Una esperienza teorica e pratica. Una lezione davvero particolare quella che, nei giorni scorsi, ha visto protagonisti gli alunni delle due classi 4ª e 5ª ITIS che frequeba mio nipote Riccardo. Un'esperienza grazie alla collaborazione della cooperativa Kosmos, i ragazzi hanno sperimentato in prima persona tutte le fasi della realizzazione dei pannelli solari termici. Una lezione teorica per insegnare come costruire da soli i pannelli con tecniche semplici ed efficienti, utilizzando materiali di qualità ma nel contempo a costi inferiori a quelli del mercato. Pannelli solari molto diffusi all'estero, ma non ancora diffusi in Italia e nei paesi latini: uno sfruttamento delle energie alternative quanto mai attuale in questi giorni, con la crisi delle forniture energetiche dall'estero verso il nostro paese. Oggi si utilizzano soprattutto fonti non rinnovabili (gas e metano soprattutto) tralasciando l'utilizzo delle cosiddette fonti rinnovabili. Ai ragazzi è stato spiegato come, dal punto di vista ambientale, un metro quadrato di pannello solare termico comporta un risparmio di circa 100 litri di gasolio all'anno: con i suoi 180 mila mq di pannelli solari, all'anno l'Austria risparmia 13 milioni di litri di gasolio evitando di immettere nell'atmosfera qualcosa come 56 milioni di chili di anidride carbonica. Nello specifico, i ragazzi hanno imparato le tecniche semplici ed artigianali per l'autocostruzione dei pannelli solari termici K 16: dopo il ritaglio della lamina di rame ne hanno rimosso la scabrosità provvedendo alla profilatura del tubo di rame che forma la serpentina piana, saldata poi a stagno alla lastra di rame. Hanno lavorato in prima persona alle varie operazioni di assemblaggio ed ai collegamenti dei tubi al bollitore, oltre che alla pompa ed alla centralina. Una bella esperienza, un'occasione anche per verificare come - applicando dei pannelli solari termici su una casa unifamiliare con 5 unità abitative - il vantaggio economico all'anno potrebbe essere un risparmio di circa 500 euro, con la spesa per l'impianto ammortizzabile in pochi anni. Una sola annotazione: per 9-10 mesi all'anno sarà anche possibile avere una sovrapproduzione termica, ma nei 2-3 mesi più freddi dell'anno è necessaria ancora la presenza della normale caldaia da riscaldamento.
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24.10.15
Chieti - Torna l'ora solare
Torna l’ora solare. Questa notte le lancette dovranno essere spostate dalle 3 alle 2 e quindi si dormirà un’ora in più. In particolare, si recupereranno i 60 minuti «persi» nella notte tra il 28 e il 29 marzo scorsi, quando scattò l’ora legale. L’ora legale sarà di nuovo in vigore dal prossimo 27 marzo 2016. Secondo quanto rileva il gestore della rete elettrica nazionale, durante il periodo di ora legale, iniziato il 29 marzo 2015, grazie proprio a quell’ora quotidiana di luce in più che ha portato a posticipare l’uso della luce artificiale, l’Italia ha risparmiato complessivamente 552,3 milioni di kilowattora (549,7 milioni di kWh il dato del 2014), un valore pari al consumo medio annuo di elettricità di circa 210 mila famiglie. Nei mesi di aprile e ottobre si è registrato, come di consueto, il maggior risparmio di energia elettrica. Ciò è dovuto al fatto che questi due mesi hanno giornate più «corte» in termini di luce naturale, rispetto ai mesi dell’intero periodo.Spostando in avanti le lancette di un’ora, quindi, si ritarda l’utilizzo della luce artificiale in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento. Nei mesi estivi come luglio e agosto, invece, poiché le giornate sono già più lunghe rispetto ad aprile, l’effetto «ritardo» nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali, quando le attività lavorative sono per lo più terminate, e fa registrare risultati meno evidenti in termini di risparmio di elettricità. In termini di costi, l’Italia ha risparmiato con l’ora legale 89,3 milioni di euro.
@enio
10.3.14
Chieti - Fotovoltaico quanto ci costi ?
Siamo in recessione e da quindici anni l'economia italiana ristagna, ma c'è un settore che brilla: il fotovoltaico. Nel 2011 siamo stati i primi al mondo per crescita, con 9,3 Gw istallati, contro i 7,5 della Germania e gli appena 1,5 in Francia e Stati Uniti. Siamo ormai anche la seconda «potenza» mondiale dopo la Germania (ahimè solo in questo settore), con 12,7 Gw istallati (fine 2011), contro i miseri 4,2 degli Usa e 2,5 della Francia. È però un primato che pagheremo caro, visto che nell'anno in corso il Gse dovrà erogare sussidi per circa 6 miliardi, scaricandoli sulle bollette elettriche. In Germania il costo totale per sussidi è solo di poco più alto, ma loro hanno istallato 25Gw, cioè hanno sostenuto un costo per unità di potenza pari a poco più della metà del nostro.Basterebbe questo a sottolineare la folle e scriteriata generosità dei nostri incentivi nei due anni passati, e gli enormi profitti che abbiamo offerto a chi ha approfittato della «sbadataggine» dei ministri allora in carica. Oltre a loro, ne hanno tratto beneficio soprattutto i produttori di pannelli cinesi.Recentemente però il ministro tedesco della Tecnologia (Rosner) ha dichiarato che il balzo dei sussidi al fotovoltaico è «una minaccia per l'economia». Anche la Germania, come la Spagna, si appresta a un brusco taglio negli incentivi, e lo stesso avverrà in Italia con l'entrata in vigore del nuovo decreto presentato dal ministro (quinto conto energia). Abbiamo fatto un gran bel falò, però con la paglia, e ora ci saranno chiusure di imprese e cassa integrazione anche in questo settore, mentre resterà un macigno di 120 miliardi da pagare sull'arco dei prossimi venti anni. Un aspetto poco noto è poi lo sbilanciamento della rete dovuto alla forte variabilità della produzione fotovoltaica ed eolica. Si stima che, nei prossimi mesi estivi, la produzione fotovoltaica rappresenterà più dell'8% della produzione totale, ma nelle ore centrali del giorno questa quota potrà salire al 30%, per di più concentrata in alcune Regioni come la Puglia. Se la rete non riesce ad assorbirla, l'energia prodotta non viene ritirata, ma è ugualmente pagata (come già avviene per l'eolico): oltre al danno anche la beffa. Le energie rinnovabili hanno comunque precedenza per accesso alla rete: quando queste producono, le termoelettriche devono chiudere, salvo poi essere pronte a ripartire la sera, se cala il vento o quando il cielo si rannuvola. Quanto sarà il costo richiesto da chi gestisce centrali termoelettriche per tenere a disposizione tanta capacità di riserva? Già oggi è aumentato di molto il costo dell'energia tra le 19 e le 21. Si parla poi di costruire enormi sistemi di batterie per accumulare l'energia in esubero: ma sono follie che può permettersi un paese in via di impoverimento come il nostro?
25.5.10
Centrale nucleare a Chieti

Tiene ancora banco il dibattito sul nucleare a Chieti. Il capogruppo del PDL, Ginefra, vuole mettere all'ordine del giorno, nella riunione del consiglio comunale, la discussione che dovrebbe rendere possibile la realizzazione di una centrale nucleare sul nostro territorio cittadino. Da non credersi, perchè il primo cittadino, neoeletto, aveva basato la sua campagna elettorale sul fare e bollando sia le trivellazioni dell'ENI sul nostro territorio ( in mare è tutta una piattaforma sopratutto davanti le coste di Ortona e Vasto) ed escludendo categoricamente la possibiltà di insediamenti come le centrali nucleari, causa la sismicità del territorio (vedi ultimo terremoto dell'Aquila). Le premesse erano buone e lui ha vinto facendo man bassa dei voti, sottraendoli, giustamente, agli altri partiti (meno lungimiranti) e mandando ma casa il precedente sindaco PD con una grossissima maggioranza. Dopo 50 giorni, a sentire Ginefra, sembra che le cose siano drasticamente cambiate, si riparla di nucleare dimenticandosi tutte le energie alternative come il solare, l'eolico, il geotermico; come si dovrebbe fare secondo quanto sostengono due professori universitari: il fisico del clima Antonio Zecca e il ricercatore di fisica chimica Claudio della Volpe che, da tempo fanno parte di Aspo, l'Associazione per lo studio del picco di petrolio, una realtà internazionale che è presente anche in Italia ed è composta da circa centocinquanta professori e ricercatori che sulla Rete dibattono dei temi più importanti del nostro tempo. In particolare Zecca e Della Volpe si sono occupati di valutare dal punto di vista prettamente tecnico e scientifico se una centrale nucleare possa essere una soluzione per le scorte energetiche - sempre più ridotte - del nostro Paese, e più in generale a livello mondiale. La risposta è no: per i costi troppo elevati, i tempi di costruzione che superano un decennio, la materia prima - l'uranio - che oltre ad essere radioattivo e quindi pericoloso per la nostra salute e per l'ambiente non è infinito e esattamente allo stesso modo del petrolio prima o poi non ci sarà più. Un ragionamento che inevitabilmente conduce a riflettere sul nostro stile di vita, su un modello improntato sul consumo (la nostra ricchezza viene valutata con il Pil), su un sistema globale di produzione di energia che andrebbe riconvertito perché funziona grazie a risorse finite come petrolio e minerali. Un sistema dietro cui spesso ci celano interessi di potere tra le nazioni e meccanismi di controllo poco democratici: «La centrale nucleare è un oggetto ben definito: due chilometri per due, ci metto le pattuglie armate, nessuno può entrare e controllo io con un interruttore e posso togliere l'energia in qualsiasi momento. Nel blocco sovietico, ai tempi della «Cortina di ferro», avevano realizzato dei quartieri nuovi con riscaldamento centralizzato. Quando c'era un movimento o uno sciopero venivano spenti gli interruttori delle centrali e tutti rimanevano al freddo. Dopo tre giorni tutti smettevano di manifestare», racconta Antonio Zecca. L'uranio, poi, l'elemento che fa funzionare una centrale nucleare, sta finendo e lo dice l'Agenzia internazionale dell'energia. Se tutti nel mondo facessero quattro reattori, come vuole fare l'Italia, non ci sarebbe mai abbastanza uranio per farli funzionare. Siamo già nei guai, non è questione di venti o trent'anni. Della Volpe : Se si comincia da adesso a costruire una centrale si finisce, se va bene, tra dieci anni. I finlandesi hanno cominciato nel 2002 e finiranno nel 2012. Sono in ritardo e prevedono di spendere il 50% in più di quello che hanno preventivato. Figuriamoci in Italia, quindi non è vero che costruendo centrali ci rendiamo indipendenti dal mercato internazionale delle fonti energetiche. È assolutamente falso perché dobbiamo andarci a prendere l'uranio negli altri Paesi. E come fanno gli altri a procurarsi l'uranio? La Francia ad esempio controlla o cerca di controllare le zone di altre realtà dove ci sono le riserve nel sottosuolo con effetti ambientali mostruosi. Quindi, nel caso in cui decidessimo di costruire delle centrali in Italia, non saremmo comunque indipendenti? Zecca : Esatto e poi c'è un altro fatto: le bombe atomiche, che ogni vent'anni circa devono essere rifatte perché il materiale radioattivo decade e la copertura in metallo si degrada. Quindi, quando saremo alle strette con l'uranio come si comporteranno i Paesi come Francia, Russia, Inghilterra, India e Cina, che hanno l'atomica? Smetteranno di fare bombe e lasceranno a noi l'uranio per far funzionare le centrali? Non credo proprio, prima faranno le bombe e poi, se ne avanza, l'uranio finirà sul mercato e lì la concorrenza si fa a suon di denaro.
24.2.10
Catturiamo il sole!

Siamo quasi 7 miliardi in questo pianeta e consumiamo tanta energia come mai era stato prima. Non è vero che tutto torna e si ripete. Stiamo vivendo una singolarità della storia. Un inedito capitolo di cui non conosciamo il finale. L’aspetto più preoccupante è che assistiamo a una continua e folle crescita dettata dalle leggi del dio mercato, continuando a bruciare combustibili fossili che producono conclamati effetti sul clima. Quando i politici espongono alternative a questo sistema citano le cosiddette fonti rinnovabili e spesso mi pare che proprio di un elenco volutamente vago si tratti, di un esercizio retorico, quanto ipocrita, di sensibilità ecologica, senza progettualità, senza vera volontà. Recentemente da noi si sente anche riproporre il nucleare, scelta di retroguardia, anacronistica e pericolosa per una nazione instabile come la nostra. E non di fonte rinnovabile si tratta, se è vero che l’uranio economicamente estraibile terminerà tra una quarantina di anni. Idroelettrico, eolico, biomasse, solare: di queste forme alternative di energia si sente parlare, talvolta quasi fossero equivalenti e viene detto che tutte dovrebbero concorrere. Questo è in qualche misura fuorviante. Abbiamo in realtà una sola fonte rinnovabile, almeno per alcuni miliardi di anni: il sole. Le altre sono tutte suoi sottoprodotti dequalificati, come lo sono i non rinnovabili combustibili fossili che stiamo bruciando. La selezione naturale ha dotato i vegetali di un processo che consente di catturare l’energia solare sotto forma di molecole organiche complesse. Frazionando queste molecole nel processo ossidativo di combustione si estrae l’energia solare immagazzinata. Petrolio e carbone non sono altro che depositi sepolti di questi materiali organici che un giorno furono piante fotosintetiche. Bruciarli oggi in enormi quantità sposta l’equilibrio gassoso dell’atmosfera con le note conseguenze sul clima.L’energia idroelettrica deriva da una caduta di acqua per gravità che fa ruotare turbine. Ma è stato il sole a far evaporare l’acqua e a portarla coi moti convettivi sulle montagne, pronta a tornare al mare. Questa fonte è tuttavia importante rappresentando il 10% della produzione nazionale, ma di bacini utili ne esistono ormai pochi e l’impatto ambientale è alto.L’energia eolica, cioè quella del vento che possiamo catturare con le eliche, non è altro che energia solare trasmessa a masse d’aria che scaldandosi divengono meno dense e salgono mentre altre masse più fredde prendono il loro posto con moti orizzontali. Le biomasse sono materiali organici della più varia provenienza, soprattutto scarti di lavorazione e comunque accomunati dalla necessità di essere bruciati per restituire energia da quelle molecole che il sole ha costruito per fotosintesi. Con biomasse viene prodotto in Italia circa il 5% dell’energia totale. Tutte le energie alternative sono sottoprodotti dell’energia solare che hanno fatalmente perduto in vari passaggi la maggior parte del loro potere, molto meno efficienti rispetto al flusso diretto della radiazione elettromagnetica del nostro luminoso astro.Mettere il solare accanto alle altri fonti è quindi improprio. Il sole sta nettamente in testa nella gerarchia delle fonti energetiche a nostra disposizione. Einstein ricevette il premio Nobel nel 1921 per la spiegazione dell’effetto fotoelettrico, fenomeno per cui una lastra metallica conduttrice colpita dalla luce produce elettricità. Oggi il progresso tecnologico consente di produrre celle con materiali capaci di catturare circa il 15% della radiazione solare, una efficienza già molto superiore a qualsiasi altro sistema indiretto sopraelencato. Questa forma di energia viene più precisamente chiamata "fotovoltaica", per distinguerla dal solare "termico", forma pure interessante che consente di sfruttare la radiazione solare per scaldare acqua o, opportunamente concentrata con specchi, per far espandere dei gas che fanno ruotare turbine e dinamo. Il fotovoltaico è decisamente più versatile e universale. La corrente elettrica si raccoglie direttamente dai morsetti delle celle nei luoghi di fruizione, senza parti meccaniche in rotazione, senza emissione di gas-serra, senza radiazioni nocive, con manutenzione pressoché nulla. Tutto questo si traduce in una lunga durata senza alcuna forma di inquinamento, senza scavi e trasporti e senza militarizzazione dei siti. E senza pericolo alcuno di incidenti. C'è solo d'augurarsi che i nostri governanti sovvenzionando gli installatori dei pannelli solari, spingano sempre più gli utenti, verso queste nuove tecnologie
11.12.09
Nucleare !

Entro questa legislatura inizieranno la costruzione nel nostro Paese di un gruppo di 4 centrali nucleari. Lo ha detto tempo fa il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, intervenendo ad una assemblea di Confindustria. Secondo voi si dovrebbe evitare di ricorrere al nucleare oppure no? Il dibattito nucleare sì, nucleare no non c'è solo da noi ma in tutto il mondo. Ricorrendo al nucleare si garantirebbe energia per tutti e a buon mercato. Le nuove centrali, però, una volta create, dovranno essere ben amministrate. Speriamo, concedetemi la battuta, che in Italia non le prendano in mano i politici che hanno rovinato, con il loro operato, l’intera reputazione della nostra nazione. “Gomorra” docet. Il nucleare è ben visto da tanti, pure dalla UE. Solo gli impianti nucleari consentirebbero, a giudizio della Comunità europea, di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell'ambiente. L’Agenzia internazionale per l’energia stima che l'uso del nucleare passerà dai 368 Gw del 2005 ai 416 Gw nel 2030. L’UE, è doveroso sottolinearlo, ci tiene a precisare che “tocca a ciascuno Stato decidere se utilizzare o no questo genere di energia". Siamo arrivati, insomma, ad una svolta nel settore energetico? Difficile dirlo. In Italia in questo campo c’è sempre molta incertezza e confusione. C’è voluto una vita, ad esempio, per costruire un rigasificatore (un cubo di metallo dove si scongela il metano) a 17 chilometri dalla costa emiliana. E ancora, non sono stati sufficienti 20 anni per trovare una sistemazione alle scorie radioattive delle piccole centrali nucleari italiane smantellate dopo il referendum del 1987. L’Italia è pronta a riaccogliere le centrali nucleari? Il nuovo governo Berlusconi intende iniziare a costruirle entro il 2013, per superare la dipendenza della penisola da gas e petrolio estero. Per i Verdi, invece, la scelta del nucleare è ideologica e sbagliata: “Come abbiamo sempre detto siamo favorevoli che l’Italia sia presente nella ricerca di un nucleare di quarta generazione che dia certezze sulla sicurezza degli impianti e sullo smaltimento delle scorie. Ma è noto a tutti che questo nucleare ad oggi non esiste e pensare di costruire centrali di vecchia generazione nel nostro Paese è completamente sbagliato”. I reattori di quarta generazione arriveranno nel 2030. Voi cosa fareste? Passereste subito al nucleare o aspettereste qualche anno? E che soluzioni adottereste per abbassare le nostre "salatissime" bollette?
5.2.09
Idrogeno
La guerra in Iraq ha fatto capire a tutti l´importanza che ha la questione energetica sullo scenario internazionale. Ciascuno di noi s´è reso conto dell´influenza diretta degli eventi bellici sul prezzo della benzina e taluni hanno forse temuto un ripetersi degli embarghi petroliferi di tre decenni fa. Sul piano collettivo locale, invece, l´imposizione in alcune città, l'inverno passato, delle targhe alterne ha evidenziato i rischi alla salute dovuti ad un´eccessiva diffusione del traffico motorizzato. Di fronte a questi gravi problemi, è chiaro come susciti grande attenzione la frequente descrizione da parte dei media di una nuova fonte di energia che prometterebbe da sola di eliminare l´inquinamento urbano e di svincolare nel contempo i paesi consumatori dalla dipendenza dalla regione mediorientale per i loro approvvigionamenti. Questa fonte energetica è l´idrogeno. Taluni commentatori ne hanno presentato le potenzialità con ragionevolezza, mentre altri hanno enfatizzato oltre il dovuto le sue possibilità, quasi si trattasse di una miracolosa soluzione ai problemi energetici del mondo. Secondo costoro, entro pochissimo tempo l´avvento dell´idrogeno risolverà alla radice l´emergenza energia (connessa a quella ambientale) nei suoi vari aspetti. Come sempre la verità sta nel mezzo. L´idrogeno (simbolo chimico: H) è l´elemento più diffuso nell´universo e anche sulla Terra è abbondante, dato che si trova nell´acqua e di questa sostanza ve n´è sul nostro pianeta oltre un miliardo di chilometri cubi. Con l´idrogeno è possibile produrre energia in modo piuttosto semplice, facendolo reagire con l´ossigeno, cioè bruciandolo. Un problema non trascurabile è che questa reazione chimica può avvenire in modo esplosivo, se le concentrazioni dei due gas sono appropriate. Utilizzando l´idrogeno bisogna quindi prestare attenzione a non provocare disastri. Una corretta procedura d´impiego e la scrupolosa attenzione alle norme di sicurezza permettono però di superare questo inconveniente. Potrebbe davvero essere fattibile disporre nel futuro di un´estesa rete di distribuzione dell´idrogeno, dotata anche di punti di rifornimento per i veicoli che impiegassero questo combustibile. È proprio nel settore veicolare che l´impatto dell´idrogeno potrebbe risultare più apprezzato, dato che la reazione di combustione di questo elemento con l´ossigeno produce nient´altro che acqua e quindi dagli scarichi degli automezzi uscirebbe solo innocuo vapore, non più ossidi di carbonio, fumi, composti aromatici cancerogeni e quant´altro emettono oggi i motori a scoppio. L´automobile si riconcilierebbe con i nostri polmoni e l´ambiente urbano ne uscirebbe trasformato, in meglio. Non solo; automobili e camion smetterebbero di scaricare in atmosfera enormi quantità di anidride carbonica, limitando il progressivo aumento di questo gas serra dalle pericolose conseguenze sul clima. Fin qui la storia dell´idrogeno, se ci limitiamo ai resoconti più ottimisti.Quel che di solito si trascura è che l´idrogeno andrebbe immagazzinato a bordo dei veicoli in modo che, nel caso di un incidente, esso non possa fuoriuscire nell´aria con il rischio di un´esplosione. Questo problema si spera possa essere risolto, ricorrendo ad esempio a serbatoi allo stato solido, in cui l´idrogeno viene intrappolato all´interno di particolari reticoli di atomi, in grado di immagazzinarne in grande quantità. Un problema più grosso è che l´idrogeno non risulta disponibile come tale sul nostro pianeta; non esistono né pozzi né altre riserve da cui lo si possa prelevare per impiegarlo subito per la combustione; esso si trova sempre legato ad altri elementi: ad esempio, con l´ossigeno nell´acqua, con il carbonio nel metano. Per ottenere l´idrogeno puro, che rappresenterebbe il combustibile ideale, si deve strapparlo in qualche modo dai suoi "matrimoni chimici" preferenziali con altri elementi; fare questo richiede energia e le cose cominciano pertanto a complicarsi. Attualmente l´idrogeno viene prodotto industrialmente principalmente a partire dal gas metano. In questo modo tuttavia si liberano rilevanti quantità di carbonio, che se ne vanno ad arricchire l´atmosfera di gas serra, se non si adottano particolari trattamenti (che costano soldi ed -ancora una volta- energia). Un´alternativa che non immette anidride carbonica in atmosfera ci sarebbe: impiegare l´elettrolisi dell´acqua per scindere le molecole di H2O in idrogeno e ossigeno; il primo sarebbe immagazzinato e inviato al consumo, mentre il secondo potrebbe essere innocuamente immesso nell´ambiente. Purtroppo le notevoli quantità di energia elettrica necessarie vengono di solito ottenute, almeno in Italia, a partire dalla combustione di combustibili fossili, e quindi il problema, anziché essere risolto, è solamente spostato più a monte.La soluzione più ecologica sarebbe rappresentata dall´elettrolisi impiegante elettricità ottenuta a partire da fonti rinnovabili, quali le varie metodologie solari (tra cui l´eolico, il fotovoltaico, i metodi termici ad alta temperatura, le maree, ecc.). Un quadro interessante potrebbe essere il seguente: installare in ambienti vuoti e di scarso valore ambientale, come il Sahara, grandi distese di pannelli solari per la produzione di elettricità, che sarebbe impiegata per scindere l´acqua (prelevata ad esempio dal Mare Mediterraneo). L´idrogeno così ottenuto sarebbe poi trasportato verso i paesi consumatori. Per dare un´idea delle dimensioni dell´impresa, ma anche delle sue potenzialità, basti dire che con una superficie di un milione di km quadrati (un quadrato di mille chilometri per mille) si potrebbe produrre una quantità di energia sufficiente grosso modo alle necessità dell´intera Europa. Si conseguirebbero vari vantaggi: la produzione ed il consumo dell´energia sarebbero innanzitutto di tipo "pulito"; ne guadagnerebbe l´ambiente mondiale e soprattutto quello delle città congestionate, per la felicità nostra e dei nostri discendenti. Da un punto di vista di politica internazionale e della pace, non trascurabile è il fatto che si fornirebbe ai paesi del Sahara un´alternativa al petrolio quando questo fra poche decine di anni sarà esaurito. Si aiuterebbe in tal modo a garantire la stabilità interna di stati a noi vicini, evitando sollevazioni popolari e forse migrazioni di massa.
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