all’entrata del palazzo The Dakota, in Central Park a New York, poco prima delle 23. Un quarto d’ora dopo Lennon morì. Ed entrò nella storia, come disse Chapman, anche se,
probabilmente, nella storia c’era già entrato, da vivo. La storia lo ricorda come un grande musicista ed un grande compositore: con Paul McCartney, infatti, scrisse alcune delle più belle canzoni di sempre. Geniale provocatore, «i Beatles sono più famosi di Gesù Cristo», si occupò molto di politica, in particolare nel periodo “post Beatles” insieme alla compagna Yoko Ono. Visse anni tribolati, con problemi di eroina e cause legali, ma sempre con un occhio per la musica. Fino a quel maledetto 8 dicembre di trent’anni fa, quando Chapman, un pazzo “giovane Holden”, decise di uccidere l’uomo che immaginava la fratellanza tra gli uomini, che immaginava che sopra di noi ci fosse solo il cielo, che immaginava che la gente potesse vivere al presente.
14.11.10
Ferrari flop !
Sfuma il sogno del pilota della Ferrari. Strategia Rossa tutta sbagliata. Il tedesco della Red Bull ha vinto il GP di Abu Dhabi davanti a Hamilton e Button; grazie al 7° posto di Fernando Alonso, Vettel ha chiuso al comando della classifica diventando, a 23 anni, il più giovane campione della storia.
5.11.10
Sanremo se ne riparla!
A Sanremo Niente «Bella ciao» e «Giovinezza» Il Cda Rai blocca l'idea di Morandi. Chissà perchè se si canta Bella ciao, inno a un'ideologia estremista di sinistra, è una cosa bellissima, se si canta Govinezza, inno di un'estremismo di destra, è una cosa vergognosa. Mahhh.... In Italia non se ne verrà mai fuori.
9.10.10
Eva Klotz - Possiamo fare a meno dell'Italia
Dopo Bossi con le sue esternazioni sulla Roma Ladrona e sul Sono Porci Questi Romani, poi rientrate o meglio finita con le sue scuse e una mangiata, su invito dell'offeso il sindaco Alemanno (er piccoletto co le palle).Una sceneggiata finita, come direbbero a Roma finita a tarallucci e vino ora si registrano le esternazioni separatiste di Eva Kloz, che alla testa dei suoi "bravi concittadini", prima fa mettere un cartello al confine, su un terreno privato, ben visibile a tutti quelli che entrano in Italia con la dicitura: SUDTIROL IST NICHT ITALIEN , e che ora asserisce : "Possiamo fare a meno dell'Italia.": con questo slogan e oggi con un altro manifesto che riproduce una scopa che spazza via il tricolore, lasciando solo il bianco - rosso tirolese. SuedTiroler Freiheit, il movimento che fa capo ad Eva Klotz, lancia una nuova campagna anti-italiana.L'occasione è offerta dal novantesimo anniversario dell'annessione dell'Alto Adige all'Italia, avvenuta il 10 ottobre del 1920, "contro la volontà della popolazione", è stato spiegato dalla stessa Klotz e dall'altro consigliere provinciale di Stf, Sven Knol. La campagna vuole mettere in evidenza,che "una gran parte delle energie dell'Alto Adige devono essere impiegate per mettere a posto i problemi creati dall'Italia". La critica, però, tengono a precisare i due esponenti di Stf, "non è rivolta agli italiani, ma allo Stato italiano: le persone non possono essere criticate per la loro origine, lingua e cultura, ma uno stato può essere contestato per la sua politica".
5.10.10
Allentati i domiciliari
Erick Priebke, il 97enne ex capitano delle SS condannato all'ergastolo per l'eccidio delle Fosse Ardeatine, è libero di andare in chiesa a pregare, in farmacia, dal medico, o al supermercato a fare la spesa. Il tribunale militare di sorveglianza lo ha infatti autorizzato ad assentarsi dalla casa romana del suo avvocato, dove si trova agli arresti da 15 anni, per il tempo "strettamente necessario" a provvedere alle sue "indispensabili esigenza di vita". "È stata solo applicata la legge: art. 284 del codice di procedura penale", spiega il suo avvocato Paolo Giachini. La concessione dei benefici (Priebke può anche fare telefonate e ricevere visite, sempre nei termini fissati dal giudice) risale a circa un anno fa, ma era rimasta riservata finora". Giachini ha deciso di renderla pubblica oggi, anche con un video su You Tube, "per evitare strumentalizzazioni". Ma già sa che le polemiche non mancheranno, come quelle che, nel giugno di tre anni fa, investirono la decisione del Tribunale di concedergli il permesso di lavorare all'esterno: il provvedimento venne prima sospeso dal giudice e poi annullato dalla Cassazione. "Non capisco tanto accanimento", afferma Giachini. "Ci sono criminali che hanno commesso delitti efferati che vengono messi fuori dopo uno o due anni e nessuno dice niente, ma se a Priebke viene concesso il permesso di andare a comprare due arance scoppia lo scandalo". Ma il cosiddetto 'boià delle Ardeatine', pur "soddisfatto" per i benefici ottenuti, ha un'altra doglianza: "la polizia non mi lascia mai solo. Non sono libero di andare da solo neppure in chiesa a pregare".. "Questo è dovuto alla necessità di tutelarne l'incolumità, per quanto nelle sue uscite non sia mai stato oggetto di offese o, peggio, azioni violente. Sotto l'abitazione di Giachini e di Priebke, nel quartiere Aurelio, c'è "un piantonamento 24 ore su 24. A questo, ora si aggiunge un costoso servizio di scorta legato ai suoi spostamenti .
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3.6.10
Le Madri Costituenti

In questi giorni dove si parla tanto di Costituzione e dei Padri Fondatori della stessa, penso sia giusto ricordare anche la parte femminile di allora: le "Madri Costituenti". L'assemblea Costituente che venne eletta il 2 giugno 1946, con la partecipazione, entusiasta e convinta, del neo elettorato femminile, vedeva, tra i suoi 556 componenti, la presenza di 21 donne. "Madri Costituenti" che portarono un contributo importante al testo e ai contenuti della nascente Carta Costituzionale. A Maria Federici, ad esempio, dobbiamo la tutela della famiglia costituita anche al di fuori del matrimonio perché «la maternità è così fondamentale e delicata che ha bisogno di particolari cure». A Teresa Noce Longo dobbiamo le parole dell'articolo 3 «Tutti i cittadini sono uguali " senza distinzione di sesso...che hanno posto le basi dell'uguaglianza tra uomini e donne. Potrei continuare ricordando l'apporto significativo di ognuna delle nostre Madri Costituenti. Orgogliose sostenitrici di un ruolo femminile nuovo, che chiedeva ai colleghi di essere riconosciute non più "oggetto di formali galanterie e di cavalleria di altri tempi, ma espressione rappresentativa di quella metà del popolo italiano che ha pur qualcosa da dire, che ha lavorato con voi, con voi ha sofferto, ha resistito, ha combattuto, con voi ha vinto con armi talvolta diverse, ma talvolta simili alle vostre e che ora con voi lotta per una democrazia che sia libertà politica, giustizia sociale, elevazione morale". Molte di loro continuarono un percorso politico fruttuoso e significativo. Come Angelina Merlin, alla quale si devono l'equiparazione dei figli naturali ai figli legittimi in materia fiscale, la legge sulle adozioni che eliminava le disparità di legge tra figli adottivi e figli propri, e la soppressione definitiva della cosiddetta "clausola di nubilato" nei contratti di lavoro, che imponeva il licenziamento alle lavoratrici che si sposavano. O come Leonilde lotti, prima donna a ricoprire !'incarico di Presidente della Camera dei Deputati. Le Madri Costituenti ci sorridono dagli archivi del Parlamento. I loro abitini estivi, le acconciature d'epoca e lo sguardo diretto e franco ci dicono che l'avventura era iniziata e che sta a noi continuarla degnamente. Con l'energia e la forza delle donne. Vitale sempre, insostituibile nei momenti difficili.
6.4.10
1957 - La mietitura
Al tempo della mietitura, le donne andavano nel campo ben prima dell'alba, anche alle 3 di notte, perchè il calore del sole e il riverbero della luce avrebbero reso faticoso il taglio delle spighe. Si usava un falcetto ricurvo, si faceva un mazzetto di spighe e poi zac!, si tagliavano di netto alla base.Con molti mazzetti di spighe si approntavano i covoni. La mietitura cominciava per tradizione il 13 giugno, San Antonio da Padova, se cadeva di venerdì, una donna era inviata nei campi, il giorno innanzi, per recidere qualche mannello di spighe in modo da allontanare il malocchio. Pure se la fase lunare era crescente si ripeteva sto rito, il contadino, non mieteva mai, per antica tradizione. L'orzo e l'avena, il frumento e la segala venivano battuti "nchè lu battetore", attrezzo formato da due legni (un manico lungo ed uno, cilindrico, usato come maglio) legati da una fune di cuoio. Fra la prima e la seconda guerra mondiale arrivarono le trebbiatrici a motore. I covoni sparivano in un attimo dentro quel grande imbuto che sputava la pula da una parte ed il frumento lo faceva scivolare direttamente nei sacchi. Durante la seconda Guerra mondiale, mi raccontava mia madre, quando vi fu il razionamento dei consumi, dopo la tassa sui celibi e la tassa di circolazione, furono introdotte rigide norme sul consumo di generi di prima necessità, con un occhio vigile alla trebbia del frumento. "In ogni località veniva mandato, su proposta del Podestà, un delegato del SEPRAL (Servizio Provinciale Alimentazione) che doveva controllare le superfici seminate ed il conferimento all'ammasso. Presso ogni trebbiatrice c'era un addetto comunale che rilasciava una ricevuta con l'indicazione della quantità battuta ed il numero delle balle di paglia, destinata poi a lettime. C'era la tendenza, da parte dei contadini, di dare qualche energico scrollone ai mannelli del raccolto sull'impiantito di casa, prima di portarlo alla trebbia. I grani caduti restavano a casa, aumentavano le magre razioni assegnate ed era anche uno dei modi di alimentare la 'borsa nera'. Non era l'unica produzione agricola a dover essere portata all'ammasso. Chi aveva cinque vacche doveva darne una. E così era per il latte e per la carne. Chi ammazzava il maiale doveva dame metà "ai fascisti". Ci fu chi tentò di arrangiarsi, accordandosi con chi aveva qualche vecchia vacca, ormai esausta, da vendere. Nascondendo in tal modo i capi più giovani e di maggior valore. Se qualcuno veniva scoperto erano botte col manganello e purghe a base di olio di ricino. Dopo la mietitura di segala, orzo o frumento, si trapiantavano le verze. Durante l'inverno, sia pure congelate nella neve, tagliate e arrostite costituivano un'eccellente pietanza. E quando nella madia non c'era più farina (e finiva sempre troppo presto), i ragazzini prendevano un sacchetto di grano e correvano "a lu muline", io pure ho dovuto fare questa incombenza e dalla Madonna della Vittoria, col sacchetto in "collo" andavo a Santa Maria Calvona dove c'era il Mulino Elettrico più vicino, facendomi una "scarpinata " di 3 chilometri ad andare e tre chilometri col sacchetto di "fiore" a ritornare. Tutto era legato al ciclo del tempo e della natura come la semina, il raccolto, la produzione e l'autoconsumo così che la fame sembrava meno "nera" per noi che abitavamo in campagna. Vivere costava sacrificio e la fatica del vivere, per la massa, fu il pane quotidiano.18.2.10
Il creatore di Valentina

All'epoca (metà degli anni 60), il fumetto ancora non era stato «sdoganato», nonostante l'impegno di alcuni - e, in primo luogo, di Oreste Del Buono e Umberto Eco - che ne avevano compreso l'importanza e l'intelligenza. E dunque, in quegli anni, la passione per i fumetti negli adulti veniva considerata, se non una sorta di «vizio», un segnale di regressione infantile. Comunque, questo era il giudizio, si trattava di un sottogenere, futile e plebeo. Fu la rivista «Linus», appunto nel 1965, a pubblicare le prime tavole di Crepax e della sua Valentina, il personaggio più noto e amato e - insieme a Bianca - il meglio riuscito. E fu il tratto di Crepax e il personaggio di quella fotografa milanese, emancipata e tenera, coraggiosa e passionale, a rappresentare - insieme a molti altri segni - un cambiamento culturale e, in qualche modo, politico, che possiamo definire «epocale». Ma il ruolo di innovatore svolto da Crepax nel campo proprio delle «bande disegnate» (l'impaginazione, il montaggio cinematografico, l'esaltazione del dettaglio, la zoommata) passa in secondo piano rispetto alla funzione di rinnovamento culturale svolta dalle sue storie. Ripenso all'immagine femminile e, in generale, alla concezione dell'erotismo che quelle donne e quegli uomini trasmettevano. Qui, davvero, Crepax e i suoi personaggi sono un rivelatore «segno dei tempi»: quelle donne non sono, ancora, le stereotipate figurine della caricatura femminista né del successivo consumismo mondano-sessuale. Sono donne talvolta sull'orlo di una crisi di nervi, ma per inquietudine e felicità, per voglia di libertà e ansia di conoscenza e desiderio di autonomia: sono le donne delle canzoni di Ornella Vanoni e, dieci anni dopo, di Fiorella Mannoia (quelle che hanno «troppa fantasia» e che se dicono una bugia «è una mancata verità»: e se si confondono un po' «è per la voglia di capire»). Parallelamente, l'erotismo di quelle tavole gioca un ruolo, per così dire, «sociale» altrettanto forte. I fumetti allora in circolazione avevano spesso un forte contenuto sessuale, ma erano proprio l'approssimazione e la rozzezza del disegno a costituire il vero elemento di «oscenità»: talmente primitivo da rendere banali e meccanici sia il racconto che la rappresentazione. Crepax restituisce all'erotismo sontuosità e mistero. E una carica trasgressiva che lo rendeva intensamente contemporaneo, calato nel suo tempo e nei suoi tabù, nelle sue censure e nelle sue «liberazioni». Francamente, cosa si può chiedere di più a un disegno?
2.2.10
Attentati al Duce

E’ il 7 aprile 1926, un anno cruciale. Mussolini è appena uscito dal Campidoglio dove ha inaugurato un Congresso di chirurgia. Una donna sulla cinquantina gli spara un colpo di pistola, ferendolo di striscio al naso. L’indomani Mussolini si reca in Libia con un vistoso cerotto su questa parte del viso. Sottratta faticosamente al linciaggio la donna viene tradotta in questura, dove si scopre che non è un personaggio da poco, si chiama Violet Gibson, ed è figlia del barone di Ashbourne, lord cancelliere di una Irlanda ancora dominio della Corona britannica. Non spiega il suo gesto, dirà soltanto – ma poi ritratta – di avere avuto la pistola dal duca Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, egli pure un personaggio di spicco, ministro delle Poste e Telegrafi nel governo Facta e nel primo governo Mussolini (e nel privato cultore di scienze esoteriche). Non è il solo degli attentati contro Mussolini. Ma è quello che ha prodotto un qualche, seppur marginale risultato. Oltre a causare un particolare imbarazzo in Italia come al di là della Manica. Da un lato perché contrasta con la politica del momento, di intesa fra Londra e Roma, sancita dalla visita in Italia del re Giorgio V. Inoltre perché essendo una nobildonna la Gibson, e di nobiltà ancora più antica Colonna di Cesarò, ce n’è abbastanza per far correre la voce di un complotto monarchico contro Mussolini, laddove questi, quanto meno al momento, ha tutto l’interesse a far vedere che naviga di conserva coi Savoia. Se ne esce dichiarando pazza la Gibson, espellendola dall’Italia, e trasferendola in Inghilterra, dove la chiudono in un manicomio a Nottingham. Ci resta per trent’anni, fino alla morte nel 1956. Ad una vicenda del genere sta ora dedicando un libro Frances Stonor Saunders - fra l’altro nipote di lord Thomas Stonor, che è stato a lungo lord ciambellano, cioè amministratore dei beni della regina Elisabetta - una giovane e brillante giornalista inglese, nonché studiosa di storia, che verrà pubblicato dalle edizioni Faber and Faber, già con una opzione per la traduzione in italiano. Frances Stonor Saunders è autrice di un bestseller sui rapporti fra la Cia e taluni esponenti dell’intellighentia europea negli anni della guerra fredda, e di una biografia di John Hockwood (chiamato dagli italiani Giovanni l’Acuto), straordinario capitano di ventura nell’Italia del ‘300. E adesso questo libro su Violet Gibson con l’intento di rispondere ad alcune domande finora mai delucidate. Se davvero la donna era folle. E di conseguenza il perchè di questa lunga detenzione in un asilo psichiatrico, ben oltre la caduta del fascismo e la fine di Mussolini. Il primo ad organizzare un attentato contro Mussolini, sparandogli con un fucile a cannocchiale da una finestra dell’hotel Dragoni, il 4 novembre 1924, è stato l’ex deputato socialista Tito Zaniboni. Un attentato fallito per l’intervento dell’Ovra, la polizia politica del regime, con l’arresto di Zaniboni e la condanna a trent’anni di carcere (sarà liberato dagli alleati nel 1944). Segue l’attentato della Gibson. E nel settembre di questo stesso 1926 il tentativo di assassinarlo da parte dell’anarchico Gino Lucetti, con una bomba lanciata contro l’auto del dittatore che però rimbalza sulla macchina ed esplode a terra. Lucetti viene condannato all’ergastolo (e liberato egli pure dagli alleati). Il 31 ottobre, ancora nel 1926, a Bologna il quindicenne Anteo Zamboni viene linciato dai fascisti, e non si capirà se davvero volesse attentare a Mussolini o sia stato vittima di una esplosione di isteria collettiva. In dicembre entra in vigore la legge eccezionale “per la difesa dello Stato”, che istituisce il Tribunale Speciale, e ripristina la pena di morte, abolita in Italia nel 1888. Ne cadono vittima gli anarchici Michele Schirru (nel 1931), scoperto con due bombe in tasca prima che abbia avuto l’occasione di lanciarle, ed Angelo Pellegrino Sbardellotto (nel 1932), che ha rinunciato all’impresa per non causare un massacro, ma egualmente fucilato a Forte Braschi. Il libro di Francis Stonor Sauders ci dirà ora in che misura la decisione di chiudere Violet Gibson in manicomio sia stata presa per una ragion di Stato che mai si è voluto sconfessare.
25.1.10
Albania - Amarcord

Mio padre mi dava poche notizie sulla guerra in Albania, solo brevi flash, velocemente, ricordava i nomi di qualche comandante, della città o della località raggiunte, i primi scontri armati, i feriti, i congedati, i morti, il 232° Reggimento Fanteria, cui lui apparteneva, la risalita della valle di Bence. "Eccomi a Bence, scriveva col lapis, sul suo diario, un foglio di carta che serviva per avvolgere il pane, poche case di pietra tra il torrente e la scarpata, ormai tutte disabitate. All'ombra di un cipresso vidi otto o dieci croci, improvvisate, con il legno verde delle casse delle munizioni: i primi nostri caduti, quelli del mio reggimento, sorpresi forse dal nemico quel maledetto 31 dicembre mentre si raggiungevano le linee... ci sarei potuto essere anch'io...". Mi sottolineava l'inesperienza dei suoi comandanti, la pochezza degli armamenti a disposizione, il freddo, i pidocchi e quel clima complessivo di guerra che ricordava per molti aspetti quello della Prima Guerra Mondiale. Si marciava sempre e per luoghi ignoti e mi ricordava quando, arrivati in una valle verde, valle Saliari, piena di pascoli, piccole abetaie, qualche faggio tale da ricordargli la campagna della Madonna della Vittoria, quella da dove se ne era partito volontario a 17 anni per poter mangiare 3 volte al giorno, prima che la Seconda Guerra Mondiale scoppiasse, durante il suo periodo di ferma. Solo una lontana somiglianza bada bene, mi diceva, il sentiero passava spesso accanto ad un cimitero di guerra. Sopra il cancello c'era una grande scritta:"Ritorneremo". Poi mi raccontò, che di lì a qualche giorno di marcia, arrivarono in una valle che battezzarono subito "il vallone dei muli morti" a causa delle molte carogne di mulo mezzo putrefatte che ne ammorbavano l'aria, sempre con la paura che da un momento all'altro sarebbe potuto venire l'ordine di un attacco. Si accampavano e ripartivano rosicchiando pezzi di vecchie pagnotte di pane, mentre correva dall'uno all'altro, borracce con un pò di anice, discorrendo sottovoce di cose lontane per evitare di pensare agli eventi bellici imminenti. Poi più niente, finchè l'8 giugno del '41 avvenne il trasferimento in Grecia, dove i Panzer tedeschi, venuti come al solito, in soccorso delle truppe italiane, erano nel frattempo, riusciti a vincere la resistenza greca sostenuta dagli inglesi. Si ricordava di quella marcia di 70 chilometri, fatta con 2 tappe, per arrivare a Atene stravolti dalla fatica. Quì il racconto si faceva confuso, mi ripeteva che gli scontri dei partigiani con i carri armati tedeschi erano frequenti, che questi lottavano ferocemente per aiutare la popolazione locale. Agguati che lasciavano a terra diversi soldati italiani, a cui seguivano rappresaglie durissime, la logica della guerra non risparmiava quell'angolo di Grecia....
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